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Antonella Monzoni - Madame

postato da Massimo Mazzoli [08/08/2011 07:15]
foto

Madame era Henriette Niépce, prima moglie del regista Gillo Pontecorvo e sorella della famosa Janine, una delle prime donne photoreporter, scomparsa nel 2007, era pronipote di Nicephore Niépce, riconosciuto inventore della fotografia.
Concedeva pochissime visite, soffriva di cuore e faticava a camminare.
Da oltre cinquanta anni viveva sola, per scelta, nella vecchia casa di famiglia di Rully in Borgogna, circondata da vigneti, dove il tempo si era fermato. Non usciva mai, dalle finestre entrava poca luce e le stanze buie erano illuminate da lampade. Non voleva nessuno in casa, nemmeno una femme de ménage. Una donna del villaggio, ogni mezzogiorno, le portava il cibo cucinato in contenitori Tupperware, poi se ne andava.
Henriette Niépce era una pittrice che non dipingeva da molti anni. I suoi quadri astratti sono stati esposti una sola volta, nel 1995 a Chalon-sur- Saône.
Era bellissima, lo dimostrano i ritratti della sorella pubblicati nei suoi libri fotografici. Fu una grande pasionaria a fianco del marito Pontecorvo, con il quale ha partecipato alla resistenza antifascista in Italia.
L'ho incontrata per la prima volta nel 2005, grazie alla presentazione del dottor François, il suo medico, e dopo diverse visite ho iniziato a fotografare.
Fu molto gentile con me, nonostante l'aspetto piuttosto severo, credo di non averla mai vista sorridere, era una donna che riusciva a trasmettere pienamente l'intensità del suo vissuto.
Inizialmente non voleva conversare con me in italiano, ma dopo poco cominciò con una frase: Sono 30 anni che non parlo italiano... E da quel momento lo parlò.
Tra i tanti episodi della sua vita in Italia che mi raccontò mi piace ricordare quello della fine estate del 1943, quando raggiunse Milano direttamente da Saint-Tropez per unirsi a Gillo Pontecorvo già impegnato nella Resistenza. Indossava un leggero vestitino dalla fantasia provenzale ma a Milano faceva troppo freddo e fu grazie a Pietro Ingrao, che le prestò un pigiama di fustagno da indossare sotto il vestito, se riuscì a sopportare il gelo nelle missioni di staffetta in bicicletta che le furono affidate.
Ricordo la reazione che ebbe il giorno in cui le regalai un ritratto che le avevo fatto in una delle visite precedenti. Lo guardò e con tono stupito disse: Oh, ... je suis blonde!
Forse l'aveva dimenticato...
Madame è scomparsa l'8 settembre 2010 a 94 anni. E' sepolta nel cimitero di Rully, nella tomba di famiglia.

Antonella Monzoni 

 

 La morte interrompendo le relazioni tra le persone avvia l'elaborazione del lutto dal quale emerge l'intima natura del legame umano che è esistito tra la persona scomparsa e chi, a vario titolo, l'ha conosciuta.
Madame Niépce, pronipote dell'inventore della fotografia, muore nel 2010 a 94 anni, quattro anni dopo l'incontro fotografico con Antonella Monzoni.
Il legame instaurato tra la Monzoni e lei era talmente vero da indurre l'autrice a recarsi alla tomba per scattare un'ultima sofferta fotografia.

Colpisce il rapporto confidenziale, tra Henriette Niépce e Antonella Monzoni, che con evidenza si nota nell'opera "Madame".
Infatti l'irraggiungibile Madame Niépce, da donna di mondo qual'era, con fiducia si concede allo scatto fotografico dell'autrice, conscia di lanciare, con quelle fotografie, un ultimo estremo messaggio al mondo.

Madame sa che cos'è una fotografia! Sa che è un messaggio pubblico che andrà sotto gli occhi di chiunque, ma non nasconde nulla, neppure il suo volto di novantenne.

Per la Monzoni fotografare Madame Niépce è stato un incontro eccellente, tra le centinaia di incontri con persone semplici. Ma come in tutti gli incontri fotografici con le donne, l'autrice ha messo in atto quel suo spontaneo rapporto d'empatia che riesce a smontare ogni alterità tra fotografa e soggetto. Nei suoi ritratti femminili si vede sempre questa forte coalizione formatasi tra donne.

Non è facile per una signora come Henriette Niépce, che era stata bellissima in giovinezza, darsi in questo modo così sincero e disarmato.
Non è nemmeno scontato che lei scelga di turbare la bella immagine pubblica di sé, fissata sulle fotografie scattate oltre cinquant'anni prima dalla sorella Janine e che la Monzoni, in un suo scatto, giustamente accosta a quella da lei realizzata.

Ma tutto ciò si può spiegare nella scelta trasgressiva e coraggiosa di Henriette Niépce, nell'infrangere i miti della bellezza ed esprimere la sofferta consapevolezza del proprio ciclo esistenziale.

La Monzoni diventa sua compagna in questa ultima apparizione pubblica, mediata dalla fotografia. Ma l'intensità e la verità dei messaggi, comunicati dalle immagini, è tale che viene naturale pensare che per Madame Niépce l'incontro fotografico con l'autrice sia stata una bella chance offertale dal destino per scrivere le sue ultime pagine pubbliche.

Se la Monzoni ha fatto con amore il suo lavoro, Madame nel lasciare scattare queste immagini su ciò che aveva di più intimo e caro ci ha affidato una sua eredità morale facendoci conoscere il proprio mondo domestico, denso di affetti e ricco di segni dei molteplici aspetti della sua complessa personalità.

Silvano Bicocchi

 

 

Note biografiche

Antonella Monzoni vive a Modena. Pratica una fotografia di reportage profondamente umanista, concentrata sulla assimilazione culturale del ricordo, sui simboli e sui luoghi della memoria come tracce di appartenenza, Tra i recenti premi e riconoscimenti si segnala quelli ottenuti dai seguenti reportage:
Madame (Premio Mario Giacomelli 2007 e Selezione PhotoEspana-Descubrimientos 2008)
Somewhere in Russia (Premio Chatwin per la fotografia 2007)
Silent Beauty (Menzione d'onore International Photography Awards 2008)
Nel 2009 con Ferita Armena riceve la Menzione Speciale Amnesty International dei Festival dei Diritti, è finalista al Premio Amilcare Ponchielli ed è selezionata al Visa pour l'Image di Perpignan.
Sempre nel 2009 vince il Best Photographer Award (Photovernissage, San Pietroburgo) e nel 2010 è Autore dell'Anno FIAF.
I suoi libri: "Benedic Anima Mea", indagine sulle liturgie dei frati dell'Abbazia di Sant'Antimo (Siena), 2004; "Lalibela", reportage delle cerimonie notturne ortodosse dalla capitale religiosa dell'Etiopia, 2005; "Il delicato sentimento del vedere", monografia FIAF 2010 e "Madame", uscito a giugno 2011, racconto intimo fotografico di Henriette Niépce, prima moglie di Gillo Pontecorvo e pronipote di Nicephore Niépce, inventore della fotografia.