Racconto: L'IRA

postato da Morandi Marco [23/03/2009 20:31]
Pubblicato da Giulio Perrone Editore Nello scegliere le proprie gesta, occorre sempre fare attenzione a ciò che nella nostra mente si sta combattendo, a volte, la ragione viene accecata dall'ira e la morte, ne prende il sopravvento.
I suoi occhi, rossi di sangue, indicano lo stato di rabbia che lo incitano all'attacco, i suoi movimenti repentini mi impongono una posizione di attenzione, di allerta. Quando il suo compagno, mi ha aggredito alle spalle, non ho potuto far altro che voltarmi di scatto e colpire. Non potevo immaginare che il suo futuro erede potesse trovarsi proprio sulla mia reazione. L'affondo che avevo portato aveva trafitto il piccolo e l'impeto della mia paura aveva fatto roteare in aria quel misero corpo che, soltanto dopo pochi secondi, con il suo sordo rumore aveva trasmesso alla terra il suo ultimo respiro. Incredulo e spiazzato, il padre mi ha lanciato uno sguardo paralizzante. Sentivo il desiderio di fuggire, sapevo che quel giorno poteva essere il mio ultimo giorno, ma quello sguardo emanava tanta disperazione che non sono riuscito a fare un passo. Le sue spalle si abbassano, i suoi occhi, adesso, sono due piccole feritoie tese. Mi si avvicina ercando nello stesso tempo di accostarsi al figlio per constatarne la morte. Indietreggio di un passo, cerco di sfuggire ai suoi occhi, ma non ci riesco. La rabbia che mi trasmette è piena di terrore, d'ira. Non avevo nessun dubbio sulla sorte del piccolo, ma appena lui gli si è accostato, il suo urlo ha dissolto qualsiasi speranza. Vorrei muovermi, scappare. Vorrei avere il coraggio di girargli la schiena ed iniziare a correre, ma la natura ha fatto in modo di crearlo più veloce di me. Posso soltanto giocare di intelligenza. Sì... mi ha teso quest'imboscata per uccidermi ed adesso non ha il tempo di piangere il suo caro, adesso, la sua ira non gli permette di pensare ad altro che vendicarsi; la sua ira non aspetta altro che trasferirsi sul mio corpo per devastarlo nella peggiore delle maniere. Un impercettibile suo segno della testa, fa sì che la paura inondi il mio cuore! Quel gesto era diretto a qualcosa che si trova alle mie spalle. Avanza! È a circa sette metri di distanza e, nella sua anima, è soltanto il demonio ad apparire. I suoi passi sono lenti, precisi, vittoriosi. Sento il desiderio di guardare cosa c'è dietro di me, ma se soltanto accenno al gesto, so che la mia gola sarebbe squarciata in un battibaleno. Scarto di lato, dirigendomi verso la mia sinistra. Un rumore mi lacera la coscia ed il dolore acceca la mia vita. É la fine! Sento le mie carni trafitte che chiedono soccorso, ma la ragione mi impone di non abbandonare ancora lo sguardo di chi ho davanti. So che egli si prepara a dare sfogo alla sua ira. Devo giocare di astuzia! Provo ad andargli incontro. Abbasso la testa e lo attacco! Si, così! Un'altra fitta alla coscia però, mi intima la resa... No, non devo demordere, ho sempre un po' di vantaggio sull'avversario che mi si trova davanti. In lui, ancora persiste lo sconcerto irragionevole del mio gesto di attacco! Sì, adesso posso voltarmi! La disperazione, mi intima di dare a quel movimento tutta la forza che possiedo, ed anche in questo caso, stupendo l'incredulo ho la meglio! L'altro suo erede, che si trovava alle mie spalle, soccombe per un altro mio incredibile affondo che gli squarcia l'addome. Un altro assordante urlo esce dal padre che non attarda a scagliarsi su di me con tutta la sua rabbia. Gli occhi non riescono più a rimanere fissi nei miei, il tremore ha preso il sopravvento sulle sue carni, l'ira sulla sua ragione. Come una palla di cannone scatta nella mia direzione, ma troppo impetuoso per ragionare sul bersaglio. Mi sposto leggermente e lo lascio passare oltre. Accortosi dell'oltraggio fattogli, non ho neppure il tempo di vederlo fermare che già è nuovamente in corsa verso di me. So che devo difendermi, ma mi occorre qualche secondo per pensare. Adesso siamo soltanto io e lui e nonostante sia molto superiore a me, adesso è fuori senno, adesso è accecato dall'ira, adesso, devo sfruttare questa sua situazione a mio vantaggio... La gola... sì, devo mostrargli la mia gola, devo attirarlo... sì, eccoti la gola. Alzo lo sguardo al cielo roteando leggermente la testa verso sinistra in maniera tale da poterlo vedere. I suoi occhi spruzzano sangue, dalla sua bocca la saliva si è trasformata in schiuma bianca, il suo respiro è affannoso, ansimante, rabbioso. Io, immobile, aspetto questi interminabili secondi che mi separano dalla vita o dalla morte. La sua velocità aumenta, la sua ira gli fa già gustare la vittoria, la sua arma micidiale adesso è pronta a colpire. Spicca il salto finale! Quando le sue gambe posteriori lasciano il terreno, la mia testa si abbassa repentinamente mostrando il suo splendido ornamento. Il palco di corna colpisce violentemente il ventre del lupo che, con un mio movimento repentino della testa verso l'alto, lo proietta verso il suo ultimo viaggio. Il tonfo sulla terra mi rasserena l'animo.
Oggi un cervo è stato il carnefice del suo predatore che, accecato dalla sua rabbia non ha saputo far altro che morire!