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E' radicato un antico assunto secondo cui arte visiva e parole non debbano uscire dalla stessa fonte; chi compone un quadro faccia l'artista e chi ha voglia di argomentare faccia il teorico, il filosofo o che altro. Mestieri diversi, ed è meglio che ognuno faccia il suo Queste affermazioni, come mille altre dello stesso spessore logico, sono non solo possibili ma assolutamente normali perché noi, esseri organici, siamo inconsapevolmente sospesi su un vuoto molto problematico : la perdita del senso della complessità,.. Questo lutto non è un accidente ma semplicemente la necessaria conseguenza dell'assioma che fonda la cultura, quella cultura che, fatte le debite varianti, sta gestendo il Mondo da molti millenni. Parlo di quel sistema di relazioni e di pensiero che sul piano antropologico è classificabile come patriarcale, sul piano logico è definibile come dicotomico e sul piano dei sistemi organici e del pensiero sistemico è qualificabile come antisistemico e produttore di paradossi . Parlo della cultura quantitativa che ci sta scoppiando dentro mandandoci in pezzi. Miliardi di ombelichi vanno per la tangente.

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IL LIBRO DELLE PREMESSE DIMENTICATE- una favola sistemica

postato da Maria Micozzi [06/05/2009 17:21]
 

1- Il Popolo degli Invidiosi

 

C'era una volta un pianeta dove nessuno riusciva ad essere felice.

Ognuno navigava tra vergogne grevi e ambizioni esagerate, ossessionato dalla paura che gli altri fossero ‘più' di lui e gli ridessero dietro facendosi beffe delle sue debolezze.

Tutti cercavano disperatamente di risultare più in vista del proprio vicino e facevano carte false affinché il proprio vicino sembrasse un nulla, privo di qualità.

Per farla breve non ce n'era uno, ma neanche uno che non provasse invidia e sospetto dell'altro e il mugugno generale, segreto e quotidiano, rumoreggiava dovunque :- "Le opportunità migliori capitano a lui, usa trucchi nascosti...io devo difendermi!... Sta tramando qualcosa per affossarmi!... Non ha meriti, semmai fortuna!...Gode di cose che spetterebbero a me!... Mi hanno derubato, mi hanno danneggiato...complottano...  ma io adesso... allora io voglio... certo io farò... io... io... io..."-

Il desiderio con cui si apriva ogni giornata, lo stimolo a mettersi in moto era la coazione a spiare il prossimo per scoprire qualche nuovo segreto presunto, qualche difetto tenuto nascosto; il sogno più sognato era potersi vendicare delle canzonature che, sicuramente, il vicino stava facendo alle sue  spalle.

L'argomento ‘difetto' è sempre forte, basta da solo ad aprire territori sconfinati.

Sul tema si possono scrivere intere monografie: i difetti degli altri possono essere scoperti, arricchiti, inventati, minacciati, ricattati, sussurrati.... fatti esplodere; i difetti propri possono essere nascosti, barattati per pregi, accusati come malefatte di altri, proiettati contro..., tramutati in crediti.

Processi molto complicati che richiedono tempo, infatti, su quel pianeta, erano tutti molto, molto, molto occupati.

L'invidia era il via per ogni auspicio, per ogni progetto, per ogni invenzione; viaggiava nascosta e tirata nei sorrisi, come le caramelle troppo dolci nella carta colorata.

A questo punto potete chiedermi se in una simile compagnia fosse possibile avere amici.

Sarebbe una bella domanda perché in effetti la parvenza di amicizia era uno degli ingredienti fondamentali di ogni strategia, cose per cuochi raffinati: sembrare amici richiedeva  accorgimenti particolari, sfilze di procedure e regole segrete, attenzione e studio costanti.

Vista dal di fuori, l'amicizia, era quasi un regalo accattivante,  un pacchetto infiocchettato in carta di velluto, ma volendo andare più a fondo la si trovava  ermeticamente chiusa; scoprire i punteruoli custoditi all'interno sarebbe stato assolutamente sconveniente.

In breve tutto quello che riguardava l'amicizia era un groviglio di lucchetti e chiavistelli dorati, nascondigli per giochi di alleanze-contro, intrecci via via più complicati, patti mutevoli sempre ... sospettosi...sospettati..

I nuovi amici erano oggetti da colonizzare, i vecchi erano colonie da mantenere, bastoni per restare in piedi mostrando di far loro un favore, possedimenti da recintare per diritto di proprietà. Ovviamente senza mai destare sospetti.

L'invidia è figlia dell'ambizione e sorella della vergogna e quando è molto in salute partorisce ossessioni a piacere come la ‘Paura di sbagliare ': e qui spuntano i guai peggiori.

