Lessico necessario di José Saramago
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Per non dimenticarle riporto le parole del grande José Saramago, intervistato da Franco Marcoaldi su Repubblica il 19 novembre 2009. Nell'intervista Saramago rivela le prime due parole del suo lessico necessario: la prima è NO (che contiene la forza di ogni rivoluzione), la seconda è RISPETTO (senza buonismo, ma come presupposto della dignità e della differenza). Beh, a questo punto, chiede Marcoaldi, sono tanto più curioso di sapere qual è la terza parola. «"Bontà". Non però una bontà contemplativa, in fondo abbastanza egoista. E neppure una bontà caritatevole. Forse ricorderà quei versi di Antonio Machado che suonano: "Di ciò che gli uomini chiamano/ virtù, giustiziae bontà/ una metà è invidia e l'altra, non è carità". Per questo penso a quella che si potrebbe definire "bontà attiva", virtù tanto più difficile perché si manifesta in un periodo storico in cui è palesemente disprezzata, annichilita dal cinismo imperante». Di sicuro, non è una parola à la page. «In effetti non è facile oggi invitare la gente ad essere buona. Ma per quel che mi riguarda, la bontà viene addirittura prima dell'intelligenza, o meglio è la forma più alta dell'intelligenza. E' una bontà che si manifesta nella pratica quotidiana; che non è animata da nessun pensiero salvifico sull'intera umanità; che si accontenta di far "lavorare" il proprio minuscolo granello di sabbia. Nel tentativo di recuperare una relazione umana che sia effettivamente tale». Ho qui il suo Quaderno, dove lei scrive: «Se mi dicessero di disporre in ordine di precedenza la carità, la giustizia e la bontà, metterei al primo posto la bontà, al secondo la giustizia e al terzo la carità. Perché la bontà, da sola, già dispensa la giustizia e la carità, perché la giustizia giusta già contiene in sé sufficiente carità. La carità è ciò che resta quando non c'è bontà né giustizia». «Aggiungerei una piccola postilla. Sono sufficientemente vecchio e sufficientemente scettico per rendermi conto che la "bontà attiva", come io la chiamo, ha ben poche possibilità di trasformarsi in un orizzonte sociale condiviso. Può però diventare la molla individuale del singolo, il miglior contravveleno di cui può dotarsi quell'"animale malato" che è l'uomo». |

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