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  <subtitle>©Roberto Valentini</subtitle>
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    <title>Nuova storia eroica</title>
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    <updated>2010-01-08T08:54:48Z</updated>
    <published>2010-01-07T11:29:30Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;CHITTAGONG, 22&amp;deg; 47' N, 91&amp;deg; 57' E&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;font size="3"&gt;Nasce in Bangladesh, terzo di quattordici figli, cinque dei quali morti in et&amp;agrave; infantile. Si laurea in economia, ottiene il dottorato negli Stati Uniti e, tornato in patria, diventa capo del Dipartimento Economico dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; del suo paese natale. Se questa storia finisse qui, il protagonista andrebbe gi&amp;agrave; considerato un eroe. E invece per Muhammad Yunus non siamo che all&amp;rsquo;inizio di una vicenda incredibile. Sensibile allo stato d&amp;rsquo;indigenza che lo circonda, a poco a poco il professore si convince che le montagne di teorie accumulate durante gli studi siano del tutto inapplicabili alla realt&amp;agrave; del suo paese. E cos&amp;igrave; anzich&amp;eacute; adagiarsi in una brillante carriera accademica, decide di scendere nelle strade, incontrare gli abitanti pi&amp;ugrave; poveri del villaggio e indagare i meccanismi che li condannano a un&amp;rsquo;eterna miseria. Scopre che il debito che costringe le quarantadue famiglie di Chittagong alla fame non supera i ventisette dollari complessivi. Il problema &amp;egrave; che vista l&amp;rsquo;assoluta mancanza di &amp;ldquo;garanzie&amp;rdquo; le banche non sono disposte a concedere crediti. In pi&amp;ugrave; aprire pratiche per cifre cos&amp;igrave; esigue, per gli istituti di credito &amp;egrave; sconveniente: i costi sarebbero sproporzionati al reale guadagno.  Eppure sono molte le persone che vorrebbero darsi da fare per iniziare un&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; in proprio e Muhammad Yunus &amp;egrave; deciso a trovare una soluzione. Nasce cos&amp;igrave; il progetto rivoluzionario del microcredito che si concretizza con l&amp;rsquo;istituzione sperimentale della Grameen Bank: abbattendo i costi interni, eliminando quasi del tutto le documentazioni cartacee e le relative spese, adottando sistemi innovativi come la possibilit&amp;agrave; di concedere prestiti a piccoli gruppi di persone, il professore riesce a rendere accessibile il credito anche agli individui pi&amp;ugrave; indigenti. In pochi anni i clienti superano i ventottomila e la Grameen Bank diventa una stabile istituzione finanziaria, il cui 92% di azioni &amp;egrave; posseduto dai clienti. La determinazione di Muhammad Yunus ha strappato alla povert&amp;agrave; migliaia di persone, ed &amp;egrave; risultata vincente per la crescita economica e sociale dell&amp;rsquo;intero Bangladesh. &amp;ldquo;Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa fosse la povert&amp;agrave;&amp;rdquo; afferma sicuro il professore. E a giudicare da quanto &amp;egrave; riuscito a fare, viene da credere che sia possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Muhammad Yunus, economista, (1940)&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</content>
    <summary>CHITTAGONG, 22&amp;deg; 47' N, 91&amp;deg; 57' ENasce in Bangladesh, terzo di quattordici figli, cinque dei quali morti in et&amp;agrave; infantile. Si laurea in economia, ottiene il dottorato negli Stati Uniti e, tornato in patria, diventa capo del Dipartimento ...</summary>
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    <title>Nuova storia eroica</title>
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    <updated>2009-12-10T08:59:25Z</updated>
    <published>2009-12-10T08:59:25Z</published>
    <content>&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;ANAHEIM, CALIFORNIA, 33&amp;deg; 50&amp;rsquo; N 117&amp;deg; 54&amp;rsquo; W&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;California, 1938. Nell&amp;rsquo;America degli anni bui, della miseria, della depressione, capita che un ragioniere n&amp;eacute; migliore n&amp;eacute; peggiore di tanti altri perda il posto di lavoro. E cos&amp;igrave;, come tanti, come quasi tutti, deve ricominciare da zero inventandosi un modo per sbarcare il lunario. Clarence Leonidas Fender, Leo per gli amici, non si perde d&amp;rsquo;animo e decide di puntare tutto sulle sue passioni vere, quelle che lo accompagnano fin da quando &amp;egrave; poco pi&amp;ugrave; che un bambino: la musica e l&amp;rsquo;elettronica. Comincia a riparare apparecchi radio, amplificatori, strumenti e ogni sorta di congegni elettrici. Il suo negozio-laboratorio diventa ben presto un punto di riferimento per i musicisti e Leo non impiega molto a capire che pu&amp;ograve; fare ancora di pi&amp;ugrave;: &amp;ldquo;Se qualcosa &amp;egrave; semplice da riparare, &amp;egrave; semplice da costruire&amp;rdquo; si dice, senza immaginare che questa massima sarebbe passata alla storia, e decide che &amp;egrave; il momento di progettare una chitarra tutta sua. &amp;Egrave; cos&amp;igrave; che nasce la Fender Stratocaster, la chitarra che segna l&amp;rsquo;inizio di una nuova era per la musica, diventando l&amp;rsquo;icona del rock in tutto il mondo; non dalle mani sapienti di un esperto liutaio, n&amp;eacute; dalla mente esatta di un ingegnere plurilaureato, ma dall&amp;rsquo;entusiasmo e dall&amp;rsquo;impegno di un uomo che non sembrava differente da tanti altri. Da Jimi Hendrix a Eric Clapton, da Mark Knopfler a George Harrison, sono diversi i giganti della musica che probabilmente hanno ringraziato il destino per aver fatto perdere a Leo il suo posto da ragioniere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Clarence Leonidas &amp;ldquo;Leo&amp;rdquo; Fender, imprenditore (1909 &amp;ndash; 1991)&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;</content>
