I bambini immigrati... dalle scuole parte l'integrazione
Le nostre scuole sono davvero così aperte ad accettare le diversità culturali al loro interno? da Sguardi.info: I BAMBINI RUMENI NELLE SCUOLE ITALIANE di D. Florentina Pagnejer Si è parlato tanto dell’ integrazione degli immigrati, del loro inserimento nel mondo del lavoro e della società italiana; delle difficoltà incontrate dagli stranieri e piano piano superate. Coloro che impiegano di più ad inserirsi in una nuova realtà, sono proprio i loro figli; mi riferisco per di più ai bambini rumeni. Vengono da una cultura diversa, si sa, con abitudini, concetti di scuola diversi; ma quello che non si sa, è che a volte passano da un modo di studiare molto “ritmato”, un metodo scolastico assai rigido, ad un metodo -quello italiano- più debole, meno intenso. E’ come se con un’automobile procedessi con la terza marcia e poi al’improvviso ti trovassi a guidare con la prima, senza un perché. Un ragazzino che qui frequenta la terza media evidenzia come ciò che sta studiando, lo faceva in IV ed in V elementare. Strisce di verità. Non è tanto questo il disagio -la scuola italiana è altrettanto forte, magari ha dei ritmi diversi- quanto quello di sentirsi dire dai propri coetanei ”sei rumeno?”, con un tono a volte ostile. E’ come se, all’improvviso, ricadessero sulle loro spalle, i comportamenti non sempre corretti di altri connazionali, di cui, quasi quotidianamente, si occupa la cronaca nera. La scuola italiana, gli insegnanti, cercano di star loro vicino, costringendoli quasi ad entrare in un mondo nel quale, guidati dai genitori, sono costretti a camminare. Facciamo in modo che il loro camino sia un pò più libero e meno travagliato; lasciamo che i grandi, i loro genitori, si assumano la doppia responsabilità, prima di genitori e poi quella di genitori stranieri. E’ giusto che sià cosi. |
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io cedo che ogni bambino sia uguale agli altri. in una scuola si tende ad isolare una persona sconosciuta perchè non può dare ciò che un qualsiasi altro dà ("facciamo una corsa in bici?" "Mi dispiace, non ce l'ho"; "tu ce l'hai la psp, una ps, il nintendo ds o wii?" "io non ho neanche un giochino con la tecnologia italiana", "qual è il tuo numero di cell?" "non ho un cellulare") oppure perchè un'altra persona lo allontana e si segue il suo >'esempio per paura di perdere popolarità o stima. in realtà, se anche non hanno la psp (tanto per fare un esempio) questi bambini possono darci molto, insegnarci ciò che si faceva nel loro paese, come si fanno certe cose che qui non si fanno mai, come amare e rispettare il prossimo, la natura e le altre persone, perchè la terra è di Dio e non degli Italiani!
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| postato da anonimo il 28/09/2008 16:23 | |

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