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Anna Pierottini - L'arte al limite della solitudine

postato da Massimo Mazzoli [08/06/2011 19:48]
foto

Sono entrata nello studio di Fausto Fori per caso e in punta di piedi, ma ben presto mi sono sentita in perfetta sintonia con tutto ciò che mi circondava...in questa danza tra pittura e fotografia...
In ogni suo quadro vedevo un legame al suo passato, ai suoi sogni, ai suoi rimpianti.
Teatrale e folcloristico, buono e sensibile.
Ma anche ingenuo e un po' sprovveduto.
Nel suo studio sono tornata adolescente...
Abbiamo deriso le nostre fragilità e riempito l' animo di entusiasmi e stimoli.
Mentre fotografavo lui si sentiva gratificato e ne era felice.
A me piaceva rendere gioioso un uomo troppo spesso malinconico...
E tutto questo dissolversi nella più spontanea e dolce delle risate!!!

Anna Pierottini

L'atelier di un pittore è un luogo molto personale e privato, denso di segni intimi della sua identità artistica. Gli schizzi, le opere incompiute e l'apparente caos, rivelano il complesso e faticoso incedere del suo processo creativo.
Il racconto fotografico "L'arte al limite della solitudine" di Anna Pierottini , narra senza mistificazioni, ne reticenze, il processo creativo attraverso il quale il pittore trova lo stato d'animo necessario a sciogliere ogni riserva nell'esprimere il proprio sentito.
Dalle immagini comprendiamo che la libertà espressiva è innanzitutto per l'artista libertà comportamentale. E' così che scopriamo che l'idea nasce nel pittore nell'impersonare e nell'immedesimarsi in misteriose figure.
Sembra quasi che egli trovi in quelle identità fantastiche uno speciale punto di vista dal quale gli si svelano quei mondi immaginari che poi ci rappresenta sulle tele.
La fotografa accompagna il pittore, e lui si affida a lei, in questo viaggio di "follia" estetica. Ecco che nelle immagini egli ci appare prima timido e pudico nell'incontro con la sua musa ispiratrice, poi diventa esuberante, quasi furioso, quando, "vista" la forma, usa di tutto, anche il fuoco, per renderla concreta sulla tela.
L'autrice ci mostra che l'atelier è luogo appartato, e quindi privato perché il pittore non deve, ne saprebbe, spiegare il perchè del suo comportamento. Entrando nell'atelier l'artista esce dallo spazio e dal tempo per trovare il suo mondo creativo fatto di singolari figure, luci e colori.
L'identità artistica non si discute; le opere ne sono il segno autentico, compiaciuto e sofferto.
I suoi quadri concepiti dalla sua mente straniata paradossalmente diventano segno pregiato della nostra attualità.
I messaggi della sua pittura carica di improbabilità e novità estetica sollecitano la nostra immaginazione e ci aiutano così a costruire il futuro.

Silvano Bicocchi

Note biografiche

Nata a S. Sofia (Forlì) nel 1959, mi sono avvicinata alla fotografia quattro anni fa, una passione che fin da subito si è impossessata di tutto il mio tempo libero.
Ho partecipato con foto selezionate a immagini del gusto e alla mostra sull' autoritratto al CIFA.
Faccio qualche mostra locale e partecipo saltuariamente a qualche concorso.
Frequento il circolo fotografico cral E. Mattei e l' associazione Tank di Forlì.