piccolo racconto: BLU

postato da Morandi Marco [29/08/2010 15:30]

Il nostro mondo, ci regala molte emozioni legate principalmente alla luce del sole. Con questo dono, possiamo nascere, vivere e morire ma, più di ogni altra cosa, possiamo godere dei colori che la natura ci esprime.
Siamo in ottobre e il capitano della piccola flotta ha indetto un'adunata sul ponte di prua tra circa un'ora. I marinai, stanchi e provati dalla lunga permanenza in mare sono diventati irascibili, ingovernabili, disobbedienti . Nessuno sa con certezza ciò che domani potrebbe accadere; nessuno sa cosa sarebbe successo da li a breve se non fosse stato dato l'ordine di adunanza. Il mare era blu. Anche in quel giorno, quel colore era l'unica barriera agli occhi di tutti. Quel blu che nei quasi tre mesi addietro aveva ornato l'unico motivo diverso dalla monotonia dell'orizzonte. A volte il movimento delle onde virava il blu in indaco, a volte, il sole del tramonto, trasformava la sua superficie in uno specchio dorato in cui l'unica cosa preziosa che aveva in sé, era quella di risvegliare vecchi nostalgici ricordi della terra ferma. Blu era anche il colore delle carte. Quelle carte di cui nessuno conosceva l'esistenza tranne che il capitano. Quelle carte che da circa 700 anni passavano di padre in figlio come eredità di una conoscenza oramai perduta e pronta a essere nuovamente riscoperta da colui che avesse avuto il coraggio di credere in quelle mappe cartografiche. Carte talmente piene di mare blu che, chiunque le avesse guardate, sarebbe rimasto sbalordito dalla loro immensità. Chiunque tranne lui! Il capitano percepiva quei disegni fatti su quella pelle di pecora, come tratti conosciuti, veri, reali a tal punto da sognare spesso di essere stato lui stesso a tracciarli. La data impressa sulla pelle aveva concetti talmente diversi dalla sua realtà che erano paragonabili alla stessa lingua che spiegava le rotte per quel luogo. Suo padre aveva cercato di interpretare quello che era l'eredità della sua famiglia, ma troppo occupato dal suo lavoro di mercante per coglierne a pieno l'importanza. Aveva però capito che, quella dote, doveva avere un valore economico estremo per essere tramandata da tanto tempo e decise così di non passarla a suo figlio al momento della propria morte, ma di regalargliela al momento del suo primo comando di una galera. Non gli era ben chiaro ciò che faceva, ma aveva la certezza che la testardaggine ed il senso di avventura del figlio, sarebbe stata l'unica speranza per mettere a frutto il valore di questa eredità. Il capitano Stòbal, come lo chiamavano gli amici, per circa dieci anni portò al proprio seguito il cartiglio, entrando di giorno in giorno sempre più dentro a quel colore blu che sovrastava le varie righe tratteggiate delle rotte verso quella terra a lui sconosciuta. Non una, ma bensì dodici diverse rotte da percorrere. Come non credere ai propri avi, alla propria famiglia, ai padri dei padri! Stòbal aveva così investito la propria vita a cercare denaro e flotta per raggiungere il suo scopo. Aveva fatto credere a chissà quante persone la convenienza del trasporto navale rispetto a quello via terra, aveva addirittura inventato nuove strategie di commercio per raggiungere il suo fine, ma per molti anni era stato snobbato e considerato un pazzo, fino a che, un giorno le sue richieste furono appoggiate. Adesso era lì, seduto davanti al tavolo della sua stanza a preparare il discorso da tenere ai propri marinai. Nella sua mente, il blu del mare si era mescolato a tal punto al blu del cartiglio che non riusciva più a distinguerne la differenza. Quando, da solo, si posizionava sulla prora dell'imbarcazione, gli sembrava quasi di vedere la linea tratteggiata della rotta da percorrere disegnata sul mare. I suoi occhi avevano guidato la flottiglia senza nessuna indecisione al punto che tutti i marinai pensavano che fosse impazzito. Ma se il cartiglio avesse avuto un anima avrebbe saputo che Stòbal pazzo non era. Quando il bando di ricerca marinai fu affisso nel porto, il viaggio veniva descritto come nuova rotta commerciale, ma a tutti fu detto chiaramente che nessuno avrebbe potuto garantire il loro ritorno. Tutti gli uomini del capitano, non avevano niente da perdere erano le peggiori persone che ci si potesse aspettare, ma tutti sapevano a cosa andavano incontro. Poi, dopo settanta giorni di viaggio tentarono un ammutinamento, ma prima che questo avesse potuto prendere piede, il capitano era riuscito, in extremis, a bandire un'adunanza sul ponte di coperta in cui avrebbe spiegato il vero motivo di quell'assurdo viaggio. È il momento. Il Capitano si alza e si dirige in coperta. Gli uomini, ordinati ed in riga, forse per l'ultima volta, stanno per ascoltare le parole di Stòbal diminutivo di Cristòbal Colòn traduzione spagnola di Cristoforo Colombo, ma prima che egli pronunci una parola, dalla cima dell'albero maestro vengono pronunciate quelle parole che entreranno nella storia: terra... terra... terra! Stòbal si volta, tira fuori dalla tasca il cartiglio, lo apre, lo bacia e poi lo getta in mare. Mentre il blu del mare si mescola con quello della mappa, dopo settecento anni, un erede dei vichinghi ha raggiunto l'eredità lasciatagli.


Marco Morandi