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Name: Marco Nundini
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Vite Corsive

Il blog prende il nome dal primo romanzo dell'autore pubblicato a novembre del 2008. Non solo un giallo dai riflessi noir, ma il presagio di un mondo il cui passato presto svanirà nell'effimera vita di uno stile di comunicare senza più carta, senza più inchiostro. La rivoluzione digitale del secondo millennio ha ormai cancellato il corsivo, il ductus della scrittura, trasformando quei caratteri tanto cari alle passate generazioni in geroglifici incomprensibili. Per questo motivo il giovane ispettore Loreta Assensi, poco più che trentenne, è costretta a chiedere aiuto per risolvere un insolito caso d'omicidio. Insolito a partire dall'arma, perché chi ha ucciso lo ha fatto con i fiori. Insolito perché l'unico indizio è un'ingiallita lettera vergata a mano che l'antiquario veronese Roberto Trentin tiene stretta nel suo letto di morte. Ad aiutarla è un docente e ricercatore fuori dalle righe e dal tempo: il Filografo. Sarà proprio lui a farle intraprendere un viaggio che la porterà dalle rive scaligere dell'Adige sino alle sponde del Riò Paranà.

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Vite Corsive a Reggio Emilia

postato da loretta [08/01/2009 21:07]
foto L'autore presenta Vite Corsive alla Libreria all'Arco di Reggio Emilia venerdì 6 febbraio 2009 ore 18.00
Post aggiornato 08.02.2009



Giornata di chiari e scuri, squarci di cielo azzurro tra nubi scure e minacciose, quella che ha caratterizzato la presentazione del romanzo Vite Corsive in quel di Reggio Emilia. Scenografia ideale per la presentazione di un giallo a tinte nere che sa alternare chiari e scuri appunto, in un labirinto di emozioni ormonali, in una trama fatta di sottili malizie, di intrecci storici e geografici che si rincorrono tra passato e futuro, tra Italia e Argentina.

Nella bella e calda coreografia della Libreria all'Arco, situata proprio sull'antica Via Emilia, nel cuore dalla città vecchia, proprio di questi temi si è parlato durante la presentazione tenuta dall'autore Marco Nundini, cui ha preso parte una piccola folla di lettori incuriositi dal romanzo, non a torto definito dalla critica come il primo giallo filografico italiano.

Dal perduto corsivo, tema ormai ricorrente nella tournèe promozionale dell'autore, si è passati alla valutazione dell'importanza della parola scritta. A come, attraverso le testimonianza, spesso intime, che essa ci regala, sia possibile ricostruire frammenti di epoche trascorse altrimenti perduti nell'oblio della storia.

Un tema che ben si sposava con la
calda atmosfera della libreria reggiana, la maggiore e più frequentata della cittadina emiliana, un percorso non solo tra atmosfere letterarie, ma tra ambienti che tanto ricordano i circoli culturali e letterari di un tempo ormai perduto.

In modo particolare, durante questa presentazione in libreria (luogo che in questo caso per gli ambienti che ospita si presterebbe da solo ad una visita esplorativa) è emerso l'aspetto storico che caratterizza questo giallo, la cui scansione temporale, pur senza volerlo farlo apparire come un libro fantascientifico, ci porta in avanti di qualche anno. Il tema dei desaparecidos argentini è, infatti, trattato come parte della trama noir, attenzionandolo (tanto per usare un termine investigativo) al lettore non come un evento tragico che ha coinvolto la storia di un paese lontano, ma come qualcosa che ci ha interessato intimamente, essendo rimasta coinvolta in tutto ciò anche la comunità italiana a suo tempo emigrata nel paese.


Il dramma nel dramma, cioè la forte presenza di persone con passaporto italiano nella lunga lista dei desaparecidos, esplose il 31 ottobre 1982, quando il Corriere della Sera pubblicò una lista di 297 italiani (per lo più giovani) scomparsi nel nulla. La rivelazione suscitò una ondata di reazioni di sdegno e per la prima volta la parola desaparecidos suonò un poco più italiana.

Qualcuno, che a Vite Corsive aveva già approcciato, ha infatti trovato assai realistico il capitolo relativo al periodo golpista associando quanto l'autore ha scritto nel suo romanzo non molto dissimile a ciò che accade a Susanna Pegoraro. Quest'ultima venne rapita all'eta' di 22 anni, come tante altre donne, mentre era incinta. Il figlio fu poi "venduto" verosimilmente ad una famiglia di militari. E la donna uccisa. Tutti i fatti oggetto del processo avvennero tra l'agosto del 1976 ed il dicembre del 1977 all'interno dell'ESMA, la scuola della Marina che negli anni della dittatura fu trasformata dai militari in uno dei circa 350 centri clandestini di detenzione e di tortura.

Altro particolare che ha incuriosito i presenti reggiani ( e non dobbiamo dimenticare che Marco Nundini è originario di Reggio Emilia) è l'aspetto puramente "omicida" del romanzo. Chi ha ucciso lo ha fatto con i fiori. Come? Scopritelo leggendo Vite Corsive.




Approfondimenti: http://www.marconundini.it