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THE TREE ACCORDING TO MIRCELA ELIADE

postato da Patricia Del Monaco [25/02/2013 21:40]
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L'albero secondo Mircea Eliade è un simbolo con molteplici significati

 

L'Asse del mondo,e cioè un centro che mette in comunicazione i tre regni del Cielo,della Terra e del mondo ctonio. In Gallia quest'albero è la quercia,per i Germani è il tiglio,in Scandinavia è il frassino,per l'Islam è l'olivo,in India è il vaniani, in Siberia è la betulla o il larice, in Cina è il pesco. L'albero assiale sta al centro a reggere la tenda siberiana e presso i Sioux è lo spazio della danza del Sole. Presso i siberiani il Sole e la Luna scendono e salgono lungo l'albero assiale della betulla,la quale ha delle intagliature che ne evidenziano il passaggio. Invece in Cina i sovrani mediatori tra cielo e terra salgono e scendono lungo l'albero Chien-mu (legno diritto) che si trova al centro del mondo e non ha né ombra né produce eco. Esso ha nove radici a cui corrispondono nove fonti ed ha nove rami a cui corrispondono nove cieli. Questo albero,così come Cristo ha al suo fianco i due ladroni,si trova ad Oriente l'albero Fu e ad Occidente l'albero Jo su cui si trovano 10 corvi a cui corrispondono dieci Soli. A tali uccelli corrispondono in India ma anche in Cina 12 uccelli solari (che corrispondono ai 12 segni dello Zodiaco) e i 12 frutti dell'albero dell'Eden. Tali uccelli che riposano sui rami dell'albero cosmico corrispondono ai diversi stati dell'Essere. Anche nell'Induismo l'Atman universale e lo Jivatma sono rappresentati da 2 uccelli che in realtà sono però uno solo. Per gli islamici l'albero che supera il 7° cielo è haqiqat  (la gnosi). Per i Maya l'albero rappresenta l'asse di Ceiba oppure di Yaxchè del quale gli strati del Cielo sono i frutti,mentre in ognuna delle 4 regioni del mondo c'è un albero che fa da pietra angolare.
Albero della vita o albero cosmico. Nell'albero centrale la linfa rappresenta la rugiada celeste mentre i frutti rappresentano l'immortalità. Per quanto riguarda la linfa si pensi all' Haoma iranico, al Soma indiano, al Himoragi giapponese. Per quanto riguarda i frutti dell'immortalità si pensi alla mela dell'Eden, ai pomi d'oro delle Esperidi e dalle pesche del giardino di Hsi
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wang-mu. L'Albero della Vita iranico si trova tra 2 animali spazialmente contrapposti, allo stesso modo dei sigilli numerici che rappresentano gli alberi di cedro del mito di Gilgamesh. A Giava l'albero è rappresentato su di una montagna posta centralmente. Nel paradiso ci sono 2 alberi, l'Albero della Vita (il Sat della teologia Indù) e l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male (il Cit della teologia Indù), che però costituiscono una trinità: infatti l'Albero della Vita rappresenta l'Uno, mentre l'Albero della Conoscenza (essendo conoscenza e distinzione del Bene e del Male) rappresenta il Due (la Croce di Cristo) ed insieme questi 2 alberi, come l'1 e il 2 generano il 3, generano la Trinità così come l'Albero delle Sephirot è un albero a 3 colonne. Allo stesso modo dati i primi 2 numeri è possibile generare attraverso la Riflessione l'intera serie infinita dei numeri. L'albero è dunque unità del tronco che genera la molteplicità dei rami,molteplicità esemplificata dal numero 3, che è al tempo stesso simbolo della più universale molteplicità e non a caso l'albero in inglese si dice tree. Nell'iconografia religiosa sia Cristo che Buddha possono essere rappresentati da un albero, nel primo caso rappresenterebbe la Croce, nel secondo caso l'Albero dell'Illuminazione. Nella città cambogiana di Angkor l'albero cosmico è costituito dalle radici (Brama), dal tronco (Shiva) e dai rami (Vishnu) ed il mitico Monte Meru è un albero incoronato dal loto su cui siede Brama. In Cina l'albero legato rappresenta l'unione dello Yin e dello Yang e cioè l'Unità/Differenza del molteplice. Mentre l'albero dalle foglie cadute rappresenta il ciclo delle morti e delle rinascite, l'albero dalle foglie persistenti rappresenta l'Immortalità. L'albero della vita è un albero dinamico, in evoluzione, in ascensione verticale verso il cielo; al tempo stesso esso ha un evoluzione che si distende nel tempo,nella quale fiorisce, perde e ritrova foglie, muore e rinasce. Perciò, sempre secondo Mircea Eliade l'albero è la manifestazione della Potenza e del Cosmo. Infatti anche per i Turchi il dio Tangri somiglia ad un albero e per loro sia il pino che l'abete rappresentano un energia che rende verde tutto il mondo. Gli indiani Pueblo ritengono che l'abete è l'albero tramite il quale gli antichi progenitori salirono in superficie venendo dal mondo sotterraneo. Invece per i Goldi l'albero assiale si divide in 3 alberi (celeste,terreno,ctonio). L'Albero Cosmico è l'unione tra l'albero della vita e l'albero assiale,tra il ciclo della vita e della morte e l'immortalità che regge il cielo e la terra. In Egitto  il sicomoro è l'albero da cui Hathor trae la bevanda per i defunti o anime/uccello (Ba). Anche nelle mitologie mesopotamiche il dio Dumuzi è rappresentato da un albero a simboleggiarne la morte e la rinascita. Infine l'Albero Islamico è l'albero cosmico sulle cui foglie sono elencati i nomi degli uomini e per ogni foglia che cade è un uomo che muore.
