Piccolo Racconto: in cucina

postato da Morandi Marco [29/11/2009 15:04]
Esiste soltanto un luogo in cui la forza della nostra volontà viene messa a dura prova. Un luogo in cui il benessere e la felicità regnano da millenni: la cucina.
È la notte più lunga dell'anno e mezza Luna anima una leggera ombra nel giardino della vecchia villa del dottor Menguzzi. In lontananza si sentono i guaiti dei cani in amore, ma su quel perfetto tappeto verde del giardino, non c'è nessun pericolo. Un piccolo uomo, con passi felpati, rapidi e decisi, si avvicina alla porta finestra del soggiorno. Sono circa le tre di notte e, nel paesino di S. Giorgio, tutti dormono. Tutti, tranne lui. Lui, è a lavoro... sempre che di lavoro si possa parlare... Sicuro e deciso, l'uomo inserisce un grosso cacciavite tra i due vetri scorrevoli della porta finestra fino a che un leggero click gli permette di riprendere il respiro rotto dalla forte emozione. Senza neppure guardarsi attorno, fa scorrere la porta verso la sua sinistra, entra nella villa e la richiude alle sue spalle. Il rumore secco della chiusura, è amplificato dall'immacolato silenzio che si è rotto e, mentre la mano destra dell'uomo, stringe con forza il manico del cacciavite, la sinistra, si dirige rapidamente verso la pistola in cerca di sicurezza. Il freddo dell'arma fa trasalire l'uomo. Il silenzio è tornato. I suoi polmoni riprendono a respirare. Conosce bene quella casa. Negli ultimi cinque anni, tutti i tredici dicembre ha commesso lo stesso reato che sta commettendo adesso. Tutte le volte con la stessa modalità, con lo stesso sistema, con la stessa bramosia. I padroni non dovrebbero esserci; come tutti gli anni, questa, è la settimana in cui vanno a sciare. L'uomo si scosta dalla porta finestra dirigendosi verso il corridoio ma, improvvisamente si ferma, alza la testa e annusa l'aria. Un odore... un meraviglioso odore di arrosto gli penetra nel naso attivando lo frenato lavoro delle ghiandole salivari. Ingoia più volte fino a sentire il sapore di quel cibo. Si sforza di dirigersi verso la camera dov'è la cassaforte, ma la bontà di ciò che i suoi sensi manifestano lo obbligano ad andare verso la cucina. Quando apre la porta, viene abbracciato da un calore indescrivibile. L'aria della stanza è gonfia di bontà, piena di odori. Gli occhi dell'uomo si socchiudono e il suo naso inizia a suddividere quegli odori negli alimenti singoli: aglio, rosmarino, prezzemolo... La fragranza dell'odore della carne è mescolata alla dolcezza delle patate che, nel tegame, hanno assorbito il grasso facendolo prigioniero. Un'irresistibile voglia di quel succulento cibo riempe la sua bocca di tanta saliva da farlo quasi affogare. Un Rumore! Nella mente dell'uomo la paura prende il sopravvento! Aggira velocemente il tavolo e si accuccia sotto di esso! Il rumore sembrava provenire dal piano superiore, ma ora è tutto cheto. L'uomo si mette seduto a terra e si appoggia ai mobili della cucina: respira. Un certo tepore gli scalda la schiena e il suo olfatto riprende subito il lavoro lasciato a mezzo. Nuovamente è sommerso da odori. Odori talmente intensi da poterli assaporare. Sicuro di essere appoggiato sul forno, si volta cercando con la mano la maniglia dello stesso. La trova e la tira a sé. La vampata calda che esce, gli fa dimenticare, come sempre, il motivo della sua presenza nella villa. Deciso, afferra il tegame e lo deposita sul tavolo: niente può più fermarlo. Si mette su una sedia e, dopo una piccola preghiera, si avventa su quel cibo come un avvoltoio affamato su di una carogna. I sui sensi sono rapiti dal pasto e l'uomo non si accorge di essere osservato. Quattro piccoli occhi guardano dallo spiraglio della porta una persona completamente in estasi. L'arrosto è strappato a morsi da fauci insaziabili, la mano destra, riempie la bocca di carne, la sinistra, ci forza dentro le patate. Le gonfie guance, mostrano la grande quantità di cibo che i denti dovrebbero masticare, ma, ancor prima che essi abbiano svolto il proprio lavoro, la lingua lo ingoia pressoché intero, per permettere alle mani di non viaggiare a vuoto. E così, mano dopo mano, carne dopo patate, l'uomo si trova, quasi strozzato, ad aver finito ciò che il tegame conteneva. La flebile luce della Luna, si specchia rivoli di olio che, uscendo dalla bocca hanno imbrattato viso, mani e collo. Intanto, i quattro occhi, commiserevoli, continuano a guardare lo spettacolo. L'uomo adesso non pensa più alla sua missione nella villa, adesso è in cerca di vino. Apre tutti gli sportelli della cucina per trovarlo, ma, niente! Incurante del rumore che sta facendo, si avvicina alla porta e si ferma. Gli occhi impassibili, che si trovano dietro di essa non si allarmano, non sfuggono. Quegli occhi sanno! L'uomo, ancora fermo davanti alla porta, si fa coraggio e accende la luce. La bottiglia di vino è sul tavolo, insieme a un piatto e un bicchiere vuoto. Si affretta a tracannare il vino della bottiglia e, dopo aver aperto la finestra della cucina, come tutti gli anni precenendi, scappa all'impazzata. Gli occhi della coppia di anziani accennano un sorriso. La mano della donna spegne la luce della cucina poi, entrambi tornano a dormire. Anche quest'anno sono riusciti a scampare la rapina.