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"Perchè l'Uomo deve soffrire" - Roberto Carlando sul seminario A.T.M. "Il Processo creativo"

postato da millennioenergetismocomunicazioneempatia.blog.aruba.it [18/04/2013 13:47]
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 RIFLESSIONE SU ALCUNI ASPETTI DIDATTICI



del seminario di



ANTROPOLOGIA TERZO MILLENNIO



"IL PROCESSO CREATIVO"



 

PERCHE' L'UOMO DEVE SOFFRIRE



Per approfondire
alcune tematiche proposte nel corso del seminario gnoseologico di Antropologia Terzo Millennio, "Il Processo Creativo", (realizzato a Roma il 23 Marzo 2013, presso l'Hotel dei Congressi e presentato da Nicola Feruglio, presidente di A.T.M.) vorrei che i lettori di questo blog si soffermassero e riflettessero profondamente per alcuni minuti su una storiella  Zen che Samael Aun Weor (fondatore della moderna gnoseologia) ha trascritto nel libro "Il Mistero dell'Aureo Fiorire" (cap. 25 - La Perla Seminale):

 

"Un giorno, nel monastero di Nan Chuan, i monaci
dell'ala orientale litigarono con quelli dell'ala occidentale per il possesso di
un gatto. Tutti insieme andarono poi da Nan Chuan affinché facesse da giudice.

Brandendo un coltello in una mano e il gatto
nell'altra, Nan Chuan disse: "Se qualcuno di voi è in grado di dire ciò che va detto
in un caso del genere, il gatto si salverà, in caso contrario, lo taglierò  in due".

 

 Nessuno dei monaci seppe rispondere.



Allora  Nan Chuan uccise il gatto.



Quella notte, quando Chao Chou tornò al monastero, Nan
Chuan gli domandò che cosa avrebbe detto se fosse stato presente.



Chao Chou si tolse i sandali di paglia, se li mise
sulla testa e se ne andò.



Allora Nan Chuan commentò: "Oh! Se tu fossi stato qui,
il gatto si sarebbe salvato".



 

 

 Questa piccola storiella un po' criptica nasconde immense VERITÀ FILOSOFICHE.
Partiamo del primo evento importante, la MORTE del gatto.
L'uccisione del gatto non è solo la privazione dell'oggetto del desiderio di possedere un gatto da
parte dei Monaci, ossia la ricerca del non attaccamento di cui parlano tutte le
scuole di Buddhismo Zen sparse in giro per il mondo; è soprattutto un gesto simbolico.

Il gatto è un essere vivente e come tale non può appartenere a nessuno, appartiene a se stesso e
semmai a Madre Natura.

Possiamo solo immaginare che per mesi e anni, i monaci del Monastero di Nan Chuan abbiano meditato e riflettuto profondamente sul significato della morte fisica e della fragilità e
brevità dell'esistenza.


Ma dovremmo anche riflettere profondamente sulla morte fisica come metafora e simbolo analogico di una morte più profonda, la morte psicologica, come base per una nuova nascita interiore.


Morte psicologica intesa come comprensione e risoluzione dei propri attaccamenti a cose materiali
e a esseri viventi; ma anche comprensione e risoluzione dei propri desideri, delle proprie paure, delle proprie ansie di vivere che ci portano ad inseguire ombre ed illusioni come fossero reali.

Questa è la stessa verità insegnata dal Filosofo Platone nel mito della Caverna, dove l'uomo vive
una condizione interiore in preda alla paura di ombre illusorie.

E solo quando riconoscerà questa condizione di assoggettamento e dipendenza dalla paura e dal
dolore che ne è causato, potrà creare nuove condizioni per uscrire dalla caverna e per smettere di condurre una vita di sofferenza. Ma tutto ciò non vuol dire fuggire dalla paura e dal dolore, ma affrontarli, osservarli, comprenderli e risolverli  nelle profondità più recondite del nostro INCONSCIO.
Solo così potremo creare un nuovo stato energetico psicofisico, psicologico, animico e finanche spirituale.

 


Il secondo evento importante della storiella Zen riguarda l'incontro tra il Maestro Nan Chuan e
il discepolo Chao Chou; durante questo incontro con l'eloquenza di un gesto silenzioso, Chao Chou, porta i suoi sandali di paglia sulla testa e se ne va, apparentemente, senza rispondere alla domanda del suo Maestro.


