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"CALCIO ed EMPATIA" L'ex calciatore Lucio Bertogna intervistato da Nicola Feruglio

postato da millennioenergetismocomunicazioneempatia.blog.aruba.it [07/07/2017 13:50]
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"CALCIO ed EMPATIA"

 


L'ex calciatore Lucio Bertogna intervistato

da Nicola Feruglio

(aprile 2017)

 

 

 

INTERVISTATO:

Lucio Bertogna, nato il 25 febbraio 1946 a Canzian d'Isonzo, è un ex calciatore italiano. Bertogna cresce calcisticamente nel Venezia. Viene acquistato nel 1968 dalla Fiorentina, nella quale però non trova spazio. A novembre dello stesso anno, viene ceduto alla Roma, fortemente voluto da Herrera. Alla Roma resta per due anni, vincendo una Coppa Italia nel 1968-69. Viene poi ceduto al Monza e in seguito al Trento.

 

INTERVISTATORE:

Nicola Feruglio, nato a Como nel 1972, residente a Roma, fondatore e presidente dell'associazione Antropologia Terzo Millennio, si occupa di saggistica e divulgazione gnostica.

 


~ ~ ~
 

 

Caro Lucio, è una grande soddisfazione per me intervistarti. Questo blog è stato fondato nel 2011 dall'associazione Antropologia Terzo Millennio, per poter approfondire e divulgare la "cultura dell'empatia". L'empatia è la capacità innata, in ogni essere umano di percepire l'altro e di sentire il suo dolore; la nostra attività si concentra sulla rilevazione di valori empatici nella cultura nel costume e in ogni manifestazione umana. L'idea di intervistarti nasce dal modo con il quale, per tutto il tuo percorso hai saputo intrecciare i valori sportivi e i valori morali. Intreccio del quale io sono stato diretto testimone, quando nel 1997 fui ospite a casa tua a Torvaianica per un lungo periodo, potendo così direttamente osservare la tua statura etica, la tua generosità e la tua acutezza nell'inquadrare l'evento sportivo in termini psicologici. Indelebili sono i ricordi delle tue analisi riguardo allo scudetto della Roma nel 2000, quando sulla panchina romanista sedeva un friulano come te, le tue educatissime polemiche per le "titubanze da derby" che Francesco Totti ancora talvolta manifestava, le ragioni che tu esponevi, secondo le quali, la Juventus vinceva ancor prima di entrare in campo e sopra ogni altra cosa, la tua visione etica del calcio e della vita, valore prezioso per il mio personale percorso e meritevole d'essere condiviso con chi ci leggerà quest'intervista.

 

1. DOMANDA. Caro Lucio, tu che hai attraversato il calcio degli anni sessanta e settanta e, che sei stato voluto alla Roma da un maestro di calcio come Herrera, cosa pensi dell'evoluzione o dell'involuzione, che si è verificata nel calcio in questi ultimi trent'anni?

 

 

Caro Nicola è un grande piacere condividere con voi del Blog alcune considerazioni sul mondo del calcio. C'è da fare una distinzione. Da un punto tecnico il calcio secondo me è cambiato in meglio: perché si sbaglia di meno la tecnica, la velocità è aumentata e il giocatore è naturalmente portato a migliorarsi secondo questi due registri. Per ciò che riguarda la fantasia e l'estro si è uniformato su parametri che tengono in troppa considerazione il modulo di gioco e i dettami tattici. Ai miei tempi la trama del gioco era più lasciato all'inventiva e alla fantasia del singolo.

 

 

2. DOMANDA. Frequentando casa tua sia a Monfalcone che a Roma, ho continuamente sentito parlare di un goal su rovesciata che tu realizzasti contro l'Inter, quando giocavi con il Venezia. Quel goal cosa ha rappresentato per la tua la tua carriera?

 

 

Carissimo quel goal che realizzai durante la partita Venezia - Inter domenica 16 aprile del 1966 (arbitro Sbardella...) fu un colpo di fortuna. Con la mia proverbiale generosità mi lanciai dentro l'area di rigore dell'Inter, il risultato era 0-1 per la squadra meneghina, attorniato da tre monumenti della difesa campione del mondo di club, Guarneri, Picchi e Burnich. In effetti ebbero modo di pressarmi per tutta la partita senza soluzione di continuità, per creare un diversivo e sorprendere la difesa decisi di inventarmi questa mezza rovesciata per non dare riferimenti al portiere Sarti. Andò bene. Ebbi molta fortuna.... P.S. Cito l'arbitro perché quel giorno ci furono negati due goal perfettamente regolari contro la squadra campione del mondo... noi eravamo nei bassofondi della classifica....