Albero-antenato. L'albero si può considerare un antenato mitico ad esempio di una tribù e questo è spesso legato ad un culto lunare: c'è dunque un rapporto tra vegetali, antenati e la luna (es. i Tagalog filippini, lo Yunnan cinese, ma anche in Giappone, Australia, Korea e presso gli Ainu). Ci sono ad es. tribù discendenti da piante di bambù o di mimosa. L'uomo si può trasformare in albero e viceversa (presso le popolazioni altaiche e turco-mongole). Il simbolismo sessuale dell'albero è duplice e ambiguo: esteriormente il tronco eretto richiama il fallo, ma le cavità degli alberi ricordano la matrice femminile. Ci sono dunque alberi maschili ed alberi femminili, tant'è che presso i Ciuvesci  i cippi funerali per le donne sono tigli, mentre quelli per gli uomini sono querce. Secondo Marco Polo il primo re degli Uiguri era nato da un fungo e nutrito dalla linfa degli alberi. L'albero può essere fecondato dalla luce ed in Cina, nell'India meridionale dravidica, presso i Sioux, i Boscimani e gli Ottentotti gli alberi si accoppiano tra di loro e se ne celebrano anche i matrimoni. La coppia che non riesce a procreare pianta un albero maschio (dal ramo rigido) e un albero femmina (dal ramo flessibile), ne intreccia i rami e li recinta per 10 anni, considerandoli come fidanzati e propiziando anche la propria fertilità. Allo stesso modo una donna sterile depone presso le radici di un albero una pietra dilavata con acqua sacra con incisi due serpenti allacciati. L'associazione tra acqua, serpente ed albero richiama il concetto di fecondazione: in India i problemi di fecondazione sono risolti facendo sposare una donna prima con un mango o un albero da frutto (perché gli spiriti maligni temono gli alberi da frutto). L'albero da frutto è un albero femminile mentre l'albero da lattice è un albero maschile; a volte un uomo sposa un mango facendosi legare ad esso e poi legandosi ai polsi delle foglie d'albero. Presso gli Yakuti l'ombelico della terra è un albero ad otto rami con una chioma che spande un liquido giallo schiumante che toglie fatica e fame ai viandanti; secondo la leggenda il primo uomo andò presso l'albero la cui cima attraversa il cielo e nel tronco vide una donna che sporgeva attraverso una cavità sino alla cintola e che gli profetizzò il suo destino. Presso gli Altaici, prima di venire sulla terra le anime umane stanno come piccoli uccelli sulle cime celesti dell'albero cosmico. L'Albero inteso come Fons vitae contiene le forme delle cose allo stato virtuale: presso i Wurramunga australiani lo spirito dei bambini è come un granello di sabbia emesso da alberi nel ventre materno attraverso l'ombelico; inoltre il fuoco esiste già nascosto negli alberi da cui si estrae sfregando due pezzi di legno.
