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  <title>Dialogo con Marco Vitale</title>
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  <subtitle>Dialogo con Marco Vitale ...</subtitle>
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    <title>Allarme Milano Speranza Milano</title>
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      <name>Prof. Marco Vitale</name>
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    <updated>2012-02-02T14:31:47Z</updated>
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    <content>Seguitemi anche qui: &lt;a href="http://www.allarmemilano-speranzamilano.it" target="_blank"&gt;www.allarmemilano-speranzamilano.it&lt;/a&gt;</content>
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    <title>LETTERA SEMIAPERTA A VALERIO ONIDA</title>
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    <updated>2010-09-27T11:11:43Z</updated>
    <published>2010-09-27T11:11:43Z</published>
    <content>&lt;div align="right"&gt;Milano, 20 settembre 2010&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Egr. Prof. &lt;br /&gt;VALERIO ONIDA&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Caro Valerio,&lt;/p&gt;&lt;p&gt;mi dispiace di non poter essere presente alla Tua conferenza stampa del 23 settembre 2010. Ma ci&amp;ograve; mi offre l'occasione di riconfermarTi il mio pieno appoggio e al tempo stesso chiarire meglio a me e comunicarTi le ragioni del mio appoggio. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Milano e l'Italia vivono un periodo di grande travaglio, accompagnato da tanti aspetti negativi rischi e pericoli, ma anche da grandi possibilit&amp;agrave; e speranze. Anzi penso che la Speranza sia pi&amp;ugrave; grande del pur grande Allarme. Il travaglio &amp;egrave; di pensiero, morale e istituzionale prima che tecnico. Per fare qualche esempio. Siamo tutti a favore di una regolamentazione doverosa e pi&amp;ugrave; incisiva del traffico urbano ( e so che Tu, come me, hai firmato gli importanti referendum lanciati opportunamente su questo e altri connessi temi ambientali da Edoardo Croci). Ma per ottenere qualche risultato positivo non mancano certo i tecnici in grado di proporre soluzioni ragionevoli. Quello che manca &amp;egrave; un sindaco che per scegliere una regolamentazione per Via Montenapoleone  non dica, come ha detto il sindaco in carica: chiederemo cosa ne pensano gli stilisti. Cos&amp;igrave; il PGT in discussione si presta a tante discussioni tecniche ma i nodi politici sono quelli legati alla capacit&amp;agrave; di adottare una impostazione, che sia meditata e ben studiata, ma non succube, nella sua impostazione di fondo, degli interessi precostituiti. E che si ponga la domanda fondamentale: ma come &amp;egrave; possibile tracciare un PGT di Milano senza connettersi istituzionalmente con i comuni della fascia contigua, senza pensare alla Grande Milano? Anche qui la questione delle questioni non &amp;egrave; tecnica ma politica e morale. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;La trasformazione, anche economica, di cui il Paese ha bisogno si compir&amp;agrave; nelle citt&amp;agrave; o non si compir&amp;agrave;. Solo nelle citt&amp;agrave; c'&amp;egrave;, infatti,  la concretezza dei problemi, la consapevolezza degli stessi, una residua vicinanza tra amministratori e amministrati, una possibile visibilit&amp;agrave; dell'azione dei primi, tutti ingredienti necessari per cercare di aumentare il coinvolgimento e la partecipazione indispensabile per alimentare e sostenere il processo di trasformazione e promuovere  l'energia sociale necessaria.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il cancro che dobbiamo combattere &amp;egrave; il fatto che i politici e gli amministratori pubblici, con un crescendo impressionante, utilizzano la citt&amp;agrave; come un bene personale o per porla al servizio della propria setta o degli interessi della propria congrega. E' un cancro questo che raramente Milano ha vissuto con l'estensione e l'intensit&amp;agrave; presente. Questa mancanza di morale pubblica negli amministratori genera, per reazione, una parallela mancanza di morale pubblica negli amministrati. E cos&amp;igrave; la citt&amp;agrave; decade a convivenza; a convivenza miserabile e rissosa. Dunque non per combattere la politica, ma per ripristinare nella citt&amp;agrave; la Politica, &amp;egrave; necessaria una guida che sia innanzi tutto caratterizzata da alta moralit&amp;agrave; pubblica e civile e che abbia coltivato, per tutta la sua vita, una profonda disciplina di indipendenza, che non sia mai stata di parte, e che non solo sia indipendente ma tale appaia. Io penso che la tua storia, la tua rigorosa formazione giuridica, il tuo impegno continuo e tormentato nell'applicazione della Carta Costituzionale, che &amp;egrave; oggi il nostro residuo ancoraggio pi&amp;ugrave; importante e indispensabile, la tua rigorosa indipendenza, una qualit&amp;agrave; che non si improvvisa ma si conquista faticosamente con una vita di coerenza e di autodisciplina, offrano le massime garanzie in questa difficile sfida che sta di fronte a te ma anche a tutti noi e che &amp;egrave;, prima di tutto, una sfida morale e di democrazia e, quindi, politica. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;In secondo luogo apprezzo in te l'apertura sociale e l'impegno concreto e personale per i cittadini pi&amp;ugrave; bisognosi. E ci&amp;ograve; non per buonismo ma perch&amp;eacute; i miei studi economici e storici non lasciano dubbi. Una citt&amp;agrave; non solidale e non attenta ai temi sociali &amp;egrave;, per definizione, una citt&amp;agrave; inefficiente. Esiste una montagna di evidenze storiche inequivocabili a sostegno di ci&amp;ograve;. Pensiamo a quando le nostre citt&amp;agrave; erano, al tempo stesso, le citt&amp;agrave; pi&amp;ugrave; ricche, pi&amp;ugrave; belle e pi&amp;ugrave; socialmente solidali d'Europa; pensiamo alle Firenze, Siena, Milano dei grandi secoli. Quello &amp;egrave; il vero modello cui rifarci, quando le nostre citt&amp;agrave; erano citt&amp;agrave; di artigiani, artisti, operatori sociali e non citt&amp;agrave; di cortigiani. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;In terzo luogo ritengo che la tua grande competenza di diritto amministrativo e di organizzazione pubblica, in particolare nell'ordinamento ed organizzazione degli enti locali, sia esattamente la competenza specifica della quale  il comune di Milano abbia, oggi, maggior bisogno. Una delle cause profonde della crisi cittadina &amp;egrave; il grave deterioramento della macchina amministrativa del Comune. Mettere mano ad essa con competenza personale oltre che con indipendenza e forza morale &amp;egrave; la cosa pi&amp;ugrave; importante. Inoltre l'indispensabile avvio della macchina metropolitana &amp;egrave; un fatto legislativo - amministrativo, dove la tua competenza concreta potr&amp;agrave; essere preziosa.  Tutto il resto seguir&amp;agrave;, se si far&amp;agrave; bene in questo settore, per il quale tu hai la competenza e l'esperienza specifica pi&amp;ugrave; approfondite e complete.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il quarto motivo chiave del mio supporto &amp;egrave; che tu sei l'unico candidato che &amp;egrave; stato indicato non da un partito ma da un gruppo cittadino autonomo ed autorevole, e che sei molto apprezzato da molte associazioni e raggruppamenti liberi. Solo in Italia si fanno le primarie con un candidato indicato in anticipo dal partito che promuove le primarie. Sarebbe come se il partito democratico americano nell'indire le primarie per la scelta del candidato alla presidenza avesse detto: &amp;quot;facciamo le primarie ma il mio candidato &amp;egrave; la signora Clinton&amp;quot; (mai si sarebbe sognato di indicare Obama). Apprezzo, sul piano personale, che tu abbia deciso di partecipare a queste buffe primarie, come contributo a far crescere la partecipazione, Ma, come tutti i tuoi sostenitori che conosco, io penso che il dono prezioso del tuo impegno sia un valore per la citt&amp;agrave; che va ben oltre queste buffe primarie con candidato predeterminato (da chi?) e che le forze che si stanno raggruppando al tuo fianco vanno mantenute insieme ben oltre  queste primarie di partito. Tu non sei di partito ma della citt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Queste, in sintesi, le ragioni di fondo del mio supporto che, spero, continuer&amp;agrave;, comunque, anche dopo le primarie. La citt&amp;agrave; ha bisogno di un salto di pensiero, morale, politico, e tu sei la persona giusta per guidare al meglio  questo salto impegnativo, pur nel rispetto ed apprezzamento degli altri candidati alle primarie. Non devi avere timori: gli esperti, i tecnici, i giovani, le forze vive della citt&amp;agrave; sono pronte a rispondere alla tua chiamata. Soprattutto i giovani che, per impegnarsi ed emergere, hanno bisogno di maestri. Sono tutte quelle forze vive che, da anni, aspettano  la possibilit&amp;agrave; di fare una scelta che allenti la soffocante morsa degli interessi precostituiti e dei piccoli miserabili interessi dei partitanti, contribuendo cos&amp;igrave; anche ad una rinascita dei partiti stessi dal loro deplorevole stato attuale, nel rispetto dei principi e dello spirito costituzionale. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con grande amicizia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Marco Vitale&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Milano, 20 settembre 2010&lt;/p&gt;</content>
    <summary>Milano, 20 settembre 2010Egr. Prof. VALERIO ONIDACaro Valerio,mi dispiace di non poter essere presente alla Tua conferenza stampa del 23 settembre 2010. Ma ci&amp;ograve; mi offre l'occasione di riconfermarTi il mio pieno appoggio e al tempo stesso chiarire ...</summary>
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    <title>Passaggio al Futuro - Commento di F.M. Sottrici</title>
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    <updated>2010-06-10T10:40:17Z</updated>
    <published>2010-06-10T10:25:40Z</published>
    <content>Caro Marco,&lt;p&gt;ho letto d'un fiato Passaggio al futuro e l'ho poi riletto lentamente. Non per seguire il precetto di Schopenhauer (un libro va sempre letto due volte), ma perch&amp;egrave; &amp;egrave; un testo affascinante e coinvolgente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ti ringrazio molto di avermelo inviato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La rilettura &amp;egrave; anche dovuta al fatto che non si pu&amp;ograve; dissentire dalla forte tensione etica del libro e non si possono ignorare le verit&amp;agrave; che emergono. Come negare che banche e istituzioni finanziarie troppo grandi siano un grave pericolo per l'economia e per la democrazia? Tu richiami l'insegnamento di Roepke, che &amp;egrave; stato la mia passione giovanile. I suoi libri (Civitas Humana, Spiegazione economica del mondo moderno, Il problema della Germania), sono comparsi in Italia tra il 1946 e il 1949. Io non avevo ancora vent'anni e fui subito sedotto dalla grande cultura dell'Autore, dalle sue idee e dalla sua scrittura, scorrevole, piacevole e pure cos&amp;igrave; precisa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le idee di Roepke sui pericoli del gigantismo si sono rivelate esatte. Ma il mondo ha seguito strade diverse da quelle suggerite da Roepke e oggi mi sembra difficile che si possano abbandonare. Cosa fare? Si pu&amp;ograve; ripristinare il Glass-Steagall Act ma come si fa a ridurre la dimensione bancaria? Una merchant bank di duecentomila dipendenti &amp;egrave;, per sua natura, incontrollabile e ha mezzi persuasivi per convincere i politici, che sono uomini che devono essere rieletti (in USA ogni due anni). Non per nulla alcuni autori sono preoccupati dal fatto che le politiche finanziarie degli Stati dipendano da assemblee elettive, pi&amp;ugrave; sensibili alla spesa che ai risparmi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Giuseppe Maranini non nascondeva le sue simpatie per il Senato di nomina regia, con senatori nominati a vita. Ma oggi, quando si sostiene l'assoluta supremazia del voto popolare, come si potrebbe avere un Senato non elettivo al quale demandare le decisioni sulla politica economica? Impossibile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le incredibili remunerazioni dei CEO delle banche gridano vendetta al Cielo, se non fosse che l'Ecclesiaste ci insegna che il giusto perisce e il malvagio trionfa. Poe, ottimo scrittore anche se dimenticato, si piccava di essere filosofo e in un racconto sullo Spirito di Perversit&amp;agrave; racconta come un'azione malvagia si auto-alimenta. Bisogna non cominciare. Ho imparato da te che sino al 1960 all'Arthur Andersen vigeva la regola di 1 a 10 (mutuata da John Pierpont Morgan che l'aveva enunciata alla fine dell'800) sulle retribuzioni minime e massime nella Compagnia. Platone, nel decimo libro della Repubblica, aveva posto questo rapporto a 1 a 4. Ora siamo a 1 a 3.000 e, in qualche caso, ancora di pi&amp;ugrave;, molto di pi&amp;ugrave;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se non si interviene ci sar&amp;agrave; un'altra crisi, ma gli interventi sono, a mio parere, impossibili.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;S&amp;igrave;, qualcosa si potrebbe fare, impedire che i CDS vengano proposti da chi &amp;egrave; giocatore e arbitro nello stesso tempo, mettere regole pi&amp;ugrave; restrittive sul leverage (ma chi controlla poi quegli enormi organismi che possono creare gestioni separate e non trasparenti, o parentele occulte?).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una cosa importante &amp;egrave; che i nuovi strumenti creati negli ultimi venti, venticinque anni hanno creato circolazione monetaria (come tu ben dici) fuori dai Governi, per la prima volta dall'introduzione della carta-moneta nella Francia della Reggenza (c'era stato un precedente, l'invenzione della cambiale, per&amp;ograve; con effetti molto pi&amp;ugrave; limitati).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In un organismo sazio, pigro e satollo i nuovi istrumenti sono serviti a dare un fittizio appetito, e a creare crescita. Che ora mancher&amp;agrave; anche per la necessaria riduzione di questi strumenti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ho letto Sud di Brunetta, da te citato. Bene, non c'&amp;egrave; nulla di sbagliato, ma ci sono troppe cose.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Napoleone diceva che bisogna concentrarsi per vincere. Per affrontare il terribile problema del Sud occorre puntare su poche cose ma in profondit&amp;agrave; e in un ambito ristretto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non si pu&amp;ograve; affrontare il problema tutto insieme. Il Sud ha venti milioni di abitanti, quanti ne aveva la Francia di Napoleone. Non &amp;egrave; possibile pensare di modificare i costumi di venti milioni di abitanti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In una conversazione che ho tenuto al Rotary ho parlato della Calabria, perch&amp;egrave; rappresenta solo il 10% della popolazione meridionale e perch&amp;egrave; il popolo ha caratteristiche di dignit&amp;agrave; di orgoglio e di auto-rispetto che si trovano in poche altre regioni meridionali (non in Campania, per esempio).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi permetto di allegarti questa conversazione. Non dirmi che &amp;egrave; rozza, so che lo &amp;egrave;, ma un discorso di quindici minuti tenuto dopo una colazione non pu&amp;ograve; essere una lezione accademica.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Leggo sempre e conservo tutti i tuoi scritti. Vedo che il guerriero non sente stanchezza e di questo provo gioia. Grazie di tutto e spero di rivederti presto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Flavio&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/articoli/2010/il circolo delle idee.pdf"&gt;Scarica il file &amp;quot;Il circolo delle idee&amp;quot; &lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content>
    <summary>Caro Marco,ho letto d'un fiato Passaggio al futuro e l'ho poi riletto lentamente. Non per seguire il precetto di Schopenhauer (un libro va sempre letto due volte), ma perch&amp;egrave; &amp;egrave; un testo affascinante e coinvolgente.Ti ringrazio molto di avermelo ...</summary>
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    <title>Nata Femmina</title>
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    <updated>2010-05-20T10:54:14Z</updated>
    <published>2010-05-20T10:54:14Z</published>
    <content>&lt;p&gt;Ricevo dalla D.ssa Maria Giulia Marini questa lettera, che condivido totalmente, e che quindi voglio condividere con chi segue il mio sito.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Caro professore,&lt;br /&gt;questo per conoscenza.&lt;br /&gt;Maria Giulia Marini &lt;/p&gt;&lt;p&gt;In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto pi&amp;ugrave; vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: &amp;quot;Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze&amp;quot;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle &amp;quot;belle ragazze albanesi&amp;quot;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;----------------------------------------------------&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;NATA FEMMINA&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perch&amp;eacute; venerd&amp;igrave; il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: &amp;quot;le belle ragazze albanesi&amp;quot;. Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno  del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che &amp;quot;per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione&amp;quot;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Io quelle &amp;quot;belle ragazze&amp;quot; le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A &amp;quot;Stella&amp;quot; i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le tocc&amp;ograve; piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chiss&amp;agrave; quanti altri. E' solo allora - tre anni pi&amp;ugrave; tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: cos&amp;igrave;, per gioco o per sfizio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ai tempi era una bella ragazza, s&amp;igrave;. Oggi &amp;egrave; solo un rifiuto della societ&amp;agrave;, non si innamorer&amp;agrave; mai pi&amp;ugrave;, non diventer&amp;agrave; mai madre e nonna. Quel &amp;quot;puttana&amp;quot; sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sulle &amp;quot;belle ragazze&amp;quot; scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni pi&amp;ugrave; tardi girai un documentario per la tv svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in gi&amp;ugrave; in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia  del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'&amp;egrave; inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha pi&amp;ugrave; pazienza n&amp;eacute; comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questa &amp;quot;battuta&amp;quot; mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne &amp;eacute; messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Merid Elvira Dones&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;PS: Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione spero sentano l'obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre persone &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</content>
    <summary>Ricevo dalla D.ssa Maria Giulia Marini questa lettera, che condivido totalmente, e che quindi voglio condividere con chi segue il mio sito.&amp;nbsp;Caro professore,questo per conoscenza.Maria Giulia Marini In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, ...</summary>
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    <dc:date>2010-05-20T10:54:14Z</dc:date>
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    <title>Introduzione all'invito per il Pastore Führer a Milano.</title>
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    <updated>2010-04-22T15:42:25Z</updated>
    <published>2010-04-22T15:42:25Z</published>
    <content>Karl Popper, in un' intervista del 1990 sulla fine del comunismo e la riunificazione della Germania dell'Est ha detto: &amp;quot;La sorpresa &amp;egrave; stata questa emorragia della Germania Est. Ed &amp;egrave; stata la cosa pi&amp;ugrave; importante. Il punto di non ritorno si &amp;egrave; avuto a Lipsia, con le dimostrazioni pacifiche che hanno disarmato la polizia&amp;quot;.&lt;br /&gt;Si riferiva alla marcia delle candele del 9 ottobre 1989, momento culminante di un'iniziativa avviata nella chiesa evangelica di San Nicola (Nikolaikirche), una delle pi&amp;ugrave; antiche chiese di Lipsia dove suon&amp;ograve; l'organo e insegn&amp;ograve; musica J.S. Bach. Nel lontano 1981, su stimolo di gruppi giovanili e con l'approvazione del Consiglio Parrocchiale, furono avviati nella chiesa di San Nicola degli incontri, ogni luned&amp;igrave; alle 17,00, per pregare per la pace e la salvaguardia del Creato e per cantare inni religiosi. Fu da quegli incontri di preghiera e di canto, inizialmente tra pochi fedeli, ma che piano piano videro aumentare il numero dei partecipanti, che part&amp;igrave; una resistenza pacifica e cristiana che il 9 ottobre 1989 (un mese esatto prima del crollo del muro di Berlino) sfoci&amp;ograve; nella grande processione delle candele partecipata da settantamila persone, che attravers&amp;ograve; ed illumin&amp;ograve; tutta Lipsia e fu percepita in tutta la Germania dell'Est ed in tutto il mondo come un segno di svolta e di speranza. La Stasi (polizia di Stato) cerc&amp;ograve; di fermarli ma nulla pot&amp;eacute; di fronte al carattere pacifico e religioso della manifestazione.&lt;br /&gt;Abbiamo invitato a Milano l'allora pastore della Nikolaikirche, Christian Fuehrer, che sar&amp;agrave; tra noi per raccontare la vicenda della ribellione pacifica e cristiana, in dialogo con Paola Ros&amp;agrave; che ha dedicato alla stessa un bel libro (Lipsia 1989, Non violenti contro il muro, ed. Il Margine 2009).&lt;br /&gt;Cos&amp;igrave; anche Milano potr&amp;agrave; conoscere direttamente il principale protagonista di un passaggio cruciale della storia europea contemporanea e capire meglio cosa intendiamo quando parliamo delle radici cristiane dell'Europa ma, insieme, anche dei vigorosi alberi che, nati da quelle radici, sono testimoni attuali del cristianesimo vivente.&lt;p&gt;Marco Vitale&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Milano, 12 marzo 2010&lt;/p&gt;</content>
    <summary>Karl Popper, in un' intervista del 1990 sulla fine del comunismo e la riunificazione della Germania dell'Est ha detto: &amp;quot;La sorpresa &amp;egrave; stata questa emorragia della Germania Est. Ed &amp;egrave; stata la cosa pi&amp;ugrave; importante. Il punto di non ...</summary>
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    <dc:date>2010-04-22T15:42:25Z</dc:date>
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    <title>Intervento di Marco Vitale al convegno dal titolo Oltre la paura. La politica e la sfida del futuro.</title>
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      <name>Prof. Marco Vitale</name>
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    <updated>2010-04-22T15:27:14Z</updated>
    <published>2010-04-22T15:07:51Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;Per affrontare l&amp;#8223;ardua ascensione che l&amp;#8223;affascinante tema propone vorrei fissare alcuni punti di riferimento; una serie di chiodi di sicurezza infissi alla parete:&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;Alcuni punti di riferimento&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;1. Il primo chiodo &amp;egrave; rappresentato dalla forze delle mode intellettuali come illustr&amp;ograve; nella sua memorabile lezione Solzenicyn ai neolaureati di Harvard nell&amp;#8223;ottobre 1977:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&amp;quot;In Occidente, anche senza bisogno della censura, viene operata una puntigliosa selezione che separa le idee alla moda da quelle che non lo sono, e bench&amp;eacute; queste ultime non vengano colpite da alcun esplicito divieto, non hanno la possibilit&amp;agrave; di esprimersi veramente n&amp;eacute; nella stampa periodica, n&amp;eacute; in un libro, n&amp;eacute; da una cattedra universitaria. Lo spirito dei vostri ricercatori &amp;egrave; s&amp;igrave; libero, giuridicamente, ma in realt&amp;agrave; impedito dagli idoli del pensiero alla moda. Senza che ci sia, come all'Est, un'aperta violenza, questa selezione operata dalla moda, questa necessit&amp;agrave; di conformare ogni cosa a dei modelli standardizzati, impediscono ai pensatori pi&amp;ugrave; originali e indipendenti di apportare il loro contributo alla vita pubblica e determinano il manifestarsi di un pericolo spirito gregario che &amp;egrave; di ostacolo a qualsiasi sviluppo degno di questo nome&amp;quot;&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Aveva ragione e la crisi economica in atto ne &amp;egrave; una grande conferma.&lt;br /&gt;E&amp;#8223; questo spirito gregario e conformista alle mode che rende tutti asserviti alle ondate di paura che si susseguono in successione continua. Anche Popper in &lt;em&gt;Il mito della cornice, Il Mulino, 1994&lt;/em&gt;, ritorna spesso sul tema delle mode intellettuali: &lt;em&gt;&amp;quot;Il pensatore alla moda &amp;egrave; per lo pi&amp;ugrave; prigioniero del proprio conformismo, mentre io considero la libert&amp;agrave; - la libert&amp;agrave; politica cos&amp;igrave; come il pensiero autonomo e aperto - uno dei principali valori che la vita pu&amp;ograve; offrirci se non il principale. Proprio come il pensatore alla moda &amp;egrave; prigionieri del suo mondo, l'esperto &amp;egrave; schiavo della sua specializzazione, laddove &amp;egrave; la libert&amp;agrave; dalle mode intellettuali e dalle specializzazioni a rendere possibile la scienza e la razionalit&amp;agrave;&amp;quot;&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Ricordate l&amp;#8223;allarme per il rischio epidemico legato a un virus di origine aviaria lanciato alcuni inverni fa dall&amp;#8223;Organizzazione mondiale della sanit&amp;agrave; (Oms)? Il rischio fu quantificato in &amp;quot;almeno un milione di morti&amp;quot;. Fortunatamente non &amp;egrave; successo niente e il contagio veloce uomo-uomo si &amp;egrave; dimostrato una bufala. Ricordare la Sars che ha atterrito il mondo tra novembre 2002 e fine luglio 2003? Moderatamente colpiti furono solo Sud-Est asiatico e Canada: 898 casi, in Italia 4 casi di importazione. Anche qui le previsioni parlavano di milioni di morti. Ricordate la Bse (l&amp;#8223;epidemia della &amp;quot;mucca pazza&amp;quot;) e il terrore che fu scatenato intorno alla stessa, che ci obblig&amp;ograve; persino a rinunciare alla costata con l&amp;#8223;osso? Bilancio a livello mondiale: 163 casi, di cui 129 in Inghilterra, 6 in Francia, 1 in Italia.&lt;br /&gt;Anche la Bse puramente bovina &amp;egrave; sparita: nel 2007 in Italia si sono ammalate due vacche.&lt;br /&gt;Qualcuno pu&amp;ograve; dire che sono state le opportune difese che hanno evitato il peggio. Queste difese, forti e tempestive, sono state una buona cosa e testimoniano di un sistema difensivo efficiente. Ma ormai esiste un largo consenso sul fatto che il messaggio terroristico fu enormemente esagerato e cre&amp;ograve; un ingiustificato panico, come &amp;egrave; avvenuto, del resto, con la recente influenza che colpisce le vie polmonari e che ha riempito i frigoriferi sanitari di vaccini inutilizzati. La percentuale di vittime in rapporto al totale dei malati, a livello mondiale alla A (H1N1) &amp;egrave; stata dello 0,0047 per cento.&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/articoli/2010/Contro%20La%20paura%20la%20politica%20e%20la%20sfida%20del%20futuro%20intervento%20di%20Marco%20Vitale%2010.03.010.pdf" target="_blank"&gt;SCARICA L'INTERVENTO COMPLETO QUI.&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;</content>
