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Nicola Zaccaria - Viaggio nell'incubo

postato da Massimo Mazzoli [28/07/2011 07:18]
foto

Il percorso fotografico nasce dall'idea di rappresentare la dimensione dell'incubo in chiave personale con i risvolti psicologici ed emotivi che la caratterizzano.
E' una fredda notte di inverno, nevica. Mi trovo a camminare con passo deciso nella neve, fino a scorgere al di la' degli alberi un antico palazzo. Dalla finestra al piano terra intravedo una luce accesa, quella luce rassicurante che mi spinge a varcare la soglia, alla ricerca di un riparo.
La sequenza si sviluppa all'interno dell'edificio snodandosi intorno alla ricerca di una presenza che mi si manifesta gradualmente in maniera sempre più definita, in un'atmosfera severa e rigorosa, per concludersi in soffitta, culmine dei miei ricordi: dai giochi dell'infanzia, dal passato emergono dirompenti le paure e i timori dell'esistenza sottoforma di ombre pressanti che mi circondano.
Mi risveglio inquieto e spaventato nel mio letto.

Nicola Zaccaria


 

Tutte le immagini, tranne l'ultima, sono caratterizzate da una tinta seppia e presentano una vignettatura scura ai bordi.
Il color seppia richiama al passato, ai viraggi che si usavano per dare un tono caldo alle foto quando ancora non era diffuso il colore o al lento ingiallimento dovuto all'iposolfito, causa un non sufficiente risciacquo dopo il fissaggio.
La vignettatura ci porta nella dimensione del sogno, attraverso una finestra il cui confine sfuma dal reale all'irreale ed entro la quale il buio è rotto dalle luci dell'anima e del ricordo.
Osservando il portfolio di Zaccaria, si assiste ad una sequenza cinematografica dove ogni immagine è collegata alla successiva in una successione temporale che conduce al risveglio, al ritorno alla realtà espresso dalla foto in bianco e nero che chiude il racconto. Una foto in bianco e nero e non a colori, in sintonia con l'atmosfera di tensione, di incubo che caratterizza tutta la storia.
La prima immagine è una immagine di piedi in cammino che portano l'autore e lo spettatore all'interno di un edificio che sembra essere una chiesa ma che poi, con l'incoerenza del sogno, si trasforma in una abitazione. L'atmosfera è quella silenziosa di una notte d'inverno con una nevicata, nella terza immagine, simulata in postproduzione.
All'interno di tanto in tanto compaiono delle ombre. Non è chiaro se Zaccaria abbia voluto vedere in esse se stesso (come per le gambe della immagine che apre la serie) o presenze che abitano quegli spazi. Presenze comunque sfumate e confuse e per questo più inquietanti.
Come in tutti i film horror, non potevano mancare le scale che il protagonista sale per dirigersi verso un ignoto che lo attrae.
Nella decima immagine una figura tetra e senza volto, questa volta nitida, si delinea inquietante accanto a due bambole. Bambole simbolo dell'infanzia ma spesso utilizzate nei film del terrore come elementi di ulteriore incubo.
Nella penultima immagine appare invece un ragazzo in piena luce che guarda terrorizzato verso di noi mentre, sul lato inferiore del quadro, sfilano profili indistinti. E' forse l'uomo dell'immagine precedente che si rivela? E' il tornare alla coscienza di ricordi spiacevoli che si credevano sepolti?
Poi il risveglio. La fine di un incubo, o il ritorno ad una realtà non meno difficile e tormentata?
Nel letto matrimoniale c'è solo il protagonista mentre chi gli dormiva accanto (cuscino sfatto) è scomparso. Ciò nasconde ulteriori significati? E' casuale o fa parte dell'alone di mistero con cui l'autore ha voluto fasciare la sua storia?

Enrico Maddalena

 

 

 

Note Biografiche


Nicola Zaccaria è nato a Brescia nel 1977 si avvicina alla fotografia nel 2008 aderendo alle attività del Circolo fotografico Lambda di Ghedi (BS), di cui tuttora è socio.
Ha partecipato a mostre collettive organizzate dal Circolo e a eventi espositivi promossi dall'Associazione per l'arte Le Stelle presso San Zenone all'Arco, il Chiostro di San Giovanni Evangelista a Brescia e la Biblioteca comunale di Concesio. Mostre personali sono state ospitate presso la Saletta della Necropoli longobarda di Ghedi e la Galleria civica di Montichiari.
Dal 2010 è affiliato alla Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche (FIAF).