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"EMERGENZA EMPATIA" riflessione sul "Presidio Gnostico A.T.M." di Alberto Brumat - Trieste

postato da millennioenergetismocomunicazioneempatia.blog.aruba.it [20/12/2012 16:08]
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Il Sig. Alberto Brumat, educatore socio-assistenziale presso la cooperativa "2001 agenzia sociale" (Trieste), attraverso questo intervento nel blog di Antropologia Terzo Millennio, dal titolo "Emergenza Empatia", inaugura un rapporto di collaborazione con A.T.M. e con il Presidio Gnostico, che contribuirà alla sensibilizzazione ed alla diffusione di un'autentica cultura empatica.

Nicola Feruglio, (presidente di A.T.M.)

"EMERGENZA EMPATIA"

Trieste, 20 Dicembre 2012

Mi sento onorato dalla richiesta da parte di Nicola Feruglio, presidente dell'A.T.M., di contribuire, con alcune righe, a questa discussione sul progetto psico-sociale EMPATIA PRESIDIO GNOSTICO che appunto A.T.M. Ha lanciato a partire dal primo convegno nazionale a Roma del 5/2/2012. Sono un'educatore che lavora e ha lavorato, da 11 anni, con persone disagiate e disabili in friuli-venezia-giulia. Sono anche un delegato sindacale nella cooperativa in cui lavoro e soprattutto, dopo i misteriosi giri e percorsi della vita, nuovamente uno studente gnostico impegnato in questo cammino. Vorrei partire per questa riflessione, in maniera molto generale e senza grosse pretese filosofiche, parlando dell'"altro". Noi siamo, in quanto esseri-in relazione. Esiste una connessione-a più livelli-tra noi e gli altri. E' un tema molto ampio e delicato che tocca quindi, anche il concetto di identità. Dobbiamo capire che, non solo da un punto di vista storico, la nostra identità è il risultato di un ininterrotto processo di mescolanze con persone, etnie e culture diverse. Questo ci ribadisce quanto fondamentale sia, per la nostra crescita e in definitiva, per la nostra vita, l'altro. Tutto è strettamente correlato e non vi può quindi essere comunità senza arrivare ad ottenere una relazione civile con persone, etnie e culture diverse dalla nostra. Questo sempre di più oggi è la nostra sfida, come cittadini e come simpatizzanti o studenti gnostici. Da un punto di vista squisitamente filosofico poi, noi siamo sempre anche "alterità", diversità. Siamo anche l'altro da sé, come diceva anche l'illustre filosofo ateniese Platone, ogni "qualcosa" è anche destinato a farsi altro, ad alterarsi incessantemente, mutare, trasformarsi, in un processo appunto, infinito. Come il fluire perenne del tutto di Eraclito. Anzi questa è, se vogliamo, l'unica legge, ognuno è un'unicità, una differenza, un valore, una dignità che fa parte del tutto. Dobbiamo renderci conto che "lo straniero" "abita con noi". Dobbiamo quindi relazionarci agli altri con sym-pàtheia cioè "sentire-con lui". Concetto strettamente collegato con quello di "empatia", la capacità di metterci al posto dell'altro. Ciò è fondamentale quando ci relazioniamo con gli altri ed in particolar modo con le persone disabili. Il filosofo tedesco Heiddegger diceva: "..un'esistenza autentica si fonda sulla decisione con cui l'uomo assume il progetto nel quale si trova gettato come progetto proprio, uscendo dalla genericità delle opinioni impersonali che dominano la chiacchiera quotidiana..". Queste parole sembrano veramente spingerci all'esser-ci, all'azione, ad un esserci concreti, nel quotidiano. Questa è un'enorme opportunità, questo è un lavoro che gnosticamente può farci avanzare tremendamente in questo cammino. Il relazionarci, come dicevo prima, in questo modo, ci dà la possibilità di progredire immediatamente e