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THE NATURE TO SCHELLING

postato da Patricia Del Monaco [27/01/2013 11:44]
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La natura per Schelling è attività spirituale inconscia, infinita, e le sue produzioni sono gli esseri finiti, dei quali il maggiore è l'uomo, poiché con l'uomo la natura acquista consapevolezza di sé (diventando spirito). La natura ha una realtà propria e indipendente, ma non nel senso del noumeno kantiano, poiché essa è costituita della stessa spiritualità che si rivela nello spirito e che caratterizza anche l'uomo in grado di intuirla. La natura, per attuare se stessa, deve incontrare e superare un impedimento ch'essa porta in sé. Nella natura infatti esistono due tendenze opposte, una positiva l'altra negativa: quando queste due forze sono in equilibrio (sintesi) si ha la produzione di una determinata forma naturale; poi l'equilibrio si rompe, per ricomporsi successivamente, generando nuove forme naturali, in una progressione infinita.

La natura che interessa Schelling non è quella oggettiva delle scienze naturali e sperimentali (natura naturata), ma quella soggettiva della filosofia idealista (natura naturans), l'unica che permette di cogliere (attraverso la fisica speculativa basata sull'intuizione) l'unità dei fenomeni, la loro derivazione da un fondamento comune (natura finalistica). Qui l'influenza di Bruno è notevole.

La fisica speculativa non è basata sui rapporti di atomi materiali, ma su rapporti di forze (produttrici e opposte), colti attraverso l'intuizione intellettuale (di cui già Kant nella Critica del giudizio, a proposito del teleologismo della natura, ma il termine è preso da Bruno). Schelling estende a tutta la natura quello che Fichte aveva affermato per la vita dell'IO, e cioè che il principio originario è "azione", non essere, non sostanza fissa e rigida, e che l'essere è il prodotto dell'azione. Non c'è dunque sostanza materiale, né atomi o corpuscoli immutabili, e neppure un'estensione come modo di essere originario della natura: questa in realtà è un gioco di forze, la materia è il risultato di energie duali e polari, cioè opposte, che ad un certo punto raggiungono un equilibrio provvisorio, fonte di nuovi flussi energetici.

Tuttavia, l'intuizione di per sé non può produrre una sintesi concreta di soggetto e oggetto: ciò spetta all'arte, che è organo della filosofia (su questo avverrà il distacco da Hegel). Il poeta (o l'artista) produce ciò che il filosofo pensa. L'opera d'arte sintetizza libertà e legge, spontaneità e tecnica, natura e spirito, conscio e inconscio: essa è una rappresentazione finita e sensibile dell'infinito.

Filosofia ed estetica

L'ultima estetica che aveva tentato una considerazione globale dell'arte, puntando sul piacere disinteressato, era stata quella di Kant. Ora, nella concezione di Schelling si va molto più in là. Qui l'arte invade luoghi (come la morale, la politica, l'educazione) che Kant non poteva neppure immaginare, né avrebbe mai tollerato. L'arte cioè si connette col significato profondo dell'esistenza poiché costituisce un ideale di vita, un insieme di valori alternativi al sociale. Sintetizzando magistralmente il pensiero di Hölderlin, secondo cui la poesia, essendo rivelazione dell'infinito, ricompone la scissione uomo/natura e restaura la dignità dell'uomo; di Novalis, secondo cui il poeta è il mago che svela la trasparenza del messaggio della natura; di F. Schlegel, secondo cui da un lato la forma romantica della poesia è legata alla disposizione ironica, di gioco, che il poeta ha nei confronti della propria creazione, mentre dall'altro l'arte può essere avvicinata al linguaggio del mito in quanto simboleggia la realizzazione dell'infinito nell'oggetto estetico - Schelling ha fatto della bellezza il trait d'union della vita finita dell'uomo con l'infinito. Artefice di questa bellezza è più che il filosofo (la cui intuizione intellettuale non può essere socializzata in quanto incomunicabile) è l'artista (poeta, pittore, musicista...), cioè colui che riproduce in un oggetto determinato l'unità originaria di soggetto e oggetto. In questo senso è possibile raggiungere un'identità di natura e spirito. Nella creazione estetica si riuniscono l'inconscio della natura, mediante la spontaneità dell'ispirazione, e il conscio dello spirito, mediante l'elaborazione cosciente dell'ispirazione compiuta dall'artista.

I romantici tedeschi preferiranno Schelling a Kant perché questi distingueva tra etica, estetica ed epistemologia, mentre quello faceva dell'estetica (intellettuale) la forma più alta. Per Schelling infatti l'arte è la rappresentazione dell'infinito nel finito e la mitologia è il soggetto principale dell'arte.