Stefano Marzoli - SREBRENICA
Sono nati durante la guerra civile nella ex Jugoslavia. Sopravvissuti al terribile massacro di Srebrenica, si affacciano al mondo con gli stessi sogni degli altri giovani europei. Ma da una prospettiva diversa: quella di essere profughi. Sedici anni dopo la fine del conflitto in Bosnia Erzegovina, nel campo profughi di Mihatovici relegato nella estrema periferia di Tuzla vivono più di mille bosniaci musulmani sfuggiti alla ferocia della pulizia etnica. La metà di loro ha meno di trent'anni. Cosa vogliono dal futuro? Finire gli studi, trovare un buon lavoro e mettere su famiglia. Ma soprattutto: vogliono farlo in pace. Ma il passato è un'ombra che pesa sulle coscienze e sulle vite dei sopravvissuti e dei morti che chiedono giustizia. L'I.C.M.P. (International Commission on Missing Persons) ha un compito delicato: assicurare la cooperazione dei governi a localizzare e individuare i corpi degli scomparsi. Secondo fonti ufficiali, le vittime del massacro furono circa 7.800, sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10.000. Al momento, grazie al test del DNA, sono state identificate solo 3.215 vittime, mentre altre 4.000 circa risultano essere scheletri esumati dalle fosse comuni. Lo spostamento dei corpi dalle tombe clandestine in altri luoghi ad opera degli stessi carnefici ha reso e rende l'operazione di identificazione molto difficoltosa. Il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY) istituito presso le Nazioni Unite ha accusato, alla luce dei fatti di Srebrenica, Ratko Mladić e altri ufficiali serbi di diversi crimini di guerra tra cui il genocidio, la persecuzione e la deportazione. L'ex generale Mladić, soprannominato "il boia di Srebrenica", è stato catturato il 26 maggio 2011 in Serbia. Stefano Marzoli
Il reportage di Stefano Marzoli prende la forma del portfolio in un modo più complesso ed approfondito della normale sequenza di immagini. Come in un libro le parole accompagnano il percorso visivo e ne spiegano i punti cardine. Srebrenica - Tuzla, campo profughi di Mihatovici, vi si entra con un paesaggio ambientale, neve, un sentiero, piccole case dai tetti imbiancati. L'orizzonte è obliquo, fuori stabilità come a dire che qui niente è normale. Seguono alcuni giovani fotografati ognuno singolarmente nella loro stanza abituale. E' questa la frase di inizio che accompagna le immagini: " Sono nati" . Dopo altre immagini ambientali, l'autore presenta una donna, Hajra Catic al centro di una stanza tappezzata dai ritratti degli uccisi. E' questo il pernio sul quale gira e prosegue il racconto fotografico, questo è il luogo della memoria, migliaia di volti che simboleggiano storie personali uniche, vite interrotte tutte in un solo giorno. Giorgio Tani
Note biografiche Sono nato a Pescara nel 1979 e laureato in Comunicazione di massa. Ho conseguito il titolo professionale di fotografo-grafico approfondendo la tecnica analogica, la stampa in camera oscura, l'elaborazione digitale delle immagini e lo studio della grafica. Dopo aver lavorato come giornalista su carta stampa e televisione, come graphic designer in agenzie pubblicitarie ora sono impegnato come fotogiornalista. Seguo la tragedia del terremoto in Abruzzo dal giorno del sisma in un progetto a lungo termine. Ho realizzato reportages in Montenegro sulla Comunità italiana nei Balcani, in Bosnia Erzegovina sui musulmani sopravvissuti al massacro di Srebrenica, sulla comunità Sami nel nord della Finlandia e in Italia. Concentrandomi principalmente sui problemi legati all'immigrazione, alla tutela dei diritti umani, delle minoranze etniche e sulle conseguenze sociali dei conflitti armati. In Turchia ho raccontato la vita dei profughi di etnia curda che vivono nell'area sud-orientale del paese, in bilico tra resistenza armata e lotta democratica. Vivo e lavoro a Bologna. Dopo aver collaborato con Nazca Pictures oggi sto avviando una collaborazione con l'agenzia Emblema.
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commenti
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Un senso di angoscia profonda, che tuttora si protrae senza speranza.
Penso sia un gran lavoro. Loris |
| postato da Loris il 11/07/2011 12:34 | |
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Con l’opera “Srebrenica” Stefano Marzoli rappresenta “L’incontro” con i segni della guerra, colti a 15 anni da quell’immane strage. E’ quindi l’incontro con i problemi posti nell'attualità della pace postbellica. Ecco che il presente ci è rappresentato dall’autore con gli emozionali paesaggi invernali che scandiscono l’alternarsi di ritratti di giovani adolescenti e scenari da laboratorio di polizia scientifica che opera per dare l’indentità ai poveri resti dei corpi tumulati insieme nelle fosse comuni. E’ l’Incontro particolarissimo con un’umanità ferita che vive contemporaneamente l’urgenza di estremi opposti: gli scheletri che chiedono giustizia e i volti dei giovani che desiderano un futuro di pace e prosperità.
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| postato da Silvano Bicocchi il 10/07/2011 20:59 | |



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