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Andrea Biondo - Il sentiero di pietra

postato da Massimo Mazzoli [03/07/2011 20:15]
foto

Per andare da mio zio bisogna percorrere un sentiero. Un sentiero al margine della strada asfaltata, lontano dal centro cittadino, un sentiero di pietra circondato dalle fronde degli alberi. Arrivati alla sua casa ci si trova in un luogo dove il tempo si è fermato, in un epoca dove le comodità della vita moderna ci appaiano lontane. Le mura di pietra costituiscono l'unico elemento umano, ed il focolare è il riparo dalle notti gelide. Gli spazzi sono piccoli, ogni cosa ha il suo posto ed ogni oggetto è un ricordo. La vita quotidiana scorre senza grandi pretese a contatto con una natura che sovrasta. Là vive mio zio in solitudine, tra passato e presente, guardando, dall'alto della sua collina, la gente giù in paese.

Andrea Biondo

 

La prima immagine del portfolio, è una immagine verbale: "Per andare da mio zio bisogna percorrere un sentiero. Un sentiero al margine della strada asfaltata, lontano dal centro cittadino, un sentiero di pietra circondato dalle fronde degli alberi."

Ce lo immaginiamo questo sentiero, silenzioso ed alberato. Ci sembra di percepire i profumi del campo e di sentire il venticello sul viso mentre ci accingiamo a percorrerlo assieme ad Andrea. Un sentiero che ci porta lontano dall'oggi verso la nostalgia di un passato, il nostro passato, dolce nel ricordo.

Ed ecco, siamo arrivati. La fotografia che inizia la serie ci mostra l'esterno, uno spazio ricoperto da un tendone dietro il quale fanno capolino le fronde di un albero, la facciata di una abitazione dalle mura di pietra non intonacata come se ne facevano una volta. La scala in alluminio, la tanica e la sedia in plastica ci dicono che siamo nell'oggi.

Ma subito il campo si restringe, l'analisi si porta sui particolari, sugli oggetti.

La vecchia diatriba sul fatto che la fotografia possa essere o meno arte, l'invettiva di Baudelaire: "... Se si permette alla fotografia di sostituire l'arte in qualcuna delle sue funzioni, essa l'avrà ben presto soppiantata o corrotta completamente, grazie alla naturale alleanza che troverà nella scempiaggine della moltitudine. Bisogna dunque che essa ritorni al suo vero compito, che è d'esser la serva delle scienze e delle arti, ma la più umile serva, come la stampa e la stenografia, che non hanno né creato né sostituito la letteratura", sono ormai superate.
Certo in una cosa la fotografia è superiore alla pittura: nella sua capacità di documentare. Dietro l'obiettivo il nostro occhio riesce a vedere cose che normalmente ci sfuggono e ci si rivelano i significati profondi.
E così ci appaiono stoviglie scheggiate ed ingiallite dal tempo, pareti scrostate cui sono appesi oggetti e ricordi.
L'ambiente non è solo ciò che ci circonda; è il riflesso di noi stessi. Spesso le cose parlano di noi più dei nostri stessi lineamenti. Queste foto ci parlano di un uomo solo, senza una donna che metta ordine e lucidi a specchio le poche povere cose che lo circondano. Un uomo che vive, con serenità, dei ricordi di tempi lontani.
Nelle poche immagini in cui compare, l'uomo è ripreso di scorcio, quasi di sfuggita. Nelle ultime poi, la sua presenza si fa impalpabile, fino quasi a scomparire nel mosso sull'uscio di casa.
Con ciò, credo Andrea abbia voluto dirci che, anche quando il viaggio terreno ha termine, le cose continuano a parlare di noi, a ricordarci a chi è ancora in cammino.

Enrico Maddalena

 

 

 

Note biografiche

Nato a Brescia il 04 Giugno 1975, vive a Gardone Riviera in provincia di Brescia.
Nella vita si occupa di architettura e di territorio, è un urbanista laureato allo IUAV di Venezia nell'anno 2003. La fotografia per lui è una grande passione a cui dedica molto tempo. Questo incontro nasce come hobby inizialmente durante i viaggi, aperta non solo alla pura documentazione, e si sviluppa successivamente negli anni dell' università.
I temi privilegiati sono molto spesso rivolti alla città-campagna come struttura urbana e contenitore sociale, con reportage sulla vita quotidiana; allo stesso modo gli piace avvicinarsi alle forme nella sua spazialità in una visione astratta che predilige una ricerca ed una composizione informale.