Enzo Morandi e la combustione (Quinta Macchina)
postato da Morandi Enzo [17/08/2012 11:41]
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Quando dalla Ciociaria (provincia di Frosinone) tornai a Poggibonsi, mi presi l'incarico di rimettere a posto il mobilificio "Toscana Arredamenti". Fu un'avventura piacevole ma dura, c'erano molte cose da fare e piuttosto urgenti. Chiaramente il problema dell'energia termica (anche se grave) passò in second'ordine, ma dopo aver fatto delle ricerche di mercato e su quella base, aver creato delle riproduzioni di mobili da camera da letto in vari stili dal "Quattrocento" al "Settecento" nonché la nuova organizzazione commerciale, mi misi a rivedere tutta la produzione ed in questa anche le caldaie per la produzione di energia termica e riscaldamento d'inverno.
In questa azienda c'erano ben 4 caldaie piccole di cui una per il riscaldamento degli uffici, ovviamente a gasolio, le più moderne e meno inquinanti dell'epoca (o almeno ritenute dalla maggioranza tali) con quella per scaldare i piani della pressa, altrettanto piccola e a legna caricamento esclusivamente manuale poi una grande, sempre a gasolio e l'ultima una vecchia ma da me ben conosciuta cornovaglia, solo a legna, era una costruzione mista ferro e refrattario. Quest'ultima, che poi sarebbe diventata la 5° caldaia modificata, era rimasta nella centrale termica di una vecchia e bella azienda che si era spostata nello stabilimento nuovo a sud fuori dal paese di Poggibonsi, dove invece la Toscana arredamenti era rimasta occupando due vecchie fabbriche spostate fuori abitato. La caldaia grande avrebbe riscaldato una parte di stabilimento, che a quel tempo era adibito a magazzino, quindi ferma da anni, piena di porcherie riposte dentro il focolare e carica di modelli, dime e tanta polvere all'esterno. Nessuno si avvicinava a quel mucchio di troiai, e non l'avrei fatto neanche io se non ci fosse stato l'esigenza di mettere in moto un vecchio essiccatoio collegato proprio a quella caldaia e la lontana possibilità di allargare il montaggio proprio li dove c'era tanto posto mal utilizzato. Mi provai a ripulire quel mucchio di sudicio ad avanza tempo (fuori dall'orario di lavoro), insieme ad un paio di socini (soci di minoranza) ed un socio; pulimmo tutto anche se nessuno capiva il perché di quella fatica, dal momento che nessuna di quelle persone, aveva mai visto funzionare quella caldaia e l'impianto che la completava, oltretutto, era ormai cosa abituale ed assodata che il cascame di legno, era più inquinante del gasolio ed essendo dentro il centro abitato, era da pazzi rimettere in moto quel rudere, anche perché a quell'epoca portare in discarica gli scarti di legno non costava nulla, dicevano loro, ma solo il carico e lo scarico più il viaggio fin dopo Certaldo a una trentina di chilometri, più altrettanti di ritorno, a me sembrava un costo da aggiungere poi al costo del gasolio. Misi in funzione quel catorcio dopo avergli rimesso un po' di refrattari ed alcune modifiche, ormai già provate e risultate ottimali in altre caldaie simili, riuscimmo a rimettere in circolazione l'acqua dell'impianto (incredibile, lavori e materiali ottimi davvero) partì anche l'essiccatoio, che anche se vecchio più di me (a quell'epoca avevo una quarantina d'anni) riuscii a farlo funzionare proprio bene, dovevamo collegare tutto lo stabilimento a quella caldaia vecchia, ma una grossa lite tra i soci ed una atmosfera pesante, non certo per la combustione, mi convinse a cambiare azienda. |
commenti : (1)
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Ma quante macchine hai fatto?
Ti piace proprio la combustione!! ... comunque, non fai male a nessuno! Ad ognuno le proprie passioni (io ne ho altre) RV |
| postato da Roberto Vinci il 17/08/2012 15:40 | |

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