    <summary>ANAHEIM, CALIFORNIA, 33&amp;deg; 50&amp;rsquo; N 117&amp;deg; 54&amp;rsquo; WCalifornia, 1938. Nell&amp;rsquo;America degli anni bui, della miseria, della depressione, capita che un ragioniere n&amp;eacute; migliore n&amp;eacute; peggiore di tanti altri perda il posto di lavoro. ...</summary>
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    <title>2 storie eroiche</title>
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    <updated>2009-11-26T10:01:59Z</updated>
    <published>2009-11-26T09:55:17Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;KIEV, 50&amp;deg;27&amp;rsquo; N 30&amp;deg;30&amp;rsquo; E &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;br /&gt;Il pensionato attraversa la strada trascinando a fatica una pompa a staffa, tutta arrugginita. Si ferma spesso durante il tragitto, appoggiandosi all&amp;rsquo;arnese come fosse un curioso modello di bastone da passeggio; difficile stabilire chi sia il pi&amp;ugrave; vecchio dei due. &lt;br /&gt;Un&amp;rsquo;auto frena di colpo. La signora bene d&amp;agrave; due colpi di clacson, guardandolo come si guarda un bambino scoperto nel mezzo di una marachella.&lt;br /&gt;Finalmente raggiunge una panchina ai margini del marciapiede. Si siede per rifiatare, tenendo una mano sul manubrio della pompa. Osserva le automobili incastrarsi tra loro, occupando ogni centimetro di quel fazzoletto d&amp;rsquo;asfalto, come in uno sconclusionato balletto di metallo, in cui il rumore si &amp;egrave; sostituito alla musica.&lt;br /&gt;Quando si rialza, un po&amp;rsquo; rinfrancato, estrae dal borsello sgualcito un gran catenaccio di ferro &amp;ndash; chiss&amp;agrave; poi come faceva a stare tutto l&amp;igrave; dentro? &amp;ndash; si china e comincia a trafficare attorno al piede della pompa. Deve costargli una gran fatica, perch&amp;eacute; si rialza spesso durante il lavoro.&lt;br /&gt;Di tanto in tanto qualcuno si ferma a osservarlo. Persino un automobilista accosta, inserendo le quattro frecce. Quando finisce c&amp;rsquo;&amp;egrave; gi&amp;agrave; un piccolo capannello di persone che osserva quella misteriosa e indecifrabile opera d&amp;rsquo;arte: una vecchia pompa da bicicletta incatenata a una panchina. Incurante di tutti gli sguardi si dilegua in quel serpente di auto con un passo leggero, che sembra quasi non sfiorare l&amp;rsquo;asfalto. &lt;br /&gt;Le persone non sanno bene cosa pensare, esitano ad avvicinarsi. &lt;br /&gt;Si fa largo un bambino, spingendo a piedi una mountain bike quasi nuova. &lt;br /&gt;-Proprio quello che mi serviva- dice infilando il beccuccio della pompa nella gomma sgonfia della bicicletta. Anche un distinto signore prende coraggio, e gonfia le gomme della sua bicicletta. Poi &amp;egrave; la volta di un altro, e un altro ancora. &lt;br /&gt;Ora che &amp;egrave; dall&amp;rsquo;altra parte della strada, il vecchio si gira a contemplare la scena: lui, che ha passato la vita intera a rifornire automobili, si sentiva in dovere di regalare un po&amp;rsquo; d&amp;rsquo;aria alla citt&amp;agrave;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Storia ispirata a fatti realmente accaduti.&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;MELEGNANO, 45&amp;deg;22&amp;rsquo; N 9&amp;deg;19&amp;rsquo; E&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La piscina sorge in un quartiere di periferia a nord del paese. I proprietari sopravvivono da anni tra minacce, furtarelli, piccoli atti di vandalismo, ma non si decidono a chiudere: nonostante le frequentazioni poco raccomandabili, quel luogo rimane uno dei pochi centri di aggregazione in tutto il quartiere. Senza la piscina, i gestori lo sanno bene, molti ragazzi trascorrerebbero i loro pomeriggi in strada. Ma in piscina ci sono dei bulli extracomunitari, che rendono la vita difficile agli altri bagnanti: schiamazzi, rifiuto di indossare cuffie, partite di calcio tra i bagnanti. A poco sono valse le imposizioni dei bagnini e la gente comincia a non poterne pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;-Ci pensiamo noi- dice una mattina Detar, un ragazzo albanese che vive in quel quartiere. &lt;br /&gt;&amp;Egrave; immigrato in Italia da una decina d&amp;rsquo;anni e dopo i primi tempi si &amp;egrave; saputo sistemare. &lt;br /&gt;-L&amp;rsquo;associazione che ho fondato&amp;ndash; spiega ai proprietari&amp;ndash; raccoglie una trentina di immigrati da ogni parte del mondo: serbi, magrebini, siriani&amp;hellip; promuoviamo attivit&amp;agrave; d&amp;rsquo;integrazione: alcuni di noi possono dare una mano qui, e nel frattempo questa attivit&amp;agrave; aiuter&amp;agrave; loro a integrarsi in Italia.&lt;br /&gt;-Sareste una sorta di vigilantes?&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font size="3"&gt;-No, niente divise, n&amp;eacute; pistole. La nostra arma &amp;egrave; il dialogo. Certe volte i ragazzi difficili ascoltano pi&amp;ugrave; volentieri uno come loro, che capisce i loro problemi, che magari ha vissuto le loro stesse difficolt&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Ben presto quattro di quei ragazzi, tra cui Detar, vengono assunti in piscina. Usano parole invece di divieti, inventano attivit&amp;agrave; costruttive anzich&amp;eacute; reprimere, a poco a poco l&amp;rsquo;atmosfera della piscina diventa serena e vivibile. Lavorando sodo, giorno dopo giorno, dimostrano con i fatti quello che a parole non &amp;egrave; sempre facile capire: collaborando, italiani e stranieri possono fare molto. Anche in materia di sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Storia ispirata a fatti realmente accaduti, Detar &amp;egrave; un nome di fantasia.&lt;/em&gt; &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</content>
    <summary>KIEV, 50&amp;deg;27&amp;rsquo; N 30&amp;deg;30&amp;rsquo; E Il pensionato attraversa la strada trascinando a fatica una pompa a staffa, tutta arrugginita. Si ferma spesso durante il tragitto, appoggiandosi all&amp;rsquo;arnese come fosse un curioso modello di bastone da ...</summary>