 

 

3. DOMANDA. Ricordo che l'11 luglio del 1982, giorno della finale del campionato mondiale, ero ospite a casa tua, insieme a tutta la mia famiglia. Quella sera potei osservare due eventi: da un lato, il trionfo mondiale dell'Italia e dall'altro, il tuo particolarissimo coinvolgimento emotivo all'evento. Da uomo di calcio, ti chiedo, quali sono secondo te le differenze tra la coppa del mondo vinta dall'Italia nel 1982 e quella più recente del 2006?

 

 

Carissimo Nicola è sempre bello ricordare quei momenti dove le nostre famiglie si riunivano e stavano delle ore insieme a condividere dei momenti di vita. Nel 1982 venivamo dai favori del pronostico (l'opinione pubblica italiana spingeva sul calcio forse per distrarre da problemi in Federazione vedi calcioscommesse) essendo stati noi in argentina nel 1978 la squadra "giovane" rivelazione. Eravamo partiti male con un girone profondamente deludente seppur disputato con squadre non ritenute all'altezza quali il Camerun, la Polonia e il Perù. La stampa ci fu addosso trovando pure dei falsi scoop... e lì trovammo le risorse umane, psicologiche e atletiche per uscire alla distanza e conseguire la vittoria finale. Indelebile il ricordo di due partite: Argentina - Italia e Brasile - Italia. A proposito.... ti ricordi il mio personale disappunto sul rigore sbagliato da Cabrini in finale? Nel 2006 è stato l'ultimo ruggito di una nazione leader in ambito calcistico per decenni. Si è eclissato un periodo dove l'Italia ha espresso una modalità di gioco dove il risultato finale era il "fine" ultimo. In favore di questo principio ha assunto tattiche, qualità e talenti che l'hanno portata negli anni ad essere leader. Ora questa qualità si è persa. Diciamo che se si volesse adottare un comune denominatore tra il 1982 e il 2006 ti dico questo: L'Italia ha sempre avuto la scaltrezza di intuire il tempo giusto e lo spirito essenziale per arrivare al conseguimento di un risultato storico. Ci siamo sempre fatti trovare pronti nel momento giusto. Si è persa la cultura di questo innesco.

 
 

4. DOMANDA. Quando penso alla tua storia, mi viene spesso in mente un pensiero che lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, ha dedicato al calcio: "Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio". Cosa ne pensi?

 

 

È vero. Lo scrittore che tu hai citato ha ragione. Ti dico che il mio amore per il gioco del calcio nasce a San Canzian d'Isonzo (GO) nel dopoguerra. Io abitavo fuori paese e per me era problematico raggiungere il campo sportivo e dunque erano rare le occasioni per confrontarmi calcisticamente con i miei coetanei. Per questo, nelle rare occasioni fuori da scuola, il pallone era fatto da stracci assemblati alla bene meglio, massimizzavo ogni singola esperienza e una volta approdato successivamente in collegio (Istituto Giorgio Cini, per orfani) a Venezia riuscì a metter in atto tutta la mia volontà per riuscire in questo sport ma soprattutto cercando di migliorarmi in tutte le differenti sfumature che una partita offre. Considera che tutto il mio tempo libero in collegio era dedicato al gioco del calcio. Quindi coincidono questi due sentimenti da sempre, da quando sono bambino: la passione e la volontà.
 
 
 
5. DOMANDA. Da ex romanista, cosa ne pensi del rapporto tra la società A.S. Roma e Francesco Totti?

 

Caro Nicola il rapporto tra la Roma e il suo capitano è una dinamica che porta valore ad entrambi. Il capitano è stato protagonista come giocatore con un'unica maglia. Ne ha avuto senz'altro dei benefici e ne avrà in futuro essendosi legato a questa città per sempre. Come esempio di militanza, è un simbolo nel mondo. La società ha potuto avvalersi delle qualità di un giocatore straordinario. Rimane il dubbio di capire cosa avrebbe fatto Totti in un'altra squadra...
 

