Questa crisi e le verità nascoste
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"L'insidia bancaria ha sempre seguito la stessa strada. Un'abbondanza qualsiasi viene adoperata per creare un ottimismo. L'ottimismo viene esagerato di solito con l'aiuto della propaganda. Le vendite aumentano, i prezzi delle terre o delle azioni salgono oltre la possibilità delle rendita materiale, si crea cioè separazione tra il rendimento e il valore dei beni. Le banche che hanno favorito prestiti esagerati per manovrare il rialzo restringono i loro prestiti e il panico sopravviene". Con queste parole scritte da Ezra Pound nel 1944, Marco Vitale, docente universitario, economista d'impresa e scrittore (ha svolto la propria attività professionale presso l'università di Pavia, la Bocconi, la Libera Università Carlo Cattaneo, della quale è stato uno dei fondatori e vice-presidente), ha iniziato il suo intervento, lo scorso 6 aprile a Villa S. Luigi a Napoli, per discutere di "Questione morale e crisi dell'economia". L'incontro, voluto dall' associazione "Laici e Gesuiti per Napoli", introdotto dal teologo Andrea Vicini e moderato dal manager d'impresa Francesco Bevilacqua, ha visto la partecipazione anche di Dario Righetti, consulente di importanti multinazionali e docente Formaper (l'azienda di formazione degli imprenditori della Camera di commercio di Milano). Le parole di Pound, "il poeta che capiva di economia", sono state riprese da Vitale per distinguere ciò che è una costante di ogni crisi economica moderna da ciò che è proprio di una singola e determinata crisi, come quella che oggi viviamo. La domanda più assillante , fino a qualche mese fa, era"quando usciremo dalla crisi?". Dietro questa domanda, ha detto l'economista, si nasconde la stessa visione del mondo che ha provocato la crisi: il desiderio di mantenere a tutti i costi uno standard di profitto nelle negazione dei legami tra economia e dimensione etica-politica della vita collettiva. Risponde invece alla domanda "come usciremo dalla crisi" implica una prospettiva che si fa carico della realtà delle cose e degli errori commessi nel passato. Usciremo dalla crisi quando si diranno tutte quelle verità che sono state negate o trascurate. Quando conosceremo esattamente l'ammontare dei "titoli tossici" che hanno portato alla rovina le maggiori banche del mondo, spingendoci verso la più grande crisi finanziaria conosciuta, crisi che non si è trasformata in una catastrofe sociale e politica solo grazie all'intervento statale a sostegno di quelle stesse banche rovinate dai loro manager. Usciremo dalla crisi quando si smetterà di perseguire direttamente l'aumento del valore delle azioni in Borsa, ma si ritornerà a perseguire in anzitutto l'aumento del valore delle imprese. Quando ci convinceremo del fatto che "grande" (le concentrazioni delle aziende e delle banche) non significa necessariamente "buono", "perchè se è vero che l'economia non si sviluppa se le si mette addosso una camicia di forza, è anche vero che l'assenza della camicia di forza non deve autorizzare a comportarsi da folli". Usciremo dalla crisi quando il Pil non sarà l'unico metro per valutare il buon andamento dell'economia, dal momento che un economia che concentra la ricchezza in pochissime mani e accresce giorno per giorno la massa degli esclusi non è stata, non è e non sarà mai una buona economia. Usciremo dalla crisi quando le misure degli organismi di governo terranno conto della geopolitica mondiale così come oggi è, dopo il disfacimento del sistema delle macroalleanze che aveva determinato la politica internazionale della fine della Seconda guerra mondiale alla caduta del Muto di Berlino. Valerio Petrarca Il nostro tempo Domenica 19 Aprile 2009 *Articolo "Sbagliare non era obbligatorio" scaricabile alla pagina Testi 2009. |
commenti
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Visto che non è stato pubblicato (ancora?) l'articolo "Sbagliare non era obbligatorio", commento "qui per là". Le opinioni espresse sono condivisibili, ma se gli avversari di opinione (matti o imbroglioni) appaiono come acritici sacerdoti dello stilema imperante, non le pare un po' riduttivo scrivere: "tutto questo non poteva non portare, prima o poi, ad un disastro"?. Non le pare, espressa in questo modo, una posizione pregiudiziale anch'essa?
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| postato da Jeff Mc Allor il 27/05/2009 09:09 | |

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