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    <title>3 nuove storie eroiche</title>
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    <updated>2009-11-26T09:59:11Z</updated>
    <published>2009-11-26T09:44:21Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;PARIS, 48&amp;deg;51&amp;rsquo; N  2&amp;deg;22&amp;rsquo;E&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;br /&gt;&amp;ldquo;Parigi, Rouen, Le Havre, una sola citt&amp;agrave; di cui la Senna &amp;egrave; la grande via&amp;rdquo; vagheggiava Napoleone nel 1802, con lo sguardo perso all&amp;rsquo;orizzonte. La grandezza di Antoine Grumbach, urbanista di origine algerina, non sta tanto nell&amp;rsquo;aver capito che quel sogno, a distanza di due secoli, pu&amp;ograve; essere realizzato, ma nell&amp;rsquo;averlo fatto suo, nell&amp;rsquo;averne saputo capire la portata.&lt;br /&gt;In questo sogno non trovano posto costruzioni spettacolari, premi internazionali, architetture scenografiche da copertina, ma intuizioni cos&amp;igrave; pragmatiche da diventare rivoluzionarie. &lt;br /&gt;Nella visione di Antoine il sogno di un&amp;rsquo;unica metropoli che si snoda da Parigi fino a Le Havre seguendo il corso della Senna, rappresenterebbe la fine della citt&amp;agrave; cos&amp;igrave; come la conosciamo: una macchia che si allarga a partire da un centro, destinata a produrre emarginazione man mano che si espande verso la periferia; e segnerebbe al contempo l&amp;rsquo;inizio di una nuova era, in cui citt&amp;agrave; e natura non sono pi&amp;ugrave; contrapposte, ma si integrano armonicamente nel paesaggio urbano.&lt;br /&gt;Quello di Antoine &amp;egrave; tra i dieci progetti selezionati per disegnare il volto della Parigi del futuro, e ora l&amp;rsquo;urbanista &amp;egrave; impegnato in un vero e proprio road-show per convincere i politici locali a superare gli antichi localismi e a collaborare insieme per trasmroare il sogno in realt&amp;agrave;. A partire da un&amp;rsquo;idea semplice: una pista ciclabile lungo tutta la Senna. Saper sognare, tenendo i piedi per terra: a volte &amp;egrave; questa la capacit&amp;agrave; che distingue un eroe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Antoine Grumbach (1942) architetto e urbanista. &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;NAPOLI, 40&amp;deg;49' N 14&amp;deg; 94' E&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;br /&gt;Ce la metto tutta per convincermi che sia neve, o almeno acqua molto densa. E invece quella che scende illuminata dal lampione, oltre il vetro appannato della finestra, &amp;egrave; solo pioggia.&lt;br /&gt;-Mara!&amp;ndash; la nonna mi sorprende con ancora la faccia schiacciata contro il vetro, m&amp;rsquo;incastra prima che possa scansarmi e mi schiocca un bacio sulla guancia libera. &lt;br /&gt;Lo so gi&amp;agrave; che mi metteranno a sedere di fianco a lei, durante la cena. A me non piace la cena della vigilia, e neanche stare vicino alla nonna mi piace poi tanto. Ha un odore come di medicina e mi riempie sempre il piatto due volte.&lt;br /&gt;Alla cena della vigilia si mangia il pesce, e la mamma si preoccupa tutto il giorno perch&amp;eacute; il risultato sia perfetto. Sta dal mattino fino alla sera a trafficare in cucina, e diventa nervosa e si arrabbia con il pap&amp;agrave; e con me e con tutti. Io lo odio il pesce. &lt;br /&gt;Allora la mamma mi prepara il pillo. In verit&amp;agrave; lo so benissimo che &amp;egrave; pollo, solo che anche il pollo le ho detto una volta che mi piaceva poco, allora lei si &amp;egrave; inventata che non era pollo, ma pillo. Mi ha fatto ridere questa idea del pillo, cos&amp;igrave; ho deciso di crederci. Da allora, ogni volta che fa il pollo, mi dice che ha preparato il pillo, e io lo mangio pi&amp;ugrave; volentieri.&lt;br /&gt;La stessa cosa vale per Babbo Natale: il pap&amp;agrave; si traveste ogni anno e sta attento a non farsi cadere la barba finta, e poi si sforza di parlare con il vocione. Allora, per non deluderlo, fingo di credere che Babbo Natale esista davvero, e scrivo anche la letterina ogni anno, e quando ricevo il regalo dico: -Grazie Babbo Natale. &lt;br /&gt;Forse, quando sar&amp;ograve; grande anche io, passer&amp;ograve; la Vigilia come i miei genitori, lavorando e stancandomi tutto il giorno, mangiando il pesce e brindando la sera. &lt;br /&gt;Forse il Natale &amp;egrave; come il pillo: se riesci a credere che ti render&amp;agrave; felice, ti rende felice. &lt;br /&gt;Mia nonna mi riempie di nuovo il piatto di spaghetti, ma io non protesto. Guardo i miei genitori, e poi guardo fuori dalla finestra. &lt;br /&gt;Mi sembra quasi che le gocce si siano trasformando in neve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Storia ispirata a fatti realmente accaduti, Mara &amp;egrave; un nome di fantasia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;PORDENONE 45&amp;deg;13' N 10&amp;deg;45' E&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;         &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;-In questa azienda una cosa del genere non si &amp;egrave; mai verificata- disse il presidente.&lt;br /&gt;-Non ci sono alternative, lo sa anche lei- rispose l&amp;rsquo;A.D allungandogli il piano di ristrutturazione.&lt;br /&gt;-Abbiamo gi&amp;agrave; preparato l&amp;rsquo;elenco di esuberi- intervenne il direttore generale- ma se ha altre idee&amp;hellip;.&lt;br /&gt;-Ci penser&amp;ograve;- disse il presidente uscendo con il foglio in mano. Era facile per loro, venivano da Milano, dalla finanza creativa, mica come lui che in quell&amp;rsquo;azienda ci era nato e cresciuto.&lt;br /&gt;Alla riunione decisiva il presidente si alz&amp;ograve; in piedi.&lt;br /&gt;-Quello che sto per dirvi &amp;egrave; spiacevole- disse rivolto a dirigenti, quadri, rappresentanti sindacali.&lt;br /&gt;-La crisi ci sta mettendo in ginocchio.