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Praga - Istruzioni per l'uso

postato da Stelio [23/01/2011 22:41]

 

     Una gita a Praga, ovvero come unire al dilettevole anche il dilettevole.

 

Dall’1 al 3 aprile 2011, in quel di Praga, si terrà il 5° Meeting internazionale di Patchwork. 

Le due edizioni precedenti, che ho avuto la fortuna di vedere, sono state piacevolmente sorprendenti per l’originalità e la freschezza dei lavori esposti. Anche il clima aveva una certa sua freschezza, ma questo è un altro discorso… 

Un’inventiva sciolta, unita a una assoluta temerarietà nell’uso del colore, hanno generato dei veri capolavori, composizioni geniali, mai scadenti nella supponenza o nell’inutilmente elaborato. 

L’ammirazione è maggiormente dovuta anche in considerazione del fattore età, che nel caso delle quilter praghesi è relativamente bassa, e sappiamo bene quanto conti l’esperienza in questa attività. Non oso pensare cosa saranno capaci di combinare tra qualche anno!

 

 

 

 

 

 

In molte parti della Boemia, il patchwork è una piacevole novità, e le artiste locali hanno trovato in esso vasti spazi di espressione estetica e culturale. Se poi sommiamo pure la voglia di libertà espressiva, di spensieratezza, di vivacità, in un paese per troppo tempo confinato e compresso in spazi angusti, soffocato da poteri occhiuti e pervasivi, emergono una passione e una creatività senza limiti.

 

 

 

 

 

 

La sensazione di trovarsi di fronte a un'attività destinata a crescere, un bocciolo che non ha ancora pienamente disteso al sole la sua affascinante corolla, è confermata dall’organizzazione un po’ naif (mi piace!) della manifestazione, e da come questa abbia successo nonostante sia ancora (purtroppo) relegata in periferia, collocata in ambienti resi adatti solo grazie alla fantasia e alla buona volontà dell’associazione locale.

 

   

 

 

 

 

Tra l’altro, per motivi che mi sono ignoti, finora questo interessante meeting internazionale è stato, quasi sempre, un po’ snobbato dalle riviste del settore, le quali insistono nel promuovere prevalentemente le grandi manifestazioni che sono ben note al pubblico. 

Visto l’innegabile successo delle mostre precedenti, in futuro le quotazioni del patchwork a Praga godranno probabilmente di maggior credito, e sarà finalmente riconosciuto il valore artistico di queste opere tessili, alle quali verrà offerta una sistemazione adeguata, più centrale, sperando che, col crescere della considerazione, non si perda per strada la schiettezza che rende unici questi gioielli del cucito creativo.

 

 

 

 

 

 

 

Se per raggiungere l’esposizione è necessario soffrire (ma solo un po’), la visita di Praga è una gioia per gli occhi: non si sa dove posare lo sguardo, tante e tali sono le cose da vedere. 

 

Non è necessario che descriva tutte le attrazioni che offre questa antica città, il castello, la città piccola con le sue caratteristiche viuzze, la Moldava e i suoi ponti (non perdetevi una gita in battello!), il vecchio quartiere ebraico, il parco di Stramovska, i musei (Kafka e Mucha, tanto per fare dei nomi);  se già non le conoscete le potete pregustare su qualsiasi guida turistica, oppure anche in qualche sito internet (es. Guida di Praga , Praga con Alberto, ecc.).

Però ci sono ancora altri buoni motivi che giustificano un viaggio nella capitale ceca. 

 

 

 

 

 

In primis, è il paradiso del bon viveur. I locali di Praga offrono il conforto di un ambiente caldo, birra fresca a fiumi, e piatti che fanno venire l’acquolina in bocca solo a leggerli sul menù.

 

Ricordo ancora, con angoscia, le serate a Birmingham, un buco nello stomaco e nessun posto decente dove buttar giù un boccone, solo dei plastificati fast food, dove di plastica sembrava anche il cibo (e già chiamarlo cibo è un’iperbole). Mi salvai solo al Triangolo del Balti, dei ristorantini di periferifa dove venivano serviti dei piatti di origine indiana, o giù di lì.