Tirando le somme, su questo Pianeta era tutto un continuo fare e disfare intrighi, un inventare e sventare trame, un lavoro tanto indefesso da consumare cervello e ossa tanto che il Popolo degli Invidiosi era un popolo di gente stanca e malconcia.

Finalmente, un bel giorno, uno scienziato inventò un cristallo molto speciale; ogni figura che si fosse riflessa in esso, dopo essersi scomposta, si sarebbe ricomposta in Forma Perfetta.

Un'assoluta novità anche per la fisica.

Con questa formula si cominciarono a costruire lenti e vetri di tutti i tipi e grandezze, nessuno badava a spese pur di averne.

Un fabbricante di vetrine costruì vetrine che facevano sembrare perfetti tutti gli oggetti esposti dietro ad esse, così fece il fabbricante di finestre per chi, standosene in casa, volesse essere visto dalla strada; un altro fabbricò scatole per rivestire tutto il rivestibile, e si fecero scatole sempre più grandi e scatole sempre più piccole, per le cose, per le case, per le carrozze e le carrozzine , per  le formiche come  per gli uomini e per le donne e la bambine e i bambini, scatole dove entrare con la testa e con i piedi, abiti e scarpe compresi.

Dimenticavo di dire che il Popolo degli Invidiosi si faceva ufficialmente chiamare Popolo dei Vidiosi: nessuno infatti avrebbe mai ammesso di provare una benché minima in-vidia verso qualcuno. Dicevano di voler soltanto ‘vedere', bene.

Io continuerò a chiamarlo Popolo degli Invidiosi perché nelle favole possono esserci tutte le fantasie che si vogliono, ma non le bugie, si possono raccontare storie di chi dice bugie, ma chi racconta non deve dirle mai.

Tornando al nostro racconto, a capo del Popolo degli Invidiosi c'era il Grande Governo e il Grande Governo aveva  il Gran Consigliere  sempre a fianco.

Dopo l'invenzione del cristallo della perfezione le cose sembravano andare molto meglio, il Grande Governo fece allora stampare un Grande Libro per raccogliere tutte le regole e le istruzioni riguardanti l'avvenimento.

Data l'importanza, il libro aveva un titolo molto chiaro:"Premesso che vogliamo essere perfetti ci chiudiamo tutti nei cristalli che fanno sembrare perfetti"-

Per sancire l'accordo, gli abitanti del Popolo degli Invidiosi, uno ad uno, apposero il proprio nome e il proprio cognome.

Tutti cominciarono a leggere il librone, da mattina a sera, per capirlo proprio bene, tanto che finirono per impararlo a memoria.

Il Grande Governo disse:-" Questa cosa ci piace, così tutti sanno quello che devono sapere".

Lo sciente Consigliere aggiunse che una cosa saputa a memoria diventa spontanea e fa risparmiare fatica.

Intanto con quel vetro speciale si costruirono sempre più cose, ne furono fatti anche specchi e di essi furono riempite case e città.

Tutti si specchiavano.

Ogni abitante era talmente felice di contemplare l'immagine  che gli veniva rimandata perfetta da soffrire veramente troppo quando capitava che non vi fossero bastevoli specchi a disposizione. Ci si doveva subito attivare per trovarne uno libero; ma diventava difficile reperire rapidamente un altro specchio davanti cui bearsi  perché, addobbati com'erano, i movimenti cominciavano a diventare faticosi e lenti.

Allora fu costruito uno ‘specchio-da-indossare': era come un bavaglione inamidato girato in su e rivolto verso la faccia, ancorato ad una specie di pettorale, legato, a sua volta, alle spalle e alla vita.

Finalmente ci si poteva guardare di continuo e con tutta comodità.

Però dopo il primo grido di giubilo tipo ‘Ormai tutto è a modo' ci si rese conto che la vera origine della loro abissale, inguaribile infelicità, cioè l'invidia, quel tarlo verde-viola che attacca il cuore e lo stomaco alla sola idea del prestigio altrui, era ancora tutto lì, intero: bastava che il sé-rimirante girasse appena un po' la testa di lato per imbattersi nella vista degli altri, belli nelle loro scatole, tutti straordinariamente perfetti.

Allora l'aria tornava a riempirsi di mugugni: "E' più bello di me?"..."Pensa di essere migliore di me!"... "Mi sfida!"..."Adesso io...io...io..".

Il Grande Governo disse: Questa cosa non ci piace, bisogna trovare qualche soluzione".

Chiamò un consulente bravo a pensare soluzioni e questi pensò.