    <summary>Per affrontare l&amp;#8223;ardua ascensione che l&amp;#8223;affascinante tema propone vorrei fissare alcuni punti di riferimento; una serie di chiodi di sicurezza infissi alla parete:Alcuni punti di riferimento1. Il primo chiodo &amp;egrave; rappresentato dalla forze ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2010-04-22T15:07:51Z</dc:date>
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    <title>Lettera a Milko</title>
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    <updated>2010-03-29T16:15:47Z</updated>
    <published>2010-03-29T16:15:47Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&amp;quot;La politica &amp;egrave; da noi in questi tempi intesa in chiave sostanzialmente barbarica. Sembra che non ci sia spazio per comportamenti umanamente apprezzabili. Ma cos&amp;igrave; non &amp;egrave; sempre stato e dunque si pu&amp;ograve; sperare che si  ritorni a tempi meno incivili. E proprio nella possibilit&amp;agrave; di questo ritorno mi piace segnalare un comportamento civile e umano oltre che politicamente corretto di Stefano Rolando in una sua lettera aperta a Milko Pennisi&amp;quot;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Marco Vitale &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;------------------------------------------&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Milano 17 febbraio 2010&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Caro Milko,&lt;br /&gt;per essere stato anni fa mio studente nella formazione post-universitaria hai detto sempre parole elogiative nei miei confronti , sei venuto a parlarmi in universit&amp;agrave; e mi hai anche detto di recente che avevo avuto coraggio a candidarmi con i radicali perch&amp;eacute; oggi per te &amp;quot;Emma Bonino &amp;egrave; un mito&amp;quot;.&lt;br /&gt;Ti ho conosciuto ragazzo, giovane liberale con entusiasmo. A me i liberali sono tendenzialmente simpatici. Lo era mio padre. Sei in giorni penosi. E faccio parte di chi giudica solo dopo sentenze definitive. Sar&amp;ograve; l'ultimo a infierire.&lt;br /&gt;Hai una bimba piccola di cui sei fiero e saprai riconquistarti la sua futura stima. Questa storia ti cambier&amp;agrave;. Ti dedicherai forse ad altro perch&amp;eacute; &amp;egrave; giusto che chi fa politica sappia fare anche altro. Ma una cosa tu non dire pi&amp;ugrave;. Che hai preso soldi &amp;quot;perch&amp;eacute; la politica costa e costano le campagne elettorali&amp;quot;. Lo abbiamo sentito dire milioni di volte e milioni di volte per qualcuno era un mistero (per la gente comune anche una mostruosit&amp;agrave;) per altri era un alibi. &lt;br /&gt;Nel mio &amp;quot;laboratorio&amp;quot; di questi giorni, indipendente alle regionali tra i radicali (che mi sono persino pi&amp;ugrave; simpatici dei liberali), sono lieto e onorato di fare campagna senza un soldo, di pagarmi di tasca quel poco che serve (benzina, autostrada, fotocopie, accessi a internet) e promuovere una linea di contenuto contro la comunicazione che mercifica i politici come formaggini. So che paga la comunicazione costosa. E so anche che in certi ambiti politici la concorrenza tra i candidati &amp;egrave; ormai solo a colpi di soldi e non a forza di idee. Ma questa comunicazione - i casi sono a ripetizione - apre le porte a un circuito vizioso che non si interrompe pi&amp;ugrave;. Ti propongo di non dire pi&amp;ugrave; quella cosa. Perch&amp;eacute; va ritrovato il coraggio di non invocare pi&amp;ugrave; questa &amp;quot;necessit&amp;agrave;&amp;quot;. Non per ingenuit&amp;agrave; ma per tornare a consentire agli elettori di percepire le differenze. Se tutti sono omologati - come lo erano i parlamentari il giorno del famoso discorso di Craxi alla Camera (e Marco Pannella per la verit&amp;agrave; si alz&amp;ograve; per distinguersi, lo si vede nei video) - alla fine gli elettori  non compiono pi&amp;ugrave; scelte di persone e di programmi. Ma compiono scelte tra la politica inquinata in blocco e il rifiuto in blocco della politica. Un male peggiore dell'altro. &lt;br /&gt;Ti auguro di trovare la tua strada. E di trovare parole liberatorie per criticare l'uso improprio del denaro in politica. Troverai poche mani tese ora anche dalle &amp;quot;tue parti&amp;quot;. Su questa riflessione, in qualche modo rigenerativa, la mia porta resta aperta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Stefano Rolando&lt;/p&gt;</content>
    <summary>&amp;quot;La politica &amp;egrave; da noi in questi tempi intesa in chiave sostanzialmente barbarica. Sembra che non ci sia spazio per comportamenti umanamente apprezzabili. Ma cos&amp;igrave; non &amp;egrave; sempre stato e dunque si pu&amp;ograve; sperare che si  ritorni ...</summary>
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    <title>Commento al libro "Gli angeli nella città"</title>
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    <updated>2010-03-05T15:39:14Z</updated>
    <published>2010-03-05T15:39:01Z</published>
    <content>Gent.mo dott. Vitale,&lt;p&gt;sono Giorgio Milani, colui che in &amp;quot;Libero e Forte&amp;quot; di A. Rivoire interpreta i personaggi di mons.Dalla Chiesa, mons. Pinardi e Mario Einaudi. Abbiamo avuto modo di conoscerci al termine della rappresentazione tenutasi al teatro Municipale di Casale Monf.to lo scorso 24 novembre. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Alfredo mi ha fatto omaggio in questi giorni del suo ultimo libro &amp;quot;Gli angeli nella citt&amp;agrave;&amp;quot; che ho letto in un sol fiato tanto l'argomento trattato e la fluidissima prosa mi hanno da subito coinvolto e affascinato. Man mano che scorrevo le pagine il cuore mi si apriva sia per la coinvolgente presentazione dei personaggi di volta in volta presentati che per l'originale ma profondamente vera assimilazione al loro essere &amp;quot;angeli&amp;quot; in carne e ossa e che vivono vicinissimi a noi. Al termine della lettura mi sono sentito da un lato soddisfatto e contento per la chiarezza, onest&amp;agrave; intellettuale, forza espositiva in cui i personaggi sono stati presentati e di conseguenza il loro operato e la loro testimonianza e dall'altro chiamato in causa ad avere p&amp;ugrave; fede e fiducia in cio che Dio riesce a compiere e far fare a uomini e donne capaci di rispondere sino in fondo alla missione a cui sono stati chiamati. I questi tempi di grande confusione morale, politica e a volte di sbando ideologico e culturale, scritti come il suo,caro dott. Vitale, sono piacevole segno di contraddizione, di voce fuori dal coro, di una sana boccata di aria fresca e pura. Grazie! &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Speriamo di poter presentare a molti lo spettacolo &amp;quot;Libero e Forte&amp;quot; che di valori positivi ed etici &amp;egrave; profondamente permeato; don Sturzo ci dar&amp;agrave; una mano. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi auguro di incontrarla in qualche prossima occasione. Cordiali saluti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Giorgio Milani&lt;/p&gt;</content>
    <summary>Gent.mo dott. Vitale,sono Giorgio Milani, colui che in &amp;quot;Libero e Forte&amp;quot; di A. Rivoire interpreta i personaggi di mons.Dalla Chiesa, mons. Pinardi e Mario Einaudi. Abbiamo avuto modo di conoscerci al termine della rappresentazione tenutasi al ...</summary>
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    <title>CORRUZIONE: RICOMINCIAMO DA CAPO</title>
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    <updated>2010-03-05T15:01:28Z</updated>
    <published>2010-03-05T15:01:28Z</published>
    <content>La corruzione &amp;egrave; esplosa nelle sue forme pi&amp;ugrave; sofisticate come sono quelle dei vip dell&amp;#8223;inchiesta fiorentina, a colpi di ragazze brasiliane (e consoliamoci che, questa volta, almeno sono ragazze); e nelle sue forme pi&amp;ugrave; antiche ed artigianali come quella delle mazzette del presidente della commissione urbanistica del Comune di Milano.&lt;p&gt;Si sono, in questi giorni, sentiti molti distinguo e diffamazioni tra chi rubava per i partiti; chi ruba per s&amp;eacute;, chi ruba per altri motivi. Queste differenziazioni non valgono un fico secco. Non contano i motivi per cui si ruba. Conta che si ruba. Cio&amp;egrave; che decisioni che dovrebbero essere assunte &amp;quot;in modo che siano assicurati il buon andamento e l&amp;#8223;imparzialit&amp;agrave; dell&amp;#8223;amministrazione&amp;quot; (art. 97 Cost.), vengono invece assunte in modo improprio, per scopi impropri, violando il principio di efficienza ed efficacia (buon andamento) ed il principio di imparzialit&amp;agrave;. Ci&amp;ograve; genera danni gravi al paese, materiali ed immateriali. Quelli materiali sono evidenti ma anche quelli immateriali sono gravissimi: essi spengono, umiliano, distruggono ogni voglia di ben fare. E&amp;#8223; vincente la selezione dei peggiori. La frase che corre sulla bocca di tutti, in questi giorni, &amp;egrave; terribile: &amp;quot;Sono tutti cos&amp;igrave;&amp;quot;. Non &amp;egrave; vero (nella stessa Protezione Civile esistono molte persone dedicate e molto per bene), ma che la maggioranza dei cittadini lo pensi &amp;egrave;, di per s&amp;eacute;, distruttivo. Sono cose che abbiamo gi&amp;agrave; scritto negli anni &amp;#8223;90 ai tempi di Tangentopoli e la tentazione di alzare le mani in segno di resa &amp;egrave; molto alta. Ma &amp;egrave; un lusso che non possiamo permetterci. Ho letto una bella e triste intervista di un valoroso magistrato che diceva: contro la corruzione non c&amp;#8223;&amp;egrave; niente da fare; neanche sanzioni pi&amp;ugrave; severe servono. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; comprensibile ma non accettabile. Che la corruzione ci sia sempre stata e sempre ci sar&amp;agrave; &amp;egrave; pacifico e dimostrato dalla storia. Essa non pu&amp;ograve; essere miracolosamente estirpata dalla faccia della terra, come qualcuno si era illuso ai tempi dell&amp;#8223;euforia di Tangentopoli. Ma essa pu&amp;ograve; essere combattuta e contenuta entro limiti sopportabili. Questi limiti sono stati una volta di pi&amp;ugrave; superati, con grave pericolo per la civile convivenza, la democrazia, il buon funzionamento dell&amp;#8223;economia. Altri popoli hanno conosciuto periodi di corruzione molto forte (come l&amp;#8223;Inghilterra di fine &amp;bdquo;800; gli Stati Uniti nel primo decennio del &amp;bdquo;900; la Germani negli anni &amp;#8223;20 del &amp;bdquo;900) e li hanno superati attraverso un&amp;#8223;azione politica e civile incisiva, come l&amp;#8223;Inghilterra e gli Stati Uniti, o attraverso il disastro del nazismo come la Germania.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se a seguito di Tangentopoli la politica avesse preso tutte le misure correttive necessarie (non solo penali ma anche amministrative ed organizzative) che da pi&amp;ugrave; fonti furono allora suggerite, anzich&amp;eacute; bloccare e congelare ogni cosa (e fu in gran parte la sinistra a realizzare questo blocco); se si fosse fatta seriamente una politica di delegificazione e di depenalizzazione; se non si fosse, negli anni pi&amp;ugrave; recenti, alimentata un&amp;#8223;atmosfera da paese di bengodi dove gli uomini del fare potevano fare quello che volevano purch&amp;eacute; gradito al Signore facendo crescere un intero ceto politico e imprenditoriale dominato da un senso assoluto di impunit&amp;agrave;; se non si fosse fatto capire che, attraverso condoni, amnistie moderate, prescrizioni quasi assicurate a tutti (a qualcuno con leggi ad personam; di peones con l&amp;#8223;inefficienza della amministrazione giudiziaria); se non si fosse denigrata sistematicamente la magistratura; se i partiti avessero svolto, con qualche decenza, l&amp;#8223;unico compito che loro realmente compete, che &amp;egrave; quello di selezionale la classe dirigente e di tenere lontano dalla casa comune i mascalzoni, i nullafacenti, i nani e le ballerine; se si fosse combattuti sul piano politico e fossero stati smascherati i patti occulti tra sette varie che tengono in pugno citt&amp;agrave; come Milano; allora, anche da noi, la corruzione potrebbe essere frenata e l&amp;#8223;Italia e&lt;br /&gt;Milano potrebbero guadagnare qualche casella nelle statistiche impietose di Transparency International che, oggi, ci inchiodano dopo il Sud Africa, il Sud Corea, Taiwan.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si &amp;egrave; tentati di dire, come ha scritto Umberto Ambrosoli: la responsabilit&amp;agrave; &amp;egrave; di tutti. In parte &amp;egrave; vero ma ci sono ben diversi gradi di responsabilit&amp;agrave;. Se la responsabilit&amp;agrave; &amp;egrave; indistintamente di tutti allora non &amp;egrave; di nessuno. E&amp;#8223; per&amp;ograve; vero che per correggere questa grave emergenza la responsabilit&amp;agrave; &amp;egrave; di tutti. Non possiamo chiamare la Protezione civile. Le categorie imprenditoriali devono prendere posizione precisa nei confronti dei loro associati non dissimile da quella che le associazioni imprenditoriali siciliane hanno assunto nei confronti di loro associati collusi con la mafia e con il pizzo. Come &amp;egrave; possibile che a presidente della delicatissima posizione di presidente della commissione urbanistica venga designato una persona di tal fatto? Chi lo ha selezionato e ce lo ha messo? Che mest8iere faceva questo signore? Come si guadagnava da vivere? Da questo tipo di domande dobbiamo ripartire. Dopo il periodo di dominio spagnolo, Milano cerc&amp;ograve; di riprendere dimestichezza con la pratica delle elezioni. In questa prospettiva Pietro Verri, nel 1796, scrisse un interessante e divertente articolo dal titolo: Pensiero di un buon vecchio che non &amp;egrave; letterato. In esso Verri affermava: &amp;quot;Per vivere tranquilli e sicuri bisogna che siamo nelle mani di uomini dabbene: cio&amp;egrave; di uomini giusti, caritatevoli e che abbiano una buona testa&amp;quot;. &amp;quot;Ma come, direte voi, come posso io indovinare, in qual modo eserciter&amp;agrave; la sua carica quell'uomo a cui dar&amp;ograve; il mio voto?&amp;quot; &amp;quot;Cercate di nominar un uomo, di cui la vita passata vi sia nota, e che fedele ai doveri del propri ostato sia buono nella sua famiglia, non sia spensierato in far debiti, sia puntuale ne' suoi impegni, e viva onoratamente lontano dall'ubbriachezza, dal gioco, dalla sfrontata prostituzione; se non conoscete uno nel quale s'adempiono tutte queste qualit&amp;agrave;, voi non sarete mai per pentirvi d'avergli data la nomina. Non crediate gi&amp;agrave;, che per regolar un paese faccia bisogno di grande scienza; basta la costante probit&amp;agrave;, la qual probit&amp;agrave; &amp;egrave; un indizio quasi sicuro anche di quel buon senso che serve a giudicare de' pubblici affari. Dunque non darete il vostro voto n&amp;eacute; per amicizia; n&amp;eacute; per compiacenza ad alcuno, non lo darete a chi fa istanza per ottenerlo; lo darete a un uomo di buona fama, del qual sappiate che la sua vita domestica &amp;egrave; buona, e che abbia adempiuto sin ora ai doveri di buon Cittadino, con una vita senza macchia; a un uomo per sine che sia fermo e leale nel bene&amp;quot;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E' faticoso, ma anche questa maggiore attenzione a chi si elegge &amp;egrave; necessaria, accanto alle altre misure accennate. Dopo che &amp;egrave; ormai dimostrato che i partiti selezionano, in gran parte, i peggiori, gli sfaccendati, sono i cittadini e le loro associazioni che devono inventare metodi e strumenti nuovi per selezione e monitorare chi eleggono alle cariche pubbliche. Tutto ci&amp;ograve; &amp;egrave; essenziale, perch&amp;eacute; non esiste la minima possibilit&amp;agrave; di uscire dalla crisi in cui ci troviamo con il livello di corruzione diffusa nella quale stiamo affondando.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Marco Vitale&lt;/p&gt;&lt;p&gt;www.marcovitale.it&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Milano, 18 febbraio 2010 &lt;br /&gt;Scritto per il Corriere della Sera&lt;/p&gt;</content>
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    <dc:date>2010-03-05T15:01:28Z</dc:date>
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    <title>Una simpatica cena in città alta</title>
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    <updated>2009-12-14T15:16:42Z</updated>
    <published>2009-12-14T14:14:48Z</published>
    <content>&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Scritto da Luca Pezzini in data 7/2/2009:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro pap&amp;agrave;, &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;ho avuto la fortuna, ancora ieri sera a Casalmaggiore (CR), di incontrare il tuo amico (fin dai tempi della BpM) e nostro stimatissimo: Prof. Marco Vitale.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Dopo aver portato i tuoi saluti al Professore, gli ho anche riferito delle tue attivit&amp;agrave; in Europa, quale rappresentante della Confindustria nazionale e dei tuoi lavori approfonditi sul tema dell'energia, dello sviluppo sostenibile, della flexsicurity, della normalizzazione/certificazione anche ambientale, ecc..&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;L'idea che ci &amp;egrave; venuta, potrebbe essere quella di organizzare una cena in citt&amp;agrave; alta, confidando evidentemente sulla presenza anche del Dott.Silvio Albini, che gi&amp;agrave; conosci, per poter passare qualche momento di grande cordialit&amp;agrave;, tutti insieme.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Chiedo sia a te (che sei sempre a Bruxelles) che al Prof. Vitale (impegnato da sempre in tutta Italia) di fornirmi alcune disponibilit&amp;agrave;. Penser&amp;ograve; poi io ad organizzare il tutto affinch&amp;eacute; il Professore Vitale possa trovare le condizioni pi&amp;ugrave; soddisfacenti.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Un caro saluto anche a Stefano Zane, complimentandomi per l'eccellente presentazione di ieri sera (il cui materiale, con breve nota, &amp;egrave; gi&amp;agrave; sulla scrivania del Dott. Venturini).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Scritto da Luca Pezzini in data 9/12/2009:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partecipare alle lezioni del Prof. Vitale &amp;egrave; sempre un gran piacere....Sar&amp;agrave; pur un &amp;quot;pensatore isolato&amp;quot;, come ha ritenuto definirsi questa sera, ma credo che &amp;quot;in veritate&amp;quot; di isolato ci sia ben poco anche se fuori di dubbio &amp;egrave; il pensatore che colpisce ogni volta di pi&amp;ugrave;...&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Grazie per la preziosa testimonianza e per la ricchezza della relazione; sono per&amp;ograve; sempre in attesa di organizzare la cena in citt&amp;agrave; alta con Silvio e con il pap&amp;agrave; !!!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Un caro saluto&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Luca Pezzini&lt;br /&gt;Confindustria Bergamo&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Scritto dal Prof. Marco Vitale in data 10/12/2009:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Pezzini,&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;grazie per il messaggio. Quando mi trovo a Brescia, soprattutto in un ambiente imprenditoriale, mi trovo molto bene e particolarmente motivato.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Cari saluti&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Marco Vitale&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</content>
    <summary>Scritto da Luca Pezzini in data 7/2/2009:Caro pap&amp;agrave;, ho avuto la fortuna, ancora ieri sera a Casalmaggiore (CR), di incontrare il tuo amico (fin dai tempi della BpM) e nostro stimatissimo: Prof. Marco Vitale.Dopo aver portato i tuoi saluti al Professore, ...</summary>
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    <title>Ringraziamenti dal sindaco di Bagolino</title>
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    <updated>2009-10-21T08:55:10Z</updated>
    <published>2009-10-21T08:55:10Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Di seguito riporto in formato .pdf i ringraziamenti del sindaco del comune di Bagolino, ricevuti in merito al progetto &amp;quot;La gestione integrata del patrimonio culturale di Bagolino&amp;quot;, e relativa risposta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Ringraziamenti dal sindaco di Bagolino.pdf" target="_blank"&gt;Visualizza le lettere i formato PDF&lt;/a&gt; &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Di seguito riporto in formato .pdf i ringraziamenti del sindaco del comune di Bagolino, ricevuti in merito al progetto &amp;quot;La gestione integrata del patrimonio culturale di Bagolino&amp;quot;, e relativa risposta. Visualizza le lettere i formato PDF &amp;nbsp;</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
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    <title>Commenti Vari</title>
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    <published>2009-06-30T10:05:34Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;In questo post raccolgo una serie di articoli, commenti ed interventi ricevuti nel corso degli anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di seguito alcuni documenti scaricabili in formato pdf:&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_S_Bonomi.pdf" target="_blank"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Lettera di Sandro Bonomi al Prof. Marco Vitale.&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Lettera1.pdf" target="_blank"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Lettera al Prof. Marco Vitale.&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Vita_2002.pdf" target="_blank"&gt;Articolo su &amp;quot;Vita&amp;quot; del 9 agosto 2002.&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_S_Gaboardi2.pdf" target="_blank"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Lettera del Dott. Saverio Gaboardi al Prof. Marco Vitale.&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_L_Monari.pdf" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Lettera del Mons. Luciano Monari al Prof. Marco Vitale.&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Lettera2.pdf" target="_blank"&gt;Lettera al Prof. Marco Vitale.&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Sole24_marzo2009.pdf" target="_blank"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Articolo su &amp;quot;Il Sole 24 Ore&amp;quot; del 18 marzo 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_IlBrescia_febbraio2008.pdf" target="_blank"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Articolo su &amp;quot;Il Brescia&amp;quot; del 27 febbraio 2008.&lt;/font&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_V_Maccarini.pdf" target="_blank"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;Lettera di Vittorio Maccarini al Prof. Marco Vitale.&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>In questo post raccolgo una serie di articoli, commenti ed interventi ricevuti nel corso degli anni.Di seguito alcuni documenti scaricabili in formato pdf:Lettera di Sandro Bonomi al Prof. Marco Vitale.Lettera al Prof. Marco Vitale.Articolo su &amp;quot;Vita&amp;quot; ...</summary>
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    <title>Commento di Romano Prodi su: I Proverbi di Calatafimi (Ed. Inaz).</title>
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    <updated>2009-06-29T15:31:15Z</updated>
    <published>2009-06-29T15:31:15Z</published>
    <content>&lt;div align="right"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Bologna, 4 gennaio 2009&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Carissimo Marco,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;ho letto con molto piacere il libro sui proverbi di Calatafimi.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Mi chiedo naturalmente come a tanta saggezza popolare corrisponda una vita collettiva cos&amp;igrave; bassa....&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Ma questo ci porterebbe forse troppo lontano.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Condivido in pieno il testo con cui leghi storia, proverbi, riflessioni e la stessa figura di Garibaldi.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Non condivido invece l'osservazione sulle Olimpiadi.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Nella fase storica della Cina non ci poteva essere una cerimonia pi&amp;ugrave; centrata e coerente con l'obiettivo di fare pensare alla Cina come al nuovo protagonista del mondo. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Si voleva stupire le masse e il risultato &amp;egrave; stato raggiunto.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Sarebbe certo folle per la Gran Bretagna mettersi in questa gara.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Sono sicuro che si comporter&amp;agrave; come la descrizione del giardino di Pejrone, ma la Cina non &amp;egrave; in una fase storica da poter usare fruttuosamente l'understatement.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Sperando di poterTi presto incontrare Ti saluto con molta cordialit&amp;agrave; e amicizia.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Tuo Romano (Prodi)&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Bologna, 4 gennaio 2009Carissimo Marco,ho letto con molto piacere il libro sui proverbi di Calatafimi.Mi chiedo naturalmente come a tanta saggezza popolare corrisponda una vita collettiva cos&amp;igrave; bassa....Ma questo ci porterebbe forse troppo lontano.Condivido ...</summary>
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    <title>Commenti ricevuti su: Interventi vari per Cooperativa sociale Valle del Marro (Calabria)</title>
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    <content>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commenti ricevuti su: Interventi vari per Cooperativa sociale Valle del Marro (Calabria)&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commenti ricevuti su: Interventi vari per Cooperativa sociale Valle del Marro (Calabria)</summary>
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    <title>Commento di Ing. Coluzzi su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T14:53:52Z</updated>
