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Commento di Giovanni Cherubini su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"

postato da Giovanni Cherubini [29/06/2009 15:19]
Egregio Professar Vitale,

le seguenti righe per esprimere la mia gioia nel leggere il suo articolo di lunedì 25 Maggio scorso.

Mi stanno a cuore due punti in particolare, la certezza del diritto e le corporazioni o sette. Le due cose forse non sono troppo scorrelate, anche se non vorrei avvitarmi in speculazioni sociologiche che hanno poco a che fare con la mia formazione ...

Certamente nel mio vissuto (in buona parte milanese) ho avuto la sensazione che in alcuni contesti (lavorativi e non) non vi fosse linearità di comportamenti, orientamento all'onesta intellettuale e alla professionalità anche a causa di distorsioni create da rapporti personali (o di appartenenza) troppo spinti. Non ci sarebbe niente di male, e credo che nella giusta misura ci6 faccia parte della natura umana e possa essere anche un meccanismo efficiente, il problema é quando ciò influisce in modo sistematico
sulla strategia, l'organizzazione e le decisioni, indipendentemente dal valore e dalla preparazione degli individui che ne fanno parte, indipendentemente dalla qualità del risultato in termini di prodotto/servizio.

Ciò limita la crescita. Ciò limita il "potenziale di opportunità" in senso lato, che a sua volta limita la crescita delle persone e della società ( ... lo spirito del "rispetto dei commerci" ...lei cita) - ma qualcuno vuole spiegare perché c'é un esercito di laureati di buona qualità che arriva a 40 anni con stipendi striminziti, senza famiglia e con un mutuo che gli strozza il futuro? (per fortuna non é il mio caso). D'accordo, il villaggio globale più complesso e competitivo, 1"H1 ho la certezza che i nostri "leader" (politici, industriali e finanziari) ci mettano del loro ogni giorno! Lo spettacolo offerto dalla nostra politica é a dir poco deprimente, leggere i giornali, spesso altrettanto, quando si vede che una gran parte dei giornalisti (politicizzati, non indipendenti e poco professionali perché, ovviamente, non lo sono neanche i loro editori) riempiono le pagine dei giornali con storie che in altri tempi erano relegate ai magazine di infima categoria (quando ero piccolo, mi ricordo che
la gente si vergognava a comprare/leggere Novella 2000, ora questa vergogna non c'é più - e non sono neanche cosi vecchio !!)

Occorre recuperare le energie positive che sono ferite da una cultura e un sistema di relazioni troppo spesso non curante della qualità delle cose e del risultato. In più di una occasione, qualche conoscente (ex compagno di studi o lavoro) mi ha fatto notare che esistono delle sovrastrutture (corporazioni/mafie) che hanno un certo peso nella dinamica degli affari (e, quindi, delle carriere) .... mah ... e siamo a Milano !! t!! In questo capisco perfettamente la sezione di apertura del suo articolo, quando si confronta con gli amici del sud Italia. C'é di buono che a Milano l'eventuale mancanza di giustizia sociale ha come conseguenza quella di uccidere moralmente le persone, non fisicamente. Come si fara a creare una vera classe dirigente finché non c'é un buon meccanismo per fare crescere il vivaio in modo onesto?

Devo dire che ho sempre trattato la materia delle corporazioni/sette con grande distacco (probabilmente scetticismo e, certamente, ignoranza) ma senz'altro con disinteresse essenzialmente perché vivo la mia esperienza da uomo libero, facendomi un giudizio sugli altri e sulle cose attraverso la mia critica. Non amo la parola associazione, é un mio problema. Nella mia utopia vedo la società fatta di uomini liberi, ma regolata da leggi forti, chiare e applicate onestamente (e qui mi sa che si apre un'altra voragine ... ). Quindi, in questa mia realtà virtuale e idilliaca, non c'e' spazio per associazioni semplicemente perché non ce n'é bisogno. Va beh!

Non so da dove si possa partire, ma certamente c'é bisogno di rinascita. C'é bisogno di utilizzare meglio "la risorsa umana", portando le più rispetto, preoccupandosi di come premiarla e incentivarla, basandosi, come lei dice, su valori come onestà, correttezza, professionalità.

E c'é bisogno, mi permetto di aggiungere, anche di "sdegnarsi", c'é bisogno di uomini che facciano delle scelte, perché non tutto é tollerabile. C'e' bisogno di televisioni che non invitino gli ospiti delinquenti o di malcostume solo perché fanno audience, di giornalisti preparati a scrivere (con italiano corretto e comprensibile alla prima lettura!!) di cose orientate alla verità, non alla speculazione politica. C'é bisogno di occuparsi di come ridare strade e marciapiedi sicuri ai nostri figli, di come offrire migliori infrastrutture e servizi pubblici, etc. etc. prima di parlare di veline e calciatori. C'é bisogno di rispetto per le persone oneste, non per quelle che hanno il guadagno facile, anche se non si sa da dove proviene. C'é bisogno di isolare i furbi, non di invitarli a cena perché conviene.

Avrei altre cose da dire, ma credo che sia già troppo, se lei ha avuto la sfortuna di aprire questa mail si sarà già annoiato da un pezzo.

Grazie per il suo articolo, l'Italia, non solo Milano, ha bisogno di manifesti illuminati e indipendenti, di un "nuovo civismo". Dopo tutto, se queste cose si possono ancora scrivere su un quotidiano nazionale, vuol dire che non tutto é perduto

Cordialmente

Giovanni Cherubini