Furono fabbricate particolari tendine oscuranti e ognuno poté montarsele addosso tramite un adeguato supporto fissato ai lati del capo, una tendina su ciascuna spalla.

A piacere e a fantasia potevano essere ornate con fiocchi, frangette, piume e chissà che altro.

Per controllare attorno bastava semplicemente scostare, tramite un cordino legato al naso, ora una tendina ora l'altra, a seconda delle necessità.

Lo scopo sembrava raggiunto, ognuno poteva guardarsi ed essere visto perfetto senza dover rischiare  di vedere la perfezione dell'altro.

A questo punto tutti erano contenti, erano contenti i costruttori di supporti, i tessitori di nastri e tendine, i raccoglitori di piume e i fabbricanti di cordini, e soprattutto gli inventori, tutti contenti quasi come i produttori di vetri, di specchi, di  scatole.

Le invenzioni tecnologiche di questo tipo si susseguivano sempre più numerose e stupefacenti: si applicavano rivestimenti per far sembrare perfetti i rivestimenti, tergicristallo comparivano in ogni dove, i prodotti antiappannanti si vendevano a fiumi, furono inventati fermagli per i fermagli e così via; insomma in ogni luogo le cose crescevano a mucchi.

La filiera si allungava e si ispessiva di giorno in giorno e l'economia tirava.

Nessuno aveva ancora sentito di bolle speculative, ma anche se ne avessero avuto notizia non sarebbe valso a niente, almeno fintanto ci fossero stati occhi  solo per gli specchi.

Il Grande Governo del Popolo degli Invidiosi ordinava al suo Cosciente Consigliere di stampare grossi libri e affiggere grandi cartelli con illustrazioni bellissime e con esempi facili

Particolare attenzione era posta nel suggerire i modi per arrivare alla migliore imitazione possibile.

I nuovi libri e i nuovi cartelli seppellivano i vecchi.

Modelli, modelli e modelli comparivano stampigliati su ogni dove, dalle etichette per gli aperitivi degli adulti, agli omogeneizzati per i bambini: sfilate goffe ingombravano ogni via, ogni piazza, ogni scala e ogni androne.

Megafoni ne magnificavano la magnificenza.

 

La città delle forme perfette, però, si stava immobilizzando, assomigliava sempre più ad una pentola di minestrone rappreso, un pastone che trasudava gravezza solo a guardarlo, insomma, una pappa impossibile da ingoiare.

Il Grande Governo disse:

-"I miei sudditi ora sono tranquilli, ma sono un po' appesantiti, occorre leggerezza: voglio che nei libri e sui manifesti ci siano parole  più lievi e pensieri ancora più semplici, semplificati...direi semplicistici, qualcosa di superficialmente intuitivo, che dia l'impressione di conoscere...ottimizzante; dobbiamo bandire la  fatica di leggere, capire, pensare."-

Il Cosciente Consigliere aggiunse:

-"... suggerisco di promuovere solo pensieri di pancia ; sono corti e ne abbiamo ricettari pieni. A memoria d'uomo hanno sempre funzionato. I pensieri di mente, per carità!  Ficcano il naso dappertutto. Incontrollabili! La sorte ce ne scampi!"-

E fu così che non si perse più tempo a dare informazioni su qualcosa e si passò ad ammiccamenti  per attirare, specchi più grandi per premiare,  privazione dello specchio  per punire.

Il Cosciente Consigliere applaudiva.

 

2- L'isola sperduta-

 

Su questo pianetino, proprio in mezzo al mare, c'era anche un'isoletta sperduta, ma tanto sperduta da non essere mai stata segnata in nessuna carta geografica, segnalata in nessuna carta nautica, immaginata in nessuna storia, almeno prima di questa.  Nessuno sapeva che esistesse, all'infuori dei suoi stessi abitanti e questi, per quel che ne sapevano, potevano giurare di essere gli unici al mondo.

Anche per loro l'invidia ( cioè l'ambizione esasperata, a braccetto con l'insicurezza), era quel tarlo che attacca cuore e stomaco ad ogni comparir di  ‘rivale'; purtroppo per l'invidioso il rivale non manca mai, specie se in crisi di onnipotenza, i rivali può costruirseli ad hoc, di tutti i tipi e quanti ne vuole.

Il Capo Isola si lamentava del fatto che il suo piccolo popolo non fosse neanche un po' tranquillo; ogni giorno c'erano beghe nuove da risolvere.

Il Consigliere indagava e riferiva:

-"C'è il fondato sospetto che ogni vicino voglia far sfigurare il proprio vicino. Ma non basta, ogni vicino che sembra migliore del proprio vicino si fa beffa del vicino,...lo teme migliore!."-

Il Capo Isola ascoltava e pensava ai rimedi.

