Racconto: ACCIDIA (Pigrizia)

postato da Morandi Marco [24/04/2009 10:13]
La fretta non è altro che la paura di non farcela a vivere in un tempo prefissato. Molto spesso quel passare del tempo non è deciso dal caso, ma da noi stessi. La nostra vita è nelle nostre mani.
Sentire i miei compagni che in coro mi rimproverano per la mia lentezza, mi fa pensare che il diverso devo essere io. Ma che gusto c'è a fare il proprio lavoro con quella fretta senza potersi gustare quelle gocce di tempo che inesorabili scandiscono la nostra esistenza? Nel guardarli, spesso mi viene da chiedermi chi di noi abbia capito qualcosa sulla vita. Beh, io mi sento felice così! Non mi annoio, non sento il bisogno di dover riempire forzatamente la mia giornata con situazioni frenetiche, eccitanti ed accattivanti. Riesco tranquillamente a stare bene senza imitare coloro che si danno gloria della propria perfezione. La mia personalità, disdegna la loro continuità e la loro coerenza. Senza preoccuparmi delle persone che si fidano di me, faccio tranquillamente ciò che voglio. Ogni tanto mi fermo, ammiro tutto ciò che mi circonda e poi con lentezza riparto. É vero, mi criticano di perdere tempo, di non vivere a pieno la mia vita, ma io mi sento fiero di essere come sono. Mi dicono di essere pigro, ma cosa vuol dire? C'è forse una verità assoluta che regola la nostra esistenza? C'è forse la necessità di correre all'impazzata verso la nostra fine? No. Penso che la nostra fine, la dobbiamo raggiungere con la più grande calma di questo mondo. Tutto ciò che esula dal nostro lavoro, lo dobbiamo vivere nella sua pienezza più completa. Mi chiedono spesso di come faccia a non annoiarmi, ma secondo me l'ozio è una condizione simile all'amore, al dolore, all'amicizia. Secondo me è una sensazione da non sottovalutare. Ci sono persone che sentono queste emozioni come l'unica ragione della propria vita. Ci sono persone che assurdamente si uccidono perché hanno perso il loro amore. Alcune si tormentano per mesi perché tradite da un amico. Altre fanno pazzie per dimostrare di aver ragione. Allora, se a me piace andare piano riuscendo a godere a pieno del mio ozio, che male c'è? Mi sento fortunato ad essere diverso. Quasi quasi smetto di lavorare e mettendomi fermo da una parte, continuo la mia esistenza lasciando che l'accidia diventi la padrona assoluta del mio corpo. Forse, in questo modo, tutti i miei simili smetterebbero di prendermi in giro. Sicuramente la farebbero finita con quelle loro frasi " ...dai, vieni con noi, non fare così... la tecnologia va avanti... ti devi sforzare altrimenti rimani indietro..." . Ma cosa vuoi che mi interessi se rimango indietro. Cosa me ne viene se la mia esistenza la devo passare rincorrendo la tecnologia. In questa maniera non riuscirei a godermi il mio tempo, la mia vita. Sì, forse potrei arrivare alla fine della mia esistenza potendo dire che sono all'avanguardia, che sono stato sempre aggiornato, che nessuno può dire di me che sono obsoleto, ma cosa avrei risolto? Forse loro pensano che facendo così aumentino il tempo della loro esistenza, ma secondo me non fanno altro che buttarla via. Penso che rincorrere qualcosa che ti serva esclusivamente a rimanere al passo con gli altri, voglia dire soltanto che non sei a posto con te stesso. Penso che la molla che istiga a questa corsa sia principalmente dettata dall'insoddisfazione di se stessi. Io mi sento bene così. Il mio tempo non è programmato, il mio tempo viene scandito dal mio stato d'animo. A volte provo, per un attimo, a imitare i miei simili, ma subito torno alla mia calma, subito sento la necessità di fermarmi e pensare che loro sono matti a vivere in quel modo. La cosa divertente è che quando provo ad allinearmi con il loro comportamento, sono loro che stupiti si fermano per guardarmi. I più opportunisti azzardano anche qualche scommessa, ma il loro divertimento dura poco, perché subito torno alla mia vita pigra. Oziosa sì, ma piena e stracolma di me. Sono fatto così e non ci posso far niente. Se non c'è da muoversi molto, penso di essere il più felice del mondo. Se posso stare zitto ed al buio senza avere neppure la necessità di sforzare gli occhi, sono nella condizione di sublime godimento. Ma non come una semplice emozione ma come Emozione Assoluta. Quelle poche volte che ho provato a parlare con in miei amici di questa cosa mi hanno detto che sono pazzo, che mi manca qualche rotella, ma loro non possono capire. Loro non hanno il tempo per fermarsi a capire. Hanno bisogno della loro frenetica corsa che li porti soltanto al domani per poter ricominciare un nuovo giorno. Sono stanco di vivere con questi miei simili, sono demotivato dalla prospettiva a cui loro mi chiamano, sono stanco di sentire le loro urla saltuarie. Sì... ma chi me lo fa fare di continuare ad andargli dietro? Forse c'è qualcuno che mi impone di camminare? No! Adesso faccio una bella cosa: mi calmo, mi sdraio in qualche luogo chiuso in cui nessuno possa trovarmi per farmi lavorare, chiudo gli occhi e mi godo a pieno il mio stato.
Dopo appena una settimana dalla sua costruzione, l'orologio si fermò per sempre.

Nota dell'autore: Per godere a pieno il racconto, provate a rileggerlo. Capirete cose che la vostra fretta non vi ha concesso.