    <published>2009-06-29T14:53:52Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;C&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;aro Vitale, &lt;br /&gt;Terno che quanto Le scrivo non riuscir&amp;agrave; ad emergere dall'alluvione di lettere che ricever&amp;agrave; oggi e nei prossimi giorni ma non importa, la cosa pi&amp;ugrave; importante per me &amp;egrave; di chiarire le idee a me stesso, se ci riesco. A mio parere Milano non si &amp;egrave; pi&amp;ugrave; ripresa dal trauma della amputazione del suo tessuto industriale. Sta cercando di vivere e di progredire con il terziario, pi&amp;ugrave; o meno avanzato, ma finisce per ripiegarsi sempre pi&amp;ugrave; su se stessa. Se negli anni sessanta qualcuno mi avesse detto che l'area metropolitana di Milano avrebbe potuto vivere senza la Falck, la Magneti Marelli, il Tecnomasio, l'Ansaldo, la Breda, l'Alfa Rorneo, ecc ... ecc ... , e che avrebbe potuto vivere solo di finanza, di moda, di universit&amp;agrave;, di sanit&amp;agrave; e di turismo, gli avrei dato del pazzo. Oggi abbiamo quasi metabolizzato la deindustrializzazione ma rimane nel sottofondo un malessere diffuso di cui non sappiamo individuare la causa che, invece, a mio parere, va ricercata nella &amp;quot;sindrome della futilit&amp;agrave;&amp;quot; . &lt;br /&gt;E' chiaro che tentare di ricostruire un tessuto industriale per Milano sarebbe una follia n&amp;eacute;, d'altra &lt;br /&gt;parte, si pu&amp;ograve; trovare sfogo alla &amp;quot;voglia di fare&amp;quot; soltanto nell'involuto miglioramento di quanto gi&amp;agrave; fatto. &lt;br /&gt;In genere si identifica l'industria con sua componente &amp;quot;manifatturiera&amp;quot; dimenticando che essa &amp;egrave; fatta anche di organizzazione, di economia, di finanza, di ricerca, di formazione, di logistica, tutte attivit&amp;agrave; che possono essere svolte lontano dalle fasi operative. In questo senso Milano pu&amp;ograve; tornare ad essere una citt&amp;agrave; pi&amp;ugrave; industriale di quanto non lo sia stata nel passato. &lt;br /&gt;Ma dove trovare le cose da fare? Nel pozzo senza fine delle cose, non fatte o mal fatte, che ci siamo lasciati indietro, in Italia, nell'ultimo secolo. Occorre il lavoro di intere generazioni per metterei, strutturalmente, al passo con l'Europa del nord e queste generazioni non avranno da annoiarsi cos&amp;igrave; come non si annoiarono coloro che progettarono costruirono la Ferdinandea. &lt;br /&gt;Vengo subito al concreto. Tutti conoscono la gravit&amp;agrave; e la complessit&amp;agrave; del problema della distribuzione idrica in Sicilia e tutti siamo convinti, anche se non abbiamo il coraggio di dircelo, che la fabbrica di &lt;br /&gt;automobili di Termini Imerese ha ormai le ore contate, vittima di errori colossali compiuti non &amp;quot;secondo &lt;br /&gt;la logica del mercato&amp;quot; ma solamente per J' &amp;quot;ignoranza del mercato&amp;quot;. &lt;br /&gt;E' cos&amp;igrave; stravagante oggi, con i progressi compiuti nella tecnologia, riconvertire una fabbrica di automobili in un centro di rinnovameno, completamento e manutenzione impiantistica di vasto raggio? O &amp;egrave; pi&amp;ugrave; &amp;quot;naturale&amp;quot; macerarsi chiss&amp;agrave; per quanto tempo nella umiliazione di una CIO senza sbocchi cos&amp;igrave; come &amp;egrave; avvenuto per Arese? &lt;br /&gt;Questo e tanti altri &amp;quot;cantieri&amp;quot; potrebbe essere affrontati dalla imprenditoria milanese sul piano del &amp;quot;software&amp;quot; almeno fino a quando rimarr&amp;agrave; il ricordo di gente come Ernesto Breda e Giovanni Falck. &lt;br /&gt;Il risanamento e la semplice &amp;quot;messa a norma&amp;quot; di sterminati centri storici come quelli di Napoli, Bari, Palermo, le stesse Genova e Venezia, la bonifica delle aree agricole campane, la messa a norma degli edifici nelle zone sismiche, la messa a norma degli edifici pubblici a cominciare dalle scuole, il rinnovo e l'estensione della rete ferroviaria interna ed esterna alle citt&amp;agrave;. E' mai possibile che quando si parla di &lt;br /&gt;&amp;quot;occupazione&amp;quot; il primo, e spesso unico pensiero, corre alla linea di montaggio di auto che poi non si sa pi&amp;ugrave; &lt;br /&gt;dove mettere? Tra l'altro, siamo tanto sciocchi da punire i ladri.. . &lt;br /&gt;Proviamo a pensare che da Milano venga uno studio di fattibilit&amp;agrave; per Termini Imerese nel senso sopra indicato e proviamo ad immaginare che il seguito di questo studio venga utopicamente, molto utopicamente, sviluppato stando alla larga dai politici e dai sindacalisti. &lt;br /&gt;Sarei onorato di un commento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie &lt;br /&gt;Giuseppe Pasquali Coluzzi&lt;br /&gt;&lt;/font&gt; &lt;/div&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Caro Vitale, Terno che quanto Le scrivo non riuscir&amp;agrave; ad emergere dall'alluvione di lettere che ricever&amp;agrave; oggi e nei prossimi giorni ma non importa, la cosa pi&amp;ugrave; importante per me &amp;egrave; di chiarire le idee a me stesso, se ci riesco. ...</summary>
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    <dc:date>2009-06-29T14:53:52Z</dc:date>
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    <title>Commento di Francesco Liguori  su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T14:40:34Z</updated>
    <published>2009-06-29T14:40:34Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Egregio Dottor Vitale,&lt;br /&gt;ho letto con attenzione questa mattina il Suo articolo sul futuro di Milano apparso sul Corriere della Sera; e mi sento di sottoscriverlo pienamente. Nell'ultimo anno il dibattito sul futuro di Milano e sulla vicenda Expo viene costantemente affrontato sugli organi di informazione e da pi&amp;ugrave; parti le considerazioni che vengono espresse sono sostanzialmente di amarezza per ci&amp;ograve; che non si riesce a fare. &lt;br /&gt;Alle molteplici cause che emergono come fondanti del conseguente senso di impotenza creatosi vengono date soluzioni e ricette per la maggior parte condivisibili, seppur spesso generiche. &lt;br /&gt;La domanda che tutti si fanno in questi giorni &amp;egrave; cosa rester&amp;agrave; dopo l'Expo del 2815. Domanda corretta. Ma sarebbe meglio chiedersi cosa sar&amp;agrave; Milano fra trent'anni. Quale sar&amp;agrave; la sua funzione,  proiettata in un contesto sociale, economico e culturale molto pi&amp;ugrave; competitivo e difficile di quello attuale. Quale sar&amp;agrave; il capitale umano da cui sar&amp;agrave; formata, in cui dovr&amp;agrave; investire e da cui dovr&amp;agrave; ricevere lo stimolo fondante per il suo sviluppo. &lt;br /&gt;L'Expo cos&amp;igrave; come &amp;egrave; stato formulato non credo contribuir&amp;agrave; a risolvere le questioni sopra esposte. Forse sarebbe l'ora di formulare delle proposte concrete. Per questo motivo Le scrivo. Per questa ragione Le sottopongo ci&amp;ograve; che stiamo facendo. Perch&amp;eacute; desideriamo fortemente dare il nostro contributo. &lt;br /&gt;La invito quindi a leggere con attenzione la breve descrizione del &amp;quot;Progetto Internazionale Museo Leonardo3&amp;quot; che trover&amp;agrave; qui di seguito. Le invio inoltre alcuni allegati che, tra i tantissimi, testimoniano l'attenzione che gli organi di informazione, anche internazionali, stanno riservando a questa iniziativa. &lt;br /&gt;E' un progetto per Milano, che immagina la citt&amp;agrave; come sar&amp;agrave; nei prossimi decenni, che ne delinea almeno alcune delle funzioni di cui dovr&amp;agrave; farsi promotrice, e che vuole contribuire seriamente e concretamente ad una sua ricrescita. &lt;br /&gt;Per fare ci&amp;ograve; abbiamo bisogno di consenso e dell'aiuto di tutti. Soprattutto di persone serie. Ed &amp;egrave; l'invito che faccio anche a Lei. &lt;br /&gt;Mi metto quindi a Sua disposizione per ogni eventuale approfondimento. E la ringrazio anticipatamente per l'attenzione che vorr&amp;agrave; dedicarmi. &lt;br /&gt;Con i migliori saluti,&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Francesco Liguori&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;Di seguito l'allegato: &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;&lt;strong&gt;Progetto Internazionale Leonardo3 - Il Museo del futuro.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sorger&amp;agrave; a Milano un centro di eccellenza mondiale delle nuove tecnologie applicate alla ricerca e alla divulgazione del patrimonio culturale. Dedicato a Leonardo da Vinci, sar&amp;agrave; anche il pi&amp;ugrave; grande Museo al mondo in cui verr&amp;agrave; studiata e divulgata l'intera sua opera. &lt;/font&gt; &lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Iniziando proprio dall'opera di Leonardo da Vinci e prendendo lo stesso come paradigma, l'attivit&amp;agrave; sar&amp;agrave; estesa, attraverso anche l'alta formazione, al patrimonio culturale italiano, e successivamente a quello di qualsiasi Paese e di qualsiasi epoca con la creazione degli altri due Musei gemelli previsti. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Un centro produttivo delle nuove tecnologie e metodologie per la valorizzazione e divulgazione dei beni culturali nella sempre pi&amp;ugrave; complessa diversit&amp;agrave;, e competizione, culturale a livello internazionale avendo anche l'obiettivo di trasformare Milano nel centro di eccellenza in Italia delle nuove tecnologie e metodologie per la valorizzazione e divulgazione dei beni culturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno degli elementi portanti dei Musei sar&amp;agrave; quindi Il &amp;quot; Centro studi, ricerca e formazione&amp;quot; in continua evoluzione sia nella ricerca che nella &amp;quot;produzione&amp;quot; di nuovi contenuti. Un Museo caratterizzato da un approccio scientifico in cui in cui i visitatori saranno sempre pi&amp;ugrave; sollecitati a partecipare e ad interagire in modo pi&amp;ugrave; profondo e attivo, non pi&amp;ugrave; solamente come spettatori, seppur privilegiati, delle opere viste nella loro staticit&amp;agrave; &amp;quot;naturale&amp;quot;. &lt;/font&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;E' qui che sta la nuova frontiera del contemporaneo. &lt;br /&gt;Questa complessa iniziativa risponde principalmente al bisogno di valorizzare sempre pi&amp;ugrave; il patrimonio artistico, storico, scientifico e culturale italiano, proponendosi come un nuovo esempio di diffondere la cultura e la ricerca tecnologia, con importanti benefici anche di crescita economica nel nostro Paese e nei Paesi che si stanno coinvolgendo. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Infatti non vi &amp;egrave; alcun dubbio che il concetto stesso di attivit&amp;agrave; culturale nel nostro Paese debba essere necessariamente inquadrato in una forza motrice economica e non pi&amp;ugrave; in un capitolo di sostanziale perdita. Non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; sufficiente essere consapevoli che in Italia esiste il pi&amp;ugrave; vasto concentramento del patrimonio culturale del mondo ma che lo stesso non crei come indotto una crescita economica pi&amp;ugrave; aggregata e strutturata di quella attuale. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Ci&amp;ograve; che proprio questa importante iniziativa vuol contribuir&amp;agrave; a fare, dando un importante slancio al &amp;quot;sistema Paese&amp;quot;. Ecco perch&amp;eacute; il progetto Internazionale Leonard03 &amp;egrave; anche un progetto per l'Italia e per il ruolo che potrebbe assumere nel contesto internazionale nei prossimi trent'anni. In cui molti dei Paesi emergenti, e non solo, sono gi&amp;agrave; in grado di dimostrare di essere altamente innovativi. Mentre il nostro &amp;egrave; ancora fra quelli scarsamente innovativi. L'Italia potrebbe essere un faro non solo in Europa ma nei contesti geografici pi&amp;ugrave; allargati. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Per ci&amp;ograve; che riguarda Milano il Progetto guarda ben oltre l'Expo di Milano del 2015, ma si candida ad divenirne &amp;quot;naturalmente&amp;quot; uno dei simboli pi&amp;ugrave; significativi. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;In tal senso ritengo che L'Expo del 2015 non debba nascere solamente sotto il simbolo di Leonardo, ma anche essere una occasione per lasciare a Milano qualcosa di importante e significativo, in una visione di quello che sar&amp;agrave; la citt&amp;agrave; nei prossimi decenni. &lt;br /&gt;Il progetto prevede la realizzazione di altri due Musei gemelli, uno in America - forse Chicago e uno in Asia in localit&amp;agrave; ancora da definire. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Si creer&amp;agrave; in questo modo un circuito virtuoso di scambio culturale tecnologico e sociale che abbraccer&amp;agrave;, non solo idealmente, i differenti e grandi bacini di utenza: Europa meno sviluppata, Americhe, bacino del Mediterraneo. Asia e Medio Oriente: questi saranno i bacini di utenza coinvolti dalle tre sedi che nasceranno: si innescher&amp;agrave; un circolo virtuoso di ricerca tecnologica, scambio culturale e sviluppo economico: la &amp;quot;diplomazia culturale&amp;quot; godr&amp;agrave; di un circuito privilegiato tra pi&amp;ugrave; continenti. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;In questo senso si segnala che il 22 di novembre 2008, a Doha in Qatar si &amp;egrave; inaugurato il pi&amp;ugrave; grande Museo islamico alla presenza di molti Capi di Stato e con Leonardo3, per la prima volta, il nostro Paese ha portato l'alta tecnologia applicata, questa volta al patrimonio culturale islamico. Una metodologia innovativa che far&amp;agrave; da stimolo ad altre iniziative nei Paesi arabi. E non solo di carattere culturale. Questo &amp;egrave; il paradigma di ci&amp;ograve; che si vuole fare: non esaltare la &amp;quot;globalizzazione&amp;quot; ma difendere le diverse identit&amp;agrave;, facendole conoscere universalmente. &lt;br /&gt;Ricerca, alta tecnologia, divulga&lt;br /&gt;zione al grande pubblico e formazione . Ma anche un forte investimento nel capitale umano, senza il quale nessun sviluppo, di una citt&amp;agrave; o di un Paese che sia, pu&amp;ograve; essere considerato veramente compiuto . &lt;br /&gt;In questo senso ci saranno corsi e Master universitari.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;E, anche tramite borse di studio previste dalla presenza di fondazioni italiane e internazionali che stiamo cercando di coinvolgere, si guarder&amp;agrave; soprattutto ai giovani di tutto il mondo, provenienti anche dai paesi meno sviluppati che apprenderanno quanto di meglio possibile nella ricerca tecnologica, nella divulgazione scientifica e dell'arte. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Quei giovani che in prospettiva diventeranno una risorsa anche per il loro paese di origine, consapevoli che il patrimonio dell'umanit&amp;agrave; risiede anche nella loro intelligenza e conoscenza. Per questo inizieremo l'iter di presentazione del Progetto anche all'Unesco. &lt;br /&gt;Struttura giuridica. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Nel mese di aprile si &amp;egrave; insediato un tavolo di lavoro, ospitato temporaneamente presso la Provincia di Milano, al quale partecipano la stessa Provincia, che ha offerto l'area dell'Idroscalo per il Museo di Milano, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dei Beni e delle Attivit&amp;agrave; Culturali, il Ministero degli Affari Esteri ( nelle due Direzioni Generali Affari Economici e Cultura), il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero della Ricerca e Universit&amp;agrave;. In questi giorni stiamo delineando anche un protocollo di intesa con il Comune di Milano. Il progetto &amp;egrave; stato gi&amp;agrave; presentato al Quirinale, da cui &amp;egrave; seguito con attenzione. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Credo che idee di questa portata debbano comunque necessariamente essere condivise tra iniziativa privata, sistema bancario e soggetti istituzionali, in una forma forse pi&amp;ugrave; innovativa di quella usualmente adoperata. Per questo stiamo cercando di coinvolgere alcuni soggetti privati prestigiosi che siano , soprattutto, &amp;quot;coerenti&amp;quot; con gli obbiettivi da noi tutti auspicati e che credano nell'importanza di un progetto &amp;quot;industriale&amp;quot; e innovativo per il nostro Paese. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Non &amp;egrave; stata quindi ancora definita la struttura giuridica migliore da adottare, che sar&amp;agrave; in orni caso coerente con quella finanziaria. Ritengo per&amp;ograve; che la costituzione di una fondazione, internazionale, se la giurisprudenza lo consentir&amp;agrave; in questo specifico caso, mista pubblico/privato, ma agile e operativa, sia la soluzione tra le pi&amp;ugrave; auspicabili. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;Francesco Liguori&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="1"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Egregio Dottor Vitale,ho letto con attenzione questa mattina il Suo articolo sul futuro di Milano apparso sul Corriere della Sera; e mi sento di sottoscriverlo pienamente. Nell'ultimo anno il dibattito sul futuro di Milano e sulla vicenda Expo viene costantemente ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-06-29T14:40:34Z</dc:date>
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    <title>Commento di Banato Andrea su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T13:55:57Z</updated>
    <published>2009-06-29T13:55:57Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Egregio dott. Vitale, &lt;br /&gt;sono pienamente d'accordo sul contenuto del suo articolo del 25 c.m. pubblicato sul corriere della sera. Convengo che Milano abbia bisogno innanzitutto di gente che faccia riscoprire l'onesta, che si ascoltino i pareri dei cittadini (che sono pi&amp;ugrave; importanti delle idee dei vari architetti di fama mondiale) tanto che quest'evento non sia una cosa imposta e che sopra tutto abbia come motivo quello di far rivivere questa citt&amp;agrave; e non si traduca in un ulteriore abbuffata immobiliare. &lt;br /&gt;Propongo anch'io di creare l'Expo dei cittadini. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Distinti saluti. &lt;br /&gt;Banato Andrea&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Egregio dott. Vitale, sono pienamente d'accordo sul contenuto del suo articolo del 25 c.m. pubblicato sul corriere della sera. Convengo che Milano abbia bisogno innanzitutto di gente che faccia riscoprire l'onesta, che si ascoltino i pareri dei cittadini ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-06-29T13:55:57Z</dc:date>
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    <title>Commento di Giuliano Rizzardi su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T13:49:42Z</updated>
    <published>2009-06-29T13:49:42Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Caro prof., &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;ho letto il suo articolo di oggi sul Corriere. In esso trovo valutazione e analisi di grande significato. Nelle nostre comunit&amp;agrave; si respira ormai un'aria asfittica che rischia di trasformarsi in un veleno letale. &lt;br /&gt;Nella lotta tra i figli della luce e i figli delle tenebre, da lei cos&amp;igrave; bene esemplificata, sembra proprio che questi ultimi stiano prendendo il sopravvento. &lt;br /&gt;Mi capita spesso di dire, io che poco pi&amp;ugrave; che ventenne ho vissuto il periodo della decadenza democristiana, che, a confronto di oggi, quella era una stagione di virt&amp;ugrave;. &lt;br /&gt;La classe dirigente di allora non avrebbe di certo tollerato che un candidato alla presidenza di una provincia (di Brescia, tanto per capirci) si potesse presentare candidamente ai propri elettori anticipandoli la volont&amp;agrave;, in caso di vittoria, di mantenere anche il seggio di parlamentare. &lt;br /&gt;Spesso mi chiedo cosa sia avvenuto nel profondo per provocare questo stato di degrado. Non sono un sociologo per indagarne le ragioni. &lt;br /&gt;Mi pare per&amp;ograve; che la crisi che stiamo attraversando abbia essenzialmente una caratteristica marcatamente spirituale. &lt;br /&gt;In essa intravedo la notte buia del cattolicesimo italiano laddove le spinte di ritorno al passato alimentano di giorno in giorno le forze pi&amp;ugrave; reazionarie del paese. &lt;br /&gt;Occorre spezzare questo sincretismo se vogliamo trovare la via per venirne a capo, continuando a lavorare sul terreno proprio dei figli della luce nella silenziosa attesa di tempi migliori. &lt;br /&gt;Con viva cordialit&amp;agrave;, Giuliano.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Caro prof., ho letto il suo articolo di oggi sul Corriere. In esso trovo valutazione e analisi di grande significato. Nelle nostre comunit&amp;agrave; si respira ormai un'aria asfittica che rischia di trasformarsi in un veleno letale. Nella lotta tra i figli ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-06-29T13:49:42Z</dc:date>
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    <title>Commento di Gaetano Neri su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T13:45:08Z</updated>
    <published>2009-06-29T13:45:08Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Gentile signor Vitale, ho letto soffrendo il suo articolo riguardante il Forum dei cittadini. Ottima proposta, giusto cercare i grandi cervelli e incitarli a funzionare, tutto bene, ma come si fa a ottenere qualche risultato positivo se le regole pi&amp;ugrave; banali del vivere cittadino sono state cancellate? Banali al limite del ridicolo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;non si parcheggiano auto e moto sui marciapiedi &lt;/font&gt; &lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;non si viaggia in moto e bici sui marciapiedi &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;non si passa con il rosso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;non si sorpassano i tram a sinistra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;non si gettano colate di cemento o di pietre e false rizzade un p&amp;ograve; dappertutto senza posare piante, non si consente che diventino parcheggi di giorno e soprattutto di sera&lt;/font&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;non si permette che la movida abbia il sopravvento. non si pu&amp;ograve; immaginare neppure per scherzo che il Comune debba &amp;quot;aprire un tavolo&amp;quot; &lt;br /&gt;con i giovani che &amp;quot;vogliono divertirsi&amp;quot; (cio&amp;egrave; mangiare bere gridare sporcare)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vogliamo continuare? Secondo lei, siamo in grado di far rispettare queste banali regole? O dobbiamo solo confidare nei bambini delle elementari ai quali spiegare come comportarsi da grandi? E chi glielo spiega? &lt;/font&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Cordiali saluti e guaiti &lt;br /&gt;Gaetano Neri &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Gentile signor Vitale, ho letto soffrendo il suo articolo riguardante il Forum dei cittadini. Ottima proposta, giusto cercare i grandi cervelli e incitarli a funzionare, tutto bene, ma come si fa a ottenere qualche risultato positivo se le regole pi&amp;ugrave; ...</summary>
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    <dc:date>2009-06-29T13:45:08Z</dc:date>
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    <title>Commento di Giovanni Cherubini su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T13:21:44Z</updated>
    <published>2009-06-29T13:19:44Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Egregio Professar Vitale, &lt;/font&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;le seguenti righe per esprimere la mia gioia nel leggere il suo articolo di luned&amp;igrave; 25 Maggio scorso. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Mi stanno a cuore due punti in particolare, la certezza del diritto e le corporazioni o sette. Le due cose forse non sono troppo scorrelate, anche se non vorrei avvitarmi in speculazioni sociologiche che hanno poco a che fare con la mia formazione ... &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Certamente nel mio vissuto (in buona parte milanese) ho avuto la sensazione che in alcuni contesti (lavorativi e non) non vi fosse linearit&amp;agrave; di comportamenti, orientamento all'onesta intellettuale e alla professionalit&amp;agrave; anche a causa di distorsioni create da rapporti personali (o di appartenenza) troppo spinti. Non ci sarebbe niente di male, e credo che nella giusta misura ci6 faccia parte della natura umana e possa essere anche un meccanismo efficiente, il problema &amp;eacute; quando ci&amp;ograve; influisce in modo sistematico &lt;br /&gt;sulla strategia, l'organizzazione e le decisioni, indipendentemente dal valore e dalla preparazione degli individui che ne fanno parte, indipendentemente dalla qualit&amp;agrave; del risultato in termini di prodotto/servizio.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Ci&amp;ograve; limita la crescita. Ci&amp;ograve; limita il &amp;quot;potenziale di opportunit&amp;agrave;&amp;quot; in senso lato, che a sua volta limita la crescita delle persone e della societ&amp;agrave; ( ... lo spirito del &amp;quot;rispetto dei commerci&amp;quot; ...lei cita) - ma qualcuno vuole spiegare perch&amp;eacute; c'&amp;eacute; un esercito di laureati di buona qualit&amp;agrave; che arriva a 40 anni con stipendi striminziti, senza famiglia e con un mutuo che gli strozza il futuro? (per fortuna non &amp;eacute; il mio caso). D'accordo, il villaggio globale pi&amp;ugrave; complesso e competitivo, 1&amp;quot;H1 ho la certezza che i nostri &amp;quot;leader&amp;quot; (politici, industriali e finanziari) ci mettano del loro ogni giorno! Lo spettacolo offerto dalla nostra politica &amp;eacute; a dir poco deprimente, leggere i giornali, spesso altrettanto, quando si vede che una gran parte dei giornalisti (politicizzati, non indipendenti e poco professionali perch&amp;eacute;, ovviamente, non lo sono neanche i loro editori) riempiono le pagine dei giornali con storie che in altri tempi erano relegate ai magazine di infima categoria (quando ero piccolo, mi ricordo che &lt;br /&gt;la gente si vergognava a comprare/leggere Novella 2000, ora questa vergogna non c'&amp;eacute; pi&amp;ugrave; - e non sono neanche cosi vecchio !!)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre recuperare le energie positive che sono ferite da una cultura e un sistema di relazioni troppo spesso non curante della qualit&amp;agrave; delle cose e del risultato. In pi&amp;ugrave; di una occasione, qualche conoscente (ex compagno di studi o lavoro) mi ha fatto notare che esistono delle sovrastrutture (corporazioni/mafie) che hanno un certo peso nella dinamica degli affari (e, quindi, delle carriere) .... mah ... e siamo a Milano !! t!! In questo capisco perfettamente la sezione di apertura del suo articolo, quando si confronta con gli amici del sud Italia. C'&amp;eacute; di buono che a Milano l'eventuale mancanza di giustizia sociale ha come conseguenza quella di uccidere moralmente le persone, non fisicamente. Come si fara a creare una vera classe dirigente finch&amp;eacute; non c'&amp;eacute; un buon meccanismo per fare crescere il vivaio in modo onesto? &lt;/font&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Devo dire che ho sempre trattato la materia delle corporazioni/sette con grande distacco (probabilmente scetticismo e, certamente, ignoranza) ma senz'altro con disinteresse essenzialmente perch&amp;eacute; vivo la mia esperienza da uomo libero, facendomi un giudizio sugli altri e sulle cose attraverso la mia critica. Non amo la parola associazione, &amp;eacute; un mio problema. Nella mia utopia vedo la societ&amp;agrave; fatta di uomini liberi, ma regolata da leggi forti, chiare e applicate onestamente (e qui mi sa che si apre un'altra voragine ... ). Quindi, in questa mia realt&amp;agrave; virtuale e idilliaca, non c'e' spazio per associazioni semplicemente perch&amp;eacute; non ce n'&amp;eacute; bisogno. Va beh! &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Non so da dove si possa partire, ma certamente c'&amp;eacute; bisogno di rinascita. C'&amp;eacute; bisogno di utilizzare meglio &amp;quot;la risorsa umana&amp;quot;, portando le pi&amp;ugrave; rispetto, preoccupandosi di come premiarla e incentivarla, basandosi, come lei dice, su valori come onest&amp;agrave;, correttezza, professionalit&amp;agrave;. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;E c'&amp;eacute; bisogno, mi permetto di aggiungere, anche di &amp;quot;sdegnarsi&amp;quot;, c'&amp;eacute; bisogno di uomini che facciano delle scelte, perch&amp;eacute; non tutto &amp;eacute; tollerabile. C'e' bisogno di televisioni che non invitino gli ospiti delinquenti o di malcostume solo perch&amp;eacute; fanno audience, di giornalisti preparati a scrivere (con italiano corretto e comprensibile alla prima lettura!!) di cose orientate alla verit&amp;agrave;, non alla speculazione politica. C'&amp;eacute; bisogno di occuparsi di come ridare strade e marciapiedi sicuri ai nostri figli, di come offrire migliori infrastrutture e servizi pubblici, etc. etc. prima di parlare di veline e calciatori. C'&amp;eacute; bisogno di rispetto per le persone oneste, non per quelle che hanno il guadagno facile, anche se non si sa da dove proviene. C'&amp;eacute; bisogno di isolare i furbi, non di invitarli a cena perch&amp;eacute; conviene. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Avrei altre cose da dire, ma credo che sia gi&amp;agrave; troppo, se lei ha avuto la sfortuna di aprire questa mail si sar&amp;agrave; gi&amp;agrave; annoiato da un pezzo. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Grazie per il suo articolo, l'Italia, non solo Milano, ha bisogno di manifesti illuminati e indipendenti, di un &amp;quot;nuovo civismo&amp;quot;. Dopo tutto, se queste cose si possono ancora scrivere su un quotidiano nazionale, vuol dire che non tutto &amp;eacute; perduto &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Cordialmente &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Giovanni Cherubini&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Egregio Professar Vitale, le seguenti righe per esprimere la mia gioia nel leggere il suo articolo di luned&amp;igrave; 25 Maggio scorso. Mi stanno a cuore due punti in particolare, la certezza del diritto e le corporazioni o sette. Le due cose forse non ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-06-29T13:19:44Z</dc:date>
