Piccolo racconto: IN ALBERGO

postato da Morandi Marco [29/12/2009 08:56]
Esistono posti in cui le dimensioni temporali quali passato, presente e futuro, possono mescolarsi al punto tale da non essere riconosciute. Uno di quei posti è nella nostra mente: il sogno.
Sulla strada statale 416, al chilometro 191, un signore distinto, finemente vestito, tenendo entrambe le mani sul volante, viaggia a velocità costante sull'asfalto arroventato dal sole estivo. Il suo nome è Mario. Nel vano della sua macchina un cattivo odore, che non è il suo, lo accompagna durante il viaggio. Forse è il sudore rancido sui seggiolini o forse chissà quale altra specie di sporcizia. Fin da piccolo, Mario, ha sempre avuto un grande rispetto per il proprio corpo. La sua pulizia e quella dei suoi vestiti è sempre stata impeccabile. Il suo soprannome "Soap" gli calza a pennello! Attento come sempre a rispettare i limiti, ascolta la radio che, da tre ore, è l'unica sua compagna di viaggio. Da due giorni, oramai, non si fa altro che parlare della scomparsa di una donna di 43 anni. Nessuno l'ha vista, nessuno ha sue notizie. Si pensa a un rapimento, ma niente di certo, niente di sicuro. Il sole sta calando e Mario, assuefatto al rumore della radio, non fa neppure più caso alle parole che essa emette. D'un tratto, dietro ad una curva, un agnello spunta dal ciglio della strada e si ferma al centro della carreggiata. La schiena dell'uomo si spinge allo schienale del seggiolino, le mani, tese, stringono fortemente il volante e gli occhi, sgranati, cercano una via di fuga. Il tempo sembra rallentato. Tutto scorre piano. Mario non ha più il concetto del tempo. Si volta verso destra e verso sinistra per cercare un passaggio alternativo a quello della strada, ma imponenti alberi, fiancheggiano la statale in entrambi le direzioni. Deve scegliere! O un albero o l'animale: animale. Lo schianto! Il tempo riprende la sua natura e Mario, oramai abituato al precedente rallentamento, non ha il tempo materiale di accorgersi di essere già passato oltre l'ostacolo. La macchina è stabile, il respiro no! L'uomo sente la voglia di fermarsi per vedere l'agnello, ma delle luci intermittenti, a poche centinaia di metri da lui, attraggono la sua attenzione: albergo "Il Bivacco". Mario decide di dirigersi lì, prendere una stanza e calmarsi un po'. Posteggiata l'autovettura, prende la sua valigetta dal sedile anteriore del passeggero e si dirige verso la reception dell'albergo. A metà strada si rende conto di non aver chiuso la macchina, ma un certo senso di serenità gli impedisce di tornare in dietro a farlo. Si volta comunque a guardarla. L'autovettura è nel parcheggio insieme ad un camion dei pompieri ed un carro funebre. Dopo il classico gesto scaramantico che, soltanto i maschi hanno il potere di fare, entra e prende una camera. Gli viene assegnata la 666.
Alla consegna della chiave, un certo sorriso imbarazzante quanto incontrollabile, gli esce dalla bocca facendo arrossire l'albergatore, che subito si appresta a chiedere spiegazioni. Mario, con un cenno della testa fa capire che tutto va bene e, dirigendosi verso l'ascensore, continua a pensare all'assurdità dell'assegnazione: il primo numero è sempre il piano, i rimanenti sono il numero della stanza. Quindi ha la stanza 66 al sesto piano. Ricordandosi del numero esiguo di macchine parcheggiate ripete il gesto scaramantico e preme il tasto 6 dell'ascensore. Quando le porte si aprono, un tappeto di moquette marrone, usurata e sporca, gli appare davanti. Quasi timoroso di sporcarsi, Mario, raggiunge la sua camera in punta di piedi e quando apre la stanza 66 fa un sospiro di sollievo. All'interno della stanza regna una pulizia estrema e ciò mette l'uomo a proprio agio. Un leggero filo di aria condizionata mantiene la temperatura della stanza ottimale, le tende alle finestre, la rendono intima. Sistemata la valigetta sulla poltrona accanto alla scrivania, Mario, si spoglia e si fa una doccia. Al rientro nella camera non può far altro che asciugarsi i capelli con una strapazzata di asciugamano e sdraiarsi sul letto. Le mani sono sotto al capo in maniera tale da non inumidire le coperte, gli occhi sono chiusi, la mente torna all'impatto. Un certo dispiacere e malessere si insinuano nella sua testa, ma, prima che l'angoscia prenda il loro posto, l'uomo apre gli occhi e si mette seduto.
Adesso è nudo, sente il bisogno di qualcosa di alcolico. Con gli occhi cerca e trova il frigo bar. Vi si avvicina, lo apre e tira fuori una bottiglietta di Cognac. La guarda girandosela tra le mani e poi la apre. Il primo sorso infuoca l'esofago ed una certa piega in avanti del tronco asseconda lo strizzone; il secondo non gli da problemi. Mario, cammina un po' nella stanza e distrattamente accende il televisore, ma non per guardarlo, semplicemente per compagnia. Si avvicina alla tenda e la scosta un po'. Adesso la strada è molto trafficata, piena di luci, macchine ferme, lampeggianti... bussano alla porta. L'uomo si copre con l'asciugamano e va ad aprire. Una persona gli dice semplicemente "Dobbiamo andare" .
La televisione annuncia: "Grave incidente sulla statale 416 al Km 191, nel bagagliaio... la ragazza rapita. L'uomo, un distinto signore.."
Mario, incredulo, lo segue.