In realtà il gesto di questo Monaco ci mostra come il CAMMINO, allegorizzato dai sandali, sia più
importante della VITA, tanto da averli posati sopra la sua testa, ossia al di sopra della sua persona terrena.


Se il Cammino è la nostra priorità allora non abbiamo bisogno di litigare per il possesso di un
gatto, di una casa, del denaro, della fama o del successo. Spesso lottiamo e soffriamo per cose non necessarie all'esistenza solo perché ci identifichiamo con esse.

Il nostro Cammino Interiore comincerà quando  ammetteremo che dentro di noi esistono cose come la paura, l'attaccamento, l'odio, la vendetta, l'orgoglio, l'invidia, etc., dalle quali faggiamo in modo sistematico da tutta una vita, e che ci imprigionano alla ruota dell'esistenza, che ci
spingono a ripetere le stesse scelte, le stesse azioni, gli stessi drammi (la
ruota del Samsara di cui parlava il Buddha).
Questa storiella Zen insegna che solo attraverso la morte spicologica, quella che alcuni chiamano "ANNICHILIMENTO BUDDHISTA", in noi nasceranno nuove virtù e nuove comprensioni.
Samael Aun Weor ci spiega che "Non è possibile risvegliare la Coscienza, renderla del
tutto
obbiettiva, senza aver prima eliminato gli elementi soggettivi delle percezioni.
Tali elementi infraumani sono la molteplicità degli Io che sbraitano e litigano e che, nel loro insieme, costituiscono l'ego, il me stesso (la paura, l'attaccamento, l'odio, la vendetta, il rancore,  l'orgoglio, l'invidia, etc).


L'Annichilimento Buddhista è il Sentiero Luminoso, la via del Dharma indicata dal Maestro Siddharta Buddha Sakiamuni, la via Alchemico-Psicologica indicata dai Templari, e che il Filofoso Samael Aun Weor  ci ha immediatamente reso disponibile nei suoi innumerevoli testi di spicologia sperimentale e rivoluzionaria.
Attraverso una specifica didattica che Samael Aun Weor ha spiegato nei suoi libri ricchi di
filosofia Zen, e che Antropologia Terzo Millennio insegna nei suoi corsi
(asana, concentrazione, meditazione, Samadhi), è possibile imparare a MEDITARE
ed arrivare a quella profonda pace interiore che dischiude la comprensione  di noi stessi, della nostra sofferenza, dei nostri difetti, della vita e degli altri.

Tutto ciò è possibile anche attraverso i KOAN, ossia frasi del Buddhismo Zen che ripetute ad occhi
chiusi e con il corpo ben rilassato, hanno il compito di incantare la mente e
di portarla sulla soglia del silenzio e poi di farci tuffare in uno stato di
pace profonda del pensiero, del corpo e del sentimento.

Attraverso queste tecniche di filosofia Zen che il filosofo Samael Aun Weor ha disseppellito
dalla notte dei tempi, possiamo arrivare ad osservare, comprendere e risolvere il dolore e le cause della sofferenza (la paura, l'odio, la vendetta, il risentimento, la crudeltà, l'ambizione, etc) che ci incatenano ad una vita amara e ripetitiva, poiché la paura, l'attaccamento, la vendetta, l'orgoglio (etc), ci fanno fare sempre le stesse scelte, ci fanno ripetere sempre le stesse azioni sbagliate  e gli stessi drammi, causando sempre le stesse conseguenze, lo stesso dolore a noi stessi e quel che è peggio agli altri.


Se vogliamo CREARE nuove condizioni della vita esteriore dobbiamo necessariamente cambiare le condizioni della nostra vita interiore, ossia cambiare i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri istinti, le nostre reazioni aggressive verso gli altri; ma per fare tutto questo dobbiamo attraverso la Meditazione Interiore arrivare a capire il perché dei nostri errori, delle nostre reazioni agli
eventi della vita.

La Morte Psicologica, L'Annichilimento Buddhista creerà un nuovo scenario interiore e solo allora come riflesso creerà un nuovo scenario esteriore.

 

 - Vi consigliamo di guardare i video di
A.T.M. relativi al seminario "Il Processo Creativo". -

 

 

*link Video-promo-seminario

https://www.youtube.com/watch?v=Mwhkn7XtIrI

*link Video seminario "Processo Creativo" (parte 1°)

https://www.youtube.com/watch?v=AjEzHJs3czk

 

 

 

 

Roberto Carlando


Responsabile A.T.M. Trieste e A.T.M. Firenze