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Critica alla MMT

postato da blog.bertinifa.it [05/05/2021 09:32]
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Tesi: la teoria monetaria moderna, alla base della nuova teoria politica per il pieno impiego, sarebbe una

rivisitazione keynesiana del capitalismo

che non affronta la sua contraddizione fondamentale.

La MMT sostiene l'intervento statale roosveltiano, peraltro plausibile in una confederazione grande ed indipendente come gli USA, più che in uno stato che paga le forniture necessarie in valuta estera. Ad ogni modo, questo tipo di soluzione ha già dimostrato di essere fallimentare. Ed in America poi!

Nel '37 Roosevelt, pensando di essere riuscito a raddrizzare la situazione post 1929 col suo New Deal, si accorse che la crisi era ancora lì. Quando provò a normalizzare i tassi, gli USA caddero di nuovo in recessione e capì che la soluzione poteva solo essere la guerra, che arrivò 4 anni dopo, costringendo il Giappone ad attaccare (bloccando le sue forniture strategiche).

La crisi economica americana fu risolta per un po' dalla guerra mondiale, non dalle politiche procicliche statali.

Restando nel paradigma capitalista, che ha limiti interni insuperabili, la crisi è differibile ma inevitabile.

Nessuna politica "statale" o "europea" può sperare in un capitalismo "buono per il popolo", che sia stabile e risolutivo.

Chi vuole pensarlo, ignora la contraddizione intrinseca al capitalismo, che DEVE crescere ad ogni costo. A scapito del tasso di profitto che cala inesorabilmente. O a scapito del lavoro, che viene espulso dal ciclo produttivo, in piena terza rivoluzione industriale. O a scapito delle libertà e dei diritti, come sta avvenendo adesso ed è già avvenuto nei cicli di capitalismo a tappe forzate che si sono visti col fascismo, col nazismo, con la stalinismo, con le tigri asiatiche.

Tutti tentativi falliti. Anche la "soluzione cinese" di cui stiamo godendo adesso, grazie alla montatura del Coronavirus è destinata a fallire.

Il modello cinese è già in crisi, nonostante le sue politiche colonialiste (con le quali cerca nuovi mercati, più che materie prime).

Milioni di cinesi, espulsi dalla produzione industriale stà già ritornando nelle campagne.

Nel contesto stagflazionista attuale, con in atto la paralisi attiva dell'economia per tamponare la minaccia della l'inflazione, stornare denaro dalla macchina finanziaria alla economia "reale", come farebbe la MMT, farebbe esplodere la stagflazione e crollare il sistema economico mondiale.

Le Banche Centrali stanno facendo prestatrici di ultima istanza per evitare il peggio e con ciò danno ragione alla MMT.

Lo "stato" americano stà già elargendo un reddito minimo a una larga parte degli americani. L'elicopter money è già operativa ma il lavoro non riparte. E non ripartirà neanche trovando altri trucchi contabili, come quello di azzerare il debito o la proprietà.

È risaputo che non ripartirà: perciò serve un regime militare globalizzato, con la scusa della sicurezza (sanitaria, climatica, terroristica, sociale).

Se non ci sono soluzioni nemmeno dove il capitalismo si esprime al suo massimo livello, come può sopravvivere uno stato come il nostro, senza risorse naturali, senza classe politica, senza una cultura politica adeguata?

Con l'autarchia, l'autosufficienza e una politica coloniale, come fu costretto a fare Mussolini nel '35- '36?

Peraltro l'immigrazione forzata è una forma di neocolonialismo già operativo. Anche la delocalizzazione è un tentativo di soluzione disperato e fallimentare. Cosa resta ancora da fare?

Una politica monetaria "risolutiva"?

Pompiamo moneta parallela nel nostro sistema capitalista per dargli un po' di ulteriore respiro senza voler ammettere che il sistema stesso ha raggiunto il suo limite interno invalicabile?

Per dare lavoro a chi: ai neolaureati che si sono già delocalizzati?

Quand'anche riuscissimo a dare lavoro agli operai (con la finta soluzione di una società dei servizi) saremmo comunque costretti dalle leggi del "mercato" a dare salari vicinissimi al reddito minimo garantito. Come sta avvenendo adesso in America, dove il settore alberghiero non trova lavoratori, perché offre (è costretto ad offrire) salari che sono equivalenti ai sussidi statali.

Il Great Reset è una soluzione elitaria e temporanea al problema di fondo di ogni capitalismo (di stato o di mercato che sia) che non si può più ignorare.

La MMT come risponde in modo alternativo a tale contraddizione interna?

Le sue proposte faranno comunque esplodere una crisi devastante. Confideremo che dal caos emerga un Great Reset del valore (debito, proprietà e sistema monetario) meno svantaggioso per noi, perché nel frattempo ci sarà stato un risveglio del ceto medio? Rilanceremo un modello del tipo "socialdemocrazie nordiche". Anche quello è fallito, perché una rete europea di socialdemocrazie, basato su una tassazione progressiva o altre soluzioni alla Piketty, dovrà comunque chiudersi per sopravvivere in un modello capitalista globalizzato. E come può far accettare al suo popolo una tale chiusura che lo porterà a condizioni di vita cubane se non con un regime totalitario? A meno che una massa critica di popolo capisca il limite di un modello socio economico che distrugge se stesso per sopravvivere. Una soluzione del genere emergerà solo con una cultura critica sul tema centrale del valore.

La MMT è una soluzione monetarista perché si limita a contenere l'inflazione tenendo d'occhio il pieno impiego delle risorse e del lavoro (che poi è esattamente il mandato della FED). Non è possibile farlo in un sistema capitalista basato sul feticismo del valore e delle merci diffuso a livello mondiale. Forse funziona nei famosi esperimenti mentali dell'economia chiusa di un'isola autosufficiente, solo che un'isola del genere è fuori dal capitalismo: è un altro pianeta. Senza forse: questo è il genere di soluzione dal basso che aggredisce il problema fin dentro ciascuno di noi. Lì dove la seduzione del valore si annida, facendo nascere il mostro del Moloch capitalista che divora i suioi figli per esistere.

Il problema è uscire dal capitalismo non creare un capitalismo buono che garantisca il pieno impiego. Perché il sistema capitalista funziona in un solo modo, valorizzando le merci e il lavoro tramite il denaro. È costretto a crescere divorando se stesso. Se non cresce, come farebbe in un'ipotetica società del pieno impiego, non è capitalismo e se non è capitalismo sarà divorata dal capitalismo esterno dai suoi confini. Ma sarà divorato anche dentro i suoi teorici confini, dentro la formattazione capitalista che tutti abbiamo subito, da quando siamo nati. Il capitalismo è anche dentro di noi: per questa ragione cerchiamo soluzioni dandolo per scontato, come se fosse un dato di natura. Come se davvero non ci fosserro alternative. Ma ci siamo resi conto che stiamo  pensando tutti come la Thatcher? Come possiamo davvero sperare di uscirne?

La critica del valore (Wertkritic) è un'intuizione di Marx, già presente un secolo prima nella cultura filosofica tedesca, che taglia la testa al toro capitalista. Riemerge nella riflessione filosofica all'indomani del crollo del muro per opera di intellettuali tedeschi (Robert Kurz, Anselm Jappe e altri). Sto elaborando una sintesi spendibile di tale critica radicale. Alla prossima puntata.