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E' radicato un antico assunto secondo cui arte visiva e parole non debbano uscire dalla stessa fonte; chi compone un quadro faccia l'artista e chi ha voglia di argomentare faccia il teorico, il filosofo o che altro. Mestieri diversi, ed è meglio che ognuno faccia il suo Queste affermazioni, come mille altre dello stesso spessore logico, sono non solo possibili ma assolutamente normali perché noi, esseri organici, siamo inconsapevolmente sospesi su un vuoto molto problematico : la perdita del senso della complessità,.. Questo lutto non è un accidente ma semplicemente la necessaria conseguenza dell'assioma che fonda la cultura, quella cultura che, fatte le debite varianti, sta gestendo il Mondo da molti millenni. Parlo di quel sistema di relazioni e di pensiero che sul piano antropologico è classificabile come patriarcale, sul piano logico è definibile come dicotomico e sul piano dei sistemi organici e del pensiero sistemico è qualificabile come antisistemico e produttore di paradossi . Parlo della cultura quantitativa che ci sta scoppiando dentro mandandoci in pezzi. Miliardi di ombelichi vanno per la tangente.

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Polveri sottili, confusione e 'sono tutti uguali'

postato da Maria Micozzi [23/03/2009 20:08]
foto Il mio studio è in un seminterrato, le finestre sono grandi, ma la luce che entra è quella che può entrare in un seminterrato che, a Milano, si trovi in un edificio esposto a nord.

Il viale è trafficato in tutti i sensi, pedoni e auto, ma da me non entra nessuna immagine, è presente   il rumore.

E così che a fine giornata, quando esco, spessissimo per prima cosa faccio una gran respirata profonda e cerco in alto, oltre i cornicioni, qualcosa che non sappia di muratura; tocco il primo albero che incontro.

Tutte le  polveri sottili che trovo in strada neanche per un momento sembrano bloccarmi

quel gesto istintivo, la  voglia di ossigeno e di ‘aperto'. Ne sono cosciente e non me lo vieto.

Il senso d'oppressione non dipende poi tanto dal mio studio, ma è piuttosto la confusione generalizzata del clima sociale e culturale a togliere l'aria, uno stato di fatto tanto mentalmente opaco da incupire la stessa invenzione e ogni muro ne diventa simbolo.

E' il  bisogno di salvarsi ad ogni costo personale: la frantumazione confusiva di cose, pensieri, persone è il soffocamento peggiore.

La quantità di polveri sottili che si ingurgitano pensando di respirare libertà  è anche la metafora di questa polverizzazione di contorni e di differenze; l'abbattimento di contorni e differenze paradossalmente sfocia in dicotomie radicali e finisce per vanificare tutti gli aspetti vitali dell'appartenenza.

Credo che non ci domandiamo neanche più come mai i dibattiti, come i discorsi da treno o da bar, alla fine l'unica cosa che realisticamente fanno registrare sia solo il numero delle opinioni.

Difficilmente gli interventi evolvono in una sintesi organica, sempre più difficilmente si arriva a costruire qualcosa di logicamente articolato, che possa attenere a ciò che si chiama ‘conoscenza'.

Però si sente nausea, una sorta di mal di mare per beccheggi e rullii scomposti. Posso suggerire, tanto per cominciare, una buona tazza di vecchio vocabolario, fa passare le vertigini e riconnette qualche coordinata  per non perdere il filo; io mi ci rifugio spesso e scorrendo i termini, anche a caso, ritrovo ogni volta l'entusiasmo di quelle  avventure socratiche che scoprivano nuove articolazioni logiche esplorando sentieri di congruenza

Alcuni giorni fa mentre ero al mercato, in coda, a comprare frutta e verdura, ho vissuto un pezzo di vita significativo per l'argomento.

In coda, i discorsi, sulla crisi, dopo aver sovrapposto aspettative e colpevoli e si sono chiusi sul confortevole "intanto sono tutti uguali".

Un minuto dopo, si cambia il pezzo; una donna mentre controlla la bilancia lamenta i rincari e di nuovo la coda argomenta sul chi si approfitta della situazione, anche qui si avviva alla comoda sintesi  "sono tutti uguali", questa volta ad esserlo erano i commercianti.

Ma ecco che, subito, scatta un miracolo logico: proprio il venditore che in precedenza aveva aperto e chiuso l'argomento sulla politica con il "sono tutti uguali" ora rivendica le ‘differenze'; molti lo seguono  reclamando, ognuno,  le proprie specificità.

Due belle rette parallele in quindici minuti di coda; le rette parallele, per definizione risaputa, sono quelle che non si incontrano mai... lo fanno solo all'infinito, ma sappiamo anche che l'infinito è  il ‘mai' reale.

I due gruppi di opinioni non si sono nemmeno sfiorati, peccato perché il secondo, vedendo differenze, rompeva con la generalizzazione e avrebbe potuto fungere da correttore del primo; questo a sua volta poteva essere salvato dal nulla di fatto in cui proprio la generalizzazione l'aveva confinato, nell'insieme poteva nascere un processo mentale, piccolo,  ma di tutto rispetto.

Purtroppo mancando la spinta culturale verso una visione organica del pensiero logico, le due situazioni sono restate due situazioni separate e in questi casi sono state le pance a dare le regole e la regola delle pance comincia e finisce con la digestione, e ogni giorno si comincia da capo...

C'è un modo di dire che, ripensato bene, potrebbe essere utile: "buttare la polvere negli occhi".

La confusione, come la polvere,  serve solo alla paralisi dell'impolverato e al nascondimento dell'impolverante.