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Roberto Tricerri - In centro a Genova

postato da Massimo Mazzoli [16/06/2011 07:11]
foto

Mi sono trasferito a Genova nel 1978 e la città , con la sua luce particolare ed i suoi riflessi, da subito mi ha affascinato e mi ha stimolato ad interpretarne i luoghi e i personaggi con la macchina fotografica.
" In centro a Genova" rappresenta il cuore della città in cui vivo e che ho tentato di comprendere con uno sguardo diverso, al di là della sua dimensione quotidiana ed abituale, per individuarne la sua vera essenza, nella convinzione che " l'unico vero viaggio di scoperta consiste non nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi" (M. Proust).

Roberto Tricerri

 

Il racconto fotografico di Roberto Tricerri ci rappresenta istanti di una Genova intima e silenziosa che sono il frutto di un lungo rapporto con la sua città. Sono immagini di street photography scelte tra tantissime scattate durante le meditazioni fotografiche da lui compiute per le vie del centro. La frequentazione ripetuta delle stesse strade e piazze gli ha riservato visioni rivelatrici grazie alla conoscenza dei luoghi e a equilibri improbabili di elementi di senso dati dalla figura umana.
Le sue immagini fotografiche sono dense di sottointesi!
Infatti non vediamo i simboli pubblici genovesi, come i prestigiosi palazzi, il porto, la Lanterna, ma angoli anonimi di piazze e di strade.
Tricerri ci rappresenta atmosfere di una Genova personale, dove i luoghi sono sempre animati da poche persone sorprese nella loro solitudine, le quali ci appaiono abitanti di angoli urbani dove i segni della tradizione sono contaminati da una graffiante modernità.
L'idea centrale del portfolio "In centro a Genova" è che in quello spazio della città si incrociano tante storie umane, diverse per generazione di appartenenza, per genere, per razza. Ognuna di queste figure ambientate trae dal luogo gli elementi di senso che ne suggeriscono lo stato d'animo.
Il portfolio inizia e termina nel controluce delle geometrie dei portici del Teatro Carlo Felice che nelle fotografie diventano le quinte dell'ideale palcoscenico della vita animato da casuali attori della quotidiantà.
Attorno a questo luogo centralissimo si irradia il centro città: bastano pochi passi per giungere in Piazza De Ferrari e poche centinaia di metri per entrare nei vicoli. Passeggiare "In centro a Genova" conduce a incontri molto diversi tra loro: la solitudine degli anziani, l'irruenza dei giovani, la ragazza che suona la chitarra in una piazza semideserta, il fumo caldo di sigaretta che col controluce accende il buio. Ma poi Roberto Tricerri entra nei vicoli, nei carrugi e le prospettive si fanno strette e acuminate, immerse nell'ombra rivelata dalle ardenti lame di luce. Ora comprendiamo che la Genova dei vicoli è una città segreta dove i suggestivi segni dell'antico vissuto riescono a trasformare in atmosfere borderline ogni situazione.

Silvano Bicocchi


 

 

Note biografiche:

Roberto Tricerri ha iniziato a fotografare nei primi anni "70, in questi anni ha cercato di sviluppare un linguaggio fotografico che fondesse uno sguardo attento al rigore del bianco e nero.
Nel 2005, dopo un viaggio a Lourdes, organizza la sua prima mostra fotografica, "In Cammino", presso la sede dell'Oftal, nel Palazzo arcivescovile di Vercelli, e successivamente a Genova presso l'Oratorio di San Filippo Neri.
Nel 2006 a Trino, insieme ad altri fotografi, partecipa alla mostra "Tutti i Colori del Bianco e Nero".
Nel 2010 espone a Genova il reportage "Una città, un quartiere, la sua comunità" , un'indagine fotografica nel quartiere del Biscione e nella vita della sua comunità.
Sempre nel 2010 è tra i vincitori del Festival della fotografia di Sestri Levante con il portfolio "In centro a Genova" .
Nell'ottobre 2010 espone a Genova in occasione dell'inaugurazione del nuovo mercato del Carmine con una mostra dal titolo "Immaginando Genova"
Pur avendo interesse per tutte le tecniche fotografiche, egli ama la pellicola ed è rimasto sempre fedele alla tecnica di ripresa e stampa tradizionale, ed in particolare al bianco e nero, ritenendolo il linguaggio più idoneo ad interpretarne le proprie emozioni.