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E' radicato un antico assunto secondo cui arte visiva e parole non debbano uscire dalla stessa fonte; chi compone un quadro faccia l'artista e chi ha voglia di argomentare faccia il teorico, il filosofo o che altro. Mestieri diversi, ed è meglio che ognuno faccia il suo Queste affermazioni, come mille altre dello stesso spessore logico, sono non solo possibili ma assolutamente normali perché noi, esseri organici, siamo inconsapevolmente sospesi su un vuoto molto problematico : la perdita del senso della complessità,.. Questo lutto non è un accidente ma semplicemente la necessaria conseguenza dell'assioma che fonda la cultura, quella cultura che, fatte le debite varianti, sta gestendo il Mondo da molti millenni. Parlo di quel sistema di relazioni e di pensiero che sul piano antropologico è classificabile come patriarcale, sul piano logico è definibile come dicotomico e sul piano dei sistemi organici e del pensiero sistemico è qualificabile come antisistemico e produttore di paradossi . Parlo della cultura quantitativa che ci sta scoppiando dentro mandandoci in pezzi. Miliardi di ombelichi vanno per la tangente.

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NEL PARCO DEGLI STUPORI

postato da Maria Micozzi [26/03/2009 20:11]
 

 

- Il gusto degli Italiani...

Alla voce ‘gusto' il vocabolario mette per prima l'accezione  ‘il senso con cui si percepiscono i sapori ' al secondo  punto ‘il sapore delle varie sostanze ', al terzo una traslazione  del secondo.

L'interessante arriva al quarto e al quinto posto dove rispettivamente si legge:'desiderio improvviso, capriccio ' e  ‘capacità di discernere le cose belle, senso dell'eleganza e della misura '.

Mi faccio una domanda: perché dai siti archeologici paleolitici fino ai primi del secolo scorso fa tutti i ‘rappezzi' architettonici  hanno trovato  consonanza con le opere maggiori e una fluida armonia tra loro? Sono convinta che i l'architettura sia la 'casa' dove l'uomo proietta inconsciamente la misura  di sé e soprattutto  il senso della propria appartenenza al mondo.

Quindi sia il gesto di Michelangelo che quello del semplice scalpellino, tralasciando la meraviglia degli artigiani costruttori di cattedrali, differiscono  nel grado di genialità non nell'esprimere armonia, i diapason della specie prendono voce e si parlano, i due gesti coesistono l'uno accanto all'altro in ricchezza di senso.

Ma la velocità della cultura dicotomica, che divide l'interezza umana in due, negli ultimi cento anni   ha innestato una marcia parossistica  la  sua ‘casa' ne risente stilisticamenhte, sempre più spesso è soprattutto colla e frantumi, figurarsi  i vari  ‘rappezzi'.

Se a tutto questo aggiungiamo i  bisogni di pancia che spingono alla chiusura e alzano i recinti del cortile, oltre a quelli dell'anima, la statica e l'estetica  del Bel Paese  finiranno per chiedere asilo politico da qualche altra parte insieme con il pensiero critico e l'etica.

 

-A questi poveri bisogna proprio dire tutto!

Una ditta licenzia qualcuno e questo, diventa povero e  sembra che subito s'impigrisca,  magari si distrae per il volare delle mosche o magari gironzola a vuoto, i bambini fanno sempre così   quando l'unico maestro  è fuori dalla classe.

In poche parole appena uno diventa povero sembra non combinare più niente, niente speculazioni immobiliari, niente  multinazionali, niente borsa, si perde nella pigrizia ; ma non è questa il solo problema dei poveri , c'è anche un'altra cosa,  mancano anche di fantasia.

Lasciamo perdere tutte le invenzioni nate dai salti mortali fatti da sempre, l'analisi è documentata.

Nel fermentare della rivoluzione francese i poveri non avevano più pane da mangiare, cioè ne avevano meno di prima,  ma per fortuna , anche quella volta,  qualcuno da molto in alto fa piovere il suggerimento risolutore:"Che mangino brioches!".

