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"Il farsi ed il disfarsi delle cose". La pittura di Fumagalli. Riflessione di Nicola Feruglio.

postato da millennioenergetismocomunicazioneempatia.blog.aruba.it [19/02/2015 00:59]
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                                          ("Plexiglass" di Daniele Lorenzo Fumagalli)

 

 

 

 

“IL FARSI ED IL DISFARSI DELLE COSE”

 

Riflessione di Nicola Feruglio sull’Arte pittorica di Daniele Lorenzo Fumagalli.

 

 

 

Daniele Lorenzo Fumagalli è un artista del quale scrivo con soddisfazione, anzitutto per via di una  particolare disobbedienza estetica, che egli esercita naturalmente rispetto alle convenzioni dell’Arte e della critica; poi per ciò che le sue opere pittoriche hanno il potere di evocare, mi riferisco a quella sensibilità antropologica ed arcaica che ci sradica dall’alienazione del “noto” e del “programmato” e, ci riporta dinnanzi al miracolo infinito del “farsi e del disfarsi di tutte le cose…”

 

Come presidente dell'associazione Antropologia Terzo Millennio, mi occupo di promozione dell’Arte regia, quell’arte che genera impressioni in grado di sublimare l’affettività dello spettatore e, d'istruirlo alla ricerca del vero.

 

Ciò che cerco nell’Arte e nell’artista è ciò che oggi, nella realtà sociale e culturale, manca più di ogni altra cosa: un autentico discorso antropologico.

 

Ho conosciuto prima l’uomo e solo poi ho potuto indagare la sua Arte.

 

L’uomo l’ho conosciuto a Como, nella mia città natale, nel novembre 2014 al capezzale di un grande amico in comune, Gigi “the Genius” Ronchetti.

 

E’ sempre rilevantissimo tener presente quando, come ed attraverso chi conosciamo le persone…

 

L’uomo Fumagalli, è visibilmente attraversato da una radicale passione per le cose, generoso, dotato di grande cultura e sinceramente interessato al confronto dialettico…

 

La sua Arte è polivalente: pittura, installazioni e video-installazioni, con le quali esercita liberamente il potere di  problematizzare” la realtà  e di scrutarla con  sguardo antropologico.

 

La sua produzione pittorica, quanto l’originale tecnica che adotta (argomento specifico di quest’articolo), manifesta un innato “istinto filosofico-alchemico”, che merita d’essere analizzato.

 

La sua tecnica pittorica (l’Accaldo), prevede che il colore sia trasformato dal calore, la materia pittorica (attraverso raffinate metodologie tecnologiche), viene sottoposta alla temperatura di 200 gradi, tale materia si mescola, si pneumatizza divenendo gas e,  una volta passata attraverso questo stadio mutativo, viene poi fissata sul supporto in microfibra…

 

"Il colore che si trasforma in calore", è come un assioma di saggezza eraclitea, è come riflettere sull’impalpabile etere di vita, che è padre-madre di ogni corpo denso; questa tecnica in sè medesima, ancor prima del prodotto estetico che genera, è questione rilevantissima della pittura di Fumagalli.

 

Materia fissa che si smaterializza, che si volatilizza e che nel riapparire, tornando allo stadio di fissità materiale, rivela l’ignoto che tratteneva e che occultava…

La materia in pieno travaglio, che si trasmuta e che patisce la sconvolgente dialettica tra il liquido, l’igneo, il gassoso ed il solido.

 

Un processo mutativo di morte e rinascita della forma e della sostanza, che libera soluzione formali inaspettate…

 

Il modus operandi che Fumagalli adotta, è in sè istintivamente filosofico ed alchemico, un metodo che imprime nello spettatore un interesse verso quella realtà di cui la sua pittura è evocazione.

 

Il risultato estetico è appagante ed evocante, ma mai orientato ad una facile gratificazione dello spettatore.

 

Una pittura che sposa la chimica e che partorisce l’innata filosofia.

 

Si può dire che egli si occupa non della pittura come strumento per rappresentare la realtà, ma della pittura in quanto tale, della pittura in sè come realtà, come evento, come materia in divenire.

 

La prima idea forte, che le pitture di Fumagalli mi evocarono fu la “Metemsomatosi”, termine filosofico antico, (utillizzato  da Empedocle, Platone e Plotino), che evoca il processo per cui una potenza ignea-gassosa raffreddandosi genera un corpo materiale…, utilizzata per rivendicare l’origine metafisica della materia.

 

Esiste qualcosa di più filosofico di un processo chimico?

Esiste qualcosa di più ontologico della luce prodotta da una fiamma?

Esiste qualcosa di più esoterico di un solido che si scoglie o di un liquido che si volatilizza?

 

Probabilmente no!, questo sembra dirci la pittura di Fumagalli.

 

Impossibile dimenticare che, il grande filosofo Pitagora, intuì l’armonia musicale delle Sfere, ascoltando i colpi di diversi martelli pesanti all’interno della bottega di un fabbro; egli mentre udiva i colpi di martello liberati sui metalli per piegarli e dare loro forma, comprendeva la natura musicale dell’universo… 

 

La vera Filosofia, cioè lo struggimento e la passione per il sapere, è destinata esclusivamente a chi ha "sguardo meravigliato di fanciullo", così ci direbbe Socrate.