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    <title>Commento di Silvio Aquino su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T10:11:47Z</updated>
    <published>2009-06-29T10:11:47Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Egregio Dottore, &lt;br /&gt;concordo pienamente su quanto da Lei scritto sul Corriere della Sera del 25/Maggio. &lt;br /&gt;Sono arrivato a Milano 20 anni fa proveniente da Napoli dove ho lavorato per l'Italsider di Bagnoli. &lt;br /&gt;In questi 2e anni ho &lt;br /&gt;potuto verificare inerme al lento ed inesorabile degrado e arretramento della citt&amp;agrave; a confronto dello sviluppo di altre citt&amp;agrave; in Europa e nel mondo. &lt;br /&gt;Le sarei &lt;br /&gt;pertanto grato se volesse tenermi aggiornato su eventuali iniziative alle quali parteciperei ben volentieri. &lt;br /&gt;Cordiali saluti &lt;br /&gt;Dr. Ing. Silvio Aquino &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Egregio Dottore, concordo pienamente su quanto da Lei scritto sul Corriere della Sera del 25/Maggio. Sono arrivato a Milano 20 anni fa proveniente da Napoli dove ho lavorato per l'Italsider di Bagnoli. In questi 2e anni ho potuto verificare inerme al ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
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    <title>Commento di Elena Sarei su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T10:07:27Z</updated>
    <published>2009-06-29T10:07:27Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Caro Marco, &lt;br /&gt;ho letto con grandissimo interesse il tuo articolo apparso ieri sul Corriere. Sei sempre penetrante, pensiero &amp;quot;forte&amp;quot;. Grazie soprattutto per le parole di esortazione e di speranza. &lt;br /&gt;Ho fatto leggere l'articolo a tutti i milanesi d'adozione della famiglia Sarei e non. Ti abbraccio forte e spero di rivederti presto, &lt;br /&gt;Elena&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Caro Marco, ho letto con grandissimo interesse il tuo articolo apparso ieri sul Corriere. Sei sempre penetrante, pensiero &amp;quot;forte&amp;quot;. Grazie soprattutto per le parole di esortazione e di speranza. Ho fatto leggere l'articolo a tutti i milanesi d'adozione della famiglia Sarei e non. Ti abbraccio forte e spero di rivederti presto, Elena</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-06-29T10:07:27Z</dc:date>
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    <title>Commento di Massimo de Rigo su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T10:03:00Z</updated>
    <published>2009-06-29T10:03:00Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Alla c.a. di Carlo Montalbetti &lt;br /&gt;Consiglio Comunale di Milano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Carlo,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ho letto con attenzione il tuo messaggio e l'articolo di Marco Vitale. Penso sia impossibile non condividerli. &lt;br /&gt;La nostra famiglia, da quando eravamo bambini, aveva la tradizione, che prosegue tutt'ora, di rendere omaggio alla cripta di Sant'Ambrogio nel giorno a Lui dedicato e ognuno di noi formulava un pensiero di amore per la Sua, la nostra cara Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Milano ha avuto, nel corso della sua storia quasi trimillenaria, momenti di altissima grandezza. &lt;br /&gt;Quando l'impero romano giunse al massimo della sua espansione, Diocleziano non solo divise in due l'impero per meglio controllarlo, ma, nel terzo secolo d.C., nomina Milano capitale dell'Impero Romano d'Occidente, affidandolo al collega, l'imperatore Massimiano. &lt;br /&gt;Nell'epoca comunale era il suo stesso nome a garantirle la centralit&amp;agrave; europea: gli autori medievali, che si divertono a giocare con le etimologie, sottolineavano la posizione mediana di Milano nella pianura del Po, circondata da due fiumi, il Ticino e l'Adda. &lt;br /&gt;Milano metropoli di prima grandezza nel Sacro Romano Impero, al punto di costringere l'imperatore a scendere ben sei volte per domarne la voglia di autonomia: fu Dante Alighieri a definire l'imperatore Federico I von Hohenstaufen, il Buon Barbarossa, per aver perdonato i Milanesi mille volte, risparmiando loro ogni rappresaglia, anche di fronte alla loro tracotanza di radere a suolo altri comuni liberamente fedeli all'imperatori. Equilibrio e simmetria dominavano la situazione della capitale lombarda, situazione atipica dal momento che Milano priva sia di un accesso al mare sia di un corso d'acqua naturale che ne strutturi lo sviluppo. Eppure, nel XV secolo, la citt&amp;agrave; dei Visconti si trova al centro di una delle pi potenti reti navigabili d'Europa e controlla attraverso il dominio delle acque l'economia regionale nel suo insieme. La citt&amp;agrave; deve tutto ci a tre secoli di sforzi: in questo periodo, il potere comunale, ma anche le iniziative dei privati, hanno scavato canali, deviato il corso dei fiumi, collegato le linee d'acqua, integrato una vasta rete idrografica. La circolazione regolare ed equa delle risorse idriche era, come afferma con forza Bonvesin de la Riva, la manifestazione pi evidente del buongoverno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Milano sempre in auge nei secoli, in epoca asburgica addirittura esempio di tecnologia agricola. &lt;br /&gt;Milano ora in oggettiva decadenza, anzi in crollo verticale.  &lt;/font&gt;    &lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Eppure si era rialzata dalle devastazioni della guerra e dai bombardamenti 'alleati' che in nessun altro luogo italiano si erano accaniti con tanta violenza ... &lt;br /&gt;Contro l'autodistruzione c'e' ben poco da fare e il male oscuro di Milano, a mio avviso, nasce dalla rottura dell'antico legame con la sua gente. &lt;br /&gt;Anche i cittadini che 'ci credevano' pensano di gettare il proprio &lt;br /&gt;tempo: una risorsa importante gettata nella spazzatura da giochetti politici e muri di gomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Della &amp;quot;res-pubblica&amp;quot; dovremmo occuparcene tutti, a parole ... &lt;br /&gt;La delega democratica della rappresentanza non delega totale ed assoluta. Implica necessariamente da una parte (quella del &amp;quot;delegante&amp;quot;) il controllo e dall'altra (quella del delegato) il Contatto e la verifica. Non c'altro modo per evitare che chi detiene il &amp;quot;potere&amp;quot; non lo Usi per scopi diversi da quelli per cui lo abbiamo delegato e possa trasformarsi inevitabilmente in uno squallido personaggio di potere &lt;br /&gt;personale: &amp;quot;uno della Casta privilegiata&amp;quot;. &lt;br /&gt;Tempo fa in un'assemblea, ricordai come, quasi mille anni fa, i nostri predecessori inventarono un meccanismo democratico quasi perfetto per dare impulso al Comune, esempio di vera democrazia con la suddivisione in sei piccole repubbliche, le Porte, che partivano a spicchi dal centro citt&amp;agrave; (il Broletto) per estendersi nel contado: &lt;br /&gt;sei territori autonomi con lo stendardo crociato e sei bandiere, gestiti da due Capitani del popolo che si controllavano a vicenda e che avevano un mandato breve e non rinnovabile. &lt;br /&gt;Il libero Comune era riuscito ad estendere la sua influenza su gran parte della Lombardia e vi era stato un imponente aumento della popolazione e dell'economia. Il popolo veniva continuamente coinvolto nella gestione del potere con assemblee pubbliche nelle contrade, nelle pievi e nelle parrocchie. &lt;br /&gt;Oggi, nel terzo millennio, con alle spalle secoli di storia e di giganti sulle cui spalle dovremmo vivere di esperienza consolidata, per contro assistiamo impotenti ad un'inarrestabile oligarchia di &lt;br /&gt;potenti: un' inflazione della privilegiata &amp;quot;Casta&amp;quot; politica, dal Parlamento ai Consigli di Zona, con un aumento esponenziale della burocrazia e contemporanea emarginazione dei cittadini dalla res- pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Messaggi di questo genere, da parte di un cittadino attivo e partecipe, dovrebbero servire da elettroshock per la classe politico-amministrativa di Milano: http://www.partecipami.it/?q=node/3003/10566&amp;amp;single=1 &lt;br /&gt;di Mario Maggi &lt;br /&gt;nella discussione &lt;br /&gt;&amp;quot;il cemento incombe sul Parco delle Cave&amp;quot; http://www.partecipami.it/?q=node/3003 &lt;br /&gt;in corso nella &lt;br /&gt;&amp;quot;Linea Diretta con il Consiglio di Zona 7&amp;quot; http://www.partecipami.it/consigliozona7 &lt;br /&gt;Oltre alle belle parole del cardinale Tettamanzi: &lt;br /&gt;http://www.corriere.it/vivimilano/politica/articoli/2008/09_Settembre/ 09/ arcivescovo_milano_tettamanzi_expo_giochi_potere_politici_cattolici.shtm &lt;/font&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Un saluto cordiale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimo de Rigo&lt;br /&gt;&lt;/font&gt; &lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Alla c.a. di Carlo Montalbetti Consiglio Comunale di MilanoCaro Carlo,ho letto con attenzione il tuo messaggio e l'articolo di Marco Vitale. Penso sia impossibile non condividerli. La nostra famiglia, da quando eravamo bambini, aveva la tradizione, che ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-06-29T10:03:00Z</dc:date>
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    <title>Commento di fra Stefano su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T09:41:42Z</updated>
    <published>2009-06-29T09:41:42Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Pace e bene Professore &lt;br /&gt;leggo il suo articolo sul Corriere di ieri a proposito della rinascita di Milano, in continuit&amp;agrave; con le attese e le speranze del Cardinal Tettamanzi. &lt;/font&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Quando la incrocio la leggo sempre con grande gusto. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Ci siamo incontrati la prima volta, non ero frate, in casa sua a Sant'Antonio (o San Pietro?) in Valfurva, con il Gugiatti. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Poi di nuovo a Bergamo molti anni dopo, in un cinema di periferia dove lei dava ragione del successo della missione privata Arcobaleno nei territori dell'Albania - Kosovo. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Custodisco ancora un suo articolo in cui anticipava la previsione di quanto poi tangentopoli avrebbe smascherato ... ecc. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Questo solo per presentarmi. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Ora le scrivo perch&amp;eacute; sono da meno di un anno responsabile del Centro Culturale ROSE TUM, annesso al Convento dei Cappuccini di piazzale Velasquez. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Sarei felice di poter partecipare in qualche modo al piano di rilancio di Milano che Lei ieri auspicava dal Corriere, quanto meno nel dare ospitalit&amp;agrave; ad incontri, dibattiti, proiezioni, proposte che si volessero programmare. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;La ringrazio moltissimo. &lt;br /&gt;fra Stefano Giulio Dubini&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Pace e bene Professore leggo il suo articolo sul Corriere di ieri a proposito della rinascita di Milano, in continuit&amp;agrave; con le attese e le speranze del Cardinal Tettamanzi. Quando la incrocio la leggo sempre con grande gusto. Ci siamo incontrati ...</summary>
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    <title>Commento di Eugenio Galli  su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <updated>2009-06-29T09:10:06Z</updated>
    <published>2009-06-29T09:10:06Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Egr. prof. Vitale, &lt;br /&gt;ho letto con molto interesse il suo articolo sul Corriere di oggi.&lt;/font&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Le sue sono (come sempre) riflessioni stimolanti che ho trovato assolutamente condivisibili. &lt;br /&gt;Che dovremmo trovare il modo di far nostre e di non disperdere, nel quotidiano frastuono cui ormai siamo abituati. &lt;br /&gt;Parole che trasmettono un amore vero per la nostra citt&amp;agrave;, che non si accontenta degli ottimismi di maniera, ma richiede responsabilizzazione ed impegno. &lt;br /&gt;Per la costruzione di un bene collettivo. &lt;br /&gt;Anche altre riflessioni, scaturite dall'intervista a Tettamanzi, mi sono parse rilevanti. Come quelle di Veca, qualche giorno fa.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Se la politica non le raccoglie, riuscir&amp;agrave; la societ&amp;agrave; civile a farlo? &lt;br /&gt;A fare sistema anche, e nonostante, un degrado orribile che avanza nel nostro quotidiano? Vorrei pensare di s&amp;igrave;, anche se a volte la frustrazione accumulata toglie persino fiato alla speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cerco di ricordare allora una frase, attribuita ad Agostino: &lt;br /&gt;&amp;quot;La speranza ha due bellissimi figli: l'indignazione e il coraggio. L'indignazione per le cose che non vanno. Il coraggio per cercare di cambiarle&amp;quot;. &lt;/font&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Un saluto cordiale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eugenio Galli &lt;br /&gt;&lt;/font&gt; &lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
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    <title>Commento di Susanna Stefani su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;E' un bellissimo articolo, professor Vitale, che fa riflettere con speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Susanna Stefani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS ha visto ieri sera Annozero? Da l&amp;igrave; non &amp;egrave; venuta speranza ... &lt;/font&gt;  &lt;br /&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>E' un bellissimo articolo, professor Vitale, che fa riflettere con speranza.Susanna StefaniPS ha visto ieri sera Annozero? Da l&amp;igrave; non &amp;egrave; venuta speranza ...</summary>
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    <title>Commento di Carlo Orlandini su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <published>2009-06-29T08:57:34Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="3"&gt;Caro Marco,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;condivido la visione che hai chiaramente esposto sul &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt; di ieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarei lieto di fare quattro chiacchiere con te, un giorno o l'altro, magari per avviare un'idea. A proposito, non ti ho mai parlato del &lt;em&gt;Cavallo di Leonardo&lt;/em&gt;, che &amp;egrave; anche una storia divertente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un caro saluto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlo &lt;/font&gt;    &lt;br /&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Caro Marco,condivido la visione che hai chiaramente esposto sul Corriere di ieri.Sarei lieto di fare quattro chiacchiere con te, un giorno o l'altro, magari per avviare un'idea. A proposito, non ti ho mai parlato del Cavallo di Leonardo, che &amp;egrave; anche una storia divertente.Un caro salutoCarlo</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-06-29T08:57:34Z</dc:date>
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    <title>Commento di Franco Tagliarini  su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Gentile Professore, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ho letto con grande interesse il Suo articolo pubblicato ieri sul Corriere della Sera e desidero esprimerle il mio pi&amp;ugrave; vivo apprezzamento per le tesi sostenute e per le iniziative da Lei prospettate per il rilancio di Milano. &lt;br /&gt;Mi auguro che il Suo appello non rimanga inascoltato e che veramente abbia inizio una nuova stagione di rinascimento di Milano! esempio per l'Italia e l'Europa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con via cordialit&amp;agrave; &lt;br /&gt;Dott. Franco Tagliarini &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Gentile Professore, ho letto con grande interesse il Suo articolo pubblicato ieri sul Corriere della Sera e desidero esprimerle il mio pi&amp;ugrave; vivo apprezzamento per le tesi sostenute e per le iniziative da Lei prospettate per il rilancio di Milano. ...</summary>
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    <title>Commento di Daniela Vergani su "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Gentile Professar Vitale, &lt;br /&gt;ho letto con grande interesse il Suo articolo odierno sul Corriere della Sera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non entro nel merito dei molti spunti che offre alla discussione cittadina ma, certa di farle cosa gradita, mi permetto di segnalarle brevemente che esiste almeno un'iniziativa di successo, svincolata dalle polemiche e legata all'Expo. E' stata promossa in questi mesi da Milano Metropoli Agenzia di Sviluppo, dalla Provincia di Milano, con l'importante contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di Natale attraverso il Bando &amp;quot;Expo dei Territori: Verso il 2015&amp;quot; abbiamo chiesto alle organizzazioni che operano nell'area metropolitana milanese (profit, non profit, universit&amp;agrave;, enti pubblici ... )&lt;br /&gt;se avevano da proporre progetti sostenibili, capaci di arricchire di nuovi contenuti l'Expo 2015 ma anche fortemente radicati nella dimensione locale. Progetti che nel lungo periodo avrebbero potuto rispondere alle esigenze di chi vive l'area metropolitana o dei turisti che arriveranno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato &amp;egrave; stato innanzitutto scoprire che c'&amp;egrave; ancora, nonostante le polemiche, un grande entusiasmo e una grande curiosit&amp;agrave; attorno al tema Expo: 694 organizzazioni hanno partecipato a vario titolo al Bando, ci sono stati presentati 170 progetti focalizzati sul tema dell'alimentazione, dell'energia e dell'ambiente, del turismo e dell'accoglienza. In seguito la Giuria del Bando ha anche potuto rimarcare l'alta qualit&amp;agrave;, la valenza scientifica di molti progetti presentati al punto che sono state aggiunte speciali menzioni all'elenco dei premiati diffuso a fine aprile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le preciso tra l'altro che i vincitori del Bando sapevano che non avrebbero vinto denaro ma che avrebbero di fatto contribuito alla realizzazione di un Parco Progetti &amp;quot;Expo dei Territori:Verso il 2015&amp;quot; che verr&amp;agrave; presentato nelle prossime settimane alla SoGe, oltrech&amp;eacute; alle banche locali sponsor dell'iniziativa (BCe e Banca di Legnano). I vincitori potranno anche sfruttare un marchio Bando Expo, avere opportunit&amp;agrave; di promozione nazionale ed internazionale, oltrech&amp;eacute; di un accompagnamento all'eventuale realizzazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse questo non &amp;egrave; ancora l'Expo dei cittadini ma certo &amp;egrave; un piccolo tassello in quella direzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sperando di non averla annoiata, la ringrazio moltissimo per la Sua attenzione. &lt;br /&gt;Se le interessa, sar&amp;agrave; mia premura farle avere ulteriori informazioni sui progetti premiati. &lt;br /&gt;Buon lavoro, &lt;br /&gt;Daniela Vergani &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Gentile Professar Vitale, ho letto con grande interesse il Suo articolo odierno sul Corriere della Sera. Non entro nel merito dei molti spunti che offre alla discussione cittadina ma, certa di farle cosa gradita, mi permetto di segnalarle brevemente che ...</summary>
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    <title>Commenti all'articolo "A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini"</title>
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    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commenti ricevuti sull'articolo sul Corriere della Sera del 25 maggio 2009 : &amp;quot;A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo scaricabile alla &lt;a href="http://www.marcovitale.it/2009_articoli.html" target="_blank"&gt;sezione Testi&lt;/a&gt;.&lt;/font&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commenti ricevuti sull'articolo sul Corriere della Sera del 25 maggio 2009 : &amp;quot;A Milano serve una svolta. Creiamo l'Expo dei cittadini&amp;quot;.Articolo scaricabile alla sezione Testi.</summary>
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    <title>Commento di Gilli Linda su: I Proverbi di Calatafimi (Ed. Inaz).</title>
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    <updated>2009-06-26T14:09:28Z</updated>
    <published>2009-06-26T14:07:06Z</published>
    <content>Caro Giuseppe, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mi unisco al Professor Vitale per ringraziarti per le tue interessanti e approfondite considerazioni e per aver apprezzato il lavoro originale e importantissimo del Professore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero di incontrarti presto a qualche incontro di Aidaf o della Federazione, &lt;br /&gt;un caro saluto Linda &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_G_Benanti.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui per visionare il commento del Cav. Giuseppe Benanti.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Caro Giuseppe, mi unisco al Professor Vitale per ringraziarti per le tue interessanti e approfondite considerazioni e per aver apprezzato il lavoro originale e importantissimo del Professore. Spero di incontrarti presto a qualche incontro di Aidaf o della ...</summary>
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    <title>Commenti ricevuti su: I Proverbi di Calatafimi (Ed. Inaz).</title>
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    <updated>2009-06-26T10:01:56Z</updated>
    <published>2009-06-25T16:31:37Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commenti ricevuti su: I Proverbi di Calatafimi (Ed. Inaz). Poich&amp;eacute; l'edizione Inaz &amp;egrave; esaurita, &amp;egrave; in corso di  emissione una nuova edizione, dal titolo: &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Antichi e modernissimi&lt;br /&gt;I proverbi di Calatafimi&lt;br /&gt;Punti di vista inusuali sui grandi temi dell'Impresa&lt;br /&gt;Edizioni Studio Domenicano (2009), Bologna &lt;br /&gt;redazione@esd-domenicani.it&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.esd-domenicani.it" target="_blank"&gt;www.esd-domenicani.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Di seguito i commenti non in formato elettronico:&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Calatafimi1.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui per vedere il primo commento. &lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Calatafimi2.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui per il commento di Augusto Balossino.&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Calatafimi3.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui per vedere l'articolo sul QdS (Quotidiano di Sicilia) del 04.10.08 .&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Calatafimi4.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui&amp;nbsp; per il commento di Claudio Rugarli.&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Calatafimi5.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui  per il commento di Luigi Covatta.&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Calatafimi6.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui per il commento di Claudia Sireni.&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_Calatafimi7.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui per il commento di Tancredi Bianchi.&lt;/a&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commenti ricevuti su: I Proverbi di Calatafimi (Ed. Inaz). Poich&amp;eacute; l'edizione Inaz &amp;egrave; esaurita, &amp;egrave; in corso di  emissione una nuova edizione, dal titolo: Antichi e modernissimiI proverbi di CalatafimiPunti di vista inusuali sui grandi ...</summary>
