Piccolo racconto : L'avarizia

postato da Morandi Marco [21/06/2009 20:13]
Nel mondo degli uomini tutto è di tutti e niente è di nessuno: dipende soltanto dalle circostanze. Quelle circostanze che ognuno di noi riesce sempre a vedere giuste per i propri bisogni.
Con il passare dell'età, sono sempre riuscito a risparmiare di più. Mi ricordo di quando ero giovane ed i miei amici mi portavano in ferie in giro per l'Italia. Io ero sempre povero, loro sempre benestanti. Riuscivo a mangiare soltanto una volta al giorno e questo mi permetteva di risparmiare molti soldi. Mi ricordo l'insistenza che loro avevano nei miei confronti, mi ricordo le loro parole " Dai, mangia che reggi l'anima con i denti". Quante scuse sono stato costretto ad inventare nell'ora dei pasti per allontanarmi dalla loro compagnia... che bei ricordi! Non parliamo poi degli alberghi e delle pensioni che dovevo evitare. Mi ricordo che andavo a dormire nelle stazioni senza farmi vedere. Mi ricordo che tutti gli anni, in qualsiasi posto si andasse, dicevo che lì avevo o dei parenti o degli amici che mi avrebbero ospitato per la notte, invece non era vero... ma così risparmiavo! Poi sono diventato adulto: un semplice operaio che lavorava nel paese in cui abitava. Lo stipendio era basso, la casa l'avevo avuta in eredità da mia madre cosicché non ho avuto neppure l'esigenza di prendere la patente. Così non ho sperperato ne soldi per la macchina, né per la benzina. A lungo andare ho messo da parte molto denaro, ma... come si dice: "Il denaro non fa la felicità, basta la salute". Quella, fortunatamente mi ha accompagnato per tutta la vita. Sono nato povero, mi sento povero e vivo da povero. Povero ma felice. Ogni tanto guardo il mio gruzzoletto crescere nelle scatole delle scarpe in cui lo tengo e sorrido. Sono felice. Verso l'età dei trent'anni, ho sentito l'esigenza di una compagna. Tutte le sere, quando andavo a letto, sentivo l'esigenza di sfogare le mie passioni, il mio amore. Desideravo una donna che mi amasse, ma che vita le avrei fatto fare? Gli avanzi che andavo a raccogliere dal panettiere e al ristorante bastavano appena per me, i vestiti che andavo a prendere alla raccolta dei poveri, erano quasi solo maschili e poi, come avrei fatto a lavare tutto nel fiume? Se avessi portato troppi panni, qualche vigile se ne sarebbe accorto, invece così... un paio di mutande un giorno, i calzini un altro la maglietta un altro... così passavo inosservato, nessuno si curava di me. Io sono un povero, nessuno si cura di un povero, un povero felice. No, è stato meglio che sia rimasto solo. Quando ero un po' depresso, prendevo le scatole dei miei considerevoli risparmi le vuotavo sopra il letto, mi spogliavo completamente e mi ci sdraiavo sopra. Quanto ero felice! Ero povero ma felice. A volte non riuscivo a trattenere la passione, allora mi mettevo un guanto preso dagli scarti dell'ospedale, chiudevo gli occhi e mi masturbavo. Tutto sembrava, meno che fosse la mia mano. Cosa avrei potuto desiderare di più? Niente! Ero povero ma felice! Il denaro non dà la felicità, è inutile servirsene. Sì, per comprare le candele bisognava che lo usassi, ma non ho mai speso una lira per l'acqua e per la corrente. Non mi servivano. Il fiume passava vicino casa e le finestre erano grandi da far entrare molta luce. D'inverno fino a che potevo stavo a lavoro, quando uscivo andavo al bar del paese. Non che facessi niente, ma almeno stavo al caldo. Che vita ho fatto! Una vita da povero, ma da povero felice! Quando poi sono andato in pensione, i soldi sono diminuiti e l'accumulo non ha più avuto bisogno di tre scatole da scarpe l'anno, ne bastava una e mezzo, però devo ammettere che il mio stile di vita nonostante i minori introiti non era cambiato. Ero solo un po' più demoralizzato quando vuotavo le scatole dei risparmi sul pavimento ed avevo la coscienza che sarebbero potuti essere di più, ma che volete fare... quello che prendevo, risparmiavo. Nel diventare vecchio poi mi è presa l'ossessione dell'ecologia. Tutto doveva essere tenuto sotto controllo, niente poteva inquinare! Al bar del paese, avevo saputo che la forestale stava facendo varie ispezioni nella zona controllando in molti posti l'emissione di anidride carbonica. Chi era sopra la norma veniva multato. Mi ricordo che quel giorno è stato il peggiore della mia vita. Sapevo che respirando emettevo quella benedetta anidride carbonica, ma non sapevo se ero in regola con i valori standard. Per tre settimane, mi obbligai a respirare sempre meno, ad emettere sempre meno anidride carbonica nell'aria. Forse ero nella norma, ma per essere sicuro riuscii a rallentare il mio ritmo respiratorio fino a morirne. Ero sicuro che così, non avrebbero potuto multarmi di niente. L'ho scampata bella! Adesso la mia anima è rimasta qui nella stanza in cui il mio corpo si è ormai consumato. Quel corpo disteso sul pavimento ricoperto di denaro. Dolce e sublime immagine per l'anima di un uomo povero. Un'anima povera ma felice di poter godere della vista di tutto questo denaro. Un anima sorridente che rimarrà in questa stanza fino a che la polvere non ricoprirà per intero il tesoro che essa contiene.
Adesso niente può turbarmi, soltanto allora la mia disperazione avrà inizio.