&lt;br /&gt;Indugi&amp;ograve; sull&amp;rsquo;amministratore delegato e prosegu&amp;igrave;: &lt;br /&gt;-Come i miei collaboratori mi hanno suggerito, i tagli sono inevitabili. Primo: ricorreremo alla cassa integrazione, ma a rotazione.&lt;br /&gt;Sfid&amp;ograve; di nuovo lo sguardo dell&amp;rsquo;A.D. e continu&amp;ograve;: &lt;br /&gt;-Secondo: riporteremo in azienda le attivit&amp;agrave; in sub appaltato.&lt;br /&gt;Amministratore delegato e direttore generale si guardarono, niente di quanto stava dicendo il presidente corrispondeva al loro piano.&lt;br /&gt;-Terzo: anche amministratori e dirigenti subiranno un taglio dei compensi del 30%. Compreso, ovviamente, il sottoscritto, che anzi rinuncia al 100%. Se i dipendenti dovranno stringere i denti, lo faremo anche noi.&lt;br /&gt;La riunione fin&amp;igrave; in uno scroscio di applausi ai quali, un poco in ritardo, si unirono anche quelli dell&amp;rsquo;amministratore delegato e del direttore generale. &lt;/font&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia ispirata a fatti realmente accaduti.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</content>
    <summary>PARIS, 48&amp;deg;51&amp;rsquo; N  2&amp;deg;22&amp;rsquo;E&amp;ldquo;Parigi, Rouen, Le Havre, una sola citt&amp;agrave; di cui la Senna &amp;egrave; la grande via&amp;rdquo; vagheggiava Napoleone nel 1802, con lo sguardo perso all&amp;rsquo;orizzonte. La grandezza di Antoine Grumbach, ...</summary>
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    <title>Lessico necessario di José Saramago</title>
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    <updated>2009-11-22T22:21:17Z</updated>
    <published>2009-11-22T22:21:17Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Per non dimenticarle riporto le parole del grande Jos&amp;eacute; Saramago, intervistato da Franco Marcoaldi&amp;nbsp;su Repubblica il 19 novembre 2009. &lt;/font&gt;&lt;font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Nell'intervista Saramago rivela le prime due parole del suo lessico necessario: la prima &amp;egrave; NO (che contiene la forza di ogni rivoluzione), la seconda&amp;nbsp;&amp;egrave; RISPETTO (senza buonismo, ma come presupposto della dignit&amp;agrave; e della differenza). &lt;/font&gt;&lt;font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Beh, a questo punto, chiede Marcoaldi,&amp;nbsp;sono tanto pi&amp;ugrave; curioso di sapere qual &amp;egrave; la terza parola. &amp;laquo;&amp;quot;Bont&amp;agrave;&amp;quot;. Non per&amp;ograve; una bont&amp;agrave; contemplativa, in fondo abbastanza egoista. E neppure una bont&amp;agrave; caritatevole. Forse ricorder&amp;agrave; quei versi di Antonio Machado che suonano: &amp;quot;Di ci&amp;ograve; che gli uomini chiamano/ virt&amp;ugrave;, giustiziae bont&amp;agrave;/ una met&amp;agrave; &amp;egrave; invidia e l'altra, non &amp;egrave; carit&amp;agrave;&amp;quot;. Per questo penso a quella che si potrebbe definire &amp;quot;bont&amp;agrave; attiva&amp;quot;, virt&amp;ugrave; tanto pi&amp;ugrave; difficile perch&amp;eacute; si manifesta in un periodo storico in cui &amp;egrave; palesemente disprezzata, annichilita dal cinismo imperante&amp;raquo;. Di sicuro, non &amp;egrave; una parola &amp;agrave; la page. &amp;laquo;In effetti non &amp;egrave; facile oggi invitare la gente ad essere buona. Ma per quel che mi riguarda, la bont&amp;agrave; viene addirittura prima dell'intelligenza, o meglio &amp;egrave; la forma pi&amp;ugrave; alta dell'intelligenza. E' una bont&amp;agrave; che si manifesta nella pratica quotidiana; che non &amp;egrave; animata da nessun pensiero salvifico sull'intera umanit&amp;agrave;; che si accontenta di far &amp;quot;lavorare&amp;quot; il proprio minuscolo granello di sabbia. Nel tentativo di recuperare una relazione umana che sia effettivamente tale&amp;raquo;. Ho qui il suo Quaderno, dove lei scrive: &amp;laquo;Se mi dicessero di disporre in ordine di precedenza la carit&amp;agrave;, la giustizia e la bont&amp;agrave;, metterei al primo posto la bont&amp;agrave;, al secondo la giustizia e al terzo la carit&amp;agrave;. Perch&amp;eacute; la bont&amp;agrave;, da sola, gi&amp;agrave; dispensa la giustizia e la carit&amp;agrave;, perch&amp;eacute; la giustizia giusta gi&amp;agrave; contiene in s&amp;eacute; sufficiente carit&amp;agrave;. La carit&amp;agrave; &amp;egrave; ci&amp;ograve; che resta quando non c'&amp;egrave; bont&amp;agrave; n&amp;eacute; giustizia&amp;raquo;. &amp;laquo;Aggiungerei una piccola postilla. Sono sufficientemente vecchio e sufficientemente scettico per rendermi conto che &lt;strong&gt;la &amp;quot;bont&amp;agrave; attiva&amp;quot;,&lt;/strong&gt; come io la chiamo, ha ben poche possibilit&amp;agrave; di trasformarsi in un orizzonte sociale condiviso. &lt;strong&gt;Pu&amp;ograve; per&amp;ograve; diventare la molla individuale del singolo&lt;/strong&gt;, il miglior contravveleno di cui pu&amp;ograve; dotarsi quell'&amp;quot;animale malato&amp;quot; che &amp;egrave; l'uomo&amp;raquo;.&lt;/font&gt; &lt;/p&gt;</content>
    <summary>Per non dimenticarle riporto le parole del grande Jos&amp;eacute; Saramago, intervistato da Franco Marcoaldi&amp;nbsp;su Repubblica il 19 novembre 2009. Nell'intervista Saramago rivela le prime due parole del suo lessico necessario: la prima &amp;egrave; NO (che ...</summary>
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    <title>3 storie eroiche</title>
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    <updated>2009-11-19T18:14:14Z</updated>
    <published>2009-11-19T18:14:14Z</published>
