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Omero Rossi - Predatori e prede

postato da Massimo Mazzoli [18/07/2011 06:51]
foto

Molti anni fa notai degli uccelli che non avevo mai visto,velocissimi e variopinti,verdi,gialli,bianchi,neri,rossi,blu e marroni. Sono insettivori Africani , e pensai che qui da noi, con una temperatura mite, con tante prede , avevano trovato il loro paradiso ( non sapevo..). Cominciai così una ricerca che non è ancora terminata , molto emozionante, che mi ha permesso, perfettamente mimetizzato, ad avvicinarmi tantissimo ai miei soggetti. Una volta dentro la colonia, con gruccioni che mi sfrecciavano accanto, in un caos di colori e grida , non riuscivo ad identificare il soggetto da fotografare... perché caduto in confusione mentale (proprio come capita al leone quando caccia le zebre..le linee bianche e nere delle zebre che si muovono vicine confondono il predatore), cominciò così il mio incontro con i gruccioni.
Al termine di un lungo e faticoso viaggio iniziato nel profondo Niger, tra aprile e maggio il "Gruccione" (Merops apiaster) ricompare alle nostre latitudini. Nei pressi delle colline faentine, fra le antiche dune del Golfo Padano di un milione di anni fa, dove torna, come ogni anno per riprodursi. Questa breve selezione di file documenta l'arrivo e la formazione della coppia, l'offerta della preda e la riproduzione. Poi la colonia va in cova e dopo venti giorni nascono i "pulli". Da questo momento la coppia si alterna al nido per sfamare i voraci gruccioni , ma i richiami i colori e il movimento attira altri animali. Così il predatore gruccione diventa a sua volta preda di altri predatori quali la poiana, lo sparviere, il lodolaio,il biacco ecc... è uno scambio continuo tra predatori e prede. Naturalmente alla fine sopravviveranno molti gruccioni e la colonia che tornerà in Niger sarà certamente più numerosa di quella arrivata.

Omero Rossi

 

Il casolare in cui vive Omero Rossi con la sua bella famiglia è immerso nella campagna rigogliosa delle prime colline a pochi chilometri da Faenza.
Colline sabbiose che nel terriccio nascondono conchiglie dell'antico mare e offrono un ambiente molto accogliente per le colonie di uccelli, anche africani come i Gruccioni, che qui arrivano in primavera, nidificano e prolificano, perpetuando così l'evoluzione della propria specie.

L'autore vive i ritmi stagionali della natura e come il contadino trae dai campi il suo sostegno. Egli sente legato il proprio destino a quello dell'universo naturale di cui si sente profondamente parte. Eccolo che camminando per i campi riconosce gli animali e li chiama per nome, ne comprende i ritmi, le necessità e le incredibili capacità con le quali affrontano i loro problemi quotidiani.

Io sono convinto che ancora oggi l'uomo stupito e impaurito dalle qualità straordinarie degli animali, istintivamente, per affermare il suo primato di superiorità, reagisce non sul piano dell'incontro ma su quello della scontro imponendo a loro la cattura o la morte, come fanno i predatori.
La fotografia ha permesso all'uomo di esprimere il suo incanto davanti alle meraviglie della natura impossessandosi non più della vita degli animali ma della loro immagine.
La fotografia ha aperto nuovi orizzonti della conoscenza scientifica, perchè il fermare l'istante come ha fatto Muybridge ha svelato aspetti sconosciuti degli esseri viventi.
Ora, dal rapidissimo scatto della fotografia naturalistica, l'uomo può conoscere armonie visive inimmaginabili, dai valori simbolici profondissimi che rappresentano tutta l'energica e vitale libertà di un mondo selvatico.

E' in questo scenario di umile e determinata scoperta del mondo animale, che occorre leggere l'opera "Predatori e prede" di Omero Rossi.
Il suo racconto fotografico si sviluppa con spirito epico, nel rappresentare con commozione le ritualità secolari con le quali si svolge la vita nella colonia dei Gruccioni.

Le immagini di questi esseri meravigliosi, ma fragili e indifesi, sono una chiara metafora anche della famiglia umana, perché in esse sono rappresentati gli archetipi naturali come: l'innamoramento, l'accoppiamento, la condivisione del lavoro, la consolante vita di coppia, l'accettazione di un comune destino.

Di certo, nello scenario di smarrimento dell'attuale famiglia umana, la lezione di questi fantastici uccelli è per noi un forte monito a riscoprire quei valori naturali che con difficoltà fanno breccia nei nostri cuori distratti e induriti dalle effimere seduzioni della modernità.

Silvano Bicocchi

 

 

 

 

Note biografiche


Nasce a Bagnacavallo ( RA ) nel 1947, vive a Faenza ( RA ) . Fotografo amatoriale inizia a Fotografare nel 1980, nel 1987 è socio fondatore del C.R.A.L. Ospedaliero " A. Banzola ", dal 1993 ne è il Presidente della sezione fotografica. Nel 2000 è tra i soci fondatori del Gruppo fotografico " POLASER ",nel 2001 è insignito dalla F.I.A.F. dell'onorificenza AFI( Artista Fotografo Italiano ), nel 2008 è tra i dieci componenti vincitori della Coppa del Mondo di Fotografia Naturalistica FIAP. Dal 2004 è Delegato Provinciale della F.I.A.F., nel 2009 la F.I.A.F. lo insignisce dell'Onorificenza BFI( Benemerito della Fotografia Italiana ). Realizza reportage su incarico del Comune di Faenza dai quali sono realizzati i seguenti libri fotografici: nel 2004 " Da fuoco a fuoco " , nel 2006 " Gente d'Europa ", nel 2009 " Niballo Palio di Faenza ". Nel 2008 fa parte dei dieci fotografi Italiani invitati a partecipare a Obiettivo Trentino " Fototrekking ".