Causa romanì: una riforma morale, intellettuale e politica
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Da molti decenni malgrado l'impiego di risorse ed energie la condizione sociale, culturale ed economica della popolazione romanì è in costante peggioramento, la responsabilità è da attribuire alla realizzazione di politiche costruite sulla base di una sbagliata interpretazione e conoscenza della realtà e dei bisogni delle comunità rom e sinte. La necessità di abbandonare questo metodo di lavoro e di mettere in atto un radicale cambiamento con la partecipazione attiva e professionale dei rom è teoricamente condiviso a tutti i livelli, ma nel concretizzare questo cambiamento gli ostacoli e le difficoltà sono numerosi. Negli ultimi anni buona è stata la crescita di partecipazione attiva dei rom e dei sinti impegnati in ambito sociale, culturale ed associativo, ma NON E' visibile un miglioramento delle condizioni delle nostre comunità, NON E' visibile la VOLONTA' di un radicale cambiamento di metodo rispetto al passato. Non possiamo continuare a cercare responsabilità verso gli altri, ad accusare altri. La responsabilità è nostra, è dei rom e dei sinti, in particolare è dei leaders rom e sinti vecchi e nuovi. I leader rom e sinti, vecchi e nuovi, non cercano il radicale cambiamento, timorosi di perdere la posizione autorefenziale conquistata, non si interrogano sulle motivazioni del mancato seguito della base rom e sinta. I leaders rom e sinti, vecchi e nuovi, sono interessati alle passerelle istituzionali nella speranza di portare alla "propria casa" qualche vantaggio, non sono interessati a promuovere politiche utili alla collettività romanì. Aspettano "l'obolo" politico o istituzionale e non sono interessati a cercare le soluzioni dentro le comunità rom e sinte. A cosa serve un comandante senza l'esercito? Serve per fare battaglie utili a se stesso. L'iniziativa che arriva dall'Abruzzo, dove un gran numero di famiglie rom si sono attivate per avviare iniziative utili a tutta la comunità rom abruzzese, senza elemosinare nulla alla politica ed alle istituzioni, è un esempio importante che dovrebbe stimolare i leaders rom e sinti, vecchi e nuovi. Sono visibili le difficoltà che impediscono il cambiamento, in particolare:
La causa di queste difficoltà è da attribuire all'assenza di professionalità, all'assenza di volontà ad impossessarsi delle conoscenze e delle competenze necessarie per dare qualità e credibilità al lavoro. Molti sono convinti che è sufficiente essere rom o sinto per "lavorare bene" con le comunità rom e sinte; è certamente importante essere rom o sinto, ma non è sufficiente per "lavorare bene"; come non è sufficiente aver maturato esperienze nel passato, quel passato che tanti danni ha provocato alla popolazione romanì. Lavorare bene significa ottenere risultati concreti che migliorano le condizioni di vita delle famiglie rom e sinte in un determinato territorio. E' convinzione diffusa che la volontà sia la condizione per svolgere qualsiasi lavoro. E' vero, per lavorare la volontà è necessaria, ma non è sufficiente per "lavorare bene".
Una regola valida per tutti i lavori è che gli obiettivi si raggiungono quando si "lavora bene". Il cambiamento per migliorare le condizioni di vita della popolazione arriverà quando lo spessore professionale dei leaders rom e sinti, vecchi e nuovi, permetterà loro di:
Il cambiamento arriverà quando la popolazione romanì saprà riconoscere i propri leaders rom e sinti e dare a loro la forza emotiva, professionale, politica e numerica. Il cambiamento sarà concreto quando saranno attivati progetti di comunity welfare.
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