Yoga e Comportamenti...
Lettera Aperta di una nostra allieva... Namaste cari amici, vi scrivo per confrontarmi con voi su una questione, ovvero quanto noi praticanti riusciamo a dare il giusto rispetto, anche formale, alla meravigliosa via dello Yoga. La considerazione nasce perché giorni fa una conoscente, a cui avevo detto che ero di fretta dovendo andare alla lezione di Yoga, mi ha lasciato ridacchiando con il suo amico e dicendo: "Andiamo, la signora deve andare a ginnastica..!". Evidentemente non ha idea di cosa sia lo Yoga, ma mi chiedo se non siamo noi, proprio i praticanti, i primi a non approcciarci giustamente ad esso, evidenziandone l' importanza. Il mio interesse alla questione è legato all'opinione che lo Yoga potrebbe cambiare notevolmente lo stato della società (pensiamo ai suoi valori in ogni casa, scuola, ospedale, carcere..); realmente spero nella sua diffusione. Ma se non siamo noi, i "già praticanti", i primi a viverlo correttamente, come possiamo sperare che vedendoci anche altri si interessino, e non lo scambino più per la ginnastica? In effetti durante le lezioni molti non colgono alcuni accorgimenti di atteggiamento che spesso non vengono suggeriti apertamente, ma si potrebbero dedurre dai compagni, o dalla stessa atmosfera. Per esempio, continuare a chiacchierare e ridere anche dentro la sala in cui si pratica è uno dei comportamenti che non sottolineano la differenza tra la ginnastica e lo Yoga. I benefici del silenzio e dell'ascolto interiore prodotti naturalmente dalla pratica anche senza una loro particolare ricerca (ma che tutti avvertono, infatti a fine lezione diciamo: "Come sono rilassato!"), potrebbero essere grandemente aumentati applicando volontariamente alcuni comportamenti. Godersi il silenzio in attesa dell'inizio lezione è uno di questi comportamenti. Lo stesso vale anche per la scelta di un tono di voce più basso e moderato quando si parla, perché così contribuiamo a costruire quell'ambiente rigeneratore in cui non è necessario farsi notare per essere ascoltati. Chiunque ci veda uscire dal centro con un sorriso beato potrebbe interessarsi a scoprire cosa si fa lì dentro! Se vogliamo praticare lo Yoga in maniera diversa dal fare stretching, possiamo scegliere di attuare piccoli accorgimenti che aiutano a disciplinare la nostra mente; ad esempio chiudendo delicatamente la porta, cambiandoci e camminando silenziosamente, salutando con gentilezza i presenti, riordinando il proprio cuscino sul tappetino a fine lezione, ci abituiamo a vivere il presente, un momento piacevole tutto per noi, focalizzando lì la nostra attenzione dall'inizio alla fine, senza volare col pensiero ad affettare le zucchine (come dice sempre l'amato Maestro!), non ancora finito il Namaste finale! C'è poi il tema della giusta curiosità. Purtroppo l'esperienza quotidiana ci ha fatto credere che molti oggetti o azioni abbiano solo una valenza di "marketing", per creare la giusta atmosfera (per esempio, per dare l'idea di trattoria, ci vuole la tovaglia a quadretti rossi!) E quindi non ci sorprende vedere al centro un Buddha, qualche santo, un fiore di loto, un Om qua e là. Creano l'atmosfera new age, pensiamo.. Ma anche questo svaluta lo Yoga! Se praticare ci rilassa, andando a casa ci si sente bene, perché non vogliamo scoprire quali altre carte ha in serbo per noi questa strada? Se può darci qualcosa in più? Allora perché non informarsi un po' su cosa significhi quell'Om, quel fiore di loto, su cosa ha predicato il Buddha e tutti gli altri santi che ci guardano dai muri del centro? La nostra curiosità può essere la forma in cui la nostra intuizione ci guida verso ciò di cui abbiamo veramente bisogno. E poi conoscere il significato di alcuni simboli ci consente portare la pace del centro anche fuori; esempio, quando l'occhio ci cade su un'immagine di fiore di loto, per un secondo lasciamo i nostri affanni per qualcosa di più elevante. Infine, l'ultima grande differenza tra la ginnastica e lo Yoga, è il ruolo della persona che insegna. Mentre in palestra l'insegnante è un simpatico amico e un modello di quanto in forma potremmo diventare, l'insegnante Yoga è lui stesso un praticante che vuole passare agli altri, con grande umiltà, le conoscenze che gli sono state donate nel suo percorso. Non possiamo rivolgerci agli insegnanti quindi con eccessiva disinvoltura, perché quelle persone stanno portando a noi conoscenze che hanno molte migliaia di anni, e che non sono mai scomparse proprio grazie alla trasmissione Guru-discepolo. Anche se non desideriamo essere discepoli, almeno durante la nostra ora di lezione dovremmo ricordarci che lo Yoga è un "patrimonio dell'umanità", anche solo per la sua lunga storia e cultura (pensiamo che da millenni ci parla dell'identità tra energia e materia, confermata dalle scoperte di Einstein solo il secolo scorso!): diamo quindi al nostro insegnante il giusto grado di riconoscenza. Per riassumere, scegliere lo Yoga ci porta in un campo diverso dal comune