In questa Isola non era giunta notizia della scoperta del vetro speciale e di conseguenza le lotte e le battaglie per affossare il prestigio del prossimo continuavano  ad essere condotte alla vecchia maniera, con i sistemi tradizionali: l'invidia andava comunque alla grande e mentre veleggiava incontrastata tirava i sorrisi come corde di violino, trafilava tra i denti le battute... "era solo una battuta!"; le soluzioni e le strategie si intrecciavano gonfiando l'aria di elettricità.

Durante un'estate particolarmente bella accadde un fatto eccezionale: nacquero tante ma tante bambine e tanti ma tanti bambini che tutti, a partire dal Capo Isola, ne rimasero sorpresi e confusi.

Si chiedevano.

-" Ma come mai?", "Com'è potuto accadere?"....-

Il Capo Isola era preoccupato per via che non c'erano abbastanza adulti che potessero controllare così tanti bambini.

Il Consigliere indagava e riferiva:

-" Gli adulti hanno già troppi impegni, si sa quanta attenzione e fatica richieda spiarsi a vicenda basta un momento di stanchezza e si può perdere tutto il vantaggio acquisito. Per scoprire i segreti del vicino sospettoso, senza destare sospetti, ci vuole tempo, ci vuole tempo. Non si riesce a seguire adeguatamente questa improvvisa invasione di piccoli. Le scuole, poi, sono insufficienti e gli insegnanti non sono preparati a novità di tale misura."

Il Capo Isola prendeva nota e pensava ai rimedi.

La curiosità infantile fu la prima a sfuggire al controllo degli Educatori, incontenibile come l'acqua e il fumo, correva dietro a mille cose, al colore sgargiante di un insetto, entrava nell'odore del vento a cercare fragole e mele anche fuori l'ora di merenda, correva dietro l'odore di terra e di pioggia  alla caccia di pozzanghere dove  sguazzare con le scarpe appena lustrate, cercava la forma del seme germogliato, ancora foglietta ricurva, segreta per chiedersi cosa potesse mai uscirne....

Trovava il riso nel pianto più sgangherato, inventava un nuovo gioco sopra un gioco interrotto, insomma, esplorava continuamente il gioco dell'inventare giochi...

Gli adulti, sconcertati, cercavano di non cadere nel panico, ma era difficile: il controllo e la prevedibilità, essenziali per mantenere l'ordine, stavano soccombendo sotto ai loro occhi.

-"Ma cosa fanno?", "Poveri noi!",  "E' la fine del mondo!",...-"E' la fine del mondo!.-

In questo mare di cuccioli, intanto, cominciò a svilupparsi e a crescere sempre più chiara una cosa tutta nuova: la gioia.

La gioia era sconosciuta prima di allora, almeno non se ne aveva traccia a memoria d'uomo.

-"Sarà pericolosa?"- si chiedevano gli adulti.

-"E' certo trasgressiva"-  si rispondevano gli adulti.

Il Capo Isola chiamò il Consigliere e gli ordinò di indagare accuratamente su quanto stava succedendo.

Dopo alcuni giorni il Consigliere tornò e riferì:

-"Questi bambini devono avere occhi diversi dai nostri, vedono le cose in modo diverso da come le vediamo noi. Hanno scoperto, sentito e toccato cose che noi non abbiamo  mai neppure sospettato; alcune di queste cose sono davvero strane  perché sembrano porte che aprono altre porte, altre cose per sentire  e conoscere ancora altro, e così di seguito; storie infinite! A me sembra una vera diavoleria, se posso permettermi- si asciugò il sudore-...questi cuccioli hanno una curiosità  scatenata, mandano in frantumi non solo la certezza certa  e sicura  delle nostre regole, ma la stessa certezza della certezza, e senza questa è la fine del mondo!. Inventando modi sempre diversi si espongono continuamente all'imprevisto, trasgrediscono... si fanno un baffo della regola fondamentale che dice di non fidarsi mai dell'altro, di non smettere mai di sospettare, non sanno fingere, nascondere!"

