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Paolo Laudicina - I colori della speranza svanita: Vuoto d'amore

postato da Massimo Mazzoli [30/06/2011 07:34]
foto

........sento che la funzione del mio lavoro fotografico sia quello di esplorare questi luoghi di tenebra intesi non tanto come spazi fisici, ma come luoghi dell'anima.

Zone d'ombra della nostra umanità, oscure non per loro natura ma per l'indiferrenza e la solitudine che le circondano e le avvolgono.

Eccoo perchè, in queste immagini, la luce ed i il colore sono così forti, vividi, abbaglianti; perchè tanto è l'abbandono che devono dissipare, fugare, trasformare in nuova vita, per raccontare vite e spazi che per troppo tempo sono stati condannati alla non-luce.

Paolo Laudicina


Laggiù, dove morivano i dannati
nell'inferno decadente e folle
nel manicomio infinito,
dove le membra
si avvoltolavano nei lini
come in un sudario semita

Laggiù, nel manicomio
facile era traslare
toccare il paradiso

laggiù tu vedevi Iddio...

Io sono certa che nulla soffocherà la mia rima
il silenzio l'ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

____________________________Alda Merini



Con questi due titoli Paolo Laudicina propone la sua opera fotografica al nostro sguardo indiretto.
Il primo onora l'opera di una grande poetessa contemporanea, Alda Merini, che tanto ha sofferto vuoti d'amore per le ingiuste vicissitudini manicomiali che hanno destinato la sua vita. Il secondo titolo anticipa i toni con cui l'Autore ha inteso trasporre le sensazioni provate percorrendo gli interni di un dismesso istituto manicomiale della sua zona.
Sono proprio i toni colorati delle stanze dell'edificio che lo colpiscono e che contrastano con il pathos dettato dall'evocazione della presenza di chi, da quei luoghi, tanto ha sperato di uscirne. I colori forti dati ai muri resi impermeabili da lucide tinte idrorepellenti, le rosse porte blindate dei reparti particolarmente coercitivi, il verde acido e l'ocra che definivano i verticali confini di quelle desolate stanze...
Colore e vuoto: un paradosso, se pensiamo al colore come ad un riempimento.
E poi c'è la speranza, svanita...
Credo sia l'incontro con un fallimento, quello che lascia sconcertati ogni qual volta entriamo in contatto con questi ambienti: ne scopriamo le assurdità, scorgiamo tracce di sofferte presenze, rileviamo il nostro innocente distacco poiché mai avremmo pensato vi accadessero cose indifferenti al rispetto della persona. Ed è un incontro che smarrisce...
Laudicina si lascia accogliere, il suo sguardo si fa curioso, ma oggettivo. Non ci sono artifici di visione: siamo di fronte al silenzio di luoghi che urlano attraverso la loro eco.
Ecco, laggiù, ci sono i "luoghi dell'anima" come li chiama l'Autore.
Ne percepiamo le voci, leggiamo i nomi di chi li ha abitati... abbandonati a terra; persino un radiografico documento traccia il mancato rispetto e discrezione. Immaginiamo le lunghe attese di una visita parentale o di una telefonata agognata su di una poltrona senza trame se non fiori costantemente appassiti.
Ci chiediamo per quanti Santo Natale possano aver fatto credere loro, ogni anno che lì lo trascorrevano, che qualcuno nasce per cambiare il mondo.

Elena Falchi

 

 

 

Note biografiche


La fotografia mi ha sempre affascinato, ma è al 1995 che ho cominciato ad approfondirla in modo serio,
amo il bianco e nero tradizionale,
sviluppato e stampato da me.
Amo il colore,
soprattutto da quando ho iniziato ad usare il digitale, perché posso finalmente gestire completamente il mio lavoro.
Amo la fotografia.!!!
L'obiettivo è quello di emozionare ed emozionarmi, raccontare con le mie immagini.

Ho presentato mostre personali e collettive in varie città del Veneto e partecipato a concorsi nazionali ottenendo varie segnalazioni e premi, di cui, tra le più recenti:

1°premio al concorso "Week end in palcoscenico 2006" a Pinerolo
1° premio al 6° concorso nazionale "Città di Cadoneghe 2006" nella sezione "portfolio d'autore";
Segnalato al concorso nazionale "Città di Treviso 2006";
3° premio al concorso nazionale "Raccontami una storia 2007" Villafranca Piemonte
2° premio al concorso nazionale "Città di Treviso 2007"
2° premio al concorso nazionale "Danzare la vita, il ballo come espressione
corporea 2009" Aosta
1°premio al 9° PORTFOLIO TRIESTE 2010 con l'opera "VUOTO D'AMORE/I COLORI
DELLA SPERANZA SMARRITA"

La mia ricerca fotografica è svolta a 360°,
apprezzo in particolare il reportage e la fotografia di paesaggio, oltre a quello che è stato il mio primo amore; la fotografia di danza e teatro.
Ho avuto il privilegio in questi anni di fotografare molte delle migliori compagnie nazionali ed estere.
Le mie fotografie sono state pubblicate su molte riviste del settore e fanno parte degli archivi delle stesse compagnie che le usano per le loro campagne pubblicitarie.

La fotografia di danza è senso del ritmo, è interesse verso la bellezza del movimento. Allo stesso tempo è un compito tecnicamente molto impegnativo e richiede l'utilizzo di attrezzatura fotografica professionale.

La danza contemporanea ed il teatro danza sono certamente gli stili di danza che lasciano più spazio interpretativo al fotografo, di contro, nella danza accademica le foto devono far trasparire quello che già essa contiene; la bellezza delle forme, linee perfette, equilibrio e grazia.

Ricerco sempre nei miei lavori un alto grado di "poeticità", cercando di far emergere anche nelle fotografie quel feeling che si crea in palcoscenico tra i danzatori.
Rimango particolarmente soddisfatto quando riesco nei miei lavori a riprodurre delle immagini a carattere "simbolico"e non "documentario", immagini con una propria storia che vuole raccontarsi.