4 aprile 2009 alla libreria Marton (Ubik) di Treviso per la presentazione del romanzo Vite Corsive Marco Nundini e la tabacchiera di Lalande
post aggiornato il 07.04.2009
C'è una libreria straordinaria in Corso del Popolo 40 a Treviso. E' la Ubik Marton, qualcosa di più di un semplice contenitore, uno spazio letterario fatto di suggestioni, di colori, di parole. Colpiscono quelle del suo direttore, il professor Mariano Beltrame, che ha presentato in modo davvero originale il romanzo Vite Corsive. Sono centottanta pagine di vite corsive quelle dell'universo umano che popola il romanzo di Marco Nundini: investigatori balbuzienti con le parole così come con i sentimenti, assassini insospettabili, emigranti d'altri tempi che s'abbracciano, gioiscono, piangono. Sono proprio questi ultimi, che dalla provincia di Treviso partiranno alla volta del Sudamerica, i veri protagonisti di Vite Corsive.
Nella loro grafia antica, quella che oggi abbiamo perduto, si trova l'unico indizio che porterà la giovane e sensuale ispettrice Loreta Assensi a scivolare dalle rive venete dell'Adige sino a quelle del Rio Paranà, in coppia con un ricercatore fuori dalle righe e dal tempo: il Filografo.
Insomma "il giallo", come ha affermato l'autore, "altro non è che lo splendido pretesto per parlare del corsivo che sta scomparendo, di un modo di comunicare che via via stiamo perdendo". Un po' come la tabacchiera di Jerome Laland.
Joseph-Jérôme Lefrançais de Lalande (Bourg-en-Bresse, 11 luglio 1732 - Parigi, 4 aprile 1807) è stato un astronomo francese. Fu direttore dell'Osservatorio di Parigi dal 1795 e nel 1801 compilò il catalogo più completo (rispetto al suo tempo) con le indicazioni della posizione di 47.390 stelle.
La sua attività di divulgatore però non ebbe vita semplice. Lalande era convinto che della visione del cielo dovesse godere l'intero popolo francese, usufruendo anche dei nuovi telescopi portatili disponibili in quell'epoca. Siccome però, nelle sue serate lungo la Senna, pochi erano coloro che si soffermavano all'invito ad osservare il cielo, egli aveva escogitato un sistema eccellente.
Scendeva negli umidi scantinati dell'Osservatorio di Parigi che i ragni avevano eletto a loro dimora e deponeva alcuni di questi ragnetti in una tabacchiera d'argento.
Quando i parigini transitavano sul ponte che stava in fronte all'Osservatorio, Lalande apriva la tabacchier e sventolando i ragni al vento li mangiava in fronte agli stupiti osservatori. Solo a quel punto, quando una nutrita e curiosa folla si era raccolta intorno a lui, egli passava al telescopio riuscendo in tal modo ad interessare agli astri i parigini.
Maggiori info su Vite Corsive: www.marconundini.it
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