Il Consigliere prende fiato un attimo, poi:

-"Poveri noi, questi figlioli non hanno ritegno ad esporsi, dicono quello che pensano, pari pari, non hanno nessuna difesa contro il pericolo più grave! Non ci pensano nemmeno, ecco l'aspetto sconcertante, hanno una sfacciataggine mai vista, una presunzione gravissima...offensiva per ogni persona di rispetto..."-

Il Capo Isola, scosso dalle notizie e teso a conoscere le fine del resoconto:

-"Benedetto Consigliere, lasciate la giaculatoria delle valutazioni e arrivate al dunque o mi fate scoppiare."-

Il Consigliere ricompostosi un poco, ma sempre concitato e a pupille dilatate prosegue scandendo le parole:

-"...a quelli di Fare-brutte-figure non gliene importa proprio un bel niente! La regola che fonda  tutto il nostro ordine sociale è bella che andata. Ecco l'ho detto!...in più, non ci si può credere,  quando un bambino sbaglia in qualcosa , invece di nascondersi o cercare di dare la colpa a qualcun altro, udite, udite, chiama addirittura gli altri e, insieme, fanno uno strano gioco..."-

-"...un gioco?"- sbalordì il Capo Isola "che gioco?"-

-"Lo chiamano il Gioco-di-scoprire-dove-ho-sbagliato! E si impegnano, si infervorano come piccoli, indiavolati, esploratori...insomma...si divertono anche da matti, davvero!"-

-"Il Gioco-di-scoprire lo sbaglio proprio o quello dell'altro?"

-"No, no, il proprio e davanti a tutti!"-

-"E' veramente impensabile, è veramente incredibile, e tu dici che  funziona!"  il Capo Isola era esterrefatto.

-"Funziona, non so come fanno, ma funziona; c'è da chiedersi dove vogliano andare a parare. Vogliono sfidarci tutti? Tutti in blocco? Così fin da piccoli?"-

Il Capo Isola meditò a lungo poi fece appello a tutta la propria saggezza e disse:

-"Vedono qualcosa che noi non vediamo" poi, senza riuscire a proferire parola, pensò: -"che sappiano essere ...felici?"

Chiamò quindi in assemblea tutti gli adulti, il Consigliere espose i fatti analizzati; insieme cominciarono a riflettere su quella ‘cosa' scoperta dai bambini e finirono,  inevitabilmente, per dover riflettere sulla propria cronica infelicità.

-"Com'è?",..."Come non è?,...Come sarà?",..."Come non sarà?"....

E rifletti che rifletti si arrivò alla conclusione che forse, in fondo, non vale la pena di dedicare tanto tempo e fatica ad invidiarsi l'un l'altro, a controllarsi, a malvolersi .

-"Si, ma come fare?"

-"Cerchiamo di capire come fanno questi bambini!"-

Dopo un'accurata osservazione fu stabilita e votata una legge che diceva così.

-"Non esiste un metro per misurare la felicità: è inutile invidiare quella dell'altro, ognuno sia felice della Felicità, dovunque essa si trovi."

Una rivoluzione!

Dopo le prime difficoltà (non era semplice entrare subito nei nuovi panni) si cominciò qua e là, per tutta l'isola, a sospirare di sollievo: prima erano sospiri timidi, quasi vergognosi e nascosti, poi, sempre più belli e pieni, alla luce del giorno, fino a che tutta l'isola respirò libera, con i polmoni aperti come chi sente per la prima volta l'odore buone della salsedine.

L'invidia ormai faticava a trovare  polmoni e pance da torcere.

Una mattina, svegliandosi, ognuno si accorse che quel tarlo, quel crampo non c'era più.

Finalmente ora ci si poteva guardare intorno tranquilli, nessuno doveva più spremersi la testa e rompesi le ossa nelle sofisticherie del vilipendio, dello spionaggio vicendevole.

L'amicizia diventava ogni giorno più delineata e fattibile.

Il Capo Isola disse orgoglioso al suo Consigliere:

-"E' la prima volta che nella storia accade un prodigio del genere!"-

Ma il Consigliere, che teneva scrupolosamente in ordine tutti gli accadimenti successi fin da tempi lontani, trovò che un fatto del genere in effetti era già avvenuto.

-"...tanto tempo fa era nato un bambino, o forse una bambina- negli appunti non si leggeva bene- che assomigliava ai cuccioli nati ora con il Sole."-

-"...e cosa è successo?" Chiese attento il Capo Isola.

-"E' successo che quel cucciolo fu accolto come un'infezione, un batterio pericoloso, una malattia entrata per caso o per sfortuna in un organismo che non lo voleva.

Quella volta tutto il Popolo, colpito dal corpo estraneo, reagì come un organismo compatto e produsse tanti di quegli anticorpi  che le mani, le gambe, la voce di quel cucciolo restarono paralizzate."-

Il Capo Isola pensò che, in effetti, un cucciolo solo non poteva bastare, era veramente troppo poco.

Ormai ognuno degli abitanti dell'isola, finiti gli impegni dell'invidia, del sospetto e del controllo, scopriva di avere tantissimo tempo a disposizione, tanto tempo per fare tante cose, cose che non avevano neanche pensato, né visto, né mai fatto prima di allora.

