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ANTONIO MASTINU

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Concluso il convegno sulla famiglia, organizzato dall'UGCI della Sardegna.

postato da La Redazione [22/09/2014 13:47]
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""In un'umanità lacerata dalle ideologie è possibile avere un'idea identitaria della famiglia, conservandola come un unicum insostituibile?". A questo interrogativo, posto dal magistrato Paolo Zagardo nel suo intervento introduttivo, come  Presidente dell'UGCI della Sardegna si è tentato di dare una risposta nel convegno svoltosi nell'Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Cagliari nei giorni 19 e 20 di settembre dell'anno in corso. Un dibattito dal titolo intrigante e significativo "Un futuro per la famiglia", completamente incentrato sulle tematiche familiari, alla luce delle profonde trasformazioni della società odierna in un momento di particolare crisi dei valori etici. Un argomento, nonostante l'appartenenza al cattolicesimo militante dell'associazione interessata, trattato abilmente sotto il profilo etico e giuridico in visione laicale e scevro da ogni e qualsiasi condizionamento di carattere confessionale.

A presiedere e moderare il dibattito è stato lo stesso presidente dei giuristi cattolici della Sardegna che, dopo aver rivolto il saluto alle autorità, ha dato la parola al Procuratore Generale della Repubblica Ettore Angioni. Un intervento coraggioso dell'alto magistrato che non ha esitato a denunciare il malinteso senso di libertà e diritto nel reclamare l'omogenitorialità nei confronti del minore. In una situazione del genere vanno tutelati i diritti dell'infanzia che non devono essere violati da presunti diritti di genitorialità. Non ha esitato in senso laicale e giuridico a definire il matrimonio fra uomo e donna, unico e insostituibile. "Massimo rispetto per le diversità - ha detto dottor Angioni - ma non ci deve essere nessuna concessione riguardo ai matrimoni gay e alle adozioni dei minori".

Mons. Marco Orrù si è tenuto lontano dall'imprimere un carattere prettamente curiale e confessionale al suo discorso e, fedele all'impostazione del convegno, ha esaminato le sofferenze delle famiglie in una situazione di crisi come quella attuale, puntando il dito sulla inadeguatezza delle politiche familiari in Italia. "La famiglia è un bene di tutti - ha detto mons. Orrù - e rafforzare e difendere il suo ruolo significa operare per il bene comune". In sintesi, secondo il sacerdote diocesano,  una famiglia forte con un peso maggiore nelle scelte educative, rende una società altrettanto forte e in grado di superare momenti di grave crisi economica.

Particolarmente interessante il discorso della prof.ssa Maria Teresa Russo, docente di Antropologia presso l'Università di Roma 3. Secondo l'illustre studiosa non bisogna farsi cogliere dallo sgomento e dalla rassegnazione di fronte alla deriva etica che vede la famiglia sotto assedio di certi cultori della sociologia moderna, tendenti a far passare la teoria secondo la quale la fine della famiglia segna l'inizio della libertà con la prospettiva di sostituirla con altri discutibili modelli. In questo contesto è necessario non limitarsi alle diagnosi che portano all'impotenza e al fatalismo. "La famiglia - ha detto la prof.ssa Russo - è un genoma da salvare, non da demolire e la crisi in cui versa, se affrontata con una terapia adeguata, può portare a una perfetta guarigione".  La relazione della studiosa  ha affrontato i diversi aspetti della famiglia, dalla vita di coppia all'educazione dei bambini, dal rispetto reciproco alla gratuità dei rispettivi ruoli. La prof.ssa Russo ha messo l'accento anche sull'uso più o meno appropriato che si fa delle parole e sul loro reale significato. Si tende tanto, per fare un esempio, a forzare il significato del vocabolo polisemo natura,  non tenendo conto che per l'uomo ciò che è naturale è razionale. In mezzo a tanta confusione che regna nel mondo circa il ruolo della famiglia è necessario creare modelli univoci chiari. Oggi stiamo assistendo al fenomeno deleterio delle cosiddette "bambine adultizzate". Bisogna in questa ottica riannodare il tessuto intergenerazionale, dove ognuno occupa il suo spazio e ogni età possa avere una sua precisa connotazione. Maria Teresa Russo non ha dubbi sulla genitorialità  uomo-donna della coppia in quanto come ha tenuto a sottolineare " il primo specchio del bambino quando nasce è il sorriso della madre che l'accoglie". E infine non ha mancato di dare un segnale di speranza con dati statistici alla mano nel comunicare che in un sondaggio ad hoc "il 70 per cento dei giovani ha risposto di aver appreso le cose più belle in famiglia". Il profilo giuridico della famiglia è stato illustrato dal prof. Andrea Nicolussi, ordinario di Diritto Civile presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Sacro Cuore di Milano. Nella sua relazione ha messo in risalto che la Costituzione ha dato alla famiglia un ruolo di tutto rispetto negli articoli 36 e 37, riconoscendole il diritto a un'esistenza libera e dignitosa. Altri riconoscimenti di grande rilevanza si possono trarre dagli articoli 29 e 31 circa i rapporti civili etico-sociali. Partendo dall'articolo 2 in cui l'individuo viene  considerato un soggetto non isolato ma i relazione con gli altri, il prof. Nicolussi ha messo in guardia dal ritenere la famiglia come un puro e semplice contratto, in quanto tale concetto si presterebbe a una interpretazione diversa da quella istituzionale. "Il matrimonio - ha detto il docente - non deve essere visto come un semplice scambio tra persone, ma gli deve essere riconosciuta la sua specificità". Una condanna senza appello dell'aborto è scaturita dall'intervento del dott. Salvatore Pisu, medico e docente di Bioetica all'Università di Cagliari. Una vera e propria lezione sul diritto alla vita che viene negata con l'aborto e altri sistemi, dal momento che l'embrione è da considerare un essere umano in partenza. La legge 194 consente infatti alla donna di abortire nel caso venga compromessa la sua salute psichica, mettendo in secondo piano il diritto alla vita. Il prof. Michele Belletti docente di Diritto Istituzionale dell'Università di Bologna ha fatto una disanima sulle varie fasi ed evoluzioni della giurisprudenza e delle sentenze emesse sulla "famiglia,  unioni e affiliazioni". Ha espresso dissenso sulla recente sentenza della procreazione eterologa, che non è supportata da nessuna indicazione di carattere costituzionale ed "espropria il Parlamento della sua discrezionalità, ricorrendo all'uso anomalo della ragionevolezza".

