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Questa crisi e le verità nascoste

postato da Prof. Marco Vitale [23/04/2009 16:49]
"L'insidia bancaria ha sempre seguito la stessa strada. Un'abbondanza qualsiasi viene adoperata per creare un ottimismo. L'ottimismo viene esagerato di solito con l'aiuto della propaganda. Le vendite aumentano, i prezzi delle terre o delle azioni salgono oltre la possibilità delle rendita materiale, si crea cioè separazione tra il rendimento e il valore dei beni. Le banche che hanno favorito prestiti esagerati per manovrare il rialzo restringono i loro prestiti e il panico sopravviene". Con queste parole scritte da Ezra Pound nel 1944, Marco Vitale, docente universitario, economista d'impresa e scrittore (ha svolto la propria attività professionale presso l'università di Pavia, la Bocconi, la Libera Università Carlo Cattaneo, della quale è stato uno dei fondatori e vice-presidente), ha iniziato il suo intervento, lo scorso 6 aprile a Villa S. Luigi a Napoli, per discutere di "Questione morale e crisi dell'economia". L'incontro, voluto dall' associazione "Laici e Gesuiti per Napoli", introdotto dal teologo Andrea Vicini e moderato dal manager d'impresa Francesco Bevilacqua, ha visto la partecipazione anche di Dario Righetti, consulente di importanti multinazionali e docente Formaper (l'azienda di formazione degli imprenditori della Camera di commercio di Milano).

Le parole di Pound, "il poeta che capiva di economia", sono state riprese da Vitale per distinguere ciò che è una costante di ogni crisi economica moderna da ciò che è proprio di una singola e determinata crisi, come quella che oggi viviamo. La domanda più assillante , fino a qualche mese fa, era"quando usciremo dalla crisi?". Dietro questa domanda, ha detto l'economista, si nasconde la stessa visione del mondo che ha provocato la crisi: il desiderio di mantenere a tutti i costi uno standard di profitto nelle negazione dei legami tra economia e dimensione etica-politica della vita collettiva. Risponde invece alla domanda "come usciremo dalla crisi" implica una prospettiva che si fa carico della realtà delle cose e degli errori commessi nel passato.

Usciremo dalla crisi quando si diranno tutte quelle verità che sono state negate o trascurate. Quando conosceremo esattamente l'ammontare dei "titoli tossici" che hanno portato alla rovina le maggiori banche del mondo, spingendoci verso la più grande crisi finanziaria conosciuta, crisi che non si è trasformata in una catastrofe sociale e politica solo grazie all'intervento statale a sostegno di quelle stesse banche rovinate dai loro manager. Usciremo dalla crisi quando si smetterà di perseguire direttamente l'aumento del valore delle azioni in Borsa, ma si ritornerà a perseguire in anzitutto l'aumento del valore delle imprese. Quando ci convinceremo del fatto che "grande" (le concentrazioni delle aziende e delle banche) non significa necessariamente "buono", "perchè se è vero che l'economia non si sviluppa se le si mette addosso una camicia di forza, è anche vero che l'assenza della camicia di forza non deve autorizzare a comportarsi da folli".

Usciremo dalla crisi quando il Pil non sarà l'unico metro per valutare il buon andamento dell'economia, dal momento che un economia che concentra la ricchezza in pochissime mani e accresce giorno per giorno la massa degli esclusi non è stata, non è e non sarà mai una buona economia. Usciremo dalla crisi quando le misure degli organismi di governo terranno conto della geopolitica mondiale così come oggi è, dopo il disfacimento del sistema delle macroalleanze che aveva determinato la politica internazionale della fine della Seconda guerra mondiale alla caduta del Muto di Berlino.
Nella geopolitica attuale gli Usa continuano a detenere l'egemonia militare, ma è la Cina a detenere il primato delle riserve valutarie disponibili. Secondo Marco Vitale i processi che hanno portato a questa nuova situazione (e che negli USA si continua ancora oggi a sottovalutare) rappresentano un esempio del tipo di equilibrio su cui si basa il mondo, un equilibrio, in realtà, fatto di squilibri complementari (strapotere militare di un blocco e strapotere valutario di un altro blocco. Insomma, per Marco Vitale, ogni volta che la legittima aspirazione al profitto viene dissociata dalle pratiche sociali che fanno dell'uomo il fine e non il mezzo, si esce dalla buona economia e si entra in quella cattiva.
L'intervento di Dario Righetti ha messo invece in luce le politiche virtuose delle aziende, anche italiane, che hanno saputo reagire con successo alla crisi economica in atto. Tutti e due i relatori hanno sollevato indirettamente il problema capitale del legame tra economia e informazione. Quest'ultima, infatti, nell'economia più che in altri campi, non ha solo il potere di descrivere una realtà ed orientarne la percezione, ma anche quello di determinare direttamente i fatti, proprio e soprattutto in ambito finanziario
Non si è potuto chiedere a Marco Vitale come mai non avesse detto tutte queste cose prima che la crisi scoppiasse, perché in realtà le aveva già pronunciate e scritte (ad esempio in <>, Scheiwiller, Milano 2002), restando inascoltato nonostante il prestigio di cui gode in Italia e nel mondo. Quindi siamo noi a doverci chiedere come mai le nostre democrazie non hanno tenuto conto delle parole di economisti che non miravano al consenso dei potenti ma a un'intenzione di verità nell'interesse generale.
Nel 2006 Vitale portò a cena a Milano due suoi amici, un alto funzionario del Fondo monetario internazionale e un alto funzionario del Tesoro degli Stati Uniti. L'uno e l'altro gli dissero di prepararsi, che lo scoppio della "bolla immobiliare" era solo questione di tempo, ma che non potevano dire queste verità se non a cena, ad un amico, perché contrastavano con gli <>, con la posizione dei poteri per cui essi lavoravano. Se dunque può essere normale per i poteri economici forti, che difendono il profitto fine a se stesso, appropriarsi dei mezzi di comunicazione per poter negare anche l'evidenza, finchè si può, non è normale che noi tutti restiamo nella pigrizia e non cerchiamo di ascoltare anche e soprattutto le voci libere.
Lunedì scorso ci sono state offerte queste possibilità. Nell'aula magna di Villa S.Luigi a Napoli l'inflazionato ritornello che sentiamo sempre ripetere, secondo cui la crisi è anche un'opportunità, ha riacquistato valore e significato.

Valerio Petrarca
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nostro servizio da Napoli 

Il nostro tempo
Domenica 19 Aprile 2009
 
*Articolo "Sbagliare non era obbligatorio" scaricabile alla pagina Testi 2009.