6. DOMANDA. Tu che hai anche allenato (ritengo che tu sia uno di quelle persone, alle quali la parola "scuola-calcio", si addica perfettamente), in quale dei due ultimi tecnici juventini ti riconosci di più, Conte o Allegri?

 

 

Restituisco più valore a Conte. Forse mi rivedo più in lui. È un tecnico che esprime bene alla squadra la sua specifica identità calcistica. Vedo molto del Conte giocatore quando osservo le sue squadre: tenacia, ordine, disciplina e tanta forza. Riesce a raggiungere gli obbiettivi con grande perentorietà perché stimola i giocatori a condividere la sua filosofia di calcio che porta alla vittoria. Ricordi il famoso "spirito italiano" di cui abbiamo parlato prima? Conte attualmente ne è l'espressione più autentica. Certo, poi servono anche i giocatori.... Allegri mi sembra più impersonale, più gestore che tecnico ma meno incidente da un punto di vista prettamente identitario e dunque anche tattico.

 

 

7. DOMANDA. Per far in modo che la Roma possa rivincere un altro scudetto, servirà che sulla sua panchina vi sia un altro friulano come Capello o come te?

 

 

Tante volte lo penso. Scherzo! Il friulano nello sport tende a sintetizzare (spero non ti dispiaccia questa divagazione filosofica...). Dunque la sua qualità è quella di arrivare all'obbiettivo con la massima celerità procedurale. Forse a volte è poco diplomatico e non sempre amatissimo ma se si vogliono ottenere dei risultati a volte è necessario adottare questo modo di fare. Comunque ci vuole competenza. Tanta.

 

 

8. DOMANDA. La squadra inglese del Leicester City, ha recentemente esonerato l'allenatore italiano Ranieri, qual è la tua valutazione dell'uomo e del suo esonero?

 

 

Premessa: Nel calcio non c'è riconoscenza. È anche corretto dire che sono dei top manager iper-qualificati e dunque correttamente fatti oggetto di giudizio da parte delle rispettive proprietà che esigono risultati. Come accade a qualsiasi manager in ogni ambito della vita professionale. Credo che dopo un anno leggendario ci sia stata una "eccessiva confidenza" tra Ranieri e i giocatori. Dunque non riusciva più a trovare la chiave corretta da innescare nei momenti di difficoltà. Un giocatore reagisce per dimostrare al suo allenatore anche da un punto di vista umano la sua forza interiore e la sua voglia di riemergere dai momenti difficili. Forse si era persa questa attitudine che è fondamentale ed è il preludio di due qualità fondamentali: l'umiltà e il sacrificio. Ranieri mi è sempre piaciuto per equilibrio e per educazione. Merita altri successi.

 

 

9. DOMANDA. Ritengo che Pasolini abbia scritto una delle cose più belle sul calcio: "Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro." Tu personalmente, come sei riuscito a far convivere la tua passione per il calcio e quella per la fede cristiana?

 

 

È una comunione perfetta. Tra il calcio e la fede cristiana c'è perfetta sintonia. Il calcio è un gioco collettivo che ha la necessità di far stare insieme le persone e di armonizzare le rispettive sensibilità. La fede cristiana è perfettamente coincidente: attraverso il Credo prossimo armonizzare le nostre differenti visioni perché le regole del gioco sono le stesse. Per tutti.

 

 

 

10. DOMANDA. Parliamo un po' dell'invasione della televisione nel calcio, il calcio è oggi ostaggio dei diritti televisivi e dei relativi sponsor?

 

 

La televisione ha una grande importanza perché consente alle persone di formulare delle opinioni anche se su un tema d'intrattenimento come il calcio. Devo essere sincero a volte non mi sembra così educativo tutto il "chiacchiericcio" che si produce su queste partite, personaggi e polemiche. Vorrei un approccio sul calcio che tornasse ad una dimensione sportiva legata all'evento della partita in sé senza ulteriori apparati tesi a confondere le idee e a rendere esasperato un mondo che dovrebbe avere come principio quello dell'educazione e del rispetto reciproco. Il mondo del calcio oggi è responsabile perché parla a milioni di giovani. Dunque porta in sé una dote maggiore rispetto a ciò per cui è nato questo sport. Forse non merita questa funzione. In questo senso bisognerebbe avere tutti più responsabilità quando si parla e quando si commenta lo sport in televisione.