Fin da piccola mi sono sempre chiesta "Ma, caspita,  non potevano pensarci da soli?"

 

-Quando gli Orsi vanno a caccia

Qualcuno ha presente quel  progenitore peloso armato di clava? Il cacciatore che si gonfiava e urlava per mettere paura al nemico di cui aveva una paura matta?

I peli sono in buona parte caduti e ultimamente vengono  anche  depilati, ma il predatore è sempre qui, immortale e immutabile, è sempre qui che si agita, pronto allo scatto, oggi anche più preoccupato per i  i tarli che fanno scricchiolare il trono.

Inoltre la  guerra  pensata dai padri per il proprio potere e per  incamminarci i figli, sta perdendo  ori e lodi; a dire il vero  ai  fanti non è mai piaciuta, ma ad un  Padre potente si deve obbedire  e  contadini diventavano fanti e partivano. Oggi con il maquillage sfatto le è meno facile   trovare un innamorato che dicao "voglio morire in armi".  insieme con la bruttezza, la guerra  si è assicurato anche il primato della stupidità nel calcolo dei costi-benefici: infatti nessun problema è stato mai risolto, nemmeno i più contingenti ed egoistici.

 Ogni volta la pace del vincitore cancella qualche confine  e ne segna uno diverso. Non è cosa da poco, i confini, anche quelli senza padrone come presso gli Indiani d'America,  attengono all'identità  di un popolo e le varianti dovrebbero nascere solo dal lavoro sulle relazioni e non dalla violenza delle opposizioni. E' risaputo che il testosterone inibisce il linguaggio e alimenta l'aggressività ingenerando un circolo vizioso: i tracciati  fatti col filo spinato e con le trincee  sono  le ragioni della guerra successiva.

In ogni caso le promesse di adrenalina,  di sangue e di  predazione,  sono  sempre servite  alla cultura patriarcale; è la cultura stessa che alimenta l'aggressività con modelli opportuni e frustrazioni mirate per incalanarne le energie vsugli obiettivi necessari al proprio potere.

La strategia funziona: frustrazioni pesanti e gratifiche ubriacanti.

Il muscolo del  cacciatore odierno cerca le tradizionali legittimazioni, pressato ancora di più dalla vecchia paura d'essere impotente.

In qualche ‘azione' deve pur espandersi per non implodere!

La preda storica è abbastanza frequentata, nonostante la legge sullo stupro come reato sulla persona e non più contro la morale abbia privato le tesi della difesa di tanti comodi luoghi comuni sul 'morsettino' o sulle ‘fauci  voraci ' l'avvocato dello stupratore è costtrettoa fare sempre meno affidamento.

Per chiudere, il troglodita civile è preoccupato, il trono è a rischio, a richio i miti bellicosi ( le ronde hanno dovuto abbassare molte picche), la femmina si afferma e per finire la  legge è diventata più indulgente con la preda.

Al testosterone che urla da sotto le nuove armature non pensa nessuno?

Ma certo che qualcuno ci pensa ci pensa uno dall'alto: si prova a dare nuovo ordine alla schiera ecologica delle  passioni sanguigne,  nuove motivazioni e nuove giustificazioni.

Un abbraccio paterno  si prende cura anche dei giovani  guerrieri: ad uno che sbigottiva della possibilità che  un sedicenne possa maneggiare una carabila libera da puntare tra gli occhi di un passero, quando va bene, è stato risposto istintivamente che è sempre meglio che spararsi in vena.

Il paragone geniale non è mio, è venuto significativamente  spontaneo ad un  noto politico firmatario anche di leggi  e questo è sicuramente l'aspetto che rende significativa la contrapposizione e meritevole di maggiore approfondimento.

Non è qui la sede per le implicazioni del caso, ma una curiosità va detta : la dicotomia in effetti non tanto dicotomica in ambedue i casi siamo in un contesto negativo, ambedue  sparano ‘prodotti' che arricchiscono  pochi  e rubano  (cervello) a tanti.