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NEW YORK

postato da podisti valle olona [08/12/2015 20:51]
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PODISTI VALLE OLONA ALLA NEW YORK CITY MARATHON 2015.

 


 

Non puoi realmente capire fino in fondo cosa significhi correre e terminare la Maratona di New York finchè non la provi; fin da quando eri bambino avevi visto in TV le immagini, avevi letto ed ascoltato mille storie, mille aneddoti ma ora che l’abbiamo fatta possiamo davvero descriverlo.

 

Arriviamo a New York il giovedì prima della gara che si terrà domenica 1 Novembre 2015. La sensazione che si prova ogni volta che giungi negli USA come per magia è quella di trovarti all’interno di un film: le strade immense, le auto giganti, i cartelloni pubblicitari, ti sembra di averli già visti.  Veniamo subito impressionati nel tragitto da JFK a Manhattan (dove abbiamo preso l’hotel) da due cose: il traffico pazzesco e le innumerevoli case in legno poste una accanto all’altra, ognuna col suo stile, spesso stravagante, rigorosamente con la bandiera Americana.

 

La sera prima della gara è carica di tensione, timore di non farcela e anche di grande entusiasmo; dopo la cena – rigorosamente a base di carboidrati e potassio (pizza e birra!) – ognuno cerca di riposare come può. In questi due giorni, presi dalla città e dai tanti luoghi da visitare, abbiamo già camminato tantissimo. La sveglia il giorno della gara è fissata per le 4:00. Nell’ordine dovremo vestirci, fare colazione, espletare i naturali bisogni fisiologici e prendere il bus che ci porterà dall’hotel a Battery Park, la parte più a sud, dove prenderemo il traghetto per Staten Island, punto di partenza della gara e primo dei 5 quartieri di NY che attraverseremo. Il cielo è nuvoloso, fortunatamente non fa freddo. La città, eccetto i circa 50.000 runners, dorme ancora, è buio e dai finestroni del traghetto scorgiamo la Statua della Libertà tutta illuminata pronta a darci il suo buongiorno e il suo “good luck”.

 

L’attesa prima della partenza dura circa due ore, c’è chi corricchia, chi dorme, chi legge, chi mangia. Siamo tutti riversi nei prati, sono le 7:00 e la nostra partenza è fissata per le 9:50, bisogna stare calmi e non disperdere inutilmente energie. A New York le partenze sono scaglionate in onde (wave) e ogni corridore in base al colore del proprio numero di pettorale sa a che ora e in quale “wave” partirà. Noi siamo nella prima, che fortuna mi dico, con i “top runner”.

 

Sono le 9:40 inizia l’inno americano, sono momenti da brivido, la tensione sale. 9:50 si parte, c’mon guys! Il ponte di Verrazzano che collega Staten Island è lungo 3km circa ed in salita, decidiamo quindi di non forzare; terminato il ponte ci troviamo a Brooklyn, c’è tantissimo pubblico (in Italia non siamo abituati putroppo!) che incita, canta, urla e senza accorgerci i km passano; è bello vedere come cambiando quartieri e zone cambiano le forme delle case, dalle villettine in legno alle case in mattoni rossi e la scala antincendio posta all’esterno.

 

Il percorso, non ve lo dirà mai nessuno, è duro, il più duro per una maratona fino ad ora visto (nulla a che vedere con le nostre Milano o Firenze per dare un termine di paragone), tante salite, tanti ponti. Inizia ad alzarsi un vento gelido e questo rende la gara ancora più ardua.

 

Al km 25 passiamo il Queensboro Bridge, il punto più critico, che collega Queens a Manhattan: fa freddo e le gambe si fanno dure; corriamo per 500mt insieme a un cronista della rete televisiva ESPN che sta intervistando l’ex tennista professionista James Blake, oggi nelle vesti di runner. Terminato il ponte ci troviamo a Manhattan dove veniamo accolti da un vero e proprio boato di applausi e da tantissima gente che ci incita e ci carica. Ora ci aspetta un lungo rettilineo, la First Avenue, fino al Bronx, dove sul ponte di ingresso, un Sacerdote di colore stringe mani a chiunque e grida “You are in Bronx!!!”. Il paesaggio qui si fa più grigio, più degradato ma ancor più carico di tanta umanità: ci sono tanti bambini che ti offrono da bere, cioccolatini e biscotti.

 

Rientriamo nella city per Harlem per poi entrare nella Fifth Avenue (la strada principale di Manhattan sede dei negozi alla moda e dello shopping). Da qui mancano circa 5 km e il Central Park oramai è vicino. Il percorso nel parco si rivela massacrante, i cambi di direzione e continui sali e scendi a questo punto pesano, manca 1 solo miglio e  per darmi forza mi dico che tutti possono correre un miglio. Ultimi 200 yard, intravedo l’arrivo. Ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta!!!

 

Uno ad uno veniamo accolti dai volontari che ti mettono la medaglia al collo e ti dicono “Good job!” e “Congratulations!!!”, ottimo lavoro e congratulazioni.

 

Alcuni penseranno che andare a New York e correre la maratona sia una cosa esclusivamente commerciale, consumistica e non da puristi della corsa ma vi posso assicurare che la gara, il percorso sono tecnici e che soprattutto le emozioni che ti lascia sono impagabili.

 

Le tante immagini, i mille e più volti della gente, la città tutta non li dimenticheremo presto e rimarranno per noi un dolce e bellissimo ricordo.

 

I nostri tempi finali: Emanuele Di Muro (3h23min), Fabio Andrea Zerini (3h55min), Oscar Mosca (3h57min), Miranda Ceriani (3h59min), Riccardo Pozzi (4h19min), Adele Nadia Micheletto (4h36min), Laura Piera Ferrario (4h40min).