cosa augurarci per il 2012
![]() Stiamo vivendo un momento storico che probabilmente studieranno le generazioni future sui libri di storia (o di economia), oggi non possiamo sapere come staranno loro (i nostri nipoti), certamente nessuno di noi è in grado di sintetizzare un sentimento comune che non sia la "preoccupazione" su cosa succederà nell'anno che è alle porte. È successo quasi tutto in questo 2011, ma cosa realmente resta da portare nell'anno nuovo? Del Governo eletto dal Popolo, resta l'impianto del federalismo fiscale, con la madre di tutte le riforme che è il decreto sui costi standard,e il lavoro contro la criminalità del miglior Ministro dell'interno della storia italica: Roberto Maroni. Restano 4 manovre, imposte dal sistema massonico-bancario che poi, facendo leva sull'elemento distintivo della classe politica peninsulare, cioè il trasformismo, ha direttamente commissariato il paese, mettendoci, uno dei protagonisti della finanza "di comando" europea che, assoldando un variegato gruppo di professori e professionisti sconosciuti e non votati da nessuno, sta partorendo una serie di misure che bastonano soprattutto il nord produttivo. Il tutto in collaborazione, forse in "compartecipazione" con un presidente della repubblica che sostiene l'inesistenza della Padania. Quindi nel 2012 ci portiamo anche una mega manovra che pesa in modo abnorme sul 40% della popolazione, quella del centro-nord, che produce, almeno fino a quest'anno, il 70% del PIL reale, cioè la Padania, cioè noi, dunque quella parte che è sempre chiamata a pagare ma che secondo il presidente della repubblica italiana "non esiste". Sappiamo tutti che non finirà con questa batosta, in questi giorni si parla addirittura di "ipoteca coattiva" sulle case per "porre a servizio dello stato l'immenso patrimonio immobiliare privato degli italiani" (non sono ovviamente parole mie), ma nessuno sa fino a quanto la nostra gente potrà ancora sopportare. Imprese storiche che chiudono, un intero sistema produttivo strutturalmente sano che va in crisi per colpe non sue, i nostri anziani costretti a lavorare per tutta la vita per mantenere il sud che continua a sperperare e a evadere, accanimento contro la casa (quando al sud le stime dicono sia accatastato solo circa il 20% degli immobili), molta gente imbesuita, felice se si riducono i consiglieri comunali e le province (che costano poco, sono eletti dalla gente e soprattutto producono) e si dimenticano degli sprechi annidati negli organi della stato, dalle prefetture a i provveditorati, ecc. (il sig. Prefetto di Novara, persona assolutamente stimata, ha a disposizione un appartamento di 800 mq, due vice e un capo di gabinetto), sappiamo anche bene che la stragrande maggioranza di questo personale ha provenienza centro-meridionale, nonostante che, grazie all'impegno solitario della Lega, questa migrazione statale, ultimamente, è stata almeno rallentata (da ricordare il recente successo del governatore Cota riguardo alla priorità accordardata agli insegnanti residenti in Piemonte). Quando, qui al nord, si va a festeggiare la farsa del 150/mo o ci si prosta davanti alle sventagliate di tricolore, si approva, si condivide e ci si allinea a questo modo di concepire questo paese, creato stato dalle potenze straniere per scopi commerciali e militari,ma mai divenuto nazione. Oggi il DNA giacobino, su cui è stato progettato e costruito l'impianto dello stato centralista italiano, è profondamente in crisi e reagisce alla paura di alcune realtà regionali del nord che hanno possibilità e ragioni oggettive per rivendicare una forte autonomia economica, rafforzando il sistema centralista, secondo il docma dell'unicità della nazione e di una coesione nazionale solo teorizzata, inattuata e inattuabile da Roma. Non esiste nazione dove non c'è giustizia territoriale, dove i territori non sono considerati allo stesso modo, dove solo una parte (di cui viene perfino negata l'esistenza) è chiamata a sputare sangue ricevendo in cambio il rischio di allinearsi economicamente, se non socialmente, all'Africa, invece di vedersi finalmente proiettata verso la speranza di essere considerata come merita, cioè la regione europea più solida e florida, con i conti in regola, rispettata e riconosciuta internazionalmente. Non abbiamo bisogno di perdere ancora tempo in discussioni su cosa sia "meglio" tra la "destra" o la "sinistra", abbiamo bisogno di avere un'unica grande priorità che è il nostro territorio, cioè i nostri lavoratori, le nostre imprese, le nostre famiglie. Ecco cosa possiamo augurarci: nessun miracolo, ma solo che ai padani rispunti la consapevolezza della propria Storia e dei sacrifici compiuti dai nostri "vecchi" per darci quello che abbiamo, così che la consapevolezza risvegli l'orgoglio di cui tutti abbiamo l'assoluta necessità. Orgogliosi di essere un Popolo libero di lavorare e crescere, finalmente padrone della propria casa, la nostra terra! Basta volerlo e metterlo in pratica nella vita di tutti i giorni. Auguri! |


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