 

Il saggio, da un segno sempre ne trae un secondo e poi,  se è veramente saggio, perfino un terzo…

Come dire, osservando con sguardo disincantato i processi biologici e naturali più ordinari, è possibile scoprire i principi delle cose, tutto è già qui e riposa nelle cose…

 

Citando il celebre linguista Noam Chomksy possiamo dire che: "Scoprire è la capacità di lasciarsi disorientare dalle cose semplici."

 

Alcuni esempi di questa originale immersione nella materia pittorica di Fumagalli sono:

 

“Plexiglass” - “Stucchi sublimati” - “Stucchi lacerati” (opere presenti nel sito web:   www.dlfum.com/)

Hole” -  dipinto sublimato su microfibra 2008

Cristalli”-  dipinto sublimato su microfibra 2005

Aria” -  dipinto su seta

Anonimo” - colore a 200° su plexiglass 2007

 

I manufatti pittorici sopracitati, così come l’intera sua produzione artistica, palesa una tensione cardio-centrica, una prevalenza passionale verso le cose e verso i fenomeni, che soverchia il freddo e distaccato intellettualismo.

 

Un cardio-centrismo estetico, che emerge formalmente, attraverso una pittura che ci riporta al "migma" pre-cosmico dei filosofi presocratici, alla mescolanza primitiva di tutte le cose; ma anche contenutisticamente, attraverso tematiche naturalistiche e fortemente polemiche riguardo all’occupazione ed all’usurpazione della Natura da parte dell’uomo.

 

Un cardio–centrismo animistico, per il quale in ogni fenomeno vi è un mistero che arde.

 

Antropologicamente, intravedo nella persona e nell’opera di Fumagalli, una reminescenza di quel principio vitale e di quel calore presente nel cuore, che la cultura omerica definiva "thymos", termine analogo al latino "Fumus".

 

Termine che evoca la calda agitazione del sangue, la forza vitale, il moto d’animo, l’eccitazione, il coraggio ed un particolare furore...

 

Thymos-fumus presente nel petto di ogni uomo, per il quale si  è attratti magneticamente dalla natura segreta delle cose, per il quale ci si tuffa in percorsi vertiginosi alla ricerca dell’essenza delle cose.

 

Questa calda agitazione sanguigna, che ispira l’artista, diviene serissima e quasi tragica, quando elabora la tecnica avanguardistica che egli definisce “DissolArt”; tecnica che prevede l’acquisto di opere di artisti noti e la sua dissoluzione attraverso solventi…, opere d’arte dissolte, riportate al caos dell’indistinto, scrutate nei suoi principi seminali, ma anche esorcizzate e liberate dalla prevaricante convenzione che c’è le impone come opere d’arte indiscutibili…

 

Non di rado nelle visite museali, che organizzo per conto dell’associazione Antropologia Terzo Millennio, al museo del Prado, alla Galleria Borghese o al Museo nazionale di belle arti di Buenos Aires, dinanzi ad un opera di Raffaello o di Paolo il Veronese, suggerisco spesso ai miei studenti di avvicinarsi e di riconoscere che, il dipinto, è una serie di macchie imprecise e sudice, ma che osservate da una certa distanza, ci appaiono come un capolavoro d’armonia e proporzione…

 

E questo, affichè tutti si rendano conto che la bellezza di un' opera d’arte stà nella mente di chi l’osserva, stà nel processo associativo ed analogico che l’opera sa produrre nella mente dell’osservatore.

 

"La vera opera d’arte sei tu che osservi…"

 

Ecco dunque, che l’atteggiamento pittorico di Fumagalli è anzitutto un atteggiamento esistenziale contagioso.

 

La conoscenza vera delle cose (gnosi), implica l’accettazione consapevole ed entusiastica della  loro mutazione, del loro capovolgimento, bisogna necessariamente rompere le cose per vedere cosa vi sia dentro, è necessario passarle al crogiolo, bisogna dissolverle per poi ri-coagularle.

 

Questo vale per ogni aspetto della vita, cosmologico, geologico ed antropologico.

 

Un uomo per conoscere se stesso, deve necessariamente attraversare crisi e fallimenti, deve spaccarsi, cambiare di stato, da quello solido a quelo gassoso...,far emergere il peggio ed il meglio di sè; per vivere autenticamente bisogna saper morire d'istante in istante, per esser-ci davvero, bisogna contemplare ed attraversare il non-essere.

 

Ogni cosa è visceralmente animata dalla ricerca del suo opposto: composizione e decomposizione, nascita e morte, unione e divisione, pre-esistenza ed esistenza, costruzione e decostruzione, dissoluzione e coagulazione, essere e non-essere.

 

Ogni cosa vivente si dona nel suo dionisiaco divenire, rivelando naturalmente impensabili e sempre nuove armonie…

 

La pittura di Daniele Lorenzo Fumagalli, intrisa di spontanee vocazioni trasmutative, fin dal primo sguardo mi apparve come una laica confessione della materia vivente, che nel suo farsi e disfarsi, lascia naturalmente intravedere l’ombra del sacro…

 

La bellezza è lo splendore del vero” (Platone)

 

 

 

 

                                                             Accipe daque fidem

 

 

        

 Roma, Febbraio 2015

          

 

 

               

         Nicola Feruglio

Presidente dell’associazione

Antropologia Terzo Millennio