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    <title>Commento di Saverio Gaboardi : Lettera di Capodanno 2008/2009</title>
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    <published>2009-06-25T15:57:00Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commento di Saverio Gaboardi : Lettera di Capodanno 2008/2009&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_S_Gaboardi.pdf" target="_blank"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Clicca qui per visionare il commento comleto.&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commento di Saverio Gaboardi : Lettera di Capodanno 2008/2009Clicca qui per visionare il commento comleto.&amp;nbsp;</summary>
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    <dc:date>2009-06-25T15:57:00Z</dc:date>
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    <title>Commenti ricevuti su: Lettera di Capodanno 2008/2009</title>
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    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commenti ricevuti su: Lettera di Capodanno 2008/2009 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lettera scaricabile alla &lt;a href="http://www.marcovitale.it/2009_articoli.html" target="_blank"&gt;sezione Testi&lt;/a&gt;.&lt;/font&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commenti ricevuti su: Lettera di Capodanno 2008/2009 Lettera scaricabile alla sezione Testi.</summary>
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    <title>Commento di Antonio Scalvini : Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09</title>
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    <published>2009-06-25T13:29:15Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commenti ricevuti su: Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09 'Sbagliare non era obbligatorio. Molti avevano intuito la crisi - Ora le banche tornino a fare le banche'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho letto con piacere ed apprezzamento il Suo articolo in oggetto. Condivido il giudizio su Tabellini e su parte della squadra economica di Obama; che di fatto hanno emarginato il buon Paul Volker, l'unico non colluso e/o a libro paga di altri. Sembra banale quello che Lei scrive, ma pochi la pensano cos&amp;igrave;. Per i pi&amp;ugrave; la &amp;lsquo;crisi' &amp;egrave; finita ed &amp;egrave; ora di tornare al consumismo a debito affinch&amp;eacute; tutto torni come prima. Io gestisco patrimoni in Ersel ed &amp;egrave; dura pensarla diversamente dal consensus., e la attivit&amp;agrave; dei clienti non ti da una mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cordialmente.&lt;br /&gt;Antonio Scalvini  &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;BR /&gt;</content>
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    <title>Commento di Giancarlo Politi : Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09</title>
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    <content>&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commenti ricevuti su: Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09 'Sbagliare non era obbligatorio. Molti avevano intuito la crisi - Ora le banche tornino a fare le banche'&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Sig. Vitale,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Leggo il di lei essay su Il sole24ore di ieri domenica; finalmente uno che lascia stare l'apparente pallido riflesso della crisi bancaria e borsistica per tratteggiare il vero dramma di crisi (e declino) &lt;u&gt;cio&amp;egrave; la crisi economica&lt;/u&gt; e sociale. Le banche e le borse sono specchio sono specchio dell'economia; non sono l'economia. Lei dice che sbagliare &amp;lsquo;non era obbligatorio' ma la gente &amp;egrave; testarda e spesso ama credere quello che piace credere (fere libenter homines id quod volunt credunt); La crisi era stata segnalata anni fa dal Giappone che si avvilupp&amp;ograve; sui mutui ipotecari. Ma no! Duri come le pine verdi, non ne hanno tenuto conto. I manager (o supposti tali) schizzati e autoreferenziali hanno fatto i loro porci comodi poich&amp;eacute; chi li pagava non li ha messi alla porta. Parlo anche dei managers italiani che, spesso sciocchi provinciali imitatori (specialmente a Milano) dell'anglo-sistema considerato divino, si sono buttati nelle banche a bruciare tovaglioli per fare cenere per raggiungere un budget annuale che &amp;egrave; in conflitto con le strategie bancarie di medio lungo termine ...  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_G_Politi.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui per visionare il commento comleto.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commenti ricevuti su: Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09 'Sbagliare non era obbligatorio. Molti avevano intuito la crisi - Ora le banche tornino a fare le banche'&amp;nbsp;Sig. Vitale,Leggo il di lei essay su Il sole24ore di ieri domenica; finalmente ...</summary>
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    <title>Commento di Marco Fortis : Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09</title>
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    <content>&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commenti ricevuti su: Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09 'Sbagliare non era obbligatorio. Molti avevano intuito la crisi - Ora le banche tornino a fare le banche'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Marco,&lt;br /&gt;secondo il 'Manuale Perotti' tu sei un vero 'guru' dell'economia, mentre Giavazzi ed Alesina sono rimandati a settembre.&lt;br /&gt;Ci sentiamo presto&lt;br /&gt;Marco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/pdf_commenti/Com_M_Fortis.pdf" target="_blank"&gt;Clicca qui per visionare il commento comleto.&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commenti ricevuti su: Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09 'Sbagliare non era obbligatorio. Molti avevano intuito la crisi - Ora le banche tornino a fare le banche'Caro Marco,secondo il 'Manuale Perotti' tu sei un vero 'guru' dell'economia, mentre ...</summary>
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    <title>Commenti ricevuti su: Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09 'Sbagliare non era obbligatorio'.</title>
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    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;&lt;font size="2"&gt;Commenti ricevuti su: Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09 &amp;quot;Sbagliare non era obbligatorio. Molti avevano intuito la crisi - Ora le banche tornino a fare le banche&amp;quot; &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;br /&gt;Articolo scaricabile alla &lt;a href="http://www.marcovitale.it/2009_articoli.html" target="_blank"&gt;pagina Testi&lt;/a&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commenti ricevuti su: Articolo su Il Sole 24 Ore del 24.05.09 &amp;quot;Sbagliare non era obbligatorio. Molti avevano intuito la crisi - Ora le banche tornino a fare le banche&amp;quot; Articolo scaricabile alla pagina Testi.</summary>
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    <title>Commenti ricevuti sul sito www.marcovitale.it</title>
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    <published>2009-06-25T08:12:20Z</published>
    <content>&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Ho visto il &lt;a href="http://www.marcovitale.it/" target="_blank"&gt;sito marco vitale&lt;/a&gt;. che bello!&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;Anna Gervasoni&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;&lt;br /&gt;&lt;font size="2"&gt;AIFI - Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital&lt;/font&gt; &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Ho visto il sito marco vitale. che bello!Anna GervasoniAIFI - Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital</summary>
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    <title>Commenti all'intervento dal titolo 'Tutela e sviluppo - Liberi Homines Brixiam Habitantes'</title>
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    <updated>2009-06-25T08:13:03Z</updated>
    <published>2009-06-25T08:03:23Z</published>
    <content>&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commenti all'intervento dal titolo &amp;quot;Tutela e sviluppo - Liberi Homines Brixiam Habitantes&amp;quot; al Convegno di Brescia del 12 giugno 2009: &amp;quot;la valorizzazione del Colle Cidneo e del Castello di Brescia: una grande opportunit&amp;agrave; per la citt&amp;agrave;&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Gentile Signora Zecchin,&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;la prego di trasmettere al Dottor Vitale i complimenti della Signora Crespi per l'ottimo intervento.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Cordiali saluti&lt;br /&gt;Amelia Riboldi&lt;br /&gt;Segreteria Presidenza&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commenti all'intervento dal titolo &amp;quot;Tutela e sviluppo - Liberi Homines Brixiam Habitantes&amp;quot; al Convegno di Brescia del 12 giugno 2009: &amp;quot;la valorizzazione del Colle Cidneo e del Castello di Brescia: una grande opportunit&amp;agrave; per la citt&amp;agrave;&amp;quot;.&amp;nbsp;Gentile ...</summary>
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    <dc:date>2009-06-25T08:03:23Z</dc:date>
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    <title>Introduzione al testo della rappresentazione teatrale 'Libero e Forte. Vita e ideali di Don Sturzo'</title>
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    <updated>2009-06-25T09:30:05Z</updated>
    <published>2009-06-24T15:44:06Z</published>
    <content>&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commenti ricevuti alla Introduzione al testo della rappresentazione teatrale &amp;quot;Libero e Forte. Vita e ideali di Don Sturzo&amp;quot;.  &amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Caro dr. Vitale, &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;l'amico Palladino mi ha trasmesso in mail l'introduzione che Lei ha scritto recentemente per un libro su Sturzo. Vi si coglie non soltanto l'assonanza con le tesi e le riflessioni con don L. Sturzo, ma anche l'amore-complice per un personaggio che ci ha affascinato un po' tutti. In questo quadro, la citazione che Lei ha fatto dei miei saggi mi lusinga. La ringrazio per questo ricordo.&lt;br /&gt;Colgo l'occasione (se Giovanni non glielo ha detto) che ho finito di correggere le bozze definitive per un mio nuovo lavoro: Scritti di Luigi Sturzo sull'Educazione, nel quale ho colto una nuova lettura del messaggio sturziano. Partendo dal concetto che per Lui, come per la pi&amp;ugrave; avanzata pedagogia contemporanea, l'educazione non &amp;egrave; soltanto la frequenza della  scuola, ma un processo di formazione cui contribuiscono la famiglia, la societ&amp;agrave; civile, la cultura, l'economia, la politica, lo Stato, ecc., ho commentato gli oltre suoi 50 scritti che riguardano il tema. In questo ambito ho ricostruito la sua partecipazione alle lotte per la libert&amp;agrave; di insegnamento, alla laicit&amp;agrave; vera della scuola contro il laicismo imperante, alla difesa della scuola privata, alla qualit&amp;agrave; dell'insegnamento, ecc. E' emerso dall'archivio di Sturzo, cosa assolutamente inedita, che per 15 anni fu anche presidente della Associazione dei Maestri cattolici &amp;quot;N. Tommaseo&amp;quot; per la regione siciliana. Il libro, che Le far&amp;ograve; avere, abbraccia l'intera vita di Sturzo, a partire dal suo primo scritto giovanile che riguardava proprio la scuola e l'educazione per finire all'ultimo suo scritto, pochi mesi prima di morire, che rigurdava ancora la formazione giovanile. Ma per me anche gli altri scritti sono in funzione della sua mssione educativa della societ&amp;agrave;: educazione alla democrazia, alla libert&amp;agrave;, alla formazione della classe politica. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt; Ancora grazie e cordiali saluti. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Umberto Chiaramonte&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Introduzione scaricabile alla &lt;a href="http://www.marcovitale.it/2009_articoli.html"&gt;pagina Testi.&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commenti ricevuti alla Introduzione al testo della rappresentazione teatrale &amp;quot;Libero e Forte. Vita e ideali di Don Sturzo&amp;quot;.  &amp;nbsp;Caro dr. Vitale, l'amico Palladino mi ha trasmesso in mail l'introduzione che Lei ha scritto recentemente per ...</summary>
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    <title>Commento all'intervento dal titolo &amp;quot;La crisi e le imprese&amp;quot;  -  Mantova, 15.06.09.</title>
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    <updated>2009-06-25T09:55:04Z</updated>
    <published>2009-06-24T15:17:17Z</published>
    <content>&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Commento all'intervento dal titolo &amp;quot;La crisi e le imprese&amp;quot; nell'ambito del Convegno UCID &amp;quot;Crisi e Speranza. Il calvario come garanzia di sviluppo. La crisi come opportunit&amp;agrave; di cambiamento&amp;quot; Mantova 15 giugno 2009 .&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Caro Prof. Vitale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che vero piacere avere ricevuto interessanti stimoli di riflessione nel corso del suo apprezzato  intervento di oggi pomeriggio a Mantova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ringrazio per avermi fatto &amp;quot;volare alto&amp;quot; col pensiero  dopo la importante premessa del teologo domenicano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ragioni di lavoro frequento molti incontri e seminari ma molto speso, sentendo relatori che occupano i vertici di importanti aziende o di importanti Associazioni  mi sembra di sentire pi&amp;ugrave; che altro  dei &amp;quot;desolanti data base parlanti&amp;quot;   (&amp;quot; il PIL &amp;egrave; calato del ..%, mentre l'export &amp;egrave; aumentato ..% mentre l'occupazione &amp;egrave; scesa al ..% mentre il costo del lavoro &amp;egrave; aumentato del ... ecc. ecc. ) pi&amp;ugrave; che persone in grado di elaborare un pensiero originale con prospettive di lungo termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concordo perfettamente con lei con le cause &amp;quot;non techiche&amp;quot; di questa crisi epocale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sottoppongo per&amp;ograve; alcune semplici riflessioni e le sono grado se quando avr&amp;agrave; un atttiomo di tempo mi potr&amp;agrave; fornire il suo cortese commento:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) La tanto  auspicata svolta dopo l'attuale crisi economica, in Italia  non c'&amp;egrave; stata; infatti nonostante le banche italiane siano diminuite di  &amp;quot;valore &amp;quot; dell'80% negli ultimi 2 anni, ai vertici ci sono sempre le stesse persone che continuano a fare la propria vita dorata, a spostarsi in elicottero o a tenere relazioni sull'etica in giro per l'Italia.&lt;br /&gt;Non mi risulta che siano state invitate a cambiare il proprio ruolo e ad assumere nuovi incarchi pi&amp;ugrave; consoni, del tipo &amp;quot;addetto alle pulizie dei vetri della sede&amp;quot;&lt;br /&gt;Concorda su questo punto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Se la causa di questa crisi non &amp;egrave; tecnica perch&amp;egrave; sostiene nelle sue proposte che la soluzione passa attraverso la quantificazione definitiva dei titoli tossici?&lt;br /&gt;    Si tratta infatti di un rimedio tecnico che non risolve la causa primaria che non &amp;egrave; affatto tecnica.  &lt;br /&gt;    Concorda?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Quando dice che la crisi passa attraverso la definizione di nuove regole fra USA e Cina cosa intende dire ?&lt;br /&gt;    Che gli americani debbbono comperare di meno dai cinesi e che  i cinesi debbono produrre di meno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) Secondo molti la crisi nasce anche dalla rapida globalizzazione e dalla apertura selvaggia dei mercatii che ha reso in pochi anni poco competitivi i prodotti occidentali nei confronti di quelli prodotti in estremo oriente portandoci ad una progressiva de-industrializzazione e ad un minor impiego di manodopera e di ricchezza&lt;br /&gt;Concorda con questi avversari della &amp;quot;globalizzazione&amp;quot; che trovano voce anche in certi esponenti politici?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) Si ricorda quale &amp;egrave; il testo di Zamagni che parla dei comportamenti distori dell'attuale economia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) Infine un aspetto non secondario per un cristiano che legge gli aspetti economici di impresa in chiave non solamente di profitto.&lt;br /&gt;Se in situazione di crisi &amp;egrave; necessario effettuare in azienda  una forte riduzione dei costi e quindi un taglio ai posti di lavoro, come si concilia questa esigenza con l'esigenza etica di ricecare &amp;quot;il bene comune&amp;quot; e non solo il profitto econmico dei soci ? (Questo aspetto non &amp;egrave; affatto trascrabile e provoca gravi lacerazioni di coscienza in chi deve prendere scelte dolorose)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ringrazio di nuovo per il suo bellissimo intervento e per la pazienza che ha dimostarto nel rispondere ai quesiti a lei posti.&lt;br /&gt;Le auguro una felice domenica e spero vivamente  di risentirla presto.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Intervento scaricabile alla &lt;a href="http://www.marcovitale.it/2009_articoli.html"&gt;sezione Testi.&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Commento all'intervento dal titolo &amp;quot;La crisi e le imprese&amp;quot; nell'ambito del Convegno UCID &amp;quot;Crisi e Speranza. Il calvario come garanzia di sviluppo. La crisi come opportunit&amp;agrave; di cambiamento&amp;quot; Mantova 15 giugno 2009 .&amp;nbsp;Caro ...</summary>
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    <dc:date>2009-06-24T15:17:17Z</dc:date>
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    <title>Commento articolo 'L'expo dei cittadini. Una svolta per Milano.' del 25.05.09 - Corriere della Sera</title>
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    <updated>2009-06-25T09:27:32Z</updated>
    <published>2009-06-18T15:06:41Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Caro prof., &lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;ho letto il suo articolo di oggi sul Corriere. In esso trovo valutazione e analisi di grande significato. &lt;/font&gt; &lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Nelle nostre comunit&amp;agrave; si respira ormai un'aria asfittica che rischia di trasformarsi in un veleno letale. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Nella lotta tra i figli della luce e i figli delle tenebre, da lei cos&amp;igrave; bene esemplificata, sembra proprio che questi ultimi stiano prendendo il sopravvento. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Mi capita spesso di dire, io che poco pi&amp;ugrave; che ventenne ho vissuto il periodo della decadenza democristiana, che, a confronto di oggi, quella era una stagione di virt&amp;ugrave;. &lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;La classe dirigente di allora non avrebbe di certo tollerato che un candidato alla presidenza di una provincia (di Brescia, tanto per capirci) si potesse presentare candidamente ai propri elettori anticipandoli la volont&amp;agrave;, in caso di vittoria, di mantenere anche il seggio di parlamentare. &lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Spesso mi chiedo cosa sia avvenuto nel profondo per provocare questo stato di degrado. Non sono un sociologo per indagarne le ragioni.&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Mi pare per&amp;ograve; che la crisi che stiamo attraversando abbia essenzialmente una caratteristica marcatamente spirituale. &lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;In essa intravedo la notte buia del cattolicesimo italiano laddove le spinte di ritorno al passato alimentano di giorno in giorno le forze pi&amp;ugrave; reazionarie del paese. &lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Occorre spezzare questo sincretismo se vogliamo trovare la via per venirne a capo, continuando a lavorare sul terreno proprio dei figli della luce nella silenziosa attesa di tempi migliori.&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;                         Con viva cordialit&amp;agrave;, Giuliano.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;*Articolo scaricabile alla pagina &lt;a href="http://www.marcovitale.it/2009_articoli.html" target="_blank"&gt;Testi 2009&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Caro prof., ho letto il suo articolo di oggi sul Corriere. In esso trovo valutazione e analisi di grande significato.  Nelle nostre comunit&amp;agrave; si respira ormai un'aria asfittica che rischia di trasformarsi in un veleno letale. Nella lotta tra i figli ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-06-18T15:06:41Z</dc:date>
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    <title>Nota di commento di Maurizio Vaccaro allo scritto base 'Superbia, crisi economica ed economia Usa'</title>
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      <name>Prof. Marco Vitale</name>
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    <updated>2009-06-24T14:17:34Z</updated>
    <published>2009-06-05T15:54:33Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Definire assolutamente originale l'interpretazione che Marco Vitale offre delle cause della crisi economica americana, rischia di apparire fortemente riduttivo: ci&amp;ograve; che, a mio avviso, la rende unica e tale da funzionare come propulsore e attivatore di ulteriori e forse ancora pi&amp;ugrave; avanzate chiavi di lettura sta nel doppio livello di analisi che essa pu&amp;ograve; offrire.&lt;br /&gt;Infatti, pur attingendo largamente a concetti, valori e comandamenti di evidente matrice cristiana, offre una seconda linea, un sottostante e, per certi versi sorprendente approdo a una forte cultura laica.&lt;br /&gt;Infatti, cosa &amp;egrave; la &amp;quot;superbia&amp;quot; se non la devastante pratica dell'assenza di regole, il solitario e arrogante disprezzo di esse, la teorizzazione dell'inesistenza degli altri?&lt;br /&gt;E l&amp;quot;accidia&amp;quot; cosa &amp;egrave; se non l'irresponsabile autosottrazione dalle responsabilit&amp;agrave;?&lt;br /&gt;La stessa invocata doverosa mancanza di tristezza e disperazione, come strumento forte di contrasto alla superbia da una parte e all'accidia dall'altra, non indica forse la necessit&amp;agrave; di coltivare virt&amp;ugrave; civili che siano il contrario della sterile rassegnazione e della supina accettazione?&lt;br /&gt;&amp;Egrave; in questa doppia lettura che si realizza il passaggio da un cristianesimo flebile e piagnucoloso alla &amp;quot;Libert&amp;agrave;&amp;quot; che non &amp;egrave; superba licenza, all'Uguaglianza, che non &amp;egrave; piatto egualitarismo alla &amp;quot;Fraternit&amp;agrave;&amp;quot;, che non &amp;egrave; solidarismo d'accatto, all'Umilt&amp;agrave; che non &amp;egrave; poca considerazione di s&amp;eacute; ma consapevolezza dell'esistenza degli altri.&lt;br /&gt;Dunque da fonti decisamente cristiane si perviene attraverso un impervio percorso, al possesso e all'acquisizione dei pi&amp;ugrave; alti insegnamenti laici, di cui &amp;quot; DIO - PATRIA - FAMIGLIA&amp;quot; non &amp;egrave; un vuoto slogan autoritario, una dogmatica e fideistica premessa, ma la meditata, convinta e sofferta personale conquista virile.&lt;br /&gt;Marco Vitale indica un modo &amp;quot;laico&amp;quot; (non laicista) di essere cristiani, un modo avanzato e moderno di essere democratici e portatori di libert&amp;agrave;, compresa ovviamente la libert&amp;agrave; di intrapresa economica e di adesione non acritica ai valori delle liberal-democrazie, capaci di governare i mercati e non di esserne ciecamente dominati.&lt;br /&gt;In tal modo la religione cristiana si fa componente decisiva di quella pi&amp;ugrave; complessa religione universale e civile, fondata sull'osservanza o, meglio, sul bisogno di regole, sul naturale rispetto degli altri, sull'etica delle responsabilit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Il progressivo allontanamento da quella religione civile appare dunque la principale ragione politico-culturale della crisi economica americana.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Maurizio Vaccaro&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;11.5.2009&lt;/font&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;*L'articolo di riferimento &amp;egrave; scaricabile &lt;a href="http://www.marcovitale.it/2009_articoli.html" target="_blank"&gt;QUI&lt;/a&gt;. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Definire assolutamente originale l'interpretazione che Marco Vitale offre delle cause della crisi economica americana, rischia di apparire fortemente riduttivo: ci&amp;ograve; che, a mio avviso, la rende unica e tale da funzionare come propulsore e attivatore ...</summary>
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    <title>Questa crisi e le verità nascoste</title>
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    <updated>2009-06-24T14:16:16Z</updated>