 

 

 

11. DOMANDA. Dimmi quali sono i 10 valori fondamentali sui quali imposteresti un programma di scuola-calcio per i bambini.

 

 

Grazie per la domanda caro. Ti rispondo subito:

- educazione
- istruzione
- rispetto
- gioia
- solidarietà
- volontà
- libertà di esprimersi
- fantasia
- umiltà
- coraggio

 

 

12. DOMANDA. Il Lucio Bertogna degli anni sessanta/settanta, a quale giocatore in attività assomiglia?

 

 

Carissimo! non ti dico uno di oggi, ti dico uno famoso negli anni 80 e 90. Roberto Donadoni. Mi sono sempre rivisto in lui. Fisico minuto ma molta velocità e tecnica. Entrambi non avevamo un tiro molto forte ma preciso. Si badi bene: lui è stato molto più forte di me. Era per fare un piccolo riferimento. Viva Roberto Donadoni.
 

 

13. DOMANDA. Qual è il giocatore più forte contro il quale hai giocato?

 

 

Pelé. Ho avuto la fortuna di giocarci contro durante un evento organizzato dalla città di Venezia nel 1966 durante le celebrazioni per la promozione in serie A della squadra lagunare. Fu invitato per un amichevole il Santos di Pelé. Fu elettrizzante, giocatore supremo. Assolutamente all'avanguardia sia da un punto di vista tecnico sia da un punto di vista atletico. Quando si tolse la maglietta a fine partita capii molte cose. I suoi addominali erano scolpiti tanto quanto quelli di Ronaldo oggi. Questo dava a lui forza nello stretto e una potenza di elevazione sconosciuta. Ricordate Burnich come si fece beffare in Italia Brasile nel 1970? Rimase sospeso per qualche secondo prima di sferrare il colpo di testa vicnente. Questi sono gli addominali. Se a questo aggiungiamo una tecnica ed una fantasia fuori dal comune avrete un ritratto di un campione leggendario, assolutamente moderno. Ha anticipato il calcio moderno di almeno qualche decennio. Dopo di lui Sivori. Poi il nostro Rivera.
 
 

 

14. DOMANDA. Qual è l'allenatore più completo calcisticamente e umanamente, che ti ha allenato?

 

 

Gigi Radice. Lo conoscete attraverso le cronache delle vittorie dell'ultimo scudetto del Torino 1976 e di altre imprese. Allenò la Roma nel 1989. Fu l'ultima volta che l'ho visto. Le sue caratteristiche come tecnico furono: uomo di carattere e di grande temperamento. Sapeva stimolare i giocatori e comprenderne le sensibilità. In una parola sapeva valorizzare al massimo il nostro potenziale.

 

 

15. DOMANDA. Caro Lucio, due ultime domande: ami ancora il calcio? Se avessi la bacchetta magica, cosa cambieresti del calcio contemporaneo?

 

 

Il calcio mi piace sempre molto. perché mi concentro moltissimo sulla partita e sugli aspetti del gioco. Quello che mi piace meno è tutto il contorno di cui non sento particolare attrazione. Per tornare ai massimi livelli il calcio italiano dovrebbe fondarsi su delle basi molto solide che corrispondono ai principi essenziali del mondo del calcio: mi piacerebbe tornare a parlare della tecnica individuale che rappresenta il centro di questa riflessione. Ricordati caro Nicola che alla domanda fatta al profeta del goal Johann Cruyff quando gli fu chiesto quale sarà il futuro del calcio, quale sarebbe stato in futuro la nuova avanguardia tecnica di questo meraviglioso gioco egli ebbe modo di stupire l'interlocutore, immaginandosi chissà quale perifrasi dotta:" in futuro saranno fondamentali due cose: quando riceverò palla, di stopparla SEMPRE bene e quando la darò al mio compagno di darla SEMPRE altrettanto bene, questo si dirà "ecco, un grande giocatore". attraverso la valorizzazione delle basi potremmo rilanciare questo sporto verso il futuro!!!!!
Un Caro Saluto e ti ringrazio per avermi coinvolto in questo dialogo tra amici a presto, amico di sempre!

 

 

 

Grazie a te carissimo Lucio!

Accipe daque fidem