rapporto sportivo-palestra. Sebbene tratti il benessere fisico, lo Yoga mira al benessere spirituale, che passa anche da quello mentale e fisico. Iniziando dal corpo, gustandoci il bene che ne deriva, viene spesso la voglia di approfondire la conoscenza e fare nostre pratiche di natura superiore. Questo processo di scoperta può essere molto lento, o può essere velocizzato osservando bene l'ambiente in cui ci si trova a praticare, e scegliendo di adottare una certa disciplina anche se non la si comprende fin da subito o la si trova strana. D'altra parte, pensiamo in quante cose poniamo la nostra fiducia senza troppe verifiche intellettuali, e per di più senza che queste ci promettano una gioia grande come quella promessa dallo Yoga (esempio credere che se useremo quella crema non invecchieremo mai, se indosseremo i tacchi saremo più affascinanti, se ci faremo dare eternamente del lei o chiamare dottore saremo più rispettati!). Quindi, diamo fiducia allo Yoga e approcciamolo con alcune attenzioni speciali. In breve sapremo che abbiamo fatto la scelta giusta! Facendo bene a noi stessi possiamo di rimando fare bene anche agli altri, sia a quelli che imitandoci inizieranno a praticare, sia a quelli che godranno della presenza del nostro migliorato e più luminoso essere. Se ritenete interessante questo tema possiamo scambiarci le nostre opinioni tramite il blog. Un pensiero speciale al nostro amato Maestro Pranidhana. Namaste! Sundaram
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commenti
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Grazie a entrambi dei vostri commenti!
Sono d'accordo,lo Yoga sa parlare benissimo a chi in quel momento è predisposto ad ascoltare! Con la mia nota non mi sognavo certo di sostituirmi alla sua potentissima voce! E' più, immaginiamo,come essere invitati al ristorante cinese. Non sappiamo usare le bacchette e non riusciamo a goderci il cibo, a meno che un amico non ci spieghi come superare l'ostacolo e allora ci gustiamo ogni piatto. La mia nota aveva questo scopo, di superare un "ostacolo" relativo (una cultura anche formale diversa dalla nostra) per godersi le delizie dello Yoga, assolute e oltre ogni cultura. Un caro abbraccio a tutti, Namaste Sundaram |
| postato da Sundaram il 11/01/2012 16:42 | |
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Cara Sundaram,
cari amici dello Yoga... Rispondo come posso allo spunto di Sundaram, perché mi sembra molto interessante. Premetto però che mi sono accostato a questa splendida disciplina solo da tre mesi, e quindi vi prego di soppesare le mie parole partendo appunto dalla mia scarsa esperienza e dimestichezza con l'argomento. In realtà, più che rispondere a Sundaram, di cui condivido diciamo il 90 percento della lettera, volevo solo offrire il mio punto di vista e le mie impressioni. Anch'io credo che in giro ci sia molta disinformazione e molto pressappochismo riguardo allo Yoga. Tanto per fare un esempio, l'altra sera ne parlavo a tavola con il ragazzo di mia cugina, che, di fronte al mio entusiasmo, non ha trovato di meglio che rispondere: "Vabbè, ma alla fine è una specie di stretching, no?". Il punto è proprio questo: anch'io, pur essendo amante dell'India ed essendo convinto che tutto ciò che viene dall'India ha un suo perché, ha una sua importanza, fino a poco tempo fa ero scettico sullo Yoga. O meglio: non sullo Yoga in sé, ma su QUANTO aveva da offrire A ME. Dunque, capisco. Capisco lo scetticismo, capisco chi preferisce la piscina. E capisco perfino se qualcuno dei praticanti non si accosta nella maniera giusta, convinto di essere in palestra. E penso questo: va bene, va bene tutto. Se mentre sto in attesa della lezione qualcuno parlotta, la prima reazione è quella di fastidio. Poi però mi dico: io ci ho messo 35 anni a incontrare lo Yoga. Ma lo Yoga per arrivare a me ne ha impiegati oltre 4000. Devo essere io a sapere cos'è giusto e cos'è sbagliato? O sarà lui, lo Yoga, a vincere le resistenze, a toccare le menti e, se il caso, a fare selezione? |
| postato da Ryoga il 30/12/2011 18:43 | |
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Meravigliosa questa lettera. Anche se non ti conosco, volevo ringraziarti.
Mi piace vedere che anche altre siano di questo parere. Ci vuole più rispetto e disciplina quando si varca la soglia di un posto dove si praticano alcune discipline. Condivido molto la parte del maestro quando dici di non trattarlo come una persona comune, ma di ricordarsi che è uno strumento di trasmissione degli antichi insegnamenti dello yoga. Quante volte però cè lo ricordiamo? Io ho fatto molta fatica a comprendere questo aspetto dello yoga , ma ora vedo che il mio approccio allo yoga è cambiato nel momento in cui è cambiato l'approccio con la mia insegnante che non vedo più come una semplice persona che fa degli esercizi fisici o mentali che siano. Grazie ancora Sundaram |
| postato da Viviana il 28/12/2011 08:19 | |

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