    <published>2009-04-23T14:49:56Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;&lt;font size="2"&gt;&amp;quot;L'insidia bancaria ha sempre seguito la stessa strada. Un'abbondanza qualsiasi viene adoperata per creare un ottimismo.  L'ottimismo viene esagerato di solito con l'aiuto della propaganda. Le vendite aumentano,  i prezzi delle terre o delle azioni salgono oltre la possibilit&amp;agrave; delle rendita materiale, si crea cio&amp;egrave; separazione tra il rendimento e il valore dei beni. Le banche che hanno favorito prestiti esagerati  per manovrare il rialzo restringono i loro prestiti e il panico sopravviene&amp;quot;. Con queste parole scritte da Ezra Pound nel 1944, Marco Vitale, docente universitario, economista d'impresa e scrittore  (ha svolto la propria attivit&amp;agrave; professionale presso l'universit&amp;agrave; di Pavia, la Bocconi, la Libera Universit&amp;agrave; Carlo Cattaneo, della quale &amp;egrave; stato uno dei fondatori e vice-presidente), ha iniziato il suo intervento, lo scorso 6 aprile a Villa S. Luigi a Napoli, per discutere di  &amp;quot;Questione morale e crisi dell'economia&amp;quot;. L'incontro, voluto dall' associazione &amp;quot;Laici e Gesuiti per Napoli&amp;quot;, introdotto dal teologo Andrea Vicini e moderato dal manager d'impresa  Francesco Bevilacqua, ha visto la partecipazione anche di Dario Righetti, consulente di importanti multinazionali e docente Formaper (l'azienda di formazione degli imprenditori della Camera di commercio di Milano).&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Le parole di Pound, &amp;quot;il poeta che capiva di economia&amp;quot;, sono state riprese da Vitale per distinguere ci&amp;ograve; che &amp;egrave; una costante  di ogni crisi economica moderna da ci&amp;ograve; che &amp;egrave; proprio di una singola e determinata crisi, come quella che oggi viviamo. La domanda pi&amp;ugrave; assillante , fino a qualche mese fa, era&amp;quot;quando usciremo dalla crisi?&amp;quot;. Dietro questa domanda, ha detto l'economista, si nasconde la stessa visione del mondo che ha provocato la crisi: il desiderio di mantenere a tutti i costi uno standard di profitto nelle negazione dei legami tra economia e dimensione etica-politica della vita collettiva. Risponde invece alla domanda &amp;quot;come usciremo dalla crisi&amp;quot; implica una prospettiva che si fa carico della realt&amp;agrave; delle cose e degli errori commessi nel passato.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Usciremo dalla crisi quando si diranno tutte quelle verit&amp;agrave; che sono state negate o trascurate. Quando conosceremo esattamente l'ammontare dei &amp;quot;titoli tossici&amp;quot; che hanno portato alla rovina le maggiori banche del mondo, spingendoci verso la pi&amp;ugrave; grande crisi finanziaria conosciuta, crisi che non si &amp;egrave; trasformata in una catastrofe  sociale e politica solo grazie all'intervento statale a sostegno di quelle stesse banche rovinate dai loro manager. Usciremo dalla crisi quando si smetter&amp;agrave; di perseguire direttamente  l'aumento del valore delle azioni in Borsa, ma si ritorner&amp;agrave; a perseguire in anzitutto l'aumento del valore delle imprese. Quando ci convinceremo del fatto che &amp;quot;grande&amp;quot; (le concentrazioni delle aziende e delle banche) non significa necessariamente &amp;quot;buono&amp;quot;, &amp;quot;perch&amp;egrave; se &amp;egrave; vero che l'economia non si sviluppa se le si mette addosso una camicia di forza, &amp;egrave; anche vero che l'assenza della camicia di forza non deve autorizzare a comportarsi da folli&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Usciremo dalla crisi quando il Pil non sar&amp;agrave; l'unico metro per valutare il buon andamento dell'economia, dal momento che un economia che concentra la ricchezza in pochissime mani e accresce giorno per giorno la massa degli esclusi  non &amp;egrave; stata,  non &amp;egrave; e non sar&amp;agrave; mai una buona economia. Usciremo dalla crisi quando le misure degli organismi di governo terranno conto della geopolitica mondiale cos&amp;igrave; come oggi &amp;egrave;, dopo il disfacimento del sistema delle macroalleanze che aveva determinato la politica internazionale della fine della Seconda guerra mondiale alla caduta del Muto di Berlino.&lt;br /&gt;Nella geopolitica attuale gli Usa continuano a detenere l'egemonia militare, ma &amp;egrave; la Cina a detenere il primato delle riserve valutarie disponibili. Secondo Marco Vitale i processi che hanno portato a questa nuova situazione (e che negli USA si continua ancora oggi a sottovalutare) rappresentano un esempio del tipo di equilibrio su cui si basa il mondo, un equilibrio, in realt&amp;agrave;, fatto di squilibri complementari (strapotere militare di un blocco e strapotere valutario di un altro blocco. Insomma, per Marco Vitale, ogni volta che la legittima aspirazione al profitto viene dissociata dalle pratiche sociali che fanno dell'uomo il fine e non il mezzo, si esce dalla buona economia e si entra in quella cattiva.&lt;br /&gt;L'intervento di Dario Righetti ha messo invece in luce le politiche virtuose delle aziende, anche italiane, che hanno saputo reagire con successo alla crisi economica in atto. Tutti e due i relatori hanno sollevato indirettamente il problema capitale del legame tra economia e informazione. Quest'ultima, infatti, nell'economia pi&amp;ugrave; che in altri campi, non ha solo il potere di descrivere una realt&amp;agrave; ed orientarne la percezione, ma anche quello di determinare direttamente i fatti, proprio e soprattutto in ambito finanziario&lt;br /&gt;Non si &amp;egrave; potuto chiedere a Marco Vitale come mai non avesse detto tutte queste cose prima che la crisi scoppiasse, perch&amp;eacute; in realt&amp;agrave; le aveva gi&amp;agrave; pronunciate e scritte (ad esempio in &amp;lt;&amp;gt;, Scheiwiller, Milano 2002), restando inascoltato nonostante il prestigio di cui gode in Italia e nel mondo. Quindi siamo noi a doverci chiedere come mai le nostre democrazie non hanno tenuto conto delle parole di economisti che non miravano al consenso dei potenti ma a un'intenzione di verit&amp;agrave; nell'interesse generale.&lt;br /&gt;Nel 2006 Vitale port&amp;ograve; a cena a Milano due suoi amici, un alto funzionario del Fondo monetario internazionale e un alto funzionario del Tesoro degli Stati Uniti. L'uno e l'altro gli dissero di prepararsi, che lo scoppio della &amp;quot;bolla immobiliare&amp;quot; era solo questione di tempo, ma che non potevano dire queste verit&amp;agrave; se non a cena, ad un amico, perch&amp;eacute; contrastavano con gli &amp;lt;&amp;gt;, con la posizione dei poteri per cui essi lavoravano. Se dunque pu&amp;ograve; essere normale per i poteri economici forti, che difendono il profitto fine a se stesso, appropriarsi dei mezzi di comunicazione per poter negare anche l'evidenza, finch&amp;egrave; si pu&amp;ograve;, non &amp;egrave; normale che noi tutti restiamo nella pigrizia e non cerchiamo di ascoltare anche e soprattutto le voci libere.&lt;br /&gt;Luned&amp;igrave; scorso ci sono state offerte queste possibilit&amp;agrave;. Nell'aula magna di Villa S.Luigi a Napoli l'inflazionato ritornello che sentiamo sempre ripetere, secondo cui la crisi &amp;egrave; anche un'opportunit&amp;agrave;, ha riacquistato valore e significato.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;strong&gt;Valerio Petrarca&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;-------------------------------------------------&lt;br /&gt;nostro servizio da Napoli&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Il nostro tempo&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;font size="1"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;Domenica 19 Aprile 2009&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/articoli/il%20nostro%20tempo%20resoconto%20conferenza%20%20gesuiti%20a%20napoli%20domenica%2019%20aprile%202009.pdf" target="_blank" title="Resoconto dell'incontor del 19 aprile a Napoli "&gt;&lt;font size="2" color="#3366ff"&gt;Fai clic per scaricare l'intervista in formato PDF.&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;*Articolo &amp;quot;Sbagliare non era obbligatorio&amp;quot; scaricabile alla pagina &lt;a href="http://www.marcovitale.it/2009_articoli.html" target="_blank"&gt;Testi 2009&lt;/a&gt;. &amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>&amp;quot;L'insidia bancaria ha sempre seguito la stessa strada. Un'abbondanza qualsiasi viene adoperata per creare un ottimismo.  L'ottimismo viene esagerato di solito con l'aiuto della propaganda. Le vendite aumentano,  i prezzi delle terre o delle azioni ...</summary>
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    <title>ASSALTO AI MANAGER - Scritto per Club 3</title>
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    <updated>2009-06-24T14:18:13Z</updated>
    <published>2009-04-03T13:36:57Z</published>
    <content>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Questo mese la scelta dell'argomento della mia rubrica l'hanno fatta le tante persone (lettori e giornalisti) che mi hanno chiesto un commento sugli assalti ai manager che si sono andati intensificando negli ultimi tempi e assumendo caratteri  sgradevoli, violenti e confusi. Sarebbe un grave errore raggruppare questi episodi sotto il semplicistico epiteto di &amp;quot;populismo&amp;quot; e cavarsela con una scrollata di spalle. Alla maggior parte di quelli che mi interpellavano ho risposto circola rizzando fotocopia dei miei scritti del 1998,2001, 2002 nei quali affermavo:&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;&amp;quot;Negli ultimi vent'anni si &amp;egrave; creato uno squilibrio politico e sociale a favore del top management delle grandi societ&amp;agrave; che ha permesso allo stesso di appropriarsi di corrispettivi che non hanno pi&amp;ugrave; alcuna relazione di alcun tipo con le prestazioni fornite, con i risultati raggiunti, con il loro tipo di attivit&amp;agrave;, con l'andamento reale delle aziende. Questi valori non rappresentano pi&amp;ugrave; un corrispettivo per dei servizi professionali, ma un'appropriazione basata su una incontrollata posizione di potere.&lt;/u&gt; Come i nobili delle antiche aristocrazie, essi si appropriano di quello che reputano di potere e di dover prendere, una volta assicurata ai cittadini una discreta sopravvivenza. &lt;u&gt;L'elemento comune principale &amp;egrave; che essi prelevano un surplus che non ha pi&amp;ugrave; alcuna relazione con i servizi resi, ma che deriva solo da una posizione di potere occupato. I compensi e le forme partecipative prelevati dal big management del big business sono diventati di natura e proporzione tali da non potere pi&amp;ugrave;, in alcun modo, essere ricondotti a un corrispettivo per un qualsiasi lavoro professionale direttivo.&lt;/u&gt; Essi sono un prelievo e non pi&amp;ugrave; un corrispettivo. E la loro legittimazione &amp;egrave; basata su una posizione di potere raggiunta, posizione di potere sottoposta a ben pochi controlli o bilanciamenti, dopo che la propriet&amp;agrave; alla quale competeva principalmente tale funzione si &amp;egrave; dispersa ed &amp;egrave; praticamente sparita&amp;quot;.Si trattava dicevo di forme moderne di neo-feudalesimo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto nuovo &amp;egrave; che questa classe di top managers delle grandi istituzioni finanziarie internazionali non solo si &amp;egrave; appropriata di surplus giganteschi, ma &amp;egrave; fallita come gruppo dirigente. La crisi, infatti, non &amp;egrave; dovuta a guerre, terremoti, maremoti, salti tecnologici o altri fattori esogeni ma semplicemente al fatto che questi CEO sono falliti come CEO, nonostante il colossale ingiustificato prelievo che la societ&amp;agrave; ha loro, per tanti anni, concesso. Da qui il montante risentimento sociale che &amp;egrave; pi&amp;ugrave; che giustificato, al di l&amp;agrave; delle forme inaccettabili che questo risentimento possa talora assumere. Ed &amp;egrave; destinato a montare quanto pi&amp;ugrave; si continuer&amp;agrave; a vedere che i governi, e soprattutto quello americano, continueranno a coprire gli errori ed il fallimento di questa classe di palloni gonfiati; ed a lasciarli tranquilli a godersi il non meritato riposo, ricchissimi del non meritato denaro. Questo discorso si riferisce fondamentalmente ai CEO delle grandi istituzioni finanziarie internazionali e pochi altri. Resta aperta la questione di come ci&amp;ograve; possa essere avvenuto. E' una vera e propria ideologia che si &amp;egrave; pian piano imposta per sostenere questi corposi interessi e che ha alimentato dei veri e propri imbrogli intellettuali fra i quali i principali sono stati: le grandi dimensioni sono sempre e comunque un bene; la concentrazione della ricchezza in mano a gruppi sempre pi&amp;ugrave; ristretti &amp;egrave;, alla fine, positiva per lo sviluppo economico generale; compito dei manager non &amp;egrave; porsi al servizio delle imprese ma dedicarsi ad aumentare il valore degli azionisti.  E' sulla base di questa ideologia folle, mai criticata dagli studiosi se non in pochissimi casi, divulgata dalle grandi banche di investimento e dalle grandi societ&amp;agrave; di consulenza, supinamente accettate dai sindacati e da noi fatta propria dalla sinistra con l'entusiasmo dei neofiti, che si &amp;egrave; consumata l'appropriazione dell'economia e, in parte della democrazia da parte di questa classe di neofeudatari, ora rovinosamente crollata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essi vanno tenuti nettamente distinti da altri casi di sequestri e aggressioni che hanno colpito normali manager di normali industrie, costretti dalla crisi a ridurre occupazione e impianti per sopravvivere. La rabbia sociale quando monta non ama fare distinzioni. Ma noi, nel tentativo di contribuire a discorsi pi&amp;ugrave; costruttivi, queste distinzioni dobbiamo farle. Questi manager normali, che cercano di affrontare la crisi attenuandone gli effetti sulle loro aziende, sono lavoratori che cercano di fare il loro dovere, anche se talora per salvare l'azienda devono tagliare posti di lavoro per adeguarli alle nuove condizioni di mercato. E qui subentra la normale dialettica con il sindacato e la corretta applicazione delle leggi di tutela dei lavoratori. Ma quando la crisi assume le abnormi dimensioni della presente crisi, la normale dialettica sindacale e la normale tutela possono non essere pi&amp;ugrave; sufficienti. Gli assalti ai manager, ai di l&amp;agrave; della loro inaccettabilit&amp;agrave;, esprimono confusamente il messaggio che &amp;egrave; necessario trovare soluzioni nuove e pi&amp;ugrave; ampie che permettano alle aziende di ristrutturarsi e di riciclarsi ma che, al contempo, assicurino ai lavoratori colpiti continuit&amp;agrave; di reddito e possibilit&amp;agrave; di riciclasi a loro volta. Le soluzioni possibili per fronteggiare questa grande emergenza non mancano. Studiosi della materia seri come Pietro Ichino, Tito Boeri e Piero Gariboldi le hanno gi&amp;agrave; delineate. Il 25 marzo trenta senatori di entrambi gli schieramenti hanno presentato un disegno di legge nella stessa direzione. Non &amp;egrave; possibile entrare qui nei dettagli di queste soluzioni. Ma &amp;egrave; importante sapere che esse esistono e aggiungere la nostra modesta voce a quella di chi chiede questi interventi. Altrimenti gli attacchi ai manager e la rabbia sociale continueranno a montare. Che la crisi si possa affrontare solo continuando a pompare denaro nelle grandi banche fallite, &amp;egrave; qualcosa che solo gli gnomi di Wall Street, trasferiti sotto le ali della chioccia Obama, possono continuare a credere. &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Marco Vitale&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;www.marcovitale.it&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Scritto per Club 3&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Milano, 2 aprile 2009&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>Questo mese la scelta dell'argomento della mia rubrica l'hanno fatta le tante persone (lettori e giornalisti) che mi hanno chiesto un commento sugli assalti ai manager che si sono andati intensificando negli ultimi tempi e assumendo caratteri  sgradevoli, ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-04-03T13:36:57Z</dc:date>
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    <title>ASSALTO AI MANAGER</title>
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    <updated>2009-06-24T14:18:46Z</updated>
    <published>2009-04-02T14:06:37Z</published>
    <content>&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;L'onda montante contro i grandi manager delle banche e delle grandi aziende st&amp;agrave; assumendo caratteri sgradevoli violenti e confusi, ma sarebbe un grande errore raggruppare questi episodi sotto il semplicistico epiteto: &amp;quot;Populismo&amp;quot; e cavarsela con una sconsolata scrollata di spalle.&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;E' necessario invece distinguere capire approfondire, perch&amp;eacute; qui si intrecciano fenomeni profondamente diversi tra loro. Il tema di fondo &amp;egrave; la posizione dei CEO delle societ&amp;agrave; ed &amp;egrave; un tema che io gi&amp;agrave; segnalavo come tema centrale nel mio libro: &amp;quot;America. Punto e a capo&amp;quot; del 2002.&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Forse pu&amp;ograve; essere non inutile rileggere quanto segnalavo allora.&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Marco Vitale&lt;/font&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;www.marcovitale.it&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="book antiqua,palatino" size="3"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Milano, 1 aprile 2009&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;&lt;a href="http://www.marcovitale.it/Blog_files_estratti/Estratto%20dal%20libro%20%27America%20punto%20e%20a%20capo%27%20di%20Marco%20Vitale.pdf" target="_blank"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;strong&gt;Cliccare per leggere l'estratto di riferimento.&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>L'onda montante contro i grandi manager delle banche e delle grandi aziende st&amp;agrave; assumendo caratteri sgradevoli violenti e confusi, ma sarebbe un grande errore raggruppare questi episodi sotto il semplicistico epiteto: &amp;quot;Populismo&amp;quot; e cavarsela ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-04-02T14:06:37Z</dc:date>
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    <title>SEMINARI  FONDAZIONE VIDAS SU  L'ATTESA, Intervento di Marco Vitale, "L'attesa del lavoro"</title>
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      <name>Prof. Marco Vitale</name>
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    <updated>2009-06-24T14:19:38Z</updated>
    <published>2009-04-01T15:03:23Z</published>
    <content>&lt;div align="center"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size="4"&gt;26 marzo 2009 - Milano -&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt; &lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size="4"&gt;Casa della Cultura - Via Borgogna 3&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;L'attesa del lavoro &amp;egrave; per i giovani una fase cruciale. Mi &amp;egrave; capitato di accompagnare e cercare di guidare tanti giovani in questa fase delicatissima, cogliendone le attese, le speranze, le trepidazioni, gli scoraggiamenti, le speranze. In fondo &amp;egrave; proprio con il lavoro che, nella nostra societ&amp;agrave;, il giovane entra nell'et&amp;agrave; adulta. Non si tratta, quindi, di un tema solo economico, ma morale, un tema di identit&amp;agrave;. L'attesa del lavoro &amp;egrave; anche l'attesa di scoprire realmente la propria identit&amp;agrave;, di misurare la propria forza. Vi sono periodi storici nei quali questa attesa diventa pi&amp;ugrave; ansiosa e quello che stiamo vivendo &amp;egrave; uno di quelli. Recenti ricerche hanno evidenziato che la preoccupazione per il posto di lavoro &amp;egrave; diventata, pere gli italiani, la preoccupazione maggiore, pi&amp;ugrave; della sicurezza,  pi&amp;ugrave; della sanit&amp;agrave;. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; comprensibile di fronte alla realt&amp;agrave; della crisi che &amp;egrave; certamente grave e che viene esaltata da un martellamento mediatico spesso esagerato. Credo per&amp;ograve; che sia utile sviluppare la nostra riflessione, senza farci condizionare dall'attuale crisi economica, anche se sulla stessa ritorner&amp;ograve;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola &amp;quot;attesa&amp;quot; &amp;egrave; un intervallo ha detto Salvatore Veca. L'attesa, mi diceva Ermanno Olmi (con il quale ho discusso il tema, prendendo lo spunto dal suo straordinario film: Il posto (1962) che  trattava proprio l'attesa del posto, e forse c'&amp;egrave; una differenza tra l'attesa del lavoro e l'attesa del posto) non deve mai essere statica, passiva. L'attesa &amp;egrave; aspirazione, speranza, volont&amp;agrave;, tensione, &amp;egrave; prepararsi ad una nuova fase della propria vita, quindi &amp;egrave; anche movimento e non stasi. Quindi, per ricollegarmi ancora a Veca, il tempo dell'attesa del lavoro &amp;egrave; un intervallo potenzialmente carico di valore o disvalore. La parola attesa del lavoro pu&amp;ograve; dunque assumere un doppio significato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello di preparazione del passaggio verso un nuovo mondo, quello del lavoro, quello che rende adulti, quello della pienezza di se, della conquista dell'autonomia economica dalla famiglia, quello dell'avvio di un impegno sistematico, quello dell'ingresso nell'epoca della responsabilit&amp;agrave;. E questo &amp;egrave; un significato bello e commovente, alimentato come &amp;egrave; da paure, trepidazioni, speranza, determinazione, tensione positiva. E', sempre per usare i concetti di Veca, un desiderio categorico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la parola: attesa del lavoro, pu&amp;ograve; assumere anche un significato non positivo: quello dello stare fermi ad aspettare che qualcuno ti dia un lavoro, quello del lavoro come elargizione; del lavoro come diritto. Ed, in effetti, l'art. 4 della Costituzione riconosce a tutti i cittadini &amp;quot;il diritto al lavoro&amp;quot;. Ma, al contempo, stabilisce che ogni cittadino &amp;quot;ha il dovere&amp;quot; di svolgere un'attivit&amp;agrave; o una funzione che concorra al &amp;quot;progresso materiale e spirituale della societ&amp;agrave;&amp;quot;. Dunque il lavoro &amp;egrave; un diritto che va conquistato. L'attesa passiva va respinta, perch&amp;eacute; &amp;egrave; un atteggiamento perdente e penalizzante, diventa, nel linguaggio di Veca, un desiderio ipotetico, che da agenti morali ci trasforma in pazienti morali. Lavoro come qualcosa di dato, come un'elargizione, come una fortuna, &amp;egrave; la concezione che ho riscontrato particolarmente diffusa nei giovani delle aree afflitte da un alto tasso di disoccupazione giovanile endemica e stabilizzata. Un endemico stato di disoccupazione rende intere generazioni di giovani stanchi e sfiduciati, bloccati in un &amp;lsquo;attesa passiva. Il lavoro da desiderio categorico diventa desiderio ipotetico. Bisogna, invece, cercare di spiegare ai giovani che pi&amp;ugrave; che attendersi il lavoro, essi lo devono ricercare, progettare, creare. Attraverso lo studio, il tirocinio, la volont&amp;agrave;, la creativit&amp;agrave;, possono e debbono diventare co-creatori del proprio lavoro, cos&amp;igrave; come devono essere co-creatori dell'intera propria vita. Lo devono volere, ricercare, creare il lavoro. Allora l'attesa diventa colma di sfida, di energia, anche di rabbia (molto preferibile all'apatia), di speranza e non di timore, sfiducia, passivit&amp;agrave;. C'&amp;egrave; un passaggio molto bello dell'intervento di Veca quando, rifacendosi a Spinoza, parla del senso di incompletezza e della passione dell'incertezza come alimentatori della speranza e aggiunge: &amp;quot;Tuttavia sono convinto che non dovremmo mai dimenticare, neppure nei casi in cui le persone sono convertite nello stato di meri pazienti il fatto che si tratta pur sempre di persone che sono state o potranno essere agenti. E che esse sono persone che hanno vissuto una vita piena di desiderio di futuro e che potrebbero tornare a provare la passione d'incertezza di cui ci parla Spinoza&amp;quot;. Quanti giovani ho visto caduti nello stato di pazienti morali da un'attesa troppo lunga e passiva, trasformarsi in agenti e rimpossessarsi della propria speranza, del proprio desiderio di futuro. E che gioia quando si sente di avere dato un piccolo contributo a questa trasformazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando svolsi un ruolo determinante nella fondazione della libera Universit&amp;agrave; Carlo Cattaneo di Castellanza, lanciai un motto che orient&amp;ograve; i primi studenti: &amp;quot;l'Universit&amp;agrave; &amp;egrave; gi&amp;agrave; lavoro&amp;quot;. Era un invito ai giovani a utilizzare gli anni dell'Universit&amp;agrave; per iniziare a costruirsi un proprio tragitto; ad affrontare lo studio con la stessa seriet&amp;agrave; necessaria per un lavoro; a non lasciarsi soffocare per&amp;ograve; dai libri ma a vivere una vita piena, ricca di stimoli, di curiosit&amp;agrave;, di opportunit&amp;agrave;, di speranza. Naturalmente il motto non era fine a se stesso. Intorno allo stresso creammo una serie di funzioni, attivit&amp;agrave;, aiuti, tutoraggi, stimoli culturali, intense attivit&amp;agrave; sportive per aiutare gli studenti a muoversi nella direzione indicata e suggerita. E' sempre fondamentale essere coerenti tra le parole e i fatti. Fu una bella esperienza sia per me che per quei giovani, che ancora oggi la ricordano con riconoscenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vorrei essere frainteso. Io sono contrario a scelte premature imposte ai giovani che, in assenza di una vocazione molto spiccata,  si sentono premuti, costretti, ingabbiati anzitempo. Stimolare i giovani a ricercare il proprio lavoro, ad ascoltare i segnali, a vivere un'attesa attiva e creatrice non vuol dire imporre questa o quella scelta prematuramente. Io penso anzi che i giovani debbano vivere l'approccio al lavoro con molta flessibilit&amp;agrave; ed essere aperti a tutte le possibilit&amp;agrave;, anche superando il tracciato del proprio curriculum scolastico. L'attesa e la ricerca del lavoro deve essere aperta, perch&amp;eacute; in realt&amp;agrave; essa &amp;egrave; un passaggio della ricerca, della costruzione della propria identit&amp;agrave;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una conversazione con Veca successiva al suo intervento e centrata sul mio tema dell'attesa del lavoro, Vega ha osservato che da desiderio categorico l'attesa del lavoro pu&amp;ograve; cadere nella sfera dei desideri ipotetici, a causa della delusione che il giovane pu&amp;ograve; provare nel trovarsi in un lavoro di scarsa qualit&amp;agrave;. Su questo punto non sono molto d'accordo con Veca. L'obiettivo di entrare nel mondo del lavoro, di potersi cimentare resta un obiettivo ed un valore in se, a prescindere dalla qualit&amp;agrave; del lavoro. Il mio primo incarico specifico fu di correttore di bozze. Non mi sentii umiliato o scoraggiato. Mi interessava, comune, essere entrato in quella organizzazione. Mi sembr&amp;ograve; naturale che assegnassero a me, ultimo arrivato, un lavoro apparentemente umile ma non inutile perch&amp;eacute; la qualit&amp;agrave; della correzione di bozze contribuiva alla qualit&amp;agrave; della rivista edita da quella organizzazione e che contribuiva alla sua reputazione. Nel frattempo leggendo tutti quegli articoli avrei imparato molte cose. Perci&amp;ograve; mi impegnai seriamente nella correzione di bozze. Avrei fatto vedere il mio valore e mi avrebbero, cos&amp;igrave;, affidato incarichi pi&amp;ugrave; impegnativi. Molti giovani si sentono scoraggiati quando i primi incarichi non sono all'altezza delle loro aspirazioni. E' un atteggiamento morale e professionale sbagliato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fissato dunque il punto centrale che la partita dell'attesa del lavoro e della sua ricerca attiva &amp;egrave; una partita prevalentemente del giovane, &amp;egrave; una sua storia personale, una sua ricerca di identit&amp;agrave;, una sua responsabilit&amp;agrave;, non possiamo non porci la domanda: ma la nostra societ&amp;agrave; aiuta od ostacola questa attesa, questa ricerca, questo disvelarsi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta non lascia adito a