 

A Praga è tutta un’altra musica. Dietro ogni angolo si apre la porta di una birreria, di un ristorante e, purtroppo, anche qualche pizzeria. 
Concedetemi di darvi, come si dice, qualche dritta. 
Evitate i locali smaccatamente “turistici”, tipo la birreria U Fleku. I locali dove si possono gustare le specialità originali praghesi sono spesso piccoli, angusti, con ingressi poco appariscenti. 
Personalmente ho sempre preferito la semplicità dei piatti serviti da U Medvíků, da U Kata, nel ristorante Pilsner Urquell originale Kolkovna, o alla Novoměstský Pivovar, locali che servono i menù tipici della cucina mitteleuropea.
Tre semplici avvertimenti. 
Primo: non aspettatevi dei camerieri servizievoli e pazienti. I praghesi, mai maleducati, sono però generalmente bruschi, sbrigativi, rigidi. Anche se il primato della scortesia spetta ai tassisti e ai conduttori di mezzi pubblici, i camerieri vi serviranno con sufficienza, come se stessero concedendovi un favore supremo. 
Secondo: quando entrate in una birreria, intendo una “vera” birreria praghese, appena seduti prendete il sottobicchiere di cartone dal centro del tavolo e ponetelo di fronte a voi. Il cameriere vi porterà automaticamente una birra. Se non lo fa, è sufficiente indicare quante birre volete con le dita; parlare è considerato superfluo, roba da raffinati. Quando vi porterà le agognate birre, egli porrà sul vostro tavolo un minuscolo foglietto di carta, quasi un pizzino, sul quale egli segnerà, come le tacche che fanno i carcerati nelle celle, i boccali che vi ha servito. Conservatelo gelosamente, guai a perderlo o a stropicciarlo, anche se esso sembra niente di più che un pezzetto di carta malamente strappato da un foglio pescato dal cestino dell’immondizia. Quella modesta strisciolina ha, per il locale, più valore di una regolare fattura commerciale, e rovinandolo vi guadagnerete solamente le rampogne, ovviamente in ceco, dei camerieri, del gestore, e di tutti gli avventori presenti.  Quando ne avrete abbastanza (di birra, intendo), ponete il sottobicchiere sopra il vostro boccale, altrimenti, finita la birra, è probabile che ve ne portino un'altra.
Terzo: ricordatevi che non siete a Oslo (ma neppure a Tijuana, tranquillizzatevi). I borseggiatori di Praga sono dei veri artisti, al pari di quelli di Barcellona. Bazzicano, ovviamente, i posti turistici maggiormente frequentati, i tram e la metropolitana. Vi conviene girare pertanto con pochi soldi, tenere una copia dei documenti personali, e lasciare tutto il resto (es. i biglietti) in albergo. Una carta ricaricabile è l’ideale. 
Sono finite le cattive notizie. 
Una delle cose più piacevoli di Praga e la capillarità e l’efficienza del trasporto pubblico. La rete formata dalla metropolitana, dai tram e dagli autobus, copre incessantemente la città, fino a notte fonda. 
Per chi, come me, arriva da un paese dove se perdi un autobus oppure un treno devi avvisare amici e parenti affinché non denuncino la tua scomparsa ai Carabinieri, tale è l’attesa tra una corsa e quella successiva, godere di un servizio (economico) che garantisce un tram ogni 5 minuti anche a mezzanotte è roba da film di fantascienza. 
Se non siete deboli di cuore, vi consiglio di provare l’ebbrezza da otto volante che vi offrono le scale mobili della metropolitana alla stazione di Andel: veloci come una formula uno e con una pendenza dolomitica, sono perfette per i praghesi, sempre di fretta, sempre di corsa, tant’è che, una sera nei corridoi della metro, ci lasciò indietro anche un povero sciancato. 
Quale sia la ragione di tutta quella frenesia da formicaio, non mi è dato ancora di comprendere. 
Per la sistemazione alberghiera non avete che l’imbarazzo della scelta. Potreste scegliere di alloggiare proprio in mezzo alla Moldava, al Kampa Garden sull’isoletta omonima; se vi piace l’arte moderna, per voi c’è l’Art Hotel; altrettanto fuori dai canoni è il Vintage Design Hotel Sax; se invece vi affascina l’ambientazione storica, l’Hotel Constans, una costruzione del XVI secolo, fa al caso vostro. E già, a Praga, anche tornare in albergo è qualcosa di eccitante.
Tra le centinaia di alberghi è certo che troverete quello che fa al caso vostro. Basta un minimo di dimestichezza con internet per scegliere e prenotare la vostra sistemazione. Grazie a siti specializzati come Boooking e Venere potete anche consultare le opinioni degli ospiti dei relativi alberghi e, credetemi, non sono filtrate oppure “accomodate”, in quanto non mancano casi di giudizi estremamente negativi, bocciature inappellabili, e critiche taglienti.
Grazie a questi “feedback” sarete in grado si evitare brutte sorprese, e potrete trovare il meglio che c’è in rapporto a quello che intendete spendere.
Allora, vi è venuta voglia di visitare Praga? Bene, vediamo ora come arrivarci. 
Voli low cost ce ne sono, da Roma, Napoli, Bari, Bergamo e Treviso con WizzAir, da Milano con EasyJet, da Venezia con Germanwings, e altri ancora che potete tutti trovare sul sito WhichBudget, dedicato a chi vuole volare senza spendere troppo. 
Quando uscite dall’aeroporto, Terminal 1, potete prendere l’autobus n°100 (facile da ricordare…) che termina la sua corsa al capolinea di Zličín. Ce n’è uno ogni mezz’ora e costa 18 Corone per 18 minuti di viaggio (strana coincidenza).
 
Stazione di Zličín

Da Zličín parte la metropolitana per il centro di Praga. Gli abbonamenti per 3 o 5 giorni sono molto convenienti (330 o 500 Corone). 

Chi non volesse prendere l’aereo o non trovasse posto, ha una valida alternativa: il treno. 
Da Roma, passando per Firenze, Bologna, Venezia e Udine, parte un comodissimo EuroNight delle ferrovie austriache (OBB) che vi porterà direttamente a Vienna, senza cambi e nella più assoluta comodità. 
Oltre ai vagoni dotati di letti e cuccette, sono disponibili delle carrozze con i tradizionali scompartimenti a 6 posti, con le poltrone che si abbassano e si uniscono a formare una fattispecie di giaciglio dove prendere qualche oretta di sonno. 
Niente problemi di check-in, bagagli in eccesso, attese per l’imbarco, documenti da esibire mille volte. Si sale in carrozza di sera e si viene amabilmente svegliati alle 7 e 30 da una cortese signorina che vi offre pure un bel caffè caldo. 

 

 

 

 

Alle 8 e 30 si arriva a Vienna. Se la giornata è propizia, dalla stazione di Meidling, in 10 minuti arrivate al castello di Schönbrunn. Niente di meglio di una bella passeggiata nel parco per sgranchirsi un po’ le gambe. Immancabile una capatina in qualche pasticceria per tirare un po’ su i valori del colesterolo. 

 

 

Da Vienna, i treni per Praga non mancano. Ce n’è giusto uno diretto che parte da Vienna Meidling alle 14 e 33 e arriva a Praga alle 19 e 19. Come dire: dopo aver spazzolato una robusta Wiener Schnitzel in Austria, si digerisce in treno e si arriva in Boemia giusto all’ora di cena, dove ci attendono birra e anatra arrosto. Addio linea! 

La metropolitana (linea C rossa) si prende direttamente nella stazione di Praga. Se arrivate di sera, dopo le 18 e 30, è probabile che troviate le biglietterie chiuse, preparatevi allora ad acquistare un biglietto presso un distributore automatico. Prendete quello da 26 corone che vi permette di girare per un’ora e un quarto (in tram, autobus e metropolitana). 
Ah, dimenticavo: se scegliete OBB, non sperate di prenotare il vostro viaggio, di comprare un biglietto, di ricevere informazioni, nelle biglietterie della stazione. Nulla sanno, nulla possono (o vogliono) dirvi. Eppure questi convogli passano, si fermano, la gente ci sale, ripartono, ma per FS sono inesistenti, irreali, parto della fantasia di qualche eccentrico. Di fronte alla concorrenza, FS e Trenitalia oppongono delle manovre protezionistiche, vessatorie, mi arrischierei a definirle puerili, poco rispettose del viaggiatore e delle sue esigenze. 
Poco male. Basta andare sul sito di OBB Italia per consultare gli orari e le offerte, comprare direttamente on-line i biglietti, oppure ordinarli per telefono e riceverli a domicilio. 
Se non ricordo male, siete a Praga per una certa mostra patchwork, giusto? Allora vi faccio strada. 
Dal centro prendete la metropolitana, linea B gialla (direzione Černý Most) e scendete a Vysočanská. 
La stazione fa angolo tra la Solokovsà e la Freyova. Proprio sul vostro lato della Freyova trovate la fermata dell’autobus n°136. L’intervallo tra una corsa e l’altra è di circa un quarto d’ora, non vi toccherà aspettare molto, quindi.
 
Vysočanská - Fermata degli autobus
 
Percorso del 136 da Vysočanská a Sklonená 

Dovete scendere alla terza fermata, Sklonená,. Sono circa 6 minuti di percorrenza.

Arrivo alla fermata di Sklonená
Sklonená è la prima strada a destra, dove sta svoltando quella automobile blu.
 Fermata di Sklonená

Si scende giù per questa stradina. Lo so, non è il massimo come accesso ad una mostra internazionale.  

Sklonená 
Proseguite per un centinaio di metri e poi girate a sinistra, sulla Mallenkova. Dovreste trovare dei cartelli che indicano la direzione per l’Hotel Step. 
   Mallenkova
 Qualche centinaio di metri ancora e finalmente si arriva all’Hotel Step. Il purgatorio è finito.
  Finalmente ! 
Badate che venerdì, primo giorno di apertura della mostra, questa è visitabile solo dalle ore 14 alle 18, mentre gli altri giorni si può entrare già alle 9 e 30. 
La fermata dell’autobus n°136 per il ritorno a Vysočanská si trova, dall’altra parte della strada, vicino ad un edificio giallo (bè, insomma, circa giallo, giallino, nocciolino, crema, boh...).
 
Potrebbe capitare che, dopo aver goduto della vista di tanti colori, non vi vada di inabissarvi di nuovo nel buio sottosuolo. Allora, per tornare in centro, potreste prendere un tram, per esempio il n°15, che ha il suo capolinea proprio lì vicino, dall’altra parte dell’incrocio (vedi foto), di fronte a quel palazzo azzurro, arrivare fino a Balabenka, e lì prendere il n°8 che vi riporterà nel cuore di Praga.
Vysočanská
Una delle attività più amate dai praghesi (causa lavori in corso) è quella di spostare le linee dei tram. Nel caso foste già in possesso di una mappa della rete tranviaria, lasciatela pure a casa, è superata quanto il Codice di Hammurabi, e forse anche queste mie informazioni potrebbero essere già inattuali. 
Piccola curiosità. Quando un tram oppure un autobus arriva al capolinea, ne scendono tutti i passeggeri (va bene, fin qui niente di strano...), ma voi non ci potete salire! Il conducente chiude tutte le porte e attende lo scoccare dell’ora fatidica, quella indicata sulla sua tabella di marcia. Solo allora avanzerà di una decina di metri, riaprirà le porte, e voi potrete finalmente salire in vettura. Questo vale anche se fuori sta diluviando, nevicando, cadendo un meteorite: la pausa del conducente è sacra, e lui pretende la sua privacy. 
Tiriamo un po’ di somme.
Città storica + attrazioni turistiche + semplice accesso + accoglienza su misura + specialità gastronomiche + Meeting Internazionale del Patchwork = Gita indimenticabile.
Cosa si potrebbe desiderare di più? 
Se l’aspettativa di questa esperienza sinestetica non solletica la vostra fantasia, rassegnatevi: siete veramente incontentabili. 
  
A chi invece piacerebbe lasciarsi affascinare da un patchwork mirabilmente composto dai frammenti di rimpianta Belle Époque, potente Mitteleuropa Asburgica, opulento Barocco, indelebile impronta ebraica, severo gotico, deliziosa Art Noveau, sperimentale cubismo, ricordo che per Praga sono passati Giuseppe Arcimboldo, Tycho Brahe, Giacomo Casanova, Christian Doppler, Antonín Dvořák, Albert Einstein, Leóš Janáček, Franz Kafka, Giovanni Keplero, Milan Kundera, Wolfgang Amadeus Mozart, Alfons Mucha, Rainer Maria Rilke, Jaroslav Seifert, Bedřich Smetana, e che lei non aspetta altri che voi. 

Allora... ci vediamo lì.