Per cominciare l'isola era tutta da scoprire, da guardare, era, stranamente, una novità assoluta per tutti, un gioco continuo di spazi grandi e piccoli, pieni di prodigi; non era più il luogo delle strade-per-arrivare,  degli angoli nascosti per-spiare.

L'isola era diventata un mondo nuovo.

E poi attorno all'isola, magico come l'infinito, c'era il mare, il mare che cambia colore e suono e che a volte sembra addirittura avere voce, il mare e la pelle che rimane salata, il mare che racconta le storie per i teatrini; il mare non era più  solo la dispensa dove prendere il pesce per cena.

E c'era il cielo, il cielo con i disegni delle nuvole e degli uccelli, con l'incantesimo dei loro movimenti nel vento, del loro salire e scendere senza mai cadere; il cielo non era più il suggeritore del vestito o dell'ombrello da non dimenticare.

 

3- Il viaggio oltre mare, lo straniero e, quindi, l'epilogo

 

Un giorno tutti si chiesero:

-"Cosa ci sarà oltre il mare?"-

Costruita una barca abbastanza grande e scritto sulla fiancata a grosse lettere "Popolo dei Curiosi",

cominciarono il viaggio per scoprirlo e, viaggia che ti viaggia, dopo molti giorni avvistarono  terra.

-"Abbiamo trovato una terra sperduta!" dissero.

Avvicinatisi con molto rispetto videro alberi, colori, uccelli splendidi

-"Che meraviglia!"-

Una bambina ultima nata bisbigliò in un soffio:

-"Ma qui non si muove niente!"-

Era vero.

Fatti pochi passi per avvicinarsi si accorsero che tutto quello che stavano ammirando era chiuso dietro un enorme muro di cristallo.

Incuriositi, ancora più di quanto possa esserlo il Popolo dei Curiosi, decisero di cercare un passaggio per entrare; trovarono una fessura.

Ad uno ad uno, ad una ad una, passarono tutti dall'altra parte e ben presto si accorsero che dietro quel grande vetro appena varcato, ogni cosa, erba, albero e animale era chiuso a sua volta in una campana o in una scatola o in un rivestimento di vetro.

Il Popolo dei Curiosi non capiva e per cercar di capire si aggirava attento in mezzo a tutti quegli strani cartocci trasparenti senza mai poter toccare nessuna delle cose che, dentro, vedeva perfette.

Dopo un po', camminando, camminando, percorsa la campagna, giunsero in città e di colpo si trovarono di fronte ad un grumo di stranezze dondolanti: la piazza, le vie, le scalinate, i portoni erano pieni di gente e animali impacchettati; donne e uomini, bambine e bambini, cani e gatti tutti erano bellissimi, ma erano incartati come  fagotti ; più che muoversi oscillavano, impediti da pendule tendine e impossibili specchi, tutti assorti in un qualche comune intento, mezzo ostile e mezzo estatico.

Improvvisamente tutti quei  fagotti si accorsero di quegli estranei.

Tutto restò immobile, poi scoppiò l'urlo e, in un lampo, il finimondo

Il Popolo dei Curiosi e il Popolo degli Invidiosi, terrorizzati, cominciarono a scappare in ogni direzione e fu subito un parapiglia infernale, una nuvola di vetri rotti, un crepitio indiavolato di frantumi; in ogni dove c'erano schegge che si infilavano nelle scarpe e nei vestiti, nei capelli, nei cappelli, tendine fuggite volavano flosce sulle bocche urlanti, sugli occhi di chi cercava una via di scampo, tra i piedi di chi l'aveva intravista.

Di strada in strada era tutto uno spaccarsi di specchi, una baraonda di schianti, un lancio di invocazioni, di improperi, di nomi masticati e strozzati, di  maledizioni.

Finalmente, finiti i fiati, ci fu silenzio.

Il Popolo degli Invidiosi e il Popolo dei Curiosi si guardarono di nuovo, ansimanti, le pupille sempre più larghe e stupefatte, l'aria sconsolata:

-"Cos'è successo?",   "Cos'è successo?",   "Cos'è successo?",   "Cos'è successo?"

Erano gli occhi a far domande e a tentare risposte nel silenzio più profondo.

Nessuno aveva la forza di emettere un suono.

Ad un certo punto arrivò sul luogo il Grande Governo, il Coscienzioso Consigliere lo seguiva stralunato, anche il Capo Isola e il suo Consigliere guadagnarono il centro di quel campo di battaglia, nella desolazione di un silenzio allucinante.