immediatamente avanzare-insieme. Si cristallizza, si concretizza il vero dialogo, l'intreccio propizio dei linguaggi. Il lavoro con l'altro (con lo straniero, l'ultimo, il diverso) è il cammino "dentro di noi", l'andare totalmente in profondità, il conoscere l'altro ci permette di conoscere noi stessi e perciò, come diceva Socrate, gli dei e l'universo. Ora, nei vangeli stessi e nel messaggio del gran kabir Gesù, come lo chiamava il V.M. Samael, si parla dello straniero e ancora di più, del bisognoso. Gesù stesso era lo straniero ed era vissuto come tale al suo tempo. All'inizio come profugo in Egitto, come straniero e perfino come nemico. Bisogna impegnarsi in questo lavoro proprio con quelli che oggi, la società e il povero "animale intellettuale" erroneamente chiamato uomo, come dice Samael Aun Weor, vengono indicati come ultimi, ossia i disabili. Ultimi perchè non-produttivi, in questa nostra società fondata sul capitalismo esasperato, sulla mercificazione dell'uomo, sul profitto e sull'efficienza. Tornando al messaggio di Gesù e ai vangeli, ricordiamo che Cristo prende corpo nella carne "umiliata ed offesa". Tutti hanno diritto "alla terra", all'inizio c'era l'armonia, una volta spezzata, Dio si schiera sempre con l'offeso. Hanno o non hanno tutti diritto a un'eguale dignità e rispetto? Ciò può darci la giusta prospettiva nel direzionarci verso i valori più autentici, i valori supremi e può far sì che ci concentriamo definitivamente anche con un'altro aspetto cruciale della Gnosis e cioè sulla liberazione dai nostri propri "io". Al lavoro sulla disintegrazione degli aggregati psichici, proprio attraverso e anche, l'immedesimazione con l'altro e con il suo dolore. Gesù inoltre parla di povertà di spirito, essa è la molla, la crux attraverso la quale si può compiere un'autentica rivoluzione interiore e allo stesso tempo, una rivoluzione di questa povera umanità. La povertà diventa, come diceva un grande pensatore e uomo di fede moderno, David Maria Turoldo: "..la condizione per formare una società ragionevole, cioè umana". Da questa fede l'apertura alla creatività, la scelta dell'amore al posto dell'utile, la scelta di questo cammino ed in definitiva, di questo lavoro concreto, attivo, qui, subito e ora, con gli "ultimi", con queste persone più sfortunate di noi. Tutti sono creature divine e membri della stessa famiglia, tutta la storia della Bibbia è storia di liberazione e di giustizia sociale. Ecco questo lavoro, di giustizia sociale è e deve essere il lavoro di un'educatore e studente gnostico come me. E' una questione politica, sociale, filosofica e prettamente spirituale. San Giovanni diceva: "..come farai tu ad amare il Dio che non vedi, se non ami il prossimo che vedi?". Il grande messaggio di Cristo e anche dell'avatara di acquario diceva: "..l'uomo ha da compiersi". Il nostro compimento, la nostra scoperta, il nostro ritorno si compie, lo sappiamo, attraverso l'imprescindibile terzo fattore della Gnosis, il sacrificio per gli altri. Attraverso il sostegno reciproco fra gli esseri e facendo sì che queste persone in difficoltà, ri-acquistino la loro dignità e la loro individualità, troppo spesso negata proprio nell'identificarle con la malattia, con la loro patologia e riferendosi a loro sovente, in maniera pietistica e in definitiva in termini negativi, riduttivi e svilenti. Dobbiamo entrare nell'era di una nuova spiritualità, ad ognuno di noi è richiesto uno sforzo superiore, per noi e per l'umanità. Qualcuno disse: "..non sei sconfitto quando perdi, ma quando desisti". 

Alberto Brumat

(educatore socio-assistenziale presso la cooperativa

"2001 agenzia sociale" - Trieste)