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Identificarsi con il proprio .....io Elisa Pinzan

postato da Patricia Del Monaco [09/10/2012 13:25]
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"La follia è vista ora come un pericolo che mina la debole struttura psichica dell'uomo, come soluzione di ogni conflitto, condizione di vera autenticità di cui l'uomo è spoglio di tutte le maschere." ( Luigi Pirandello)
Direi che la citazione di questo poeta del Novecento raffigura in maniera stupendamente mirata l'autrice Patricia Del Monaco: crisi dell'uomo moderno che ha visto crollare tutti i valori della civiltà borghese, senza poter giungere ad elaborare nuovi stimoli per il suo essere sia interiore che per il bene del prossimo.
Oltre alla maschera che noi indossiamo per noi stessi, illudendoci di costruire la nostra individualità, ci sono anche quelle che dobbiamo indossare per gli altri, se vogliamo vivere integrati e ben accolti nella società. Coloro che ci vivono intorno ci gettano addosso una maschera che ci classifica, ci incasella, ci imprigiona nella trappola delle convenzioni sociali. La prima crudele trappola è la famiglia, cellula della vita associata: qui, fin dalla nascita, siamo obbligati a sostenere un ruolo. Il personaggio che vuole riappropriarsi della propria libertà e autenticità, comincia con lo scardinare proprio l'istituto familiare; poi si accorge che fuori di esso e fuori dai ruoli che la società ha costruito non si può coesistere.
 Si diventa allora forestieri della vita e unicamente spettatori della vita altrui, filosofi di quella filosofia del lontano che è rinuncia alla vita per evitarne il dolore.
L'albero delle anime (cm100x100) racchiude un significato che Patricia trasmette allo spettatore come uno schermo volto al destino. Fiamme con una colorazione calda intrappolano volti di anime che rivedono in una pellicola di un film il "loro" albero della vita vissuto ma comunque non dimenticato. Un istinto che si traduce nella pittrice in una vasta operatività, quasi senza sosta, sempre attiva in un istinto così forte quasi da voler uscire dagli schemi imposti dalla vita. voglia di fare, di disegnare e di dare colore alle cose, ai sogni, ai sentimenti, al grigiore irrazionale che è, certe volte nella vita essenza di colore e, altre volte, lancinante e dolorosa ripetitività; talvolta mancanza di fantasia e di sentimenti, ossia di slanci e di volontà che si vedono nel mondo. L'albero della vita (cm 100x100) sostiene un mondo che le rappresenta la positività, accetta e tollera ma non sempre gradisce. E allora uscire... uscire nei campi dell'infinito dove la notte porta consiglio per una giornata lunga, intensa, posta a far germogliare le gemme colme di speranza alla nascita di una nuova vita. La vena potente e prepotente del gioco, quel senso di giocosità della vita, quel bisogno di relax, di finezze e di rincorsa continua alla vanità. Nella pittura di Patricia c'è anche un remoto mondo di cose lontane e dimenticate. Un'intuizione fantastica che si traduce in un acuto pittorico:un centro del quadro, un improvviso incontrarsi di toni che si smorzano intorno a un indicatore cromatico vivissimo lanciante un forte grido nel buio.
 Nella rappresentazione Stati d'animo (cm120x60), evidenzia una carica di messaggi da comunicare, uno strapiombo leggero sul quale cavalcare, per una fuga ideale da ciò che delude, con quel fondamentale ottimismo che è costituito dalla consapevolezza del poter evadere tra nuvole e pensieri dove potrebbe non esserci spazio per gli altri se non per l'autrice. Un lavoro svolto con precisione perché le idee sono chiare ma piuttosto di categoria psicologica. Toni scuri si specchiano su quelli chiari raffigurando in lei un'unione di sole e luna capace di ottenere una fusione esattamente congruente a cosa vuol dire vivere adesso in quella circostanza e con le proprie esperienze. Noto in maniera molto aperta che l'autrice vive l'arte come istinto, come ruolo, modo di essere, continuità di rapporto io-tela, io-colore, io-segno. Osservando il mondo e la vita, non disprezza l'eccessivo, ma evita il fattore sociale, condizionante, soprattutto quando disegna le condizioni vitali e del perché ognuno di noi ha un perché di esistere. Direi che questa autrice possiede in maniera netta una potenzialità nell'analizzare la vicenda dell'uomo nella sua lotta per la vita secondo i canoni dell'impersonalità. Sposta il punto d'osservazione all'interno della vita psichica e riesce a trarne comunque una conclusione del perché lo spazio prevale sull'immagine e quindi il motivo principale del perché l'uomo vive nel così chiamato mondo e non altrove.

Elisa Pinzan

 L'Albero della vita 2007 olio e acrilico su tela