Il Popolo degli Invidiosi senza più scatole né tendine, senza cupole né impalcature né supporti sembrava un cumulo di lumache strappate a forza dal  guscio, viola per il freddo, sbiancati dalla paura, con tutti i tarli dell'invidia in vista sulla pelle.

Erano un orrore!

Il Grande Governo, dopo aver valutato, sentenziò gravemente:

-"E' stato commesso un grande crimine!"-

Il Coscienzioso Consigliere piagnucolò commentando la bruttezza in cui tutti gli Invidiosi erano sprofondati.

Il Grande Governo aggiunse:

-"E' stato sconvolto l'Ordine Naturale"-

Il Coscienzioso Consigliere, atterrito e a corto di risorse, suggerì di chiedere agli intrusi  cosa avessero da dire a propria discolpa.

Il Capo Isola si fece aventi:

-"Ci scusiamo di quanto è successo, e vorremmo spiegarci l'accaduto, ma per poterlo fare dobbiamo capire che cosa per voi è l'Ordine Naturale".

I due Consiglieri da opposte sponde si guardarono. Uno pensava:

-"Ecco il punto!"

E l'altro pensava:

-"Ecco il punto!"

Il Grande Governo disse:

-"L'Ordine Naturale è l'Ordine Normale e Logico, mi sembra naturale!"

E il Capo Isola, perplesso:

-"Per poterci intendere dobbiamo sapere cosa è Normale e Logico per il vostro Ordine."

I Consiglieri se la vedevano sempre più brutta.

Nessuno s'era mai posto domande del genere; è logico quello che è logico, e anche per ciò che è naturale vale la stessa cosa, è naturale tutto quello che è naturale, ma...forse...

A mano a mano, prima timidamente, poi con più coraggio, qua e là, si tentarono definizioni più convincenti ma evidentemente senza risultato; il brusio saliva, saliva sempre più forte fino a stabilizzarsi sul molto chiassoso; la piazza era diventata una matassa di discorsi piena di nodi, un intrico di parole che cercavano di organizzarsi alla meno peggio nel tentativo di  confutare e ribadire e postillare e arguire e inferire e chiosare e...e...e...

Ipotesi, tesi, antitesi, parentesi, perifrasi si accavallavano, si appallottolavano, si stiracchiavano, si scagliavano sopra, sotto, contro, dentro l'oggetto del contendere che, naturalmente, era sempre lo stesso: cosa doveva essere ritenuto  Naturale e Normale e cosa doveva essere ritenuto Non-Naturale e Non-Normale.

Per il Popolo degli Invidiosi le scatole e i rivestimenti di vetro erano assolutamente il modo Naturale e quindi Normale di essere.

Il Grande Governo, facendosi portavoce,  diceva:

-"Per noi è Normale e Naturale avere i Gusci della perfezione"-

Il Capo Isola si chiedeva come quella massa di orpelli, in ogni caso, potesse essere rimpianta.

 

Le ore della diatriba si susseguivano le une alle altre; i bambini (dopo essersi prima incuriositi, poi addormentati, poi svegliati) avevano preso altre direzioni infiltrandosi in ogni dove.

Intanto le disquisizioni si facevano più dotte, più difficili, più stupide.

I bambini del Popolo dei Curiosi e i bambini del Popolo degli Invidiosi avevano cominciato a mescolarsi tra loro e a studiarsi e a chiedersi se fosse possibile inventare un gioco, come e con che cosa si potesse inventare un gioco, tutti diversi così come si vedevano  e tutti insieme così com'erano.

Trovarono che la cosa più stimolante per giocare c'era già, lì bella e pronta: c'era il dis-ordine.

Si era rotto l'ordine vecchio e ogni nuova invenzione era possibile: si poteva rovistare e cercare e trovare, tra tutti i grovigli disponibili, in ogni dove, ...il tesoro!

Fu così che, dopo un po', nella piazza dove proteste e sentenze continuavano a bollire, nel bel mezzo delle discussioni sempre più aggrumate, entrarono i bambini, una banda scombinata di mestoli e coperchi, un trenino pasticciato di colori, tutti in fila dietro ad uno di loro che ostentava, a mo' di cimiero, un grosso libro molto vecchio, tutto pieno di timbri e borchie, nastri penduli e ceralacche.

Il Grande Governo vide il librone, si chinò, lo prese  e pensò che, incartapecorito com'era,  doveva essere un reperto importante.

Anche i bambini dovettero sentire la solennità del momento tanto che si fermarono, col naso in alto, in attesa.

Tutti si tacquero mentre il Grande Governo esaminava il cimelio, aspettando di saperne qualcosa.