dubbi: la nostra societ&amp;agrave;, superficialmente giovanilista &amp;egrave;, in maggioranza, ostile ai giovani, non aiuta ma ostacola la loro attesa. Non mi &amp;egrave; possibile analizzare qui, per ragioni di tempo, questo tema, che &amp;egrave; gi&amp;agrave; stato oggetto di molte analisi approfondite: gerontocrazia imperante, lentezza delle carriere, nepotismi, familismo amorale (che Edward C. Banfield analizz&amp;ograve; come caratteristica del meridione nel suo &amp;quot;Moral Basis of a Backward Society&amp;quot; del 1958 e che ora &amp;egrave; diventata dominante in tutto il paese), cosche ristrette che dominano intere professioni (pensiamo ai notai ed alla vergogna nazionale che &amp;egrave; diventato il loro concorso di ammissione e connesse procedure di correzione dello stesso), inaccettabile sfruttamento economico (pensiamo a come sono trattati e umiliati i giovani medici ospedalieri che pure sono essenziali per il funzionamento dei nostri ospedali o a come &amp;egrave; difficile la gavetta per i giovani avvocati e architetti che non possono contare sullo studio del padre), mancanza di rispetto per la persona, abusi di potere, scarsissima mobilit&amp;agrave; sociale, retribuzione del lavoro fermo a quindici anni fa come ha dichiarato il governatore della Banca d'Italia alla recente assemblea ABI, politica sindacale guidata solo dalla esigenza di proteggere chi &amp;egrave; dentro la cittadella, sistematica penalizzazione dei giovani nel ridisegno di tutte le questioni previdenziali, sistematica penalizzazione, in modi spesso subdoli e occulti, delle donne e della loro partecipazione al lavoro, improprio utilizzo degli anziani che, in coerenza con il principio, spesso ripetuto, della longevit&amp;agrave; come risorsa, possono essere di aiuto e guida ai giovani non contrapponendo gli uni agli altri ma integrandoli in posizioni complementari. L'elenco &amp;egrave; lungo e potrebbe diventare ancora pi&amp;ugrave; lungo,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi soffermer&amp;ograve; solo su un aspetto che, di solito, non &amp;egrave; considerato come meriterebbe, e che invece &amp;egrave; uno di quelli che pi&amp;ugrave; ci dovrebbe preoccupare: stiamo spingendo i giovani ad essere conformisti. Mentre, nei convegni, predichiamo creativit&amp;agrave;, imprenditorialit&amp;agrave;, fantasia, nei comportamenti pratici, (nelle selezioni, negli indirizzi di lavoro, negli inquadramenti e progressioni aziendali tendiamo sempre pi&amp;ugrave; a prediligere i comportamenti conformisti). Ed i giovani si adeguano. Non esprimono pi&amp;ugrave;  quello che hanno dentro, il loro valore aggiunto, la loro spinta innovativa, il loro progetto, ma cercano di capire che cosa noi vogliamo sentire, come devono comportarsi per farci contenti e si comportano in modo da cercare di accontentarci, da perfetti conformisti. Un piccolo esempio pu&amp;ograve; aiutarci a meglio capire il mio punto. Da tempo si ricevono i curriculum secondo un formato standard, chiamato &amp;quot;Formato europeo per il curriculum vitae&amp;quot;. Non so quale diabolico burocrate abbia inventato questo aggeggio, ma &amp;egrave; certo che questo signore ha dato una grande spinta verso il conformismo. I curriculum che si ricevono in questo formato sono tutti uguali. Non c'&amp;egrave; il minimo spazio di differenziazione e di personalizzazione che faccia emergere qualche caratteristica personale, qualche spunto di interesse, qualche elemento di identit&amp;agrave;. Come distinguere? Come identificare? Resta solo la segnalazione  personale o la raccomandazione. La settimana scorsa ho ricevuto due curriculum: uno di un neolaureato; uno di una signora che ha gi&amp;agrave; vissuto dieci anni di lavoro tormentato nell'impresa di famiglia. Sono uguali. D'ora in poi quando ricever&amp;ograve; questi curriculum li restituir&amp;ograve; al mittente pregandolo di scrivermi una lettera personale. Questa corsa verso il conformismo  la sottolineava recentemente anche il capo della progettazione di un'ottima media azienda basata sulla ricerca. I linguaggi  informatici- mi diceva - con la loro obbligatoriet&amp;agrave; e la loro standardizzazione forzano i giovani ricercatori ad essere sempre pi&amp;ugrave; uniformi e conformisti. La stessa spinta al conformismo la osservava pochi giorni fa un intelligente consigliere comunale di Milano di lungo corso che, dopo aver definito il consiglio comunale di Milano come &amp;quot;assonnato e  annoiato&amp;quot; si domanda come mai il consiglio non esprime alcuna reazione ad uno stato assolutamente deplorevole e osserva: &amp;quot;Il mondo vuole il sonno. Il mondo vuole la ripetizione addormentata del mondo&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo montante conformismo &amp;egrave; quello che dobbiamo temere di pi&amp;ugrave;, molto di pi&amp;ugrave; della crisi. Ma la crisi esiste ed &amp;egrave; molto grave e, quindi, non possiamo non dedicare qualche, necessariamente schematica riflessione, ai riflessi della stessa sul nostro tema. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre autori che non stimo come Jeremy Rifkin e Vivianne Forrester scrivevano che globalizzazione e rivoluzione tecnologica hanno ormai decretato la &amp;quot;fine del lavoro&amp;quot;, tutti i sistemi economici hanno creato un inaspettato aumento di occupati: dal 1980 al 1994 il numero degli occupati nel mondo &amp;egrave; aumentato di 630 milioni; sia in Giappone che in USA si sono creati pi&amp;ugrave; posti di lavoro dal 1975 al 1995 che nei venti anni precedenti; nel 2008 nell'Europa dei quindici il tasso di disoccupazione aveva raggiunto il pi&amp;ugrave; basso livello degli ultimi decenni con un tasso di occupazione cresciuto, negli ultimi dieci anni, del 6%. Sicch&amp;eacute; studiosi pi&amp;ugrave; profondi come Mauricio Rojas poteva scrivere, nel 1999, un pregevole saggio intitolato: &amp;quot;Perch&amp;eacute; essere ottimisti sul futuro del lavoro. Quattro argomenti contro i profeti di sventura&amp;quot;. La crisi attuale, che ha effetti rilevanti proprio sull'occupazione, sembra dar ragione ai profeti di sventura e torto a Mauricio Rojas. Ma sarebbe una conclusione superficiale. La crisi ha piuttosto fatto esplodere delle rigidit&amp;agrave; del sistema produttivo che gi&amp;agrave;, almeno in parte, conoscevamo. Giuseppe Lanzavecchia, nel 1996, ha pubblicato un interessante libro dal titolo: &amp;quot;Il lavoro di domani. Dal Taylorismo al neoartigianato&amp;quot; che prende le mosse da un dato reale: &amp;egrave; da almeno trent'anni che la grande industria non produce pi&amp;ugrave; occupazione; globalizzazione e tecnologia riducono questo tipo di lavoro ma non il lavoro. Sofisticate forme di artigianato scientifico, servizi avanzati non standardizzati, imprese virtuali. Ecco il lavoro di domani - dice Lanzavecchia - risultato di una rivoluzione tecnologica che sta sconvolgendo il tradizionale modo di lavorare. Un cambiamento epocale la cui portata &amp;egrave; paragonabile a quella che segu&amp;igrave; la rivoluzione industriale del secolo scorso. Le nuove forme di occupazione che si svilupperanno sono destinate a modificare radicalmente i ritmi della vita sociale. La riduzione del lavoro dipendente nei settori tradizionali stimoler&amp;agrave; imprenditoria e lavori autonomi. La crisi non cambia questa prospettiva e questa direzione. Ma rende tutto pi&amp;ugrave; complicato e rischia di esaltare i comportamenti pi&amp;ugrave; sbagliati. I giovani diventano pi&amp;ugrave; spaventati, pi&amp;ugrave; ansiosi, pi&amp;ugrave; insicuri e, quindi, ancora pi&amp;ugrave; conformisti. Gli anziani si rinchiudono sempre di pi&amp;ugrave; nei loro rifugi, nelle loro cittadelle, nelle loro &amp;quot;gated communities&amp;quot;. Il sistem produce un numero crescente di quella che Bauman chiama &amp;quot;gente superflua&amp;quot;. Disoccupato - dice Bauman - &amp;egrave; per questa gente una parola ingannevole. Non si tratta infatti di dis-occupati, cio&amp;egrave; di persona normalmente occupata e temporaneamente in attesa di un lavoro ma di gente che non ha pi&amp;ugrave; capacit&amp;agrave; lavorativa utilizzabile. Di gente superflua, dunque, che, per le persone perbene sarebbe meglio che sparissero per sempre. E la gente superflua rende la citt&amp;agrave; sempre pi&amp;ugrave; invivibile e pericolosa. I governi infine sovvenzionano i settori che hanno le lobby pi&amp;ugrave; potenti; quelli pi&amp;ugrave; antichi e pi&amp;ugrave; statici; quelli che non possono pi&amp;ugrave; creare nuova occupazione. E quindi il sistema si irrigidisce, si incarta, diventa pi&amp;ugrave; rigido e pi&amp;ugrave; statico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giovani devono allora capire che lungi dal ritrarsi impauriti, devono andare all'attacco. La loro attesa non deve pi&amp;ugrave; essere l'attesa di un posto, e neanche solo di un lavoro, ma di un'occupazione e, insieme, di una societ&amp;agrave; migliore. Le due cose sono tra loro legate. &amp;quot;Mettetevi alla stanga&amp;quot; diceva, nel primo dopoguerra, De Gasperi ai giovani democristiani che si lamentavano per non essere considerati dai vertici del partito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi cancella molti posti di lavoro ma molti ne crea, di nuovi, di pi&amp;ugrave; affascinanti, di pi&amp;ugrave; fertili. E' verso di questi che i giovani si devono incamminare, con trepida attesa, ma anche con molta speranza e determinazione. Cerchiamo di trasformare il timore in energia. E, in questo tragitto, la dimensione pubblica, civica, l'impegno non solo per il proprio lavoro ma per una societ&amp;agrave; migliore devono andare di pari passo. Altrimenti diventeremo sempre pi&amp;ugrave; impauriti e conformisti e dunque pi&amp;ugrave; inefficienti e pi&amp;ugrave; creatori di disoccupazione.   Nella continuit&amp;agrave; della vita e della societ&amp;agrave;, c'&amp;egrave; bisogno di vecchi e di giovani insieme, perch&amp;eacute; come dicono antichi  e saggi proverbi siciliani: &amp;quot; A latu di picciutteddu, &amp;egrave; sempri bonu lu vicchiareddu&amp;quot; (a fianco del giovanotto ci sta sempre bene un vecchierello), e &amp;quot;Lignu vecchiu megghiu adduma ma presto si consuma&amp;quot; (il legno vecchio brucia meglio ma finisce presto).&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;font face="book antiqua,palatino"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="3"&gt;Marco Vitale&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size="2"&gt;www.marcovitale.it&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>26 marzo 2009 - Milano - Casa della Cultura - Via Borgogna 3L'attesa del lavoro &amp;egrave; per i giovani una fase cruciale. Mi &amp;egrave; capitato di accompagnare e cercare di guidare tanti giovani in questa fase delicatissima, cogliendone le attese, le speranze, ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-04-01T15:03:23Z</dc:date>
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    <title>LETTERA DI CAPODANNO 2009</title>
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      <name>Prof. Marco Vitale</name>
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    <updated>2009-06-24T14:20:20Z</updated>
    <published>2009-02-11T14:46:38Z</published>
    <content>&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&amp;quot;Il liberalismo &amp;egrave; quella politica che concepisce&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;l'uomo come fine&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size="2"&gt;Luigi Einaudi&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Care amiche ed amici,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;una volta ancora oso rinnovare gli auguri con una lettera di riflessioni di Capodanno, ben consapevole  che &amp;quot;Alla fine della vita noi dovremo rendere conto delle parole inutili&amp;quot; (Matteo 12,36).&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;La fine dell'anno &amp;egrave; sempre un momento che induce non solo a brindisi ma anche a riflessioni. Questo Capodanno, caratterizzato da una grande crisi economica globale stimola riflessioni pi&amp;ugrave; impegnative del solito. A ci&amp;ograve; contribuiscono anche i messaggi di fine anno di alte autorit&amp;agrave; come il nobile ed equilibrato messaggio del presidente Napolitano; l'appello del pontefice Benedetto XVI a cambiare modello di sviluppo (una volta i preti, pi&amp;ugrave; efficacemente, esortavano a cambiare vita); il messaggio, per tanti versi simile a quello del presidente Napolitano, del cancelliere Merkel, a mio giudizio, il pi&amp;ugrave; importante e lucido capo di governo europeo. Comune a questi messaggi e ad altri interventi formulati in questi giorni &amp;egrave; la riflessione che la crisi potr&amp;agrave; avere anche effetti positivi se ci indurr&amp;agrave; a correggere ed a cambiare alcune idee e comportamenti dominanti che la crisi ci certifica essere profondamente errati e distruttivi.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Si pu&amp;ograve; e si deve discutere che cosa ci sia dentro questi appelli; quale possa essere il loro contenuto ed il loro sviluppo effettivo. Essi sono, infatti, abbastanza generali per consentire letture ed interpretazioni molto diverse. &amp;quot;Dalla crisi  deve e pu&amp;ograve; uscire un'&amp;quot;Italia pi&amp;ugrave; giusta&amp;quot;&amp;quot; ha detto il presidente. Parole sacrosante. Ma  Paolo Onofri, economista e segretario generale di Prometeia, sulla base di un'analisi fredda e professionale, osserva tristemente: &amp;quot;Ma il rischio &amp;egrave; che accada tutto l'opposto&amp;quot;. E sulla stessa linea si pongono alcuni dei pi&amp;ugrave; seri e credibili economisti italiani come Tito Boeri e Franco Bruni della Bocconi e Riccardo Realfonzo, economista di sinistra della'Universit&amp;agrave; del Sannio, una della universit&amp;agrave; intellettualmente pi&amp;ugrave; vive del Mezzogiorno. E il Pontefice afferma: &amp;quot;Tale crisi va letta in profondit&amp;agrave; come un sintomo grave che richiede d'intervenire sulle cause... non &amp;egrave; sufficiente porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio&amp;quot;. Sono convinto che il nuovo modello di sviluppo cui aspirerebbe Benedetto XVI coincida con quello del grandissimo Innocenzo III (1200) fortemente radicato nell'insegnamento del monaco camaldolese Pier Damiani (1070) : &amp;quot;est cupiditas plus habendi quam oportet&amp;quot;. Ma, nel frattempo, il Pontefice sembra accontentarsi (come ha detto nell'ultimo Te Deum del 2008) semplicemente di un sistema pi&amp;ugrave; equo, in cui le distanze fra ricchi e poveri vengano ridotte, e nel quale la comunit&amp;agrave; internazionale rinnovi l'impegno per combattere &amp;quot;con sobriet&amp;agrave; e solidariet&amp;agrave;&amp;quot;  &amp;quot;una povert&amp;agrave; che genera sempre pi&amp;ugrave; ingiustizia, diseguaglianza e minacce per la pace&amp;quot;. E Horst K&amp;ouml;hler, presidente della Repubblica federale tedesca e in passato direttore del Fondo Monetario Internazionale e banchiere, nella sua lettera di Natale ai cittadini scrive: &amp;quot;Io vedo nella crisi anche una &amp;quot;chance&amp;quot;.  Una &amp;quot;change&amp;quot; per una migliore collaborazione tra i popoli. Una &amp;quot;chance&amp;quot; per un ordine migliore dell'economia e della finanza, nel quale il capitale sia al servizio di tutti e dal quale nessuno si senta dominato. Se sapremo lavorare in questa direzione, allora questa crisi ci render&amp;agrave; pi&amp;ugrave; forti&amp;quot;. In una lunga intervista di fine anno (23.12.2008) il presidente tedesco ha illustrato il fondamento del suo pensiero; ed egli &amp;egrave; l'unico in grado di basarsi su una teoria economica, sistematica e sperimentata, che ha funzionato e che funziona: &amp;quot;questa crisi rappresenta anche una possibilit&amp;agrave; per rafforzare e diffondere nel mondo il concetto dell'ordine dell'economia sociale di mercato&amp;quot;. In un'altra lunga intervista nella prima parte del 2008, l'ex direttore generale del FMI aveva detto. &amp;quot;Per parlare molto chiaramente i mercati finanziari sono diventati dei mostri. La super complessit&amp;agrave; dei prodotti finanziari e la possibilit&amp;agrave; di mettere in pista grandissime operazioni con un minimo di capitale proprio hanno fatto crescere il mostro. Esso non ha pi&amp;ugrave; quasi alcun rapporto con l'economia reale. E al mostro appartengono anche i bizzarramente elevati compensi (&amp;quot;bizar h&amp;ouml;he Verg&amp;uuml;tungen) dei banchieri e dei manager finanziari&amp;quot;. Parole chiare,  ma ancora pi&amp;ugrave; chiaro  &amp;egrave; stato il vescovo luterano, presidente della Chiesa evangelica tedesca (25 milioni di cristiani), Wolfgang Huber che, in una intervista rilasciata nella notte di Natale al quotidiano Berliner Zeitung, non si &amp;egrave; limitato a lanciare le consuete critiche generali al consumismo e agli eccessi finanziari, ma ha lanciato un vero e proprio anatema, personalizzandolo nella figura di Joseph Ackermann, massimo responsabile della Deutsche Bank, indicato come uno degli uomini importanti che hanno promosso &amp;quot;l'idolatria del denaro&amp;quot;. &amp;quot;Speriamo - ha pregato Huber - che non accada mai pi&amp;ugrave; in futuro che il responsabile di una delle pi&amp;ugrave; importanti banche del Paese possa porre come obiettivo una ritorno sul capitale del 25 per cento&amp;quot;, un valore che, afferma il vescovo luterano, crea false speranze, impossibili da realizzare e che servono solo ad alimentare la trasformazione della ricerca del profitto in &amp;quot;idolatria del profitto&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Si possono e si devono discutere, dunque, il contenuto e gli sviluppi di questi messaggi e ammonimenti. Ma non si pu&amp;ograve; n&amp;eacute; ignorarli, n&amp;eacute; liberarsene con una scrollata di spalle. Se la crisi &amp;egrave; sistematica, e su questo sono quasi tutti d'accordo, c'&amp;egrave; qualcosa di profondo da aggiustare nel sistema. Senza affrettarsi ad ululare: ma il capitalismo non si tocca! Perch&amp;eacute; questo ululato &amp;egrave; anche una dimostrazione di profonda incultura. Ma allora i Braudel e i Cipolla, i Sombart e i Veblen, che ci hanno dimostrato che non esiste il capitalismo ma tante forme di capitalismo e che quello che chiamiamo genericamente capitalismo non coincide con l'economia di mercato, sono vissuti ed hanno scritto invano? Facciamo un esempio concreto. &amp;quot;Le banche non sono fatte per pagare stipendi ai loro impiegati o per chiudere il loro bilancio con un saldo utile, ma devono raggiungere questi giusti fini soltanto col servire nel miglior modo il pubblico&amp;quot;. Queste parole sono state pronunciate da Luigi Einaudi, governatore della Banca d'Italia, leggendo, nell'aprile 1945, la relazione del governatore della Banca d'Italia per l'anno 1943. Credo che nessuno dubiti che Einaudi fosse un liberale purissimo ed un sostenitore, senza tentennamenti, dell'economia di mercato. Eppure io sono certo che se una persona in vista avesse osato pronunciare queste parole nell'America di Bush, Clinton, Greenspan, Robert Rubin, Lawrence Summers, Timothy Geithner, Richard Fuld (Lehman Brothers), Stan O'Neal (Merrill Lynch), Martin Sullivan (AIG), Angelo Mozilo (Countrywide) , Daniel Mudd (Fannie Mae), Richard Syron (Freddie Mac), Bernard Madoff (Madoff Securities), sarebbe stato, nella pi&amp;ugrave; benevole delle ipotesi, ricoverato al pi&amp;ugrave; vicino neurodeliri. E chi ha letto i testi base dell'economia sociale di mercato, a partire da quelli della scuola di Friburgo della fine degli anni '30, sino a quelli delle durissime battaglie parlamentari di Erhard contro i socialdemocratici che volevano un'economia tedesca largamente statalizzata, non ha dubbi nell'inquadrare l'economia sociale di mercato nell'economia liberale, imprenditoriale e di mercato. Ma tra questa economia di mercato, e il supercapitalismo  o ipercapitalismo  o &amp;quot;capitalism total&amp;quot; (come lo ha chiamato Jean Peyrelevade, gi&amp;agrave; presidente e amministratore delegato del Cr&amp;eacute;dit Lyonnais, in un profetico libro del 2005) e che sta franando, con gran fracasso, sotto i nostri occhi, le differenze di fondo sono enormi. Cos&amp;igrave; come enormi sono le differenze tra l'economia ed il pensiero economico della classe dirigente USA degli anni '50 e '60, gli anni d'oro dell'America, e quella che ha preso corpo dopo gli anni '80 ed in misura sempre pi&amp;ugrave; accelerata negli anni '90 e nel 2000. Si tratta di differenze non solo operative ma concettuali, filosofiche, sociologiche, economiche, di concezione del management e delle sue responsabilit&amp;agrave;. Insomma se vogliamo (nonostante gli avvertimenti di Braudel e di Cipolla) usare questa parola ingannevole, si tratta di capitalismi e di concezioni del capitalismo profondamente diverse tra loro. Vorrei cercare di illustrare questo concetto con un altro esempio concreto ed attuale. Appena la crisi ha mostrato il suo vero volto una delle azioni pi&amp;ugrave; convincenti del governo tedesco &amp;egrave; stata quella di ottenere dalle grandi aziende tedesche una dichiarazione di impegno a fare tutto il possibile per mantenere il livello di occupazione  impiegando i lavoratori in eccesso in programmi di formazione. In pratica si tratta di un impegno ad assorbire, almeno in parte, su margini e profitti gli effetti della crisi, senza scaricare subito il relativo costo sull'occupazione. Giustamente il presidente Horst K&amp;ouml;hler vede in questa mossa anche una prova di maturit&amp;agrave; dell'imprenditoria tedesca: &amp;quot;Investire sui collaboratori e sulla loro formazione con uno sguardo al futuro &amp;egrave; pi&amp;ugrave; intelligente che licenziare sotto la pressione delle paure. Possiamo permettercelo&amp;quot;. Ed &amp;egrave; insieme una delle conseguenze positive dei grandi progressi realizzati, negli ultimi anni, sul fronte della collaborazione nella conduzione aziendale (&amp;quot;Es gibt eine neue Bereitschaft zum Miteinander in den Betrieben. Das wird uns helfen&amp;quot;; c'&amp;egrave; una nuova disponibilit&amp;agrave; a collaborare nella conduzione aziendale; questo ci sar&amp;agrave; utile&amp;quot;).  Nessun esponente dell'ipercapitalismo americano degli ultimi venti anni, politico o imprenditore o accademico, n&amp;eacute; nessuno degli scimmiottatori italiani, avrebbe mai potuto agire e parlare in questi termini.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Questa &amp;egrave; la differenza tra il capitalismo basato sull'economia sociale di mercato e l'ipercapitalismo degli ultimi venti anni di matrice americana, ma ampiamente diffuso in tutto il mondo. Quello che va cambiato non &amp;egrave; il modello dell'economia di mercato ma l'ideologia (e dunque la politica) che ha fatto del profitto e della creazione di valore per gli azionisti un obiettivo unico delle imprese, non uno strumento dunque ma un idolo. E  se si fanno spallucce quando questi concetti affiorano negli appelli dei papi cattolici, dei vescovi luterani, dei presidenti della repubblica italiana e tedesca, non &amp;egrave; consentito farle anche di fronte alle riflessioni di chi questa idolatria del mercato l'ha guardata dal didentro come Peyrelevade o ne ha saputo approfittare alla grande, come George Soros: &amp;quot;The housing bubble acted as the detonator for a much &amp;quot;super-bubble&amp;quot; that has been developing since the 1980s. The misconception is derived from the prevailing theory of financial markets, which holds that financial markets tend toward equilibrium and that deviations are random and can be attributed to external causes... I call that belief market fundamentalism. Although market fundamentalism is based on false premises, it has served well the interests of the owners and managers of financial capital&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Dunque, signori economisti di serie A,B,C, premi  Nobel e annessi e connessi  e scimmiottatori della sinistra neocon italiana, non preoccupatevi. Nessuno, salvo pochi illusi, &amp;egrave; tanto idiota e velleitario, da voler cancellare il capitalismo, come lo chiamate voi. Ma vogliamo un capitalismo al servizio dell'uomo e delle imprese, vogliamo un'economia imprenditoriale, vogliamo un'economia di mercato ma con una forte responsabilit&amp;agrave; sociale. Non vogliamo pi&amp;ugrave; un'economia con al centro il capitale finanziario al servizio esclusivo degli obiettivi del capitale finanziario, ma con al centro l'impresa innovatrice e la persona umana. Ed &amp;egrave; per questo che il capitalismo degli ultimi venti anni, quello al quale voi avete svenduto i vostri raffinati cervelli, va profondamente corretto. Io vi vedo, in trepida attesa, che il gioco ricominci come prima. In fondo - voi dite - anche Obama non ha subito assoldato e affidato la materia economico finanziaria a vostri vecchi compagni di giochi, fondamentalisti del mercato finanziario e della deregolamentazione superesperti nel truccare le carte, come Lawrence Summers, Robert Rubin, Thymothy Geithner? Su questo avete ragione. E non basta rispondere che Obama ha anche invitato a partecipare alla squadra l'ultraottantenne granitico Volker, forse l'unica persona dell'establishment finanziario americano che pu&amp;ograve; camminare a testa alta. La vera risposta &amp;egrave; che la profondit&amp;agrave; della crisi e la ribellione del popolo americano sono tali che, in nessun caso, si potr&amp;agrave; riprendere come prima. I vecchi compagni di giochi sui quali voi contate vi tradiranno. Ed anche loro incominceranno a pensare ed a lavorare per un nuovo modello di sviluppo. Si ricicleranno, come i capi del KGB russo che sono diventati oligarchi capitalisti. Su questo, credo, conti cinicamente Obama.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Un nuovo modello che metta al centro l'uomo (esattamente come dicono i preti, ma anche come dicevano i grandi imprenditori-mercanti del rinascimento italiano dal 1300 al 1500) e la necessit&amp;agrave; di salvaguardare la terra. Piena legittimit&amp;agrave; dunque al profitto ed al mercato ma come strumenti e non pi&amp;ugrave; come fini, subordinati al rispetto dell'uomo e della terra, ad una rinnovata civile convivenza. Come ha scritto Edward O. Wilson, considerato il pi&amp;ugrave; grande entomologo vivente in un bellissimo libro intitolato: &amp;quot;The Creation, An Appeal to  safe life on Earth&amp;quot;: &amp;quot;La grande sfida del ventunesimo secolo &amp;egrave; assicurare a ogni essere umano sulla Terra una vita decente, preservando il pi&amp;ugrave; possibile di ci&amp;ograve; che resta del mondo vivente&amp;quot;.  