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4 storie eroiche di Diego Fontana

postato da Diego Fontana [13/11/2009 18:35]

Marmirolo, 45°13'N 10°45' E

All'inizio erano tutti contrari: consulenti, tecnici, esperti di produzione.

"Gli scarti sono materia sporca, sono pieni d'impurità",  gli dicevano.

"Ma cosa fai, produci pannelli dall'immondizia?", gli dicevano.

A sentir loro, la commercializzazione non sarebbe potuta che andar male.

E così, in effetti, fu per i primi tempi. Ma si trattava di un uomo con la testa dura, formatosi in una terra dalle indelebili tradizioni contadine; un uomo che riponeva una fede  cieca in una massima su tutte: "Del maiale non si butta via niente".

La sua intuizione fu quella di applicare questo assioma anche al campo del legname.

Man mano che il tempo passava, imparò a raffinare la pulitura e a ottimizzare la produzione, fino a ottenere - unico caso al mondo - pannelli truciolari utilizzando il 100% di legno riciclato. 

La sua perseveranza e la sua visionarietà hanno dimostrato che l'ecologia può essere realmente una via da percorrere, ben prima che l'ecosostenibilità diventasse una scelta quasi obbligata per ogni azienda del pianeta. Oggi il gruppo, guidato dal figlio, fattura 850 milioni di euro all'anno, salvando dall'abbattimento circa 10.000 alberi al giorno.

Storia vera di un imprenditore che preferisce restare anonimo

London, 51°30' N 00°07' W

- Mai come ora il mercato richiede auto solenni, imponenti - insistette il capo ingegnere, con la testa china su un mucchio di scartoffie piene di analisi, dati e grafici.

- E io ripeto che non sono d'accordo - si alzò in piedi il responsabile vendite - il settore dell'auto di lusso è stabile, ma non in crescita. I nostri progetti dovrebbero andare nella direzione di un'auto di classe, ma anche sportiva.
- La gente è sensibile al tema sicurezza - disse il direttore di produzione, con lo sguardo rivolto al presidente, in cerca di approvazione - prima di tutto dobbiamo dare l'idea di un'auto sicura.

- No! - s'infervorò l'amministratore delegato agitando il sigaro nell'aria - aggiungere orpelli come le cinture di sicurezza, può far passare il messaggio contrario, e cioè che l'auto non sia sicura!

- Un cammello è un cavallo disegnato da un comitato - disse un progettista che fino a quel momento era rimasto in disparte, alzandosi in piedi con un aplomb inglese, lui che era nato a Izmir, in Turchia.

Se ne andò dalla riunione senza chiedere il permesso, avendo l'accortezza di non sbattere la porta.

Si chiamava Alec Issigonis, e più ancora che per questa affermazione, divenne celebre in tutto il mondo per l'auto che progettò chiuso nel suo ufficio, senza pensare al marketing,  alle analisi di mercato, alle percentuali di vendita. Perseguendo solo la sua idea visionaria realizzò la Mini Morris, l'auto che rivoluzionò il concetto stesso di auto: un'utilitaria dal prezzo accessibile, che offriva spazio interno come nessun'altra prima d'allora. Costruì un'auto pensando alle persone che l'avrebbero usata, e fu un successo.

Alec Issigonis, designer 1906-1988

New York, 40°34' N  74°00'W

Il tavolo di mogano occupava quasi tutta la sala riunioni, ma solo tre persone vi erano sedute: due dirigenti dall'aspetto impeccabile e una figura enigmatica, con uno sguardo penetrante e la camicia sgualcita, la cui presenza stonava nell'eleganza asettica di quell'ufficio su Park Avenue.

- Ebbene - disse uno dei due dirigenti - cominciamo a illustrare le caratteristiche di questo farmaco che dobbiamo lanciare sul mercato.
- Cosicché lei avrà modo di pubblicizzarlo adeguatamente - gli fece eco il collega più giovane, tutto contento.
Attesero qualche istante, ma l'uomo davanti a loro non ebbe la minima reazione.

- Vede - prese di nuovo la parola il più anziano - lei deve creare una pubblicità fantastica, che venda questo farmaco come un prodotto miracoloso, che va bene per il mal di testa, il mal di stomaco, il raffreddore...
- Per tutto, insomma! - si affrettò il collega trionfante.
- Ecco - concluse il più anziano, girandosi soddisfatto verso il collega - il nostro farmaco va bene per tutto!
- Bene - si alzò in piedi il pubblicitario - porgendo la mano prima a uno e poi all'altro dirigente con ostentata cortesia - quando mi ammalerò di "tutto", lo prenderò anch'io, ma la campagna pubblicitaria ve la farà qualcun altro.
William Bernbach, che tutti chiamavano Bill, era il direttore creativo di una famosa agenzia pubblicitaria da lui stesso fondata. Con quel gesto apparentemente sfrontato, che avrebbe potuto incrinare per sempre i suoi rapporti con l'azienda farmaceutica, riuscì a far rivedere le posizioni dei dirigenti riguardo la campagna pubblicitaria: niente promesse illusorie, niente proclami, ma solo messaggi veri, sostenibili e rispettosi delle persone.

William "Bill" Bernbach, (1911- 1982) pubblicitario.

Los Angeles 33° 56' N 118°24' W 

29 Ottobre 1969, dieci e mezza di sera. Il mondo intero, là fuori, deve ancora smaltire la sbornia del primo allunaggio, ignaro che la vera rivoluzione si sta compiendo sotto, e non sopra, gli occhi di tutti. Lontano dal clamore, dagli scoop, dai notiziari e dalle dirette, un professore con i piedi ben piantati sulla terra, di nome Leonard Kleinrock, se ne sta rinchiuso davanti a un polveroso e ingombrante computer: il suo dito indice, proprio come il nobile piede di un'astronauta, plana dolce sulla superficie del tasto "L".
"Ricevuta" gli comunica al telefono il suo assistente, che si trova davanti al monitor di un altro elaboratore, a chilometri di distanza. Il dito del professore preme il tasto della lettera O. "Ricevuta", gracchia di nuovo la voce al telefono. La terza lettera sarebbe dovuta essere la G, e così via fino a comporre la parola LOGIN.

Ma il sistema, purtroppo, va in tilt.

Questo piccolo fallimento è solo un'inezia, quello che conta è che il primo seme per una rete in grado di collegare un numero potenzialmente infinito di computer, è stato piantato. Da qui, anno dopo anno, germoglierà il sistema che cambierà il mondo per sempre: Internet.

Come diceva la diretta tv? Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità.

Leonard Kleinrock, informatico (1934)