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CORRUZIONE: RICOMINCIAMO DA CAPO

postato da Prof. Marco Vitale [05/03/2010 16:01]
La corruzione è esplosa nelle sue forme più sofisticate come sono quelle dei vip dell‟inchiesta fiorentina, a colpi di ragazze brasiliane (e consoliamoci che, questa volta, almeno sono ragazze); e nelle sue forme più antiche ed artigianali come quella delle mazzette del presidente della commissione urbanistica del Comune di Milano.

Si sono, in questi giorni, sentiti molti distinguo e diffamazioni tra chi rubava per i partiti; chi ruba per sé, chi ruba per altri motivi. Queste differenziazioni non valgono un fico secco. Non contano i motivi per cui si ruba. Conta che si ruba. Cioè che decisioni che dovrebbero essere assunte "in modo che siano assicurati il buon andamento e l‟imparzialità dell‟amministrazione" (art. 97 Cost.), vengono invece assunte in modo improprio, per scopi impropri, violando il principio di efficienza ed efficacia (buon andamento) ed il principio di imparzialità. Ciò genera danni gravi al paese, materiali ed immateriali. Quelli materiali sono evidenti ma anche quelli immateriali sono gravissimi: essi spengono, umiliano, distruggono ogni voglia di ben fare. E‟ vincente la selezione dei peggiori. La frase che corre sulla bocca di tutti, in questi giorni, è terribile: "Sono tutti così". Non è vero (nella stessa Protezione Civile esistono molte persone dedicate e molto per bene), ma che la maggioranza dei cittadini lo pensi è, di per sé, distruttivo. Sono cose che abbiamo già scritto negli anni ‟90 ai tempi di Tangentopoli e la tentazione di alzare le mani in segno di resa è molto alta. Ma è un lusso che non possiamo permetterci. Ho letto una bella e triste intervista di un valoroso magistrato che diceva: contro la corruzione non c‟è niente da fare; neanche sanzioni più severe servono. Ciò è comprensibile ma non accettabile. Che la corruzione ci sia sempre stata e sempre ci sarà è pacifico e dimostrato dalla storia. Essa non può essere miracolosamente estirpata dalla faccia della terra, come qualcuno si era illuso ai tempi dell‟euforia di Tangentopoli. Ma essa può essere combattuta e contenuta entro limiti sopportabili. Questi limiti sono stati una volta di più superati, con grave pericolo per la civile convivenza, la democrazia, il buon funzionamento dell‟economia. Altri popoli hanno conosciuto periodi di corruzione molto forte (come l‟Inghilterra di fine „800; gli Stati Uniti nel primo decennio del „900; la Germani negli anni ‟20 del „900) e li hanno superati attraverso un‟azione politica e civile incisiva, come l‟Inghilterra e gli Stati Uniti, o attraverso il disastro del nazismo come la Germania.

Se a seguito di Tangentopoli la politica avesse preso tutte le misure correttive necessarie (non solo penali ma anche amministrative ed organizzative) che da più fonti furono allora suggerite, anziché bloccare e congelare ogni cosa (e fu in gran parte la sinistra a realizzare questo blocco); se si fosse fatta seriamente una politica di delegificazione e di depenalizzazione; se non si fosse, negli anni più recenti, alimentata un‟atmosfera da paese di bengodi dove gli uomini del fare potevano fare quello che volevano purché gradito al Signore facendo crescere un intero ceto politico e imprenditoriale dominato da un senso assoluto di impunità; se non si fosse fatto capire che, attraverso condoni, amnistie moderate, prescrizioni quasi assicurate a tutti (a qualcuno con leggi ad personam; di peones con l‟inefficienza della amministrazione giudiziaria); se non si fosse denigrata sistematicamente la magistratura; se i partiti avessero svolto, con qualche decenza, l‟unico compito che loro realmente compete, che è quello di selezionale la classe dirigente e di tenere lontano dalla casa comune i mascalzoni, i nullafacenti, i nani e le ballerine; se si fosse combattuti sul piano politico e fossero stati smascherati i patti occulti tra sette varie che tengono in pugno città come Milano; allora, anche da noi, la corruzione potrebbe essere frenata e l‟Italia e
Milano potrebbero guadagnare qualche casella nelle statistiche impietose di Transparency International che, oggi, ci inchiodano dopo il Sud Africa, il Sud Corea, Taiwan.

Si è tentati di dire, come ha scritto Umberto Ambrosoli: la responsabilità è di tutti. In parte è vero ma ci sono ben diversi gradi di responsabilità. Se la responsabilità è indistintamente di tutti allora non è di nessuno. E‟ però vero che per correggere questa grave emergenza la responsabilità è di tutti. Non possiamo chiamare la Protezione civile. Le categorie imprenditoriali devono prendere posizione precisa nei confronti dei loro associati non dissimile da quella che le associazioni imprenditoriali siciliane hanno assunto nei confronti di loro associati collusi con la mafia e con il pizzo. Come è possibile che a presidente della delicatissima posizione di presidente della commissione urbanistica venga designato una persona di tal fatto? Chi lo ha selezionato e ce lo ha messo? Che mest8iere faceva questo signore? Come si guadagnava da vivere? Da questo tipo di domande dobbiamo ripartire. Dopo il periodo di dominio spagnolo, Milano cercò di riprendere dimestichezza con la pratica delle elezioni. In questa prospettiva Pietro Verri, nel 1796, scrisse un interessante e divertente articolo dal titolo: Pensiero di un buon vecchio che non è letterato. In esso Verri affermava: "Per vivere tranquilli e sicuri bisogna che siamo nelle mani di uomini dabbene: cioè di uomini giusti, caritatevoli e che abbiano una buona testa". "Ma come, direte voi, come posso io indovinare, in qual modo eserciterà la sua carica quell'uomo a cui darò il mio voto?" "Cercate di nominar un uomo, di cui la vita passata vi sia nota, e che fedele ai doveri del propri ostato sia buono nella sua famiglia, non sia spensierato in far debiti, sia puntuale ne' suoi impegni, e viva onoratamente lontano dall'ubbriachezza, dal gioco, dalla sfrontata prostituzione; se non conoscete uno nel quale s'adempiono tutte queste qualità, voi non sarete mai per pentirvi d'avergli data la nomina. Non crediate già, che per regolar un paese faccia bisogno di grande scienza; basta la costante probità, la qual probità è un indizio quasi sicuro anche di quel buon senso che serve a giudicare de' pubblici affari. Dunque non darete il vostro voto né per amicizia; né per compiacenza ad alcuno, non lo darete a chi fa istanza per ottenerlo; lo darete a un uomo di buona fama, del qual sappiate che la sua vita domestica è buona, e che abbia adempiuto sin ora ai doveri di buon Cittadino, con una vita senza macchia; a un uomo per sine che sia fermo e leale nel bene".

E' faticoso, ma anche questa maggiore attenzione a chi si elegge è necessaria, accanto alle altre misure accennate. Dopo che è ormai dimostrato che i partiti selezionano, in gran parte, i peggiori, gli sfaccendati, sono i cittadini e le loro associazioni che devono inventare metodi e strumenti nuovi per selezione e monitorare chi eleggono alle cariche pubbliche. Tutto ciò è essenziale, perché non esiste la minima possibilità di uscire dalla crisi in cui ci troviamo con il livello di corruzione diffusa nella quale stiamo affondando.

Marco Vitale

www.marcovitale.it

Milano, 18 febbraio 2010
Scritto per il Corriere della Sera