Dobbiamo essere ben consapevoli che queste evoluzioni sono lunghe e complesse. Ma se non si inizia mai non si arriva mai. E la crisi &amp;egrave; un buon momento per incominciare a cambiare ci&amp;ograve; che va cambiato. Forse ci vorranno cento anni. Ma questa volta dobbiamo incominciare davvero perch&amp;eacute; da ogni luogo di lavoro si alza, al di qua e al di l&amp;agrave; dell'Atlantico, un urlo che pi&amp;ugrave; nitido non potrebbe essere: non il capitalismo, ma questo vostro capitalismo (che un ex banchiere come il presidente della Repubblica tedesca definisce un &amp;quot;Monster&amp;quot;) fa veramente schifo. E non &amp;egrave; detto che, prima o poi, non se ne accorgano anche all'Harvard University. Per ora se ne sono accorti i canali televisivi americani che hanno cancellato o grandemente ridotto i programmi a base di ricchi e spietati finanzieri, mentre il primo episodio di &amp;quot;First Class all the Way&amp;quot; un programma sulle vacanze dei super ricchi, &amp;egrave; stato visto da appena 319 mila spettatori. Segni deboli ma incoraggianti.  Facciamo nostre ed estendiamo a tutto il Paese l'impegno e la pazienza secolare che Luigi Einaudi invocava per il risanamento e tutela del territorio e dell'ambiente in un una sua lettera a De Gasperi nel 1951, dopo ave r visitato l'inondato Polesine: &amp;quot;la lotta contro la distruzione del suolo italiano sar&amp;agrave; dura e lunga; forse secolare. Ma &amp;egrave; il massimo compito d'oggi, se si vuol salvare il suolo in cui vivono gli italiani&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Ma  se, per dar vita alle correzioni necessarie del modello di sviluppo ci vuole molto impegno e molto tempo e molte convergenze di teste, cuori ed interessi sul piano internazionale, come comportarsi, nel frattempo, nell'emergenza? Il pericolo maggiore &amp;egrave; di rispondere solo con misure di emergenza, con rattoppi per usare l'efficace espressione di Benedetto XVI, (&amp;quot;Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti la toppa, che &amp;egrave; nuova, fa strappo sul vecchio e lo strappo si fa pi&amp;ugrave; grande&amp;quot; Marco, 2,21), senza valutare se tali  misure, piccole  o grandi che siano, si muovono in una direzione coerente con l'idea di un possibile nuovo modello di sviluppo o se sono senza prospettive, se non con prospettive contraddittorie; se si muovono secondo una rotta o solo per schivare le onde. In questa logica cercher&amp;ograve; di identificare tra le azioni, i progetti e anche solo le idee provenienti soprattutto dai membri di governo quelle che mi sembrano pi&amp;ugrave; promettenti.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;E' bene premettere che, con l'eccezione della vicenda Alitalia (un autentico disastro ed un'autentica vergogna che &amp;egrave; per&amp;ograve;, credo, attribuibile pressoch&amp;eacute; esclusivamente alla megalomania ed agli interessi elettorali di Berlusconi), il governo si sta, a mio giudizio, muovendo bene  sul piano economico. Non ho dubbi che il quartetto Tremonti, Brunetta, Sacconi, Scajola abbia una capacit&amp;agrave; di comprensione e di gestione dell'economia molto migliore di quella che aveva la squadra Padoa Schioppa, Visco, Bersani, Damiano.  L'aspetto pi&amp;ugrave; convincente &amp;egrave; la calma ed il realismo con la quale la squadra economica di governo ha affrontato la situazione,  con una realistica visione del necessario e del possibile, senza cedere alle inconsulte e irresponsabili pressioni da parte confindustriale e sindacale per massicci interventi a sostegno di questo o quel settore, confusamente formulate prima ancora che si siano verificati e misurati gli eventuali danni e problemi. Il governo ha, con seriet&amp;agrave; e fermezza, respinto il nefasto partito degli agevolisti ed ha difeso, con tenacia eroica, la tenuta dei conti pubblici. Positiva &amp;egrave; anche la chiarezza con la quale il governo ha saputo prendere la posizione esatta dell'Italia nell'ambito  della bufera generale, evitando velleitarie fughe in avanti e focalizzando, con chiarezza, i punti forti e i punti deboli del nostro Paese, quelli per i quali esiste la possibilit&amp;agrave; di agire sul piano nazionale e quelli che dipendono dalla posizione della finanza e dell'economia USA e dalla ricerca di nuovi equilibri, soprattutto nel rapporto decisivo per il mondo USA-Cina, per i quali l'Italia non pu&amp;ograve; che giocare di rimessa e contribuire allo sviluppo di azioni concertate sul piano europeo. Il governo ha preferito concentrare le limitate risorse disponibili su azioni di sostegno dei redditi delle persone e famiglie pi&amp;ugrave; deboli ed ha fatto molto bene (anche se, ancora una volta, &amp;egrave; stato tradito dalla sua burocrazia che, per alcune di queste misure, ha disegnato procedure al limite dell'impossibile proprio per le persone pi&amp;ugrave; in difficolt&amp;agrave;). Bene ha fatto sul piano congiunturale, sostenendo cos&amp;igrave; i consumi dei pi&amp;ugrave; deboli e proteggendo le famiglie dai rischi di una esplosione del costo dei mutui. Ma queste misure congiunturali sono, forse, inquadrabili anche in una strategia di pi&amp;ugrave; lungo respiro. Forse dietro a queste misure c'&amp;egrave; anche la convinzione che, in una democrazia liberale, le eccessive differenze di reddito e di ricchezza vanno contenute e non esaltate. E' quanto insegnava Luigi Einaudi nelle sue memorabili Lezioni di Politica Sociale di Ginevra (1944). Ed &amp;egrave; quanto pensavano anche gli uomini che, nello stesso periodo, si preparavano per la ricostruzione della Germania: Adenauer, Erhard, Eucken con la scuola di Friburgo, Roepke. Ed Einaudi ci spiega anche che per perseguire questo obiettivo bisogna operare su due fronti: con lo strumento fiscale per contenere i redditi pi&amp;ugrave; elevati; con la spesa sociale e i servizi sociali per sostenere le fasce pi&amp;ugrave; deboli ed avvicinare i punti di partenza. Se dietro alle prime misure del governo ci fosse anche questo pensiero, questo ritorno al liberalismo classico, allora saremmo di fronte ad una svolta culturale e quindi verso un nuovo modello di sviluppo. Perch&amp;eacute; i governi precedenti, di destra e di sinistra, ed il pensiero che li guidava, avevano invece fatto propria la cattiva lezione dei neocon americani che sosteneva l'utilit&amp;agrave; se non la necessit&amp;agrave; di una crescente divaricazione tra le punte pi&amp;ugrave; alte e quelle pi&amp;ugrave; basse dei redditi e della ricchezza. E l'Italia, insieme agli USA e la Cina &amp;egrave; diventato uno dei paesi dove tale divergenza &amp;egrave; diventata massima. Nel 2009 vedremo se siamo o meno di fronte ad una svolta. Svolta sar&amp;agrave; se queste prime misure verranno completate e rafforzate da misure fiscali sistematiche e significative a favore dei redditi minori e delle famiglie (con l'introduzione finalmente, almeno per i redditi medio bassi del quoziente famigliare dopo quarant'anni che se ne parla). Assicurando la necessaria copertura finanziaria da maggiori imposte sui redditi pi&amp;ugrave; elevati e sui consumi di lusso; dalla diminuzione dei costi della politica compresa l'immediata decurtazione dei contributi ai partiti a partire dalle prossime elezioni europee (come ha fatto, ad esempio, il Canada); dalla correzione degli squilibri pensionistici che tanto gravano sul deficit; dalla diminuzione dei trivellatori dei bilanci pubblici  e dei ladri pubblici. La lotta alla corruzione pubblica, come le vicende di Napoli dimostrano, &amp;egrave; una delle massime emergenze del Paese, anche perch&amp;eacute; la classe politica stenta ormai persino a capire che cosa &amp;egrave; corruzione e perch&amp;eacute; fa male al Paese. Tale lotta va condotta con la stessa determinazione che, da qualche tempo, ha assunto la lotta alle mafie, affidandola alla stessa guida, perch&amp;eacute; tra l'una e le altre vi &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; contiguit&amp;agrave; e mutuo sostegno. La corruzione &amp;egrave;, con il debito pubblico, la pi&amp;ugrave; pesante palla al piede del Paese. E', per noi, un'emergenza ben pi&amp;ugrave; grave delle emergenze derivanti dal fallimento della finanza dell'ipercapitalismo. Forse la crisi pu&amp;ograve; aiutarci a fare le cose che sappiamo benissimo di dover fare, ad affrontare le nostre piaghe bibliche, ma che in tempi normali o paranormali non riusciamo a fare. In un articolo del 22 febbraio 2008 (Il  Riformista), rilevando la superficialit&amp;agrave; del programma elettorale di Veltroni che non affrontava con forza le piaghe bibliche del Paese, scrivevo: &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;&amp;quot;I grandi mali del Paese, le piaghe bibliche, che devono essere affrontate con un approccio emergenziale, con azioni straordinarie, e non con una normale azione di buon governo, sono sei:&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;- Il costo della politica&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;- La degenerazione della politica contro la professionalit&amp;agrave; &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;- La dominanza della malavita organizzata in alcune regioni, con tendenza ad espandersi&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;- La mancanza di giustizia&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;- Il peso del debito&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;- La distruzione del territorio e del paesaggio.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Queste piaghe bibliche vanno affrontate con azioni che devono diventare i pilastri portanti di una politica che voglia realmente cambiare l'Italia in meglio (perch&amp;eacute; cambiare per cambiare non ci interessa). A queste piaghe non si pu&amp;ograve; rispondere con un semplice elenco di punti di buon governo  dispersi ed annacquati fra tanti altri. Ci vuole una dichiarazione di guerra  ed insieme una chiamata alle armi, perch&amp;eacute; nessun governo, da solo, pu&amp;ograve; affrontare seriamente queste piaghe, se ad essa non partecipano consapevolmente le componenti del Paese che condividono la urgenza di una guerra di liberazione. Perch&amp;eacute; di questo e di niente di meno si tratta. E su molti di questi temi una collaborazione  politica bipartisan appare indispensabile&amp;quot;. &lt;u&gt;Anche con la crisi questa resta l'agenda vera del nostro Paese e chiss&amp;agrave; che la crisi, proprio per la sua seriet&amp;agrave;, non ci aiuti, una buona volta ad affrontarla seriamente&lt;/u&gt;.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Un'altra azione di governo che merita la massima attenzione, rispetto e sostegno, &amp;egrave; quella condotta dal Ministro Brunetta per la modernizzazione e responsabilizzazione della pubblica amministrazione. Liberata da alcuni aspetti folkloristici iniziali, forse necessari sul piano comunicazionale, quest'azione si sta dimostrando come un'azione di grande rilevanza: aumentare la produttivit&amp;agrave; dell'amministrazione pubblica. Se &amp;egrave; vero che la nostra pubblica amministrazione pesa in misura assai rilevante sull'economia nazionale, un aumento di produttivit&amp;agrave;, diciamo  in un triennio, del 5 percento porterebbe risultati di grande valore economico, aumenterebbe  la qualit&amp;agrave; della vita, ci renderebbe meno infelici, sia quelli che stanno dietro la scrivania che i loro concittadini clienti, ci renderebbe pi&amp;ugrave; civili e  pi&amp;ugrave; comunit&amp;agrave;. Contribuirebbe, quindi, a disegnare un nuovo modello di sviluppo. Azione certamente molto difficile e impegnativa, ma che sembra impostata e condotta con grande energia e lucidit&amp;agrave;. Deve essere quindi sostenuta da tutti. Ma anche il suo successo dipende, tra l'altro, dall'esito della lotta alla corruzione. La disfunzionalit&amp;agrave; burocratica &amp;egrave;, infatti, spesso lucidamente voluta per la sua funzionalit&amp;agrave; alla corruzione. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Un terzo tema molto importante non &amp;egrave; ancora diventato azione di governo, ma &amp;egrave; chiaramente impostato nel libro di Tremonti: &amp;quot;La Paura e la Speranza&amp;quot;. Nel capitolo: sette parole d'ordine per salvarsi dalla crisi globale (valori, famiglia e identit&amp;agrave;; autorit&amp;agrave;, ordine, responsabilit&amp;agrave;, federalismo) largamente condivisibile, Tremonti sottolinea come, attivando il circuito in base al quale determinati compiti sociali vengono svolti e finanziati direttamente dai privati (terzo settore) invece che accentrare tutto attraverso lo Stato, si possono ottenere grandi risultati: &amp;quot;per una societ&amp;agrave; che in futuro sar&amp;agrave; relativamente sempre pi&amp;ugrave; vecchia e sempre meno ricca, il volontariato &amp;egrave; l'unica speranza per produrre, con costi limitati  ma con effetti di ritorno quasi illimitati, la massa crescente di servizi sociali di cui abbiamo (e avremo) sempre pi&amp;ugrave; bisogno per quantit&amp;agrave; e qualit&amp;agrave;. Servizi che lo Stato burocratico da solo non sarebbe capace di produrre o, comunque, di pagare, perch&amp;eacute; come macchina politica &amp;egrave; gi&amp;agrave; fin troppo grande e fin troppo costosa.... A oggi, il disegno del circuito politico-finanziario &amp;egrave;, in effetti, tutto centrale. Si assume infatti che tutto il sociale sia pubblico, che tutto il pubblico si finanzi via bilancio pubblico, che sul bilancio pubblico decida solo il Parlamento. E' cos&amp;igrave; che la politica fa da arbitro onnipotente e unico su tutti i canali, titoli, livelli, destinatari della spesa pubblica. E' tuttavia uno schema superato dalla realt&amp;agrave;: non tutto il sociale - e sempre meno sar&amp;agrave; in futuro - &amp;egrave; infatti pubblico. Il circuito politico - finanziario non pu&amp;ograve; dunque restare artificialmente tutto centrale&amp;quot;. Su questa linea di pensiero Tremonti propone di estendere, in modo vigoroso, il meccanismo del 5 per mille. E commenta: &amp;quot;Certo sono schemi che rompono &amp;quot;l'unicit&amp;agrave;&amp;quot; del bilancio pubblico e perci&amp;ograve; erodono il monopolio della &amp;quot;politica&amp;quot; . E' un male? NO, &amp;egrave; un bene. E' un pezzo del futuro a cui si deve guardare per credere&amp;quot;. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Non si tratta di idee nuove. Adolf A. Berle nel suo &amp;quot;The American Economic Republic&amp;quot; (1963) identifica in questo circuito parallelo al circuito cittadini - Stato - cittadini, una delle caratteristiche della repubblica americana. E Peter Drucker nel suo &amp;quot;The New Realities in Government, in Society and in World View&amp;quot; del 1989 (un libro che dovrebbe essere adottato nelle scuole) identifica, gi&amp;agrave; nel 1989, nel terzo settore il maggior datore di lavoro degli USA  e quello destinato al pi&amp;ugrave; vigoroso sviluppo: &amp;quot;Il terzo settore &amp;egrave; di fatto il maggior datore di lavoro del paese, nonostante la sua manodopera e la sua produzione non compaiano nelle statistiche ufficiali. Si calcola che in questo settore sia occupato come volontario un adulto americano su due, per un totale di novanta milioni di individui che spesso, parallelamente, svolgono anche un'attivit&amp;agrave; retribuita. Il tempo dedicato da questi volontari alla loro causa &amp;egrave; l'equivalente di sette milioni e mezzo di anni lavorativi normali, a tempo pieno. Se il loro servizio venisse pagato gli stipendi ammonterebbero a 150 miliardi di dollari l'anno, ma naturalmente le cose non funzionano cos&amp;igrave;. Il terzo settore serve a spiegare, in buona misura, perch&amp;eacute; le imposte siano pi&amp;ugrave; basse in America che in Europa. Gli Stati Uniti spendono molto di pi&amp;ugrave; dei paesi europei in iniziative pubbliche e comunitarie, ma una sostanziosa percentuale del prodotto nazionale lordo - qualcosa come il 15 per cento - non passa attraverso i canali del fisco, confluendo direttamente nelle istituzioni non statali sotto forma di quote associative, premi assicurativi, donazioni e lavoro non retribuito..... Non a scopo di lucro, non imprenditoriale, non governativo sono tutte definizioni negative, ed &amp;egrave; impossibile definire qualcosa dicendo ci&amp;ograve; che non &amp;egrave;. Cosa fanno, dunque, tutte queste istituzioni? Innanzitutto, ed &amp;egrave; una scoperta recente, hanno in comune l'obiettivo di &amp;quot;cambiare&amp;quot; gli esseri umani: il prodotto di un ospedale &amp;egrave; un paziente curato, quello di una chiesa &amp;egrave; una vita nuova, quello dell'Esercito della Salvezza, l'unica organizzazione che raggiunge i pi&amp;ugrave; poveri fra i poveri senza operare discriminazioni razziali o religiose, &amp;egrave; un derelitto che finalmente diventa un cittadino, il &amp;quot;prodotto&amp;quot; delle Girl Scouts &amp;egrave; una donna matura che ha acquisito valori, capacit&amp;agrave; e rispetto per se stessa. L'obiettivo della Croce Rossa in tempo di pace &amp;egrave; di mettere una comunit&amp;agrave; disastrata in condizione di ricominciare a provvedere a se stessa. Il nome  pi&amp;ugrave; giusto sarebbe istituzioni per il cambiamento umano. Ogni paese industrializzato espleta questo tipo di funzione, ma quasi sempre lo fa per mezzo di enti statali centralizzati. Ci&amp;ograve; che distingue gli Stati Uniti in questo senso &amp;egrave; che tali funzioni vengono esercitate all'interno e da parte della comunit&amp;agrave; e, nella stragrande maggioranza dei casi, da organizzazioni autonome, autogovernate e locali..... Il fatto che negli Stati Uniti i compiti espletati dalle istituzioni per il cambiamento umano siano organizzati in maniera diversa costituisce soltanto una delle caratteristiche importanti ad esse pertinenti. Nel corso degli ultimi dieci o quindici anni anche il terzo settore &amp;egrave; cresciuto rapidamente, negli anni '80 addirittura pi&amp;ugrave; rapidamente di ogni altro elemento della societ&amp;agrave; americana. Altrettanto degno di nota, &amp;egrave; il modo in cui tale crescita &amp;egrave; avvenuta, sia dal punto di vista dell'efficienza, sia da quello della dimensione... Gli americani di oggi non devolvono certo in donazioni volontarie somme del proprio reddito superiori a quelle del passato. Alla base del successo del terzo settore non sta dunque un aumento generale delle entrate, bens&amp;igrave; un aumento della produttivit&amp;agrave;. Tali istituzioni, o perlomeno un gran numero di esse, ottengono semplicemente maggiori risultati dalle medesime somme. L'espansione del terzo settore coincide quindi primariamente con un successo manageriale.&amp;quot;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Se queste idee non sono nuove,nuovo &amp;egrave; che vengano condivise da noi, da sempre ostili a tutto ci&amp;ograve; che non &amp;egrave; Stato centralista, e vengano fatte proprie da chi ha il potere per realizzarle. Ci&amp;ograve; rappresenta un nuovo paradigma e dunque un contributo ad un nuovo modello di sviluppo. Alcuni anni fa un importante dirigente del settore sociale del Comune di Milano, in un dibattito pubblico su questi temi, confess&amp;ograve;: noi (Comune) abbiamo una concezione perversa del principio di sussidiariet&amp;agrave;; vogliamo fare tutto noi e chiamiamo in aiuto il terzo settore solo quando non ce la facciamo pi&amp;ugrave;; invece bisogna rovesciare le cose; far fare in primo luogo agli operatori vicini alla gente ed ai suoi bisogni ed intervenire solo, in via sussidiaria, quando non ce la fanno. E' questo rovesciamento che dobbiamo fare anche a livello nazionale e Tremonti lo ha ben centrato. L'Italia &amp;egrave; sempre il paese europeo pi&amp;ugrave; rapido a copiare l'America nelle cose cattive (scuola, superfinanza, stock options, superstipendi, etc.). Chiss&amp;agrave; che una volta non riesca ad imitare l'America anche in una delle tante cose buone che vengono da questo grande paese. Aspettiamo con ansia quindi che le tesi espresse dal Ministro Tremonti diventino politica. La conoscenza che ho di questo settore mi lascia pochi dubbi nell'affermare che una politica coraggiosa  in questa direzione otterrebbe, anche a breve, risultati straordinari. Soprattutto in citt&amp;agrave; difficili, tipo Napoli, dove esistono grandi  generose risorse che attendono solo di essere chiamate a dare una mano, dove esistono cooperative di giovani di valore, egregiamente condotte da persone per bene, che potrebbero fare molto per migliorare la citt&amp;agrave;, per creare occupazione giovanile, per contribuire ad un nuovo modello di sviluppo della citt&amp;agrave;. Ma il comune della loro citt&amp;agrave; le ha sempre ignorate e respinte. Perch&amp;eacute; &amp;egrave; pi&amp;ugrave; facile e lucroso lavorare, in grande, con le Global service dei vari Romeo. Il centralismo non &amp;egrave; sempre e solo ideologico-burocratico, ma &amp;egrave; alimentato dalla corruzione. E cos&amp;igrave; ritorniamo sempre a questo nodo centrale. Dobbiamo essere grati, al di l&amp;agrave; di criticabili eccessi, ai magistrati napoletani che hanno perlomeno scalfito la granitica cupola che tiene soffocata nell'impotenza una grande citt&amp;agrave; che avrebbe tutti i numeri per diventare uno dei motori del nuovo sviluppo italiano e certamente la capitale trainante di un rinnovato Mezzogiorno. A Napoli esistono decine di progetti avanzatissimi, che rispondono a bisogni veri, finanziabilissimi sul mercato, che creerebbero decine di migliaia di posti di lavoro, che non decollano per la corruzione e l'incapacit&amp;agrave; delle amministrazioni pubbliche comunali e regionali. Se non bastano le evidenze della magistratura, se non bastano le accuse lanciate dal sindaco alla sua stessa giunta, se non bastano i suicidi &amp;quot;per un sussulto di dignit&amp;agrave;&amp;quot; come ha affermato, senza vergognarsi, il sindaco; se non basta tutto ci&amp;ograve;  per commissariare il Comune, almeno ci si prepari alla successione con un candidato forte e nuovo. Chiediamo a Bertolaso, di candidarsi a sindaco di Napoli.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Mi sono soffermato su Napoli perch&amp;eacute; ho avuto modo di calarmi nell'economia campana e di rendermi conto di quanto poco valgono le chiacchiere macroeconomiche e le discussioni generali sui decimali di PIL. Bisogna affrontare i singoli punti di crisi grossi nella loro specificit&amp;agrave; e, dove esistono le risorse umane come a Napoli, trasformarli in opportunit&amp;agrave;. Bisogna lasciar perdere il PIL e concentrarsi sull'occupazione. E' bene ci&amp;ograve; che crea occupazione vera, che migliora la gente, che risponde a bisogni veri e insoddisfatti (invece che mantenere con la respirazione bocca a bocca settori che soffrono  di sovrapproduzione); &amp;egrave; male ci&amp;ograve; che non crea occupazione, che non migliora la gente, che distribuisce soldi e prebende a categorie superprotette (come nella vergognosa vicenda Alitalia), ed ai trivellatori dei bilanci pubblici, anche se fa aumentare il PIL. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Non sottovaluto la portata della crisi globale, ma non credo in nessun modo alle visioni apocalittiche di milioni di lavoratori disoccupati con la ciotola in mano. La reazione composta e responsabile degli italiani al terrorismo economico mi rafforzano in questa convinzione. So che sino a quando le perdite dei titoli tossici non saranno totalmente affiorati dai bilanci falsi delle banche; sino a che non sar&amp;agrave; restaurato un livello decente di fiducia tra istituti finanziari, tra cittadini e sistema, tra Paesi; sino a quando i divelti meccanismi di mercato non verranno risanati e restaurati secondo i principi del liberalismo classico dalla distruzione loro inferta dai neocon di destra e sinistra, sino a quando i venti di guerra continueranno a soffiare, la crisi continuer&amp;agrave; e potr&amp;agrave; peggiorare. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Ma nel frattempo vi &amp;egrave;  moltissimo da fare e pu&amp;ograve; essere un lavoro esaltante. Come ha benissimo scritto Gianpaolo Fabris non dobbiamo temere una metamorfosi &amp;quot;se per metamorfosi si intende un risveglio e una nuova progettualit&amp;agrave; del Paese, la drastica presa di distanza rispetto alla morta gora verso cui si stava procedendo.. Vi sono dunque, amplissime aree di bisogno, adesso non saturate verso cui potrebbe rivolgersi il mondo dell'offerta. Ed anche la possibilit&amp;agrave; di indirizzare il grande serbatoio del risparmio privato verso nuovi investimenti sicuri, socialmente utili e remunerativi...Se in luogo dei continui appelli all'ottimismo, alla ripresa dei consumi si avesse una maggiore disponibilit&amp;agrave; a recepire i nuovi segnali, forse questa crisi potrebbe essere davvero l'occasione per indurre processi di rinascita non solo economica. Una nuova proposta di civilizzazione, un nuovo ethos collettivo come avvenne negli anni Cinquanta, che veda ancora una volta protagonisti i tanti Lebenswelt che abitano il Paese&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Un commentatore ha scritto che quest'anno non possiamo nemmeno farci gli auguri di buon anno: sarebbero auguri falsi. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; vero solo se misuriamo il buono o cattivo dell'anno che viene sulla quantit&amp;agrave; dei beni materiali di cui potremo disporre. Per molti anni &amp;quot;abbiamo immaginato che il paradigma dello sviluppo consistesse nella moltiplicazione dei beni di consumo, non importa se superflui, non importa se comperati a debito. E' un modello che si &amp;egrave; drammaticamente piantato. Oggi il dovere morale &amp;egrave; di sostenere i bisogni primari. E' arrivato il momento di cambiare modello di sviluppo, di smettere di sostenere la domanda per beni di consumo privati e di sostenere invece la domanda di investimenti all'insegna del bene collettivo e generale&amp;quot; (Tremonti, intervento del 24 novembre 2008 all'assemblea dell'Associazione delle Banche di Credito Cooperativo, componente essenziale del nuovo modello di  sviluppo, soggetto  bancario nell'ambito del quale si possono ancora leggere le parole sopra citate di Luigi Einaudi, senza rischiare di essere ricoverati al neurodeliri) .&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Se si condividono queste idee, come io le condivido, il Capodanno 2009 &amp;egrave; l'occasione migliore per farci degli auguri veri e profondi come non mai. Auguriamoci reciprocamente di impegnarci, nella nostra piccola sfera di influenza, per migliorare noi stessi e rendere il nostro lavoro pi&amp;ugrave; coerente con gli obiettivi di una comunit&amp;agrave; pi&amp;ugrave; civile, pi&amp;ugrave; forte, liberata da tante idee false e tossiche che avevano colpito i nostri cervelli e i nostri cuori. Ed auguriamo al governo di saper tradurre in buone politiche le idee corrette della sua squadra economica. Buon Anno, dunque, per un 2009 migliore del 2008 e degli anni che lo hanno preceduto. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Marco Vitale&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif" size="2"&gt;Valfurva, 6 gennaio 2009&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;BR /&gt;</content>
    <summary>&amp;quot;Il liberalismo &amp;egrave; quella politica che concepiscel'uomo come fine&amp;quot;.Luigi EinaudiCare amiche ed amici,una volta ancora oso rinnovare gli auguri con una lettera di riflessioni di Capodanno, ben consapevole  che &amp;quot;Alla fine della vita ...</summary>
    <dc:creator>Prof. Marco Vitale</dc:creator>
    <dc:date>2009-02-11T14:46:38Z</dc:date>
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