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RICERCA

Intervento di Marco Vitale al convegno dal titolo Oltre la paura. La politica e la sfida del futuro.

postato da Prof. Marco Vitale [22/04/2010 17:07]
Per affrontare l‟ardua ascensione che l‟affascinante tema propone vorrei fissare alcuni punti di riferimento; una serie di chiodi di sicurezza infissi alla parete:

Alcuni punti di riferimento

1. Il primo chiodo è rappresentato dalla forze delle mode intellettuali come illustrò nella sua memorabile lezione Solzenicyn ai neolaureati di Harvard nell‟ottobre 1977:
"In Occidente, anche senza bisogno della censura, viene operata una puntigliosa selezione che separa le idee alla moda da quelle che non lo sono, e benché queste ultime non vengano colpite da alcun esplicito divieto, non hanno la possibilità di esprimersi veramente né nella stampa periodica, né in un libro, né da una cattedra universitaria. Lo spirito dei vostri ricercatori è sì libero, giuridicamente, ma in realtà impedito dagli idoli del pensiero alla moda. Senza che ci sia, come all'Est, un'aperta violenza, questa selezione operata dalla moda, questa necessità di conformare ogni cosa a dei modelli standardizzati, impediscono ai pensatori più originali e indipendenti di apportare il loro contributo alla vita pubblica e determinano il manifestarsi di un pericolo spirito gregario che è di ostacolo a qualsiasi sviluppo degno di questo nome".
Aveva ragione e la crisi economica in atto ne è una grande conferma.
E‟ questo spirito gregario e conformista alle mode che rende tutti asserviti alle ondate di paura che si susseguono in successione continua. Anche Popper in Il mito della cornice, Il Mulino, 1994, ritorna spesso sul tema delle mode intellettuali: "Il pensatore alla moda è per lo più prigioniero del proprio conformismo, mentre io considero la libertà - la libertà politica così come il pensiero autonomo e aperto - uno dei principali valori che la vita può offrirci se non il principale. Proprio come il pensatore alla moda è prigionieri del suo mondo, l'esperto è schiavo della sua specializzazione, laddove è la libertà dalle mode intellettuali e dalle specializzazioni a rendere possibile la scienza e la razionalità".
Ricordate l‟allarme per il rischio epidemico legato a un virus di origine aviaria lanciato alcuni inverni fa dall‟Organizzazione mondiale della sanità (Oms)? Il rischio fu quantificato in "almeno un milione di morti". Fortunatamente non è successo niente e il contagio veloce uomo-uomo si è dimostrato una bufala. Ricordare la Sars che ha atterrito il mondo tra novembre 2002 e fine luglio 2003? Moderatamente colpiti furono solo Sud-Est asiatico e Canada: 898 casi, in Italia 4 casi di importazione. Anche qui le previsioni parlavano di milioni di morti. Ricordate la Bse (l‟epidemia della "mucca pazza") e il terrore che fu scatenato intorno alla stessa, che ci obbligò persino a rinunciare alla costata con l‟osso? Bilancio a livello mondiale: 163 casi, di cui 129 in Inghilterra, 6 in Francia, 1 in Italia.
Anche la Bse puramente bovina è sparita: nel 2007 in Italia si sono ammalate due vacche.
Qualcuno può dire che sono state le opportune difese che hanno evitato il peggio. Queste difese, forti e tempestive, sono state una buona cosa e testimoniano di un sistema difensivo efficiente. Ma ormai esiste un largo consenso sul fatto che il messaggio terroristico fu enormemente esagerato e creò un ingiustificato panico, come è avvenuto, del resto, con la recente influenza che colpisce le vie polmonari e che ha riempito i frigoriferi sanitari di vaccini inutilizzati. La percentuale di vittime in rapporto al totale dei malati, a livello mondiale alla A (H1N1) è stata dello 0,0047 per cento.

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