    <content>&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica','sans-serif'"&gt;&lt;font size="2"&gt;ROMA&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;41&amp;deg;53&amp;quot;N 12&amp;deg;28&amp;quot;E&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left; line-height: normal" align="left"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; letter-spacing: -0.15pt; font-size: 12pt"&gt;-Non ho tempo!- sbotta al telefono Lisa Colonna. Il responsabile dei Servizi Sociali vuole appiopparle una separazione tra due immigrati marocchini. L'avvocatessa &amp;egrave; presa da una causa milionaria, il fallimento di una impresa edile, e non ha spazio per casi in gratuito patrocinio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left; line-height: normal" align="left"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; letter-spacing: -0.15pt; font-size: 12pt"&gt;-Si tratta di un'immigrata regolare, senza lavoro e con un figlio. Il marito ha iniziato a tradirla appena arrivato in Italia e ora lei vuole separarsi.&lt;br /&gt;Sar&amp;agrave; forse per un rigurgito di solidariet&amp;agrave; femminile che sospira:&lt;br /&gt;-E va bene, le dica di venire domattina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left; line-height: normal" align="left"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; letter-spacing: -0.15pt; font-size: 12pt"&gt;Il caso &amp;egrave; rognoso. In Marocco la poligamia &amp;egrave; legale e Lisa deve districarsi tra normative impervie, ma Karima, la sua assistita, si dimostra determinata forse perch&amp;eacute; sa che &amp;egrave; l'occasione per cambiare vita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left; line-height: normal" align="left"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; letter-spacing: -0.15pt; font-size: 12pt"&gt;Alla fine ce la fanno: il giudice impone al marito un assegno che significa rinascita. Una settimana dopo Karima suona allo studio legale. Ha qualcosa in mano che emana un buon odore. Le impiegate la guardano curiose e quando l'avvocatessa compare, Karima le porge il vassoio di terracotta decorata. Dentro c'&amp;egrave; un meraviglioso &lt;em&gt;cous cous&lt;/em&gt; alle verdure, il suo modo di sdebitarsi. Lisa Colonna lo assaggia trattenendo un sorriso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left; line-height: normal" align="left"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; letter-spacing: -0.15pt; font-size: 12pt"&gt;&amp;quot;E' l'ultima volta che accetto un gratuito patrocinio &amp;quot; pensa, ma sa che non &amp;egrave; vero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"&gt;Racconto ispirato a fatti realmente accaduti, i nomi sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica','sans-serif'"&gt;CASTELVETRO&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black; font-size: 9pt"&gt;44&amp;deg;30&amp;prime;N 10&amp;deg;56&amp;prime;E&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black"&gt;&amp;#65279;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica','sans-serif'"&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left; line-height: normal" align="left"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; letter-spacing: -0.15pt; font-size: 12pt"&gt;Sullo schermo appare la notifica di una nuova mail: l'oggetto recita &amp;quot;Offerta Riservata&amp;quot;.&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Risvegliata dalla noia di un pomeriggio novembrino, Roberta Rossi, addetta all'ufficio acquisti di un'azienda alimentare, legge il contenuto, proveniente da un fornitore cui ogni tanto l'azienda ricorre: una partita di carni suine a un prezzo senza concorrenti. &amp;quot;Al mio capo piacer&amp;agrave;&amp;quot; pensa Roberta. Le festivit&amp;agrave; natalizie sono alle porte e l'azienda dove lavora con contratto a tempo determinato produce cotechini e zamponi di fascia media. Scorre riga dopo riga, scopre che le carni provengono dall'Irlanda, e le si accende un campanello d'allarme: i giornali hanno denunciato una partita di materie prime provenienti da quel paese con un contenuto di diossina superiore ai limiti di legge. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left; line-height: normal" align="left"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; letter-spacing: -0.15pt; font-size: 12pt"&gt;&amp;quot;Magari mi prolungher&amp;agrave; in contratto&amp;quot; si dice Roberta, soffermandosi di nuovo sul prezzo. Esegue a mente qualche conto e si accorge di quanto l'azienda guadagnerebbe, utilizzando quella carne per produrre i propri cotechini e quanto il capo sarebbe contento. Medita ancora qualche istante e si sofferma un'ultima volta sul prezzo. Poi clicca l'opzione Reply e risponde: &amp;quot;Spiacenti, proposta non conforme.&amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica','sans-serif'"&gt;Storia ispirata a fatti realmente accaduti, Roberta Rossi &amp;egrave; un nome di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica','sans-serif'"&gt;&lt;font size="2"&gt;PALERMO&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;38&amp;deg;07&amp;acute;N&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;013&amp;deg;22&amp;acute;E&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left; line-height: normal" align="left"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; letter-spacing: -0.15pt; font-size: 12pt"&gt;&amp;quot;Sequestrarlo e ucciderlo&amp;quot; aveva ordinato il boss. E cos&amp;igrave; doveva essere: Ultimo sarebbe stato torturato in una prigione della mafia e poi assassinato. La sua esecuzione, comunicata a tutta Italia, avrebbe dovuto essere esemplare. Perch&amp;eacute; lui, Ultimo, &amp;egrave; il carabiniere che aveva osato sfidare il boss dei boss. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left; line-height: normal" align="left"&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; letter-spacing: -0.15pt; font-size: 12pt"&gt;Dopo quell'arresto leggendario di tanti anni prima, fu messo sotto scorta e trasferito a Roma. Anno dopo anno per&amp;ograve;, anche a causa delle accuse di &amp;quot;condotte omissive e arbitrarie&amp;quot; rivolte ad alcuni appartenenti all'Arma, &amp;egrave; stato lasciato sempre pi&amp;ugrave; solo. Fino a quando la scelta di revocare la sua scorta &amp;egrave; diventata ufficiale. La mafia non dimentica e i compagni temono ancora per la sua incolumit&amp;agrave;. E cos&amp;igrave; centoventi carabinieri del nucleo scorte di Palermo si sono fatti avanti per proteggere volontariamente, con le proprie auto e fuori dal servizio, il loro &amp;quot;capitano&amp;quot;, disposti a sacrificare il proprio tempo libero. &amp;quot;Gesti che uniscono&amp;quot; ha commentato il sindacato dei carabinieri. Spesso c'&amp;egrave; bisogno di eroi, per non lasciar solo un eroe.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica','sans-serif'"&gt;Sergio &amp;quot;Ultimo&amp;quot; de Caprio (&lt;span style="color: black"&gt;1961), &lt;/span&gt;carabiniere e i suoi compagni d'arma &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content>
    <summary>&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; ROMA&amp;nbsp; 41&amp;deg;53&amp;quot;N 12&amp;deg;28&amp;quot;E-Non ho tempo!- sbotta al telefono Lisa Colonna. Il responsabile dei Servizi Sociali vuole appiopparle una separazione tra due immigrati marocchini. L'avvocatessa &amp;egrave; presa da una causa ...</summary>
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    <title>4 storie eroiche di Diego Fontana</title>
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    <updated>2009-11-13T17:39:00Z</updated>
    <published>2009-11-13T17:35:04Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Marmirolo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 9pt"&gt;45&amp;deg;13'N 10&amp;deg;45' E&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;All'inizio erano tutti contrari: consulenti, tecnici, esperti di produzione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;&amp;quot;Gli scarti sono materia sporca, sono pieni d'impurit&amp;agrave;&amp;quot;,&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;gli dicevano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;&amp;quot;Ma cosa fai, produci pannelli dall'immondizia?&amp;quot;, gli dicevano. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;A sentir loro, la commercializzazione non sarebbe potuta che andar male.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;E cos&amp;igrave;, in effetti, fu per i primi tempi. Ma si trattava di un uomo con la testa dura, formatosi in una terra dalle indelebili tradizioni contadine; un uomo che riponeva una fede&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;cieca in una massima su tutte: &amp;quot;Del maiale non si butta via niente&amp;quot;. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;La sua intuizione fu quella di applicare questo assioma anche al campo del legname. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Man mano che il tempo passava, impar&amp;ograve; a raffinare la pulitura e a ottimizzare la produzione, fino a ottenere - unico caso al mondo - pannelli truciolari utilizzando il 100% di legno riciclato.&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;La sua perseveranza e la sua visionariet&amp;agrave; hanno dimostrato che l'ecologia pu&amp;ograve; essere realmente una via da percorrere, ben prima che l'ecosostenibilit&amp;agrave; diventasse una scelta quasi obbligata per ogni azienda del pianeta. Oggi il gruppo, guidato dal figlio, fattura 850 milioni di euro all'anno, salvando dall'abbattimento circa 10.000 alberi al giorno. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Storia vera di un imprenditore che preferisce restare anonimo&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;London, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 9pt"&gt;51&amp;deg;30' N 00&amp;deg;07' W &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;- Mai come ora il mercato richiede auto solenni, imponenti - insistette il capo ingegnere, con la testa china su un mucchio di scartoffie piene di analisi, dati e grafici. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;- E io ripeto che non sono d'accordo - si alz&amp;ograve; in piedi il responsabile vendite - il settore dell'auto di lusso &amp;egrave; stabile, ma non in crescita. I nostri progetti dovrebbero andare nella direzione di un'auto di classe, ma anche sportiva.&lt;br /&gt;- La gente &amp;egrave; sensibile al tema sicurezza - disse il direttore di produzione, con lo sguardo rivolto al presidente, in cerca di approvazione - prima di tutto dobbiamo dare l'idea di un'auto sicura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;- No! - s'infervor&amp;ograve; l'amministratore delegato agitando il sigaro nell'aria - aggiungere orpelli come le cinture di sicurezza, pu&amp;ograve; far passare il messaggio contrario, e cio&amp;egrave; che l'auto non sia sicura!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;- Un cammello &amp;egrave; un cavallo disegnato da un comitato - disse un progettista che fino a quel momento era rimasto in disparte, alzandosi in piedi con un aplomb inglese, lui che era nato a Izmir, in Turchia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Se ne and&amp;ograve; dalla riunione senza chiedere il permesso, avendo l'accortezza di non sbattere la porta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Si chiamava Alec Issigonis, e pi&amp;ugrave; ancora che per questa affermazione, divenne celebre in tutto il mondo per l'auto che progett&amp;ograve; chiuso nel suo ufficio, senza pensare al marketing,&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;alle analisi di mercato, alle percentuali di vendita. Perseguendo solo la sua idea visionaria realizz&amp;ograve; la Mini Morris, l'auto che rivoluzion&amp;ograve; il concetto stesso di auto: un'utilitaria dal prezzo accessibile, che offriva spazio interno come nessun'altra prima d'allora. Costru&amp;igrave; un'auto pensando alle persone che l'avrebbero usata, e fu un successo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Alec Issigonis, designer 1906-1988&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;New York, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 9pt"&gt;40&amp;deg;34' N&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;74&amp;deg;00'W&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Il tavolo di mogano occupava quasi tutta la sala riunioni, ma solo tre persone vi erano sedute: due dirigenti dall'aspetto impeccabile e una figura enigmatica, con uno sguardo penetrante e la camicia sgualcita, la cui presenza stonava nell'eleganza asettica di quell'ufficio su Park Avenue. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;- Ebbene - disse uno dei due dirigenti - cominciamo a illustrare le caratteristiche di questo farmaco che dobbiamo lanciare sul mercato.&lt;br /&gt;- Cosicch&amp;eacute; lei avr&amp;agrave; modo di pubblicizzarlo adeguatamente - gli fece eco il collega pi&amp;ugrave; giovane, tutto contento. &lt;br /&gt;Attesero qualche istante, ma l'uomo davanti a loro non ebbe la minima reazione. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;- Vede - prese di nuovo la parola il pi&amp;ugrave; anziano - lei deve creare una pubblicit&amp;agrave; fantastica, che venda questo farmaco come un prodotto miracoloso, che va bene per il mal di testa, il mal di stomaco, il raffreddore...&lt;br /&gt;- Per tutto, insomma! - si affrett&amp;ograve; il collega trionfante.&lt;br /&gt;- Ecco - concluse il pi&amp;ugrave; anziano, girandosi soddisfatto verso il collega - il nostro farmaco va bene per tutto!&lt;br /&gt;- Bene - si alz&amp;ograve; in piedi il pubblicitario - porgendo la mano prima a uno e poi all'altro dirigente con ostentata cortesia - quando mi ammaler&amp;ograve; di &amp;quot;tutto&amp;quot;, lo prender&amp;ograve; anch'io, ma la campagna pubblicitaria ve la far&amp;agrave; qualcun altro.&lt;br /&gt;William Bernbach, che tutti chiamavano Bill, era il direttore creativo di una famosa agenzia pubblicitaria da lui stesso fondata. Con quel gesto apparentemente sfrontato, che avrebbe potuto incrinare per sempre i suoi rapporti con l'azienda farmaceutica, riusc&amp;igrave; a far rivedere le posizioni dei dirigenti riguardo la campagna pubblicitaria: niente promesse illusorie, niente proclami, ma solo messaggi veri, sostenibili e rispettosi delle persone.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;William &amp;quot;Bill&amp;quot; Bernbach, (1911- 1982) pubblicitario&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Los Angeles &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 9pt"&gt;33&amp;deg; 56' N 118&amp;deg;24' W &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 9pt; border: windowtext 1pt; padding: 0cm"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none"&gt;&amp;#65279;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;29 Ottobre 1969, dieci e mezza di sera. Il mondo intero, l&amp;agrave; fuori, deve ancora smaltire la sbornia del primo allunaggio, ignaro che la vera rivoluzione si sta compiendo sotto, e non sopra, gli occhi di tutti. Lontano dal clamore, dagli scoop, dai notiziari e dalle dirette, un professore con i piedi ben piantati sulla terra, di nome Leonard Kleinrock, se ne sta rinchiuso davanti a un polveroso e ingombrante computer: il suo dito indice, proprio come il nobile piede di un'astronauta, plana dolce sulla superficie del tasto &amp;quot;L&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Ricevuta&amp;quot; gli comunica al telefono il suo assistente, che si trova davanti al monitor di un altro elaboratore, a chilometri di distanza. Il dito del professore preme il tasto della lettera O. &amp;quot;Ricevuta&amp;quot;, gracchia di nuovo la voce al telefono. La terza lettera sarebbe dovuta essere la G, e cos&amp;igrave; via fino a comporre la parola LOGIN. &lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Ma il sistema, purtroppo, va in tilt. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Questo piccolo fallimento &amp;egrave; solo un'inezia, quello che conta &amp;egrave; che il primo seme per una rete in grado di collegare un numero potenzialmente infinito di computer, &amp;egrave; stato piantato. Da qui, anno dopo anno, germoglier&amp;agrave; il sistema che cambier&amp;agrave; il mondo per sempre: Internet.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Come diceva la diretta tv? Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanit&amp;agrave;. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; font-size: 11pt"&gt;Leonard Kleinrock, informatico (1934)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content>
    <summary>Marmirolo, 45&amp;deg;13'N 10&amp;deg;45' E All'inizio erano tutti contrari: consulenti, tecnici, esperti di produzione.&amp;quot;Gli scarti sono materia sporca, sono pieni d'impurit&amp;agrave;&amp;quot;,&amp;nbsp; gli dicevano.&amp;quot;Ma cosa fai, produci pannelli dall'immondizia?&amp;quot;, ...</summary>
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    <dc:date>2009-11-13T17:35:04Z</dc:date>
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    <title>Critica alla ragion pratica</title>
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    <updated>2009-11-06T16:22:52Z</updated>
    <published>2009-11-06T16:22:28Z</published>
    <content>&lt;font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;La citazione proviene dalla conclusione della Critica della ragion pratica: &amp;quot;Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto pi&amp;ugrave; spesso e pi&amp;ugrave; a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell'oscurit&amp;agrave;, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo, a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io invisibile, dalla mia personalit&amp;agrave;, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l'intelletto pu&amp;ograve; penetrare, e con cui (ma perci&amp;ograve; anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come l&amp;agrave;, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantit&amp;agrave; innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di natura animale che deve restituire nuovamente al pianeta (un semplice punto nell'universo) la materia della quale si form&amp;ograve;, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalit&amp;agrave; in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall'animalit&amp;agrave; e anche dall'intero mondo sensibile, almeno per quanto si pu&amp;ograve; inferire dalla determinazione conforme a fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non &amp;egrave; ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all'infinito.&amp;quot; (&lt;em&gt;Critica della ragion pratica&lt;/em&gt;, Laterza Editore, Bari, 1966, pp. 201-202&lt;/font&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;</content>
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    <title>Local Hero di Bill Forsyth</title>
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    <updated>2009-11-19T17:54:23Z</updated>
    <published>2009-11-06T16:19:48Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;img style="width: 137px; height: 172px" src="http://blognew.aruba.it/blog.localhero.it/resized//gallery//uid_1250d929c8b.250.0.jpg" alt="" width="153" height="198" /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Riporto la trama copiandola dal DVD, sperando che la &lt;em&gt;Celandine films&lt;/em&gt;, la stessa casa di produzione di Il senso della vita dei Monty Python, ci perdoni.Il magnate del petrolio Felix Harper, spedisce uno dei suoi collaboratori, Mac, in uno sperduto villaggio scozzese con il compito di raggiungere un accordo per la costruzione, lungo quel tratto di costa, di un impianto per la raffinazione del greggio. Gli abitanti locali sembrano ben disposti e felici dei guadagni che lo stabilimento potrebbe portare. Tuttavia, all'ultimo minuto, Ben Knox un tipo solitario proprietario della spiaggia in questione, si oppone. La spiaggia non &amp;egrave; in vendita e niente potr&amp;agrave; mai fargli cambiare idea, nemmeno il magnate Felix Harper, interpretato da un ottimo Burt Lancaster, che anzi sar&amp;agrave; sopraffatto dalla bellezza del luogo e decider&amp;agrave; di costruirci un osservatorio astronomico per contemplare le aurore boreali e un laboratorio oceanografico per studiare la fauna di un mare incontaminato.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</content>
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    <dc:date>2009-11-06T16:19:48Z</dc:date>
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    <title>Vision</title>
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    <updated>2009-11-13T16:15:42Z</updated>
    <published>2009-11-06T16:13:19Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Local Hero &amp;egrave; una raccolta di storie e scritture ispirate a una etica pi&amp;ugrave; vicina, che abbassi i toni e restituisca peso e prospettiva a chi si sente solo con le proprie scelte. Ci piacerebbe raccogliere storie &amp;quot;piccole&amp;quot; capaci di diventare grandi, racconti normali che nella loro solidit&amp;agrave; diventino straordinari. &lt;em&gt;Glocale&lt;/em&gt; oggi &amp;egrave; una parola ovvia, ma ci piacerebbe rimpolparla con invenzioni fresche e con storie vere cui dare nuova voce. Storie di santi contemporanei, aneddoti di cavalieri sconosciuti, racconti di virt&amp;ugrave; laiche che trionfano.&lt;br /&gt;Non ci interessa il localismo, n&amp;eacute; il no-global, ma raccogliere le esperienze improntate al coraggio della libert&amp;agrave; di scelta, quella che vince anche quando perde. Diventare un eroe locale oggi non &amp;egrave; facile perch&amp;eacute; non basta pi&amp;ugrave; uccidere i draghi o salvare le principesse, tantomeno gettare il cuore oltre l'ostacolo con sprezzo del pericolo. Occorre saper fare il proprio dovere di uomo e cittadino, di lavoratore e membro di una comunit&amp;agrave; senza &amp;quot;mentirsi addosso&amp;quot;, ma chiamando le cose per nome. &lt;br /&gt;Il titolo lo abbiamo preso a prestito da un piccolo film di 25 anni fa, &lt;a href="http://blognew.aruba.it/blog.localhero.it/Local_Hero_di_Bill_Forsyth_20821.shtml" target="_blank"&gt;Local Hero&lt;/a&gt; di Bill Forsyth, che portava avanti un messaggio &lt;em&gt;glocal&lt;/em&gt; che avrebbe fatto fortuna: se tutti viviamo bene &amp;quot;qui ed ora&amp;quot;, resistendo ai miraggi, il mondo sar&amp;agrave; un posto migliore per tutti. &lt;br /&gt;Oggi gli eroi locali sono tanti, attraversano la societ&amp;agrave; e si distinguono perch&amp;eacute; in genere resistono al livellamento al basso, marcando una differenza sostanziale: di giorno provano a camminare a testa alta, rispondendo solo alla legge morale dentro di loro, la notte dormono sereni sotto il cielo stellato, appena disturbati dalle unghie dei vampiri che grattano sui vetri. Non tutti conoscono la frase finale della &lt;/font&gt;&lt;a href="http://blognew.aruba.it/blog.localhero.it/Critica_alla_ragion_pratica_20822.shtml"&gt;&lt;font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;em&gt;Critica alla ragion pratica&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt; di Immanuel Kant (nemmeno io che ne ho un vago ricordo liceale), ma molti ne vivono gli imperativi categorici fin dalla nascita, come fosse la cosa pi&amp;ugrave; ovvia del mondo. &lt;br /&gt;Siamo certi che alla fine saranno gli eroi locali a vincere, resistendo e aggiungendo un piccolo mattone alla casa che tutti abitiamo. Localhero vuole raccogliere le loro storie, perch&amp;eacute; la sola cosa che muove il mondo sono le parole che trasmettono idee.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</content>
    <summary>Local Hero &amp;egrave; una raccolta di storie e scritture ispirate a una etica pi&amp;ugrave; vicina, che abbassi i toni e restituisca peso e prospettiva a chi si sente solo con le proprie scelte. Ci piacerebbe raccogliere storie &amp;quot;piccole&amp;quot; capaci di ...</summary>
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