Alla fine fu decifrato il titolo stampigliato sulla copertina e si lesse:

-"Premesso che vogliamo essere perfetti, decidiamo di chiuderci tutti nel vetro che fa sembrare perfetti."-

Dalla massa dei Curiosi e degli Invidiosi cominciò ad emergere un brusio, mezzo tremolante, mezzo masticato, dapprima appena  percepibile, qualcosa a metà tra la paura per lo sconcerto e lo sconcerto per la paura.

Finalmente qualcuno si fece forza e, colto un filo di logica, disse:

-"Ecco com'è cominciata!"-

E un altro: -"...volevamo sembrare..."

-"...abbiamo deciso..."

E a piccoli cori: -"Ma guardate com'è cominciata tutta questa storia!"

Poco alla volta crebbe uno strano senso di calma, una leggerezza liberatoria e liberata, senza più timore, una timida inesperta allegria, una ridarella frenata a stento...come ai tempi di scuola.

-"Guarda la mia mano al vero!...e le mie gambe...queste sono vere... hanno un po' di crampi!... hai un brufolo sul naso!...E' vero!...e il tuo vero naso?....divertente!....ho voglia di correre !...ci provo!...!...!...!...ci provo!..."-

C'è chi comincia a sgranchirsi le giunture e inciampa e ruzzola, capitomboli e risate si mescolano; tutti si confrontano le vecchie bellezze imbalsamate e le nuove smorfie e si sbellicano fino alle lacrime.

Il grosso libro delle premesse dimenticate passa di mano in mano, tutti vogliono toccarlo, vederlo, leggerlo, sfogliarlo.

Poco alla volta ricordano quelle parole e quelle indicazioni che tanto tempo prima avevano letto e riletto tante di quelle volte da impararlo a memoria.

Il cosciente Consigliere chiese la parola e azzardò:

-"Credo di aver capito: l'avevamo imparato tutti così bene che potevamo permetterci di non pensarci più, dimenticare completamente che tutto era solo una nostra..."

-".. invenzione. Credo che quando si sa una cosa proprio bene, non occorra più ripetersela, la si può riporre nella cantina del cervello e dimenticarsela."  Entrò di coda l'altro Consigliere per aggiungere qualcosa d'importante appena afferrata

Il cosciente Consigliere, riprendendosi la parola che l'altro gli aveva tolto, chiosò dottamente:-" In tal modo si lasciano libere le parti del cervello più a portata di mano per destinarle alle cose che ancora non si sanno bene."

Il Grande Governo e il Capo Isola aggiunsero gravemente, uno di seguito all'altro:

-"Si può dimenticare di aver fatto un progetto al punto di pensare di non aver mai fatto progetti del genere..."

-"...e credere che tutto quello che si è progettato sia, invece, n-a-t-u-r-a-l-e, da ritenere normalmente  vero!"

Qualcuno chiese:

-"E allora questa montagna di gusci e controgusci è una cosa Naturale e Normale oppure no?."

Altri tentarono:

-"... crediamo di no"

E un altro ancora:"Non erano Naturali, erano solo Normali per noi ."

Il Grande Governo:

-"Era semplicemente un'ipotesi per la soluzione di un problema!"

Un coro:

-"Le ipotesi possono essere più o meno giuste, più o meno sbagliate! Ma questa dei gusci della perfezione  era proprio s-b-a-g-l-i-a-t-i-s-s-i-m-a."

Tutti convennero e proposero:

-"Dobbiamo fare una nuova ipotesi, ma questa volta dobbiamo pensarla meglio!"

-"...e non dobbiamo dimenticare di averla fatta, dobbiamo ricordare che a capo di tutto quello che poi faremo c'è solo un'ipotesi."

Il Grande Governo colse il nocciolo della questione:

-"Giusto, infatti se ci ricordiamo l'ipotesi di partenza, sapendo che è solo un'ipotesi e non Legge di Natura,  è  facile correggere gli errori!"

Il Capo Isola:-" Certo, si sa da dove cominciare a sciogliere la matassa."

Tutti in un qualche modo avevano cominciato ad accendere  il cervello e si accorsero di non trovarsi poi tanto male, anzi, si può dire che quella nuova condizione li facesse sentire... contenti.

Un bambino:

-"Allora cambiamo gioco?"

Una bambina:

 -"Finalmnte un altro gioco!...però non stupido!"

 

....e allora?.....

da allora come vissero i personaggi di questa storia?

Felici e contenti?

Questo non si sa, ma certo è che ormai erano sulla strada giusta per farcela.

 

Mi chiedo se mai, un giorno, possa succedere anche su questo pianeta, che qualche ondata di bambini riesca a scovare un qualche Libro delle Premesse dimenticate.

Sarebbe bello.