Ho voluto raccontare la danza sottovoce, lontano dall'Olimpo dei grandi teatri e dagli Dei che ne conquistano le scene. L'armonia, la vulnerabilità, i sentimenti che il corpo disegna nello spazio in una fragilità del tutto apparente, vive nell'anonimato di una scuola di provincia dove il parquet dei pavimenti è consumato dallo strofinare delle punte; umido dei sudori infantili spesso diluiti nelle lacrime del fallimento, conserva i segni del tempo e di una ritualità che si rinnova ogni anno quando le goffe movenze delle nuove allieve si sostituiscono alle linee lunghe e sottili delle ballerine più esperte, come in un ciclo vitale della natura. Le giovani danzatrici mi raccontano nello spazio l'intelligenza del proprio corpo così difficile da educare; "come una farfalla effimera e gloriosa dalla gravità annullata". Nascoste dietro i vetri come in un giorno di pioggia, le sento frusciare. Fantasmi nel silenzio dei bianchi tutù al termine della lezione, quando la grande parete a specchio riflette il sogno celato nella cura di ogni piccolo "Chignon."