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Giovanni Marrozzini - Villa (Bethlehem Psychiatric Hospital)

postato da Massimo Mazzoli [21/08/2011 12:51]
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Questo lavoro è parte di un progetto più ampio e articolato sulla condizione di salute mentale della popolazione palestinese nella West Bank e Striscia di Gaza, che mi ha visto lavorare in Israele/Territori Palestinesi per oltre un anno. Il presente portfolio è stato realizzato nell'Ospedale Psichiatrico di Betlemme (2008) e riguarda unicamente il dipartimento malati cronici, chiamato Villa che ospita 40 persone. L'OMS e il Ministero della Salute Palestinese stanno lavorando per cambiare radicalmente le politiche in tema di salute mentale. Queste comprendono la futura chiusura dell'Ospedale, cercando nel contempo di incrementare progetti di cura individuali e di "presa in carico" realizzati in un regime di rete promuovendo il protagonismo di utenti e familiari per contrastare ogni pratica di tipo coercitivo e qualsivoglia forma di discriminazione e, contestualmente, rendere operativi sia programmi di prevenzione che di lotta allo stigma.

Giovanni Marrozzini

 

Ogni qualvolta ci si trova di fronte ad una condizione insolita, non allineata ad una comune condizione di normalità condivisa sembra necessario catalogare questa realtà come difforme .
Se poi si parla di disagio mentale allora la necessità si trasforma in esigenza ed il primo passo da compiere è quello di isolare, confinare il soggetto in uno spazio delimitato e "sicuro" dove la diversità non possa nuocere.

E' stato così da sempre e da sempre è parso doveroso nascondere, riporre, sequestrare a vita ogni briciola di umanità non conforme a quel parametro arbitrariamente prestabilito che prende il nome di "media".

L'autore, con la sua analisi, testimonia ed evidenzia il non senso di questo isolamento coercitivo; la sua è un esplorazione, una ricerca composita che se da un lato documenta e denuncia l'inutilità della segregazione dall'altra insegue la necessità di restituire una parvenza di dignità ad ogni singola persona, perduta entità umana confinata all' interno di una struttura ospedaliera.

Massimo Mazzoli

 

 

 

Note Biografiche

Nato a Fermo nel 1971, inizia la sua carriera come fotografo nel 2002.
Fra il 2002 ed il 2004 lavora in Zambia, Kenia, Tanzania ed Etiopia per ONG nazionali e internazionali. Nel 2005 è in Argentina con un progetto fotografico per l'Associazione Tuttiigiorni Onlus. In Etiopia svolge una ricerca sulle cause e gli effetti della malaria cerebrale presso il St. Mary General Hospital di Dubbo.
Nel 2006 per la Fondazione Produbbo Onlus realizza un lavoro sulla condizione della donna nel Wolayta (Etiopia), affrontando anche il delicato tema delle mutilazioni genitali femminili, da cui nascerà il libro EVE (Damiani Editore).
Realizza l'opera FALENE, presso una comunità di non vedenti a Soddo (Etiopia), con la quale vince la manifestazione "Crediamo ai tuoi occhi" di Bibbiena.
La Comunità Gruppo Famiglia di Porto San Giorgio gli commissiona un reportage sul reinserimento in società di ex
pazienti manicomiali.
Ma è con Hotel Argentina che si aggiudica Portfolio Italia Gran Premio Epson 2006.
Nel 2007 Argentina studia il fenomeno migratorio marchigiano per conto della Provincia di Fermo/Regione Marche: nasce la pubblicazione ECHI (Damiani editore 2008). Realizza Abito, sul concetto di abitare nelle comunità di immigrati della Provincia di Fermo.
Vince a Madrid il Premio internazionale di fotografia umanitaria Luis Valtuena ed è il migliore Autore ad Orvieto Fotografia.