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Name: Maria Micozzi
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ciao internauti

E' radicato un antico assunto secondo cui arte visiva e parole non debbano uscire dalla stessa fonte; chi compone un quadro faccia l'artista e chi ha voglia di argomentare faccia il teorico, il filosofo o che altro. Mestieri diversi, ed è meglio che ognuno faccia il suo Queste affermazioni, come mille altre dello stesso spessore logico, sono non solo possibili ma assolutamente normali perché noi, esseri organici, siamo inconsapevolmente sospesi su un vuoto molto problematico : la perdita del senso della complessità,.. Questo lutto non è un accidente ma semplicemente la necessaria conseguenza dell'assioma che fonda la cultura, quella cultura che, fatte le debite varianti, sta gestendo il Mondo da molti millenni. Parlo di quel sistema di relazioni e di pensiero che sul piano antropologico è classificabile come patriarcale, sul piano logico è definibile come dicotomico e sul piano dei sistemi organici e del pensiero sistemico è qualificabile come antisistemico e produttore di paradossi . Parlo della cultura quantitativa che ci sta scoppiando dentro mandandoci in pezzi. Miliardi di ombelichi vanno per la tangente.

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LA PAURA DELL'IMPOTENZA E LO STUPRO- METAFORE PER L'INDICIBILE

postato da Maria Micozzi [22/06/2009 16:28]
 

LA GROTTA

Impauriti hanno negato la paura

e l'ombra da allora s'infossa ,

scivolando, liquida, sotto il ferro delle armature.

-In catene, soffia da sempre la terribilità

offesa,

quando il rimosso si gonfia

nella grotta,

-perduti,

fragili, i guerrieri maledicono

la vergogna emersa

e la sua icona spudorata  -

pieni di ferro spingono il coltello

dentro ogni carne

molle.

 

 

 

 

 

SOTTO IL VESTITO

Aveva una ferita aperta,

appena sotto la cintura,

e il respiro legato stretto.

Aveva una ferita aperta,

appena sotto il petto,

e sentiva le idee morire

come streghe

violente, vomitate

per oltraggio -

-nascosta nell'ombra-

vedeva le mani tingersi di rosso

mentre,

a piedi nudi,

molti  salivano la sua collina.

 

 

IL BRANCO

Gli sguardi obliqui, attorno,

la schiena curva sotto le erbe alte

della savana, il predatore

la preda

impaurite

cariche di fame -insieme-

a cercarsi, a fuggirsi.

- l'urlo ingoiato-

Ancora,

senza memoria, qualcosa

si rotola dentro il sesso impaurito

con la voglia  di pulsare forte

spezzare la stretta dell'impotenza

e la vergogna,

-la voglia di aprire con la pietra scheggiata

l'animale ferito

ancora preme-

ancora vive, coagulato nel grumo

antico,

il ventre  antico del branco

 

 

 

 

 

RUBATE LE PAROLE

Chiuse le femmine in icone riposte

-desolate streghe, isolate dee-.

i guerrieri hanno trasformato ogni cosa

in preda,

presa la verità del mondo pensato,

rubate le parole per dirlo.

 

 

 

 

 LE BAMBINE DENTRO LE DONNE

Ci sono farfalle leggere

negli occhi di una donna che pensa

l'amore

tenerezze che bisbigliano domande -piccole

come i segreti delle bambine

ridenti , rannicchiate

dentro i seni gonfi.

Sempre -ancora- ciarliere,

leggere le  bambine ricordano il riso

alle vecchie

disegnando innocenze complici

lungo gli intrecci sottili delle rughe,

sulle mani macchiate di tempo.

Giocano, le bambine, dentro il cuore

delle donne e ogni madre le riconosce

nei giochi delle figlie,

-di vita in vita nascoste

dentro il petto forte-.

 

Quando arriva l'orco

le cantilene

segrete

restano mute

-Quando l'orco

passa,

le bambine, stuprate,

stupite

muoiono.

 

 

 

 

IL NOME

A questa donna

hanno strappato le parole della  sua casa,

-fino dai giochi paurosi

dell'infanzia

sapeva il suo nome antico

di femmina

e lo cresceva nuovo

-ogni giorno-

Le canzoni raccontate

-nel segreto- per sapersi

per ritrovarsi,

-ora- senza forma,

sono pezzi di silenzio, 

piume senza volo,

la macchia lasciata

in mezzo alla strada

da un piccione perso

nel traffico.

 

 

 

 

 

IL MURO

E' uscito dal recinto 

l'impotenza temuta, il possesso inseguito,

è scappato per barattare la vergogna

e la paura

Ha strappato una casa

segreta

e chiuso l'urlo ferito

nel grumo che lo

ossessiona.

Senza nome,

l'ha lasciata ,

-impaurito-

dietro il suo muro d'ombra

 

 

 

 

 

LA CASA MALATA

Sei sola nella strada delle storie

raccontate,

la cronaca nera, di notte,

graffia i muri e le ombre,

di notte

quando gli angoli conosciuti

hanno occhi ostili.

-affretti il passo

il suono dei tacchi

sottili

ti fa chiasso attorno e nel cuore

e rompe i nascondigli

fragili delle parole che, dentro,

ti dici,

degli occhi tenuti bassi,

delle mani strette

-nelle vene costrette

nel petto chiuso

conti il tempo che manca per arrivare.

 

La paura

Lo sconosciuto

Tu femmina

e il tuo odore

braccato

 

Poi la chiave, la serratura

e la porta si apre e ti beve,

si chiude fedele a raccogliere il nodo

delle spalle contratte.

Fedele la tua casa malata

ti prende

e trovi ancora le cose che sai

il conosciuto pianto

il silenzio e il chiasso nella carne punita

il coltello lucido, pronto a tagliare

il tuo letto.