Il prof. Franco Proterzio, psichiatra, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma, ha svolto una lucida esposizione sulla "cultura del gender e sulla sindrome da alienazione genitoriale", alla luce della sua esperienza professionale, come egli stesso ha tenuto a precisare. Un osservatorio privilegiato per quanto riguarda le disfunzioni psichiche derivanti dalla crisi sociale e delle famiglie. "Stiamo assistendo a una miriade di disturbi alla personalità - ha detto il prof. Proterzio - a eterni adolescenti come alberi cresciuti male". Ha elencato una serie di disfunzioni che si stabiliscono in molti soggetti con manifestazioni antisociali e orientamenti abnormi e che poi esplodono negativamente nei rapporti di coppia. Giovani generazioni bruciate da esperienze sessuali precoci. Il sesso è ridotto a organicità, passatempo e convivialità, sottraendolo all'etica e alla solennità dell'incontro. Viene a mancare in questo modo il rispetto della diversità e la figura maschile non viene valorizzata ma sminuita. Ne consegue che al bambino viene difficile identificarsi nelle figure genitoriali. La cultura del gender, rafforzata  dalla Conferenza Onu del Cairo del 1994, ha alimentato la confusione a livello planetario in quanto tende a creare un solco tra sessualità e riproduzione, sino a ritenere l'eterosessualità fonte di discriminazione. Invece è proprio la differenza uomo-donna che ha reso il nucleo familiare forte e di conseguenza anche una società più omogenea e con radici solide. Se crolla la famiglia, crolla tutto e, quando al suo interno non vengono rispettati i due ruoli di coppia, iniziano i malumori con lo scontato epilogo della separazione, non sempre pacifica. Le prime vittime sono i bambini, che si trovano privi di punti di riferimento solido e colpiti irrimediabilmente nella loro fragilità infantile. In questo contesto nasce, cresce e si sviluppa l'alienazione genitoriale in cui il bambino diventa strumento dell'affidatario (alienante) che lo incita all'odio dell'altro genitore (alienato). Ma da buon psichiatra il prof. Franco Proterzio, dopo aver descritto i mali ha dato una terapia abbastanza valida e semplice: il miglioramento della comunicazione in famiglia, basata sul buon umore e sulla comprensione reciproca, sul rispetto vicendevole e sulla consapevolezza che più forte è la famiglia e più forti saranno i singoli componenti. Il convegno si è concluso con interessanti spunti sulla "conciliazione tra vita familiare e lavoro professionale" forniti dall'intervento del prof. Lucio Fumagalli, docente di Organizzazione e Comunicazione Aziendale.

E' stata una "due giorni" estremamente ricca di spunti di riflessione, che non abbiamo potuto sviluppare al completo per economia di spazio, quanto soffermarci almeno su quelli più esaurenti e significativi. La risposta che ne è scaturita è semplice e chiara: la famiglia tradizionale seppure aggiornata ai tempi non si tocca. Essa va consolidata e salvaguardata dagli assedi continui e indiscriminati  di ideologie fumose e fuorvianti, che fanno breccia purtroppo in molti strati sociali sino a penetrare nei diversi livelli istituzionali. Questo dibattito ha dimostrato con dati scientifici alla mano che la società può salvarsi dalla deriva etica solo con un rafforzamento del ruolo della famiglia. Ma soprattutto ha lanciato il messaggio e infuso la speranza che tutti insieme, non arrendendoci alla rassegnazione, possiamo farcela, nell'interesse supremo di un mondo migliore.