Albero e Dei. Esiste un culto dell'albero sin dalle civiltà preelleniche: Artemide viene collegata al cedro del Libano e al nocciolo, Attis si identifica con il pino, Adone con la mirra (analogia con il Cristo) mentre Atena è collegata con l'olivo. Il frassino Yggdrasil è un vero e proprio demiurgo. La danza aiuta la vegetazione, mentre esisteva un rito dello strappamento dell'arbusto che scandiva la morte e la rinascita annuale della vegetazione, consentendo anche ad  altri alberi di riprodursi: in questo caso il cordoglio della natura è come lo stesso cordoglio degli Dei per la morte di Balder, dio non a caso identificato con il vischio. Presso gli Indiani l'albero Ashvattha (ierofania) incorpora l'universo in un ciclo di rigenerazioni continue. L'Atharvaveda collega gli alberi con gli Dei, mentre i Veda parlano di un dio Albero che cancella i peccati, scaccia demoni e vampiri e consente di conquistare i mondi. Nello Shinto prima di iniziare una cerimonia si scuotono i rami di un albero sakaki per scacciare gli spiriti (analogia con il suono dei campanelli nel mistero della fede). Alcune maschere ed alcune statuette spesso sono intagliate solo con il legno di un certo albero (l'opera ha così un Genio ben definito) Anche nella filosofia l'albero ha sintetizzato il concetto di ordine ontologico o di sistema filosofico: si pensi alla metafora neoplatonica dell'albero, la cui radice è unica e i cui rami sono molteplici o al concetto di rizoma presente in Deleuze.
Albero come immagine della società. L'albero simboleggia la crescita di una famiglia e di una nazione. Per Ezechiele il faraone è come il cedro del Libano ed il suo orgoglio è come un albero troppo alto e che perciò deve cadere, simboleggiando l'ambizione eccessiva (ybris) che dev'essere punita. Per Ezechiele Jahvè umilia l'albero alto e innalza l'albero che si abbassa (come nelle Beatitudini del Vangelo e nel Cinque Maggio di Manzoni). Nel sogno di Nabukodonosor un albero grande e potente viene abbattuto e ciò rappresenta la fine di un regno.
Albero come evoluzione continua. L'albero è l'unione tra continuo e discreto: rami e foglie sono una molteplicità collegata in un solo albero, che quindi rappresenta l'articolazione dell'Uno (come in Plotino) e la strutturazione del molteplice. La forcella dell'albero è il momento in cui la continuità del tronco si scinde nella molteplicità dei rami: il ramo è allo stesso tempo una cosa in sé ed una parte integrata in una totalità. L'albero è una progressione ordinata, uno sviluppo dal molteplice all'Uno. L'albero della vita e l'albero della conoscenza corrispondono alla coppia indiana tra Sat e Cit, all'opposizione tra Natura e Storia.
Albero rovesciato. Figura collegabile al rizoma, presente anche in Plotino stesso e simboleggiante la discesa del molteplice dall'Uno. Presente soprattutto in India, nei Veda e nella Bhagavad Gita. Il simbolo può rappresentare anche il Sole che dispensa i suoi raggi alle creature. In realtà l'albero rappresentato compiutamente è come l'unione tra un albero rovesciato ed un albero dritto, dal momento che procede dalla molteplicità delle radici, si slancia nell'unità del tronco e si articola nella molteplicità dei rami: in questo caso l'Uno è il Medium, ciò che collega le radici ad i rami, i quali entrambi sono veicolo di nutrimento e proprio per questo si devono orientare in tutte le direzioni. La radice è il principio della manifestazione, mentre i rami sono la manifestazione nel suo sviluppo. L'Ashvattha ha radici in alto e rami in basso e si estende verso l'alto e verso il basso. Per le Upanishad l'Universo è un albero rovesciato che affonda le radici nel cielo e stende, come il dio solare Aton, i rami su tutta la terra. Il Rigveda si augura che i suoi rami scendano su tutti noi. La Katha Upanishad afferma che l'Ashvattha eterno è il Puro, il Brahmano (bhr...= crescere, bruciare) le cui radici si innalzano ed i rami si abbassano. Il Brahmano è la non-morte e tutti i mondi riposano in lui ( l'Essere indeterminato = Apeiron). Per Eliade l'Albero Ashvattha è la manifestazione del Brahmano nel Cosmo (processione plotiniana discendente o explicatio cusaniana). Per Durand l'albero rovesciato con radici e rami molteplici è il segno della coesistenza nell'archetipo dell'albero dello schema della reciprocità ciclica: dunque l'albero nella sua compiutezza è un rizoma. Altre culture dove c'è l'immagine dell'albero rovesciato sono quella sabea, che secondo Masudi parla dell'uomo come una pianta rovesciata con le radici al cielo e i rami in terra. C'è poi l'Ebraismo: nello Zohar l'albero della vita è rovesciato ed illuminato dal sole. Presso i Lapponi il sacrificio di un bue che propizia la crescita della vegetazione viene accompagnato dalla sistemazione presso l'altare di un albero rovesciato e così pure presso le tribù australiane gli stregoni avevano un albero magico che piantavano a testa in giù.