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Maria Cecilia Benac riguardo al Libro di Nicola Feruglio sull'Energetismo

postato da millennioenergetismocomunicazioneempatia.blog.aruba.it [28/11/2016 15:12]
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 Maria Cecilia Benac riguardo al Libro di Nicola Feruglio sull'Energetismo
 
«Ti avverto, chiunque tu sia, tu, che desideri sondare gli arcani della Natura! Se non troverai dentro te stesso ciò che cerchi, tantomeno potrai trovarlo fuori. Se tu ignori le eccellenze della tua stessa casa, come pretendi di trovare altre eccellenze? In te si trova occulto il tesoro dei tesori. Oh uomo, conosci te stesso e conoscerai l'Universo e gli Dei!»

                                     (Frase inscritta nell'antico tempio di Delfi.)

 

Il problema della conoscenza è tra quelli che ha preoccupato più profondamente i filosofi di ogni tempo. Questa preoccupazione per il sapere è stata concepita solo dall'essere umano; ed è a lui vincolata, perché è l'unico degli esseri che ha le qualità per conquistarlo, in particolar modo nelle sue forme astratte ed universali. Epitteto, il filosofo stoico dell'antica Roma, diceva che l'origine della filosofia è il rendersi conto della propria debolezza e impotenza con l'obiettivo di tenerla sempre presente, considerarla e, se fosse possibile, superarla. Non pochi pensatori hanno parlato dello stupore, del dubbio e di momenti estremi, come la morte o incidenti estremamente pericolosi, indicandoli come punto di avvio dell'inquietudine filosofica. Aristotele fu uno di loro e li definì come motivi che chiamano a filosofare.

 

È utile precisare che per entrare nei cammini della filosofia, basta la propria condizione mana, il proprio destino e l'esperienza di ognuno. Pertanto, la filosofia è o può arrivare ad essere accessibile a tutti. Chiarisco che per i filosofi, le riflessioni filosofiche hanno senso solo se sfociano nel sapere riguardo l'essere assoluto e la conoscenza dell'uomo stesso come parte integrante di tale essere. Però questa è una meta, non un punto di partenza. D'altra parte, l'essenza della filosofia non è il possedimento stesso della verità filosofica, ma la ricerca di essa. Ci si ricordi che, in Grecia, il saggio era il sophos, mentre il filosofo, in cambio, era solo l'amante del sapere, il cercatore della conoscenza. La ricerca del sapere è molto complessa e a volte dolorosa per un'anima che non sia preparata. Il sapere filosofico in quanto tale, non può mai essere definitivamente formato e concluso, poiché filosofare è camminare alla ricerca del sapere. Le domande hanno, allora, maggior trascendenza e maggior importanza che le risposte. Di fatto, appena ottenute, le risposte si trasformano in nuove domande. È carpire la realtà conversando mentalmente con se stessi, nell'attività interiore.

Dobbiamo partire dalla nostra coscienza e questo è quel che rende Nicola Feruglio un degno filosofo della nostra Era. Però l'attitudine filosofica non sorge in tutti gli uomini.

 La cosa più comune è che noi si sia occupati a soddisfare necessità, urgenze puramente quotidiane, ma non priorità, e questo modo di vivere è fomentato nell'attualità dal mondo della tecnica e dal meccanicismo occidentale. In effetti, le nostre relazioni abituali sono rette dall'orologio e il nostro tempo è pieno di obblighi materiali, di lavoro routinario e assorbente, che cospira per fare dell'essere umano un automa. È questo è tanto vero per la maggioranza degli uomini e delle donne, che quando il mostro del meccanicismo li lascia alcuni momenti in libertà, non sanno cosa fare con il loro presunto tempo di ozio. Obbediamo ciecamente alle abitudini, alla routine: compiamo atti banali o senza senso, transitiamo come vagoni vuoti su binari fissi.

Per fortuna esistono stimoli sufficientemente forti per risvegliare la nostra curiosità o il nostro stupore: la luminosità delle stelle, il riso di un bambino, il cosmo, un tramonto, un'immagine, un viaggio. Esistono esperienze così violente che ci scuotono o ci angustiano: un incidente, un fallimento inaspettato, la morte di un essere caro, o stimato. E, a partire da queste violente scosse del nostro essere, suole avvenire che cerchiamo di liberarci dalla vita routinaria, dalle catene che ci legano al lavoro meccanico e insoddisfacente, che svolgiamo per necessità. Allora ci mettiamo di fronte a noi stessi, con atteggiamento inquisitorio: Cosa sono? Chi sono? Cos'è la vita? Cosa ne sarà di me alla fine dei miei giorni?

E cominciamo a filosofare. Perciò questo non solo è un libro utile per l'anima, ma è anche un saggio necessario per la liberazione della nostra interiorità. La sua fonte astratta diviene, grazie alle parole dell'autore, così tangibile che riesce a sottoporci a quel pensare da dentro verso fuori, introducendoci al vero processo di "pensiero-parola-azione". Questa triade è vitale per l'essere umano pensante, e una realtà necessaria per la riflessione dell'uomo contemporaneo.

Nicola Feruglio mi fece omaggio del suo libro in italiano appena editato, nell'ottobre 2015, un anno dopo ho l'onore di scrivere questo primo prologo della sua versione in spagnolo. Lessi il saggio per la prima volta in un viaggio in treno, andata e ritorno, dalla Stazione Termini a Valmontone. Mi risvegliò un milione di pensieri, e col trascorrere delle settimane, lo leggevo e rileggevo fino a che rimase come una sorta di libro con versione annotata. Così tanto multidimensionale è questo saggio. 
Per quelli che credono che sia un libro corto e di rapida lettura, sappiano che le apparenze ingannano. La bellezza dello scritto (concetto che Plotino spiega bene nelle sue Enneadi e che è citato nel Capitolo 12), si trova nel regalo che questo filosofo italiano fa all'essere umano come agente razionale del cosmo. la sua lettura ci rimette al ritorno, alla legge dell'eterno ritorno, concetto quasi ossessionante nel nostro amato Borges.
L'autore ci attraversa con tutte le culture, autori, filosofi nelle loro rispettive aree, come astronomi, pensatori quantici, fisici, artisti, leggende e miti, su un'espansiva realtà del cosmo di tutti i tempi, e che oggi divengono una necessità per sopravvivere alla nostra era in modo sano, mentalmente e spiritualmente. Ma allora, di che tratta il libro?
 
Il saggio è squisitamente diviso in 12 capitoli. Per l'antico Egitto l'Arcano 12 è quello che ci porta all'idea dell'estensione e dell'elevazione. Il movimento di espansione e la sua applicazione a tutto ciò che significa occupazione e possesso. La pazienza che deriva dall'elevazione e, come risultato, la sottomissione assoluta che l'uomo deve sentire durante la sua elevazione. In numerologia i numeri si contraggono, e questo magico 12 diviene Tre, ritornando alla triade essenziale che collega all'atto di creare, allo sviluppo materiale della forma spirituale. La forza equilibrante di animazione universale, è il prodotto della lotta dialettica tra l'Essenza dell'anima e l'Ego pluralizzato, concetto menzionato in vari capitoli, dando origine all'umanità e, di conseguenza, al mondo. 
 
Il primo capitolo tratta dell'energia del ricordo, ossia della coscienza come il fenomeno identitario di ognuno. Poi avanza verso il capitolo "Platonismo, quantismo e gnosticismo", i 3 ingredienti dell'essere, dell'esistenza; le esigenze del tempo presente, le quali sembrerebbero indicarci che ci troviamo in una "guerra santa" contro la civilizzazione in sé. Potrà sorprendere alcuni che le basi della fisica quantistica, come nel caso del bosone di Higgs, la particella di Dio, siano relazionabili al platonismo, ma non bisogna essere fisici quantistici per capirlo. L'autore spiega in modo didattico e semplice l'interrelazione tra questi concetti, collegandosi a fondamenti concreti e quotidiani. Così l'intreccio dello scritto fa che il testo sia chiaro per il lettore.La nota che caratterizza il terzo capitolo e il suo aspetto psicologico è la nota LA. Suono vibratorio per eccellenza della Via Lattea, la vibrazione universale nella quale viene intonato il famoso OM. Si tratta di quell'essenza dell'anima che risuona nelle basi archetipali di Jung, nell'arte dell'Alchimia, e anche nella relazione tra alchimia e psicologia. 

In quarto luogo, come quattro sono gli elementi della natura, l'autore ci energetizza con il concetto di Mutazione Antropologica. Il punto chiave si trova in questa parola: Antropologia, e chiaramente, Antropologia del Terzo Millennio. Ormai non possiamo più considerare l'antropologia come una scienza delle cose antiche, o peggio, mescolarla con l'archeologia, come qualcosa che risuona nell'immaginario collettivo come relazionata con le civilizzazioni estinte. Noi siamo il prodotto di tutto quel "prima", figli di quelle culture, per questo il chiarimento sull'antropologia gnoseologica, la quale ci presenta in una sintesi perfetta le chiavi dell'antropologia e la sua mutazione dagli egizi fino ai mapuche.

Nella sua quintessenza Nicola riesce a metterci in relazione con l'Energetismo empatico di Achille. Qui viene prospettato un compito interessante per il lettore avido di esperienze, giacché oltre all'interpretazione della vicenda mitica, possiamo fere l'esercizio di chiederci: Chi sono io nella mitologia? Qui è riconoscibile l'influenza di Carl Jung per quanto riguarda l'archetipo. Soprattutto riguardo all'io, e all'io dentro al sistema sociale, sia esso familiare e lavorativo. Non smettiamo di essere in parte un archetipo. L'idea di fare una mappa mitologica propria e di come sia la nostra relazione con ciò che ci circonda, ci mette davanti alla domanda "che tipo di eroe o anti-eroe sono in questo contesto? E tutto il resto che luogo occupa in questa cosmogonia?"
 
Se metà del saggio è basato sul Simposio di Platone, la relazione con l'Eros, il fuoco, il desiderio e l'alchimia trasmutativa che ci riporta all'arcano A.Z.F. - Acqua-Zoostat/Coscienza-Fuoco - Uno sguardo piacevole, distinto da tutto quello studiato fino ad ora, dove il Fuoco Divino può essere collegato in modo diretto alla Madre Kundalini, la serpe sacra legata all'origine, alla creazione, ergo ai quattro elementi della Natura e alla sua combinazione con quello che nel Vedismo conosciamo come nucleo dell'incrocio tra i bindus: Ida e Pingala. Inoltre analizza ognuno dei personaggi del Simposio nel loro aspetto archetipale. Oggi un'opera del 416 a.C. compie 2432 anni, ed oggi trova la sua adeguata reinterpretazione in questo autore. Riguardo la Meditazione, è magico come partendo dalle Upanishad del Vedismo (5.000 a.C.) e dal Buddismo (2.500 a.C.), che è la meditazione storicamente orientale alla luce del terreno fertile della nostra cultura, l'autore riesca a semplificarla fino a farci razionalizzare e interiorizzare che la meditazione è niente meno che la Mente in Azione. Si parla dei tipi di meditazione, dei principi del Pranayama e delle Asanas, che l'Hata Yoga occidentale ha saputo svalorizzare.

L'ottavo frammento è senza dubbio uno dei miei preferiti, per l'ammirazione che ho verso il personaggio in questione e la storia della sua vita: l'energetismo di Giordano Bruno. Questo capitolo c'insegna a vedere il "Nodo Gordiano" come l'enigma dell'Ego pluralizzato. Ed è chiaramente una danza dell'infinito che inizia (o termina) con i quattro pilastri della Gnosi. Quelle quattro colonne che ci sorreggono come civilizzazione, il sapere composto da filosofia, religione, arte e scienza. Una formula molto semplice, però complessa da portare a compimento. Qui ci rendiamo conto della qualità di questo saggio, poiché è vivo, e può essere letto a vari livelli. Il suo "verbo si fa carne" indipendentemente dalla velocità o dall'acume con cui ogni lettore si dedichi alla sua lettura. Ogni lettura e nuova e sicuramente più profonda. È questa la ragione per la quale mi piace considerare questo saggio come multidimensionale nell'educazione dell'anima.

Il ritorno alla filosofia energetistica è la meta del capitolo nove, inclusi i problemi che ci vengono incontro nel riproporci questo ritorno. Ostacoli da affrontare, per portare a compimento questa rivoluzione filosofica, gnostica. Tutto affinché, sebbene si tratti della nostra cruda realtà, non ci decidiamo a "nascere-sacrificarci-morire". Perché non è possibile alcuna purezza, senza i necessari cambiamenti nel piacere, nel godimento e nell'ereditarietà (egoica, essenziale e conoscitiva).

Poi viene il primo, giacché trovandoci nel Capitolo 10, se sommiamo 1+0 ci ritroviamo lì, all'inizio dell'Arte Regia. Veniamo invitati a concentrarci nelle due triadi italiane dell'arte pura: quella fiorentina: Leonardo, Michelangelo, Raffaello; quella veneziana: Tiziano, Veronese, Tintoretto. La maestria dell'Arte Regia si può spiegare in molti modi partendo da questi autori, che con i loro colori, temi, spazi, ci indicano tutti la pista dell'Alchimia, dell'Ermetismo e di altri principi esoterici, incluso quello che nelle loro opere non è presente, vista l'epoca. Per non rovinare una sorpresa, riassumerò in modo modesto il capitolo "Cosmo-Energetismo": il Logos come meta, l'Eros come strumento e la Parola come testimonianza.

Infine, "La Monade ultra-energetistica". Il centro generatore dell'energia, quella dello Spirito Puro, del mondo in sé. Per questo non sorprende che venga chiuso il capitolo e il saggio con un assoluto Tetragrammaton. Nella cui scomposizione si trova probabilmente il vero energetismo segreto della vita. La chiusura del libro rappresenta secondo me l'unione del tutto. 
 
Ogni capitolo termina con un mantra o un principio concettuale che sfocia in altra filosofia, ma che è raggiungibile se viene praticato. Insegna, però non dà né pesci ne pani, insegna il cammino per andare da noi stessi verso quella luce della conoscenza. Con le sue "sigle", ogni finale è in realtà un nuovo inizio. C'induce a cercarle, a capire come meditarle, con che tono, e soprattutto su che parte del mio essere, in relazione all'universo, operano. Questo saggio parla di un risveglio. Non dobbiamo aver paura della Libertà, dalla schiavitù dell'autentico io. Cosa che ci aiuterà a non cadere nell'assistenzialismo volgare e indegno.

"La Gnosis è un insegnamento cosmico che aspira a ristabilire dentro a ognuno di noi la capacità di vivere coscientemente e intelligentemente" (Samael Aun Weor). Detto questo, ripeto: questo è un libro necessario.

 

 Lic. María Cecilia Benac.