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Name: Angelica Lubrano
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Quando ci presentiamo normalmente calibriamo il curriculum sul destinatario e sullo scopo che si vuole ottenere: un lavoro, il voto di un elettore… Ma cosa può interessare di me a un distratto e frettoloso navigatore a cui capiti di cliccare su questo sito? Da sempre ho sostenuto che se si vuole conoscere una persona occorre prescindere dai dati anagrafici o sociali o razziali e valutare le cose che dice o meglio che fa. Ho raccolto i miei pensieri e le cose che ho fatto e che intendo fare su questo sito perché nessuno resiste alla tentazione di lasciare traccia di sé.

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L'ORIGINE DELLE DIFFERENZE

postato da blog.lubranoangelica.it [09/11/2014 00:08]
Uno studio scientifico, letto stamani in un giornale, si riprometteva di capire se le differenze di genere sono da addebitare a cause culturali, quindi modificabili, o a dati inseriti nel DNA, e quindi naturali e immodificabili.  E’ emerso che la competitività nei Paesi occidentali è più sviluppata negli uomini che nelle donne, portate piuttosto a coordinare e a favorire processi collaborativi nelle attività di lavoro….  Hanno poi sottoposto alle stesse indagini popoli di cultura matriarcale in alcune zone dell’India, scoprendo che lì sono le donne più competitive. La conclusione dello studio riconosce quindi a EDUCAZIONE E CULTURA  i fattori più importanti nella determinazione delle differenze … minimizzando quelle iscritte nel DNA.
Tornano in mente le antiche diatribe filosofiche fra innatisti ed empiristi: le facoltà umane sono tutte iscritte nella mente degli uomini (per volontà divina ….) o si nasce con la mente come TABULA RASA su cui l’ambiente scriverà tutte le conoscenze e i comportamenti?
Kant tenta una mediazione con il suo giudizio sintetico a priori, dato  dalla contemporanea presenza di esperienza e ragione, quest’ultima provvista di categorie universali e necessarie, gli “a priori”, il modo cioè  in cui ogni individuo , ad ogni latitudine e in ogni tempo, conosce la realtà.
Ma torniamo allo studio. Spesso abbiamo constatato una scarsa attitudine nelle donne a fare squadra, a sostenersi vicendevolmente: malgrado le tante professioni di sorellanza le donne non si amano. UDI , CIF, Arcidonna… Numerose sono le associazioni femminili.   Qui un link  ne raggruppa una trentina e più:
http://www.consiglieraparitaroma.it/it/pages/associazioni-femminili.php
Non esistono corrispettive associazioni al maschile: Unione Uomini Italiani, Coordinamento Italiano Maschile , ecc.ecc…. O riviste corrispondenti a Noi Donne o Donna più, come Noi Uomini… Uomo più….
Pur essendo maggioranza in questo Paese e nel mondo, le donne NON votano le donne e c’è sempre bisogno di canali preferenziali per garantirne una sia pur minima rappresentanza, anche se tutti riconoscono che una società a misura di donne sarebbe una società più ricca e migliore per tutti, se è vero come è vero che i Paesi più moderni, più sviluppati e più civili  sono quelli a più alta presenza femminile nelle Istituzioni. Anzi spesso sono proprio le donne ad adombrare “altre” cause piuttosto che il merito per il successo e la carriera delle donne, specialmente se belle e giovani.  Un caro amico per giustificare l’”innata” ostilità delle donne verso le altre mi diceva che la diffidenza  risaliva alle origini della umanità, nella preistoria. Quando gli uomini primitivi si organizzavano per la caccia facevano subito squadra, riconoscendo un capo e accettando condizioni di subalternità, pur pronti in ogni momento a ribaltare all’occorrenza la condizione gerarchica, soffiando il primato del capo….
Le donne invece hanno sempre diffidato di ogni altra donna, vista come un pericolo per il proprio “nido familiare”, la propria prole.
Ma i comportamenti riportati attengono all’antropologia, cioè a quella disciplina che studia le caratteristiche culturali e le forme di organizzazione sociale degli esseri umani. Cioè vanno riportati all’ambiente e possono essere modificati quindi da EDUCAZIONE E CULTURA. Prendiamo ad esempio la triste vicenda della violenza contro le donne che l’atroce rosario quotidiano segnala nella cronaca nera. La violenza non nasce forse da una cultura che addirittura ancora pochi anni fa (1981)  riconosceva grandi attenuanti nel codice penale e nelle leggi di questo Paese e quindi  la facoltà agli uomini di assassinare la donna rea di aver offeso l’onore e la potestà del maschio sulla femmina?
Tornando al nostro studio le differenze di genere sono veramente determinate da diversi  modi di essere, da categorie a priori presenti nel DNA di donne e di uomini?
E in ultima analisi anche il DNA che compone la fisiologia, cioè i dati organici di ogni essere vivente non è forse  frutto di evoluzioni millenarie, mutazioni provocate dai migliori adattamenti degli organismi viventi all’ambiente?
 Ancora una volta quindi è l’ambiente a modificare gli individui.
Vi confesso che ho sempre preferito il pensiero empirista all’innatismo razionalista, ritenendolo più rivoluzionario. Sostenere che le differenze(di genere come una volta si sostenevano quelle sociali …) nascono da qualcosa di naturale e immodificabile lo ritengo massimamente reazionario e razzista.
Preferisco pensare che EDUCAZIONE E CULTURA potranno cambiare in meglio il mondo.