Giovanni Marrozzini - Villa (Bethlehem Psychiatric Hospital)
Questo lavoro è parte di un progetto più ampio e articolato sulla condizione di salute mentale della popolazione palestinese nella West Bank e Striscia di Gaza, che mi ha visto lavorare in Israele/Territori Palestinesi per oltre un anno. Il presente portfolio è stato realizzato nell'Ospedale Psichiatrico di Betlemme (2008) e riguarda unicamente il dipartimento malati cronici, chiamato Villa che ospita 40 persone. L'OMS e il Ministero della Salute Palestinese stanno lavorando per cambiare radicalmente le politiche in tema di salute mentale. Queste comprendono la futura chiusura dell'Ospedale, cercando nel contempo di incrementare progetti di cura individuali e di "presa in carico" realizzati in un regime di rete promuovendo il protagonismo di utenti e familiari per contrastare ogni pratica di tipo coercitivo e qualsivoglia forma di discriminazione e, contestualmente, rendere operativi sia programmi di prevenzione che di lotta allo stigma. Giovanni Marrozzini
Ogni qualvolta ci si trova di fronte ad una condizione insolita, non allineata ad una comune condizione di normalità condivisa sembra necessario catalogare questa realtà come difforme . E' stato così da sempre e da sempre è parso doveroso nascondere, riporre, sequestrare a vita ogni briciola di umanità non conforme a quel parametro arbitrariamente prestabilito che prende il nome di "media". L'autore, con la sua analisi, testimonia ed evidenzia il non senso di questo isolamento coercitivo; la sua è un esplorazione, una ricerca composita che se da un lato documenta e denuncia l'inutilità della segregazione dall'altra insegue la necessità di restituire una parvenza di dignità ad ogni singola persona, perduta entità umana confinata all' interno di una struttura ospedaliera. Massimo Mazzoli
Note Biografiche Nato a Fermo nel 1971, inizia la sua carriera come fotografo nel 2002.
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commenti
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io non sono brava con le parole, al contrario del sig. marozzini, quindi mi limiterò a dire che l'incontro con l'autore è stato un incontro di crescita, di curiosità, di amore e soprattutto di speranza.
attendo il libro... |
| postato da raffaella il 28/08/2011 20:35 | |
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davvero un lavoro importante e ben fatto! Complimenti!
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| postato da rominaremigio il 24/08/2011 08:15 | |
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Complimenti per il post, le parole, le foto e la scelta del tema, che da sempre è fonte di attrazione e fascinazione da parte di molti artisti e non solo... Fascino per chi osserva e per chi, questo senso di "differenza" se lo sente addosso (tipo...le prime righe di "Achille pié Veloce", romanzo di Stefano Benni).
Come non pensare ai pazzi raccontati per immagini da Picasso, o a quel "pazzo" di Van Gogh?E Virginia Woolf? Anche lei se l'è presa la follia, ma prima l'ha studiata nei suoi romanzi per arrivare alla conclusione che "L'artista deve morire" (Cito un passo di "The hours" film bellissimo a lei dedicato) e infatti...morirà. Penso anche al meraviglioso e forse più che meraviglioso "Un'ora sola ti vorrei" film-diario di Alina Marazzi, che consiglio a chiunque di vedere, perché é un'esperienza unica, vera e fortemente emotiva. Infine, il recente "La pecora nera" di Ascanio Celestini, che adoro: «Il manicomio è un condominio di santi. So’ santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto. E il dottore è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo». Così ci racconta Nicola i suoi 35 anni di «manicomio elettrico», e nella sua testa scompaginata realtà e fantasia si scontrano producendo imprevedibili illuminazioni. Nicola è nato negli anni Sessanta, «i favolosi anni Sessanta», e il mondo che lui vede dentro l’istituto non è poi così diverso da quello che sta correndo là fuori – un mondo sempre più vorace, dove l’unica cosa che sembra non potersi consumare è la paura. |
| postato da Luisa il 22/08/2011 13:34 | |
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Giovanni Marrozzini con l’opera “Villa” ci conduce all’Incontro della condizione del malato mentale rinchiuso nell’ospedale psichiatrico Bethlehem Psychiatric Hospital. L’opera è parte di un’ampia ricerca sulla condizione della salute mentale commissionata nel 2008 anche dal Ministero della Salute Palestinese. Essa è l’Incontro con la condizione dell’uomo stigmatizzato “folle” che per questa ragione è rinchiuso in quella struttura e abbandonato a se stesso. L’interpretazione data dall’autore al tema, oltre a documentare, compone lucidi messaggi iconici che rivelano l’umanità dei degenti e con la rappresentazione del non senso di questa condizione di cura, si spinge alla ricerca dei significati profondi leggibili in questa violenta realtà, purtroppo esistente in tante altre parti del mondo.
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| postato da Silvano Bicocchi il 22/08/2011 10:59 | |
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Se poco poco le altre immagini sono a questo livello a Sassoferrato vedro' un opera davvero importante.
Loris PS Belli anche i testi. |
| postato da Loris il 21/08/2011 19:19 | |



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