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postato da Diego Fontana [26/11/2009 10:44]

PARIS, 48°51’ N 2°22’E


“Parigi, Rouen, Le Havre, una sola città di cui la Senna è la grande via” vagheggiava Napoleone nel 1802, con lo sguardo perso all’orizzonte. La grandezza di Antoine Grumbach, urbanista di origine algerina, non sta tanto nell’aver capito che quel sogno, a distanza di due secoli, può essere realizzato, ma nell’averlo fatto suo, nell’averne saputo capire la portata.
In questo sogno non trovano posto costruzioni spettacolari, premi internazionali, architetture scenografiche da copertina, ma intuizioni così pragmatiche da diventare rivoluzionarie.
Nella visione di Antoine il sogno di un’unica metropoli che si snoda da Parigi fino a Le Havre seguendo il corso della Senna, rappresenterebbe la fine della città così come la conosciamo: una macchia che si allarga a partire da un centro, destinata a produrre emarginazione man mano che si espande verso la periferia; e segnerebbe al contempo l’inizio di una nuova era, in cui città e natura non sono più contrapposte, ma si integrano armonicamente nel paesaggio urbano.
Quello di Antoine è tra i dieci progetti selezionati per disegnare il volto della Parigi del futuro, e ora l’urbanista è impegnato in un vero e proprio road-show per convincere i politici locali a superare gli antichi localismi e a collaborare insieme per trasmroare il sogno in realtà. A partire da un’idea semplice: una pista ciclabile lungo tutta la Senna. Saper sognare, tenendo i piedi per terra: a volte è questa la capacità che distingue un eroe.

Antoine Grumbach (1942) architetto e urbanista.



NAPOLI, 40°49' N 14° 94' E


Ce la metto tutta per convincermi che sia neve, o almeno acqua molto densa. E invece quella che scende illuminata dal lampione, oltre il vetro appannato della finestra, è solo pioggia.
-Mara!– la nonna mi sorprende con ancora la faccia schiacciata contro il vetro, m’incastra prima che possa scansarmi e mi schiocca un bacio sulla guancia libera.
Lo so già che mi metteranno a sedere di fianco a lei, durante la cena. A me non piace la cena della vigilia, e neanche stare vicino alla nonna mi piace poi tanto. Ha un odore come di medicina e mi riempie sempre il piatto due volte.
Alla cena della vigilia si mangia il pesce, e la mamma si preoccupa tutto il giorno perché il risultato sia perfetto. Sta dal mattino fino alla sera a trafficare in cucina, e diventa nervosa e si arrabbia con il papà e con me e con tutti. Io lo odio il pesce.
Allora la mamma mi prepara il pillo. In verità lo so benissimo che è pollo, solo che anche il pollo le ho detto una volta che mi piaceva poco, allora lei si è inventata che non era pollo, ma pillo. Mi ha fatto ridere questa idea del pillo, così ho deciso di crederci. Da allora, ogni volta che fa il pollo, mi dice che ha preparato il pillo, e io lo mangio più volentieri.
La stessa cosa vale per Babbo Natale: il papà si traveste ogni anno e sta attento a non farsi cadere la barba finta, e poi si sforza di parlare con il vocione. Allora, per non deluderlo, fingo di credere che Babbo Natale esista davvero, e scrivo anche la letterina ogni anno, e quando ricevo il regalo dico: -Grazie Babbo Natale.
Forse, quando sarò grande anche io, passerò la Vigilia come i miei genitori, lavorando e stancandomi tutto il giorno, mangiando il pesce e brindando la sera.
Forse il Natale è come il pillo: se riesci a credere che ti renderà felice, ti rende felice.
Mia nonna mi riempie di nuovo il piatto di spaghetti, ma io non protesto. Guardo i miei genitori, e poi guardo fuori dalla finestra.
Mi sembra quasi che le gocce si siano trasformando in neve.

Storia ispirata a fatti realmente accaduti, Mara è un nome di fantasia.



PORDENONE 45°13' N 10°45' E

-In questa azienda una cosa del genere non si è mai verificata- disse il presidente.
-Non ci sono alternative, lo sa anche lei- rispose l’A.D allungandogli il piano di ristrutturazione.
-Abbiamo già preparato l’elenco di esuberi- intervenne il direttore generale- ma se ha altre idee….
-Ci penserò- disse il presidente uscendo con il foglio in mano. Era facile per loro, venivano da Milano, dalla finanza creativa, mica come lui che in quell’azienda ci era nato e cresciuto.
Alla riunione decisiva il presidente si alzò in piedi.
-Quello che sto per dirvi è spiacevole- disse rivolto a dirigenti, quadri, rappresentanti sindacali.
-La crisi ci sta mettendo in ginocchio.
Indugiò sull’amministratore delegato e proseguì:
-Come i miei collaboratori mi hanno suggerito, i tagli sono inevitabili. Primo: ricorreremo alla cassa integrazione, ma a rotazione.
Sfidò di nuovo lo sguardo dell’A.D. e continuò:
-Secondo: riporteremo in azienda le attività in sub appaltato.
Amministratore delegato e direttore generale si guardarono, niente di quanto stava dicendo il presidente corrispondeva al loro piano.
-Terzo: anche amministratori e dirigenti subiranno un taglio dei compensi del 30%. Compreso, ovviamente, il sottoscritto, che anzi rinuncia al 100%. Se i dipendenti dovranno stringere i denti, lo faremo anche noi.
La riunione finì in uno scroscio di applausi ai quali, un poco in ritardo, si unirono anche quelli dell’amministratore delegato e del direttore generale